Dai Discorsi di san Pietro Crisologo, per i santi Martiri Innocenti

dal sito:

http://www.certosini.info/preghiera/lezion/b/dic_28_innocenti.htm

Dal vangelo secondo Matteo

2,13-18
Erode, accortosi che i Magi
si erano presi gioco di lui,
s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini
di Betlemme e del suo territorio.

Dai Discorsi di san Pietro Crisologo.

Sermones 151 & 152. PL 52, 604. 606-607.
L’odierna lettura ha commosso i cuori, ha scosso le viscere, ha riempito di stupore l’udito. Abbiamo sentito dire: Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: « Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto ».
Fratelli, la fuga di Cristo dipese da un mistero non dal timore; fu una liberazione della creatura, non un pericolo per il Creatore; dipese dalla potenza divina, non dall’umana fragilità; non fu per la morte del Creatore, ma per la vita del mondo.
Infatti, colui che era venuto per morire, perché, avrebbe dovuto fuggire la morte? Cristo avrebbe ucciso tutta la causa della nostra salvezza, se avesse permesso di essere ucciso da bambino. Cristo era venuto per confermare con gli esempi ciò che aveva insegnato con i precetti. Era venuto per fare egli stesso ciò che aveva ordinato di fare e per dimostrare possibili, una volta vedute, le cose che sembravano impossibili ad ascoltarle.
Era venuto per infondere nel mondo con i miracoli la conoscenza della sua divinità e togliere le ignoranze all’ignoranza del genere umano. Era venuto per eccitare alla fede con le sue virtù i pigri cuori dei mortali. Era venuto per sconfiggere il diavolo in aperto scontro, affinché gli uomini lo vincessero mediante il comando divino e lo abbattessero mediante l’esempio umano.
Cristo era venuto per mantenere le promesse della sua presenza, per concedere di vederlo a quelli cui aveva permesso di conoscerlo.

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Cristo era venuto per scegliere gli apostoli, maestri del mondo, e riempirli delle dottrine celesti, munirli delle virtù, armarli dei miracoli. Questo, allo scopo che essi domassero con i prodigi gli uomini feroci, risanassero con i portenti gli infermi, istruissero nelle verità i riottosi.
E infine, Cristo era venuto a uccidere la morte morendo, a distruggere gli inferi scendendo in essi; era venuto a schiudere i sepolcri risorgendo, a donare i terrestri ai celesti salendo al cielo.
Tutte queste cose sarebbero state certamente perdute per noi, se Cristo, quand’era nella culla, non fosse fuggito.
Ma tu, ascoltatore, potresti osservare: Potendo agire in modo diverso, perché si sottomise a tante e tali offese?
Perché? Anzitutto perché, senza l’uomo, l’uomo non poteva essere salvato né, senza le offese umane, le offese umane potevano essere troncate. Sostiene la propria causa chi si prende cura di quella d’un altro. Colui che non vi partecipa, non può troncare le sofferenze umane. Cristo ci ha accolto dentro di sé per darsi a noi: sopportò le nostre sofferenze per eliminarle. Ecco perché Cristo fuggì.

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Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui. s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio.
Che fa Cristo? Nato re e re del cielo, perché trascurò i soldati della sua innocenza? Perché non si curò dell’esercito dei suoi coetanei? Perché abbandonò le scolte assegnate alla sua culla, così che il nemico, che cercava solo il re, infierì contro tutti i soldati? Fratelli, Cristo non trascurò i suoi soldati, ma diede loro una sorte migliore, poiché concesse loro di trionfare prima di vivere, fece sì che ottenessero senza lotta la vittoria, donò loro le corone prima delle membra. Volle che mediante le virtù lasciassero da parte i vizi, possedessero il cielo prima della terra e non fossero introdotti nelle vicende umane prima che in quelle divine. Cristo, dunque, mandò innanzi i suoi soldati, non li perdette; raccolse il suo esercito, non lo abbandonò.
Beati quelli che abbiamo visto nati al martirio, non al mondo! Beati coloro che cambiarono le fatiche in riposo, i dolori in sollievo, le sofferenze in gioia! Vivono, vivono, perché vivono veramente quelli che meritano d’essere uccisi per Cristo.
Beati i grembi che portarono tali creature. Beate le lacrime che, versate per loro, concessero ai piangenti la grazia del battesimo. Infatti, in un modo diverso con un solo dono le madri sono battezzate nelle loro lacrime e i figli nel proprio sangue. Nel martirio dei figli le madri hanno subito il martirio; la spada, trafiggendo le membra dei figli, giunse al cuore delle madri . Ed è necessario che siano partecipi del premio, perché furono compagne nel martirio.

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Le madri sopportarono ogni angoscia e dolore. Perciò non saranno prive della gioia del martirio, poiché del martirio versarono le lacrime.
A questo punto l’ascoltatore faccia attenzione; faccia attenzione per comprendere che il martirio non avviene per merito, ma per grazia.
Quale volontà c’era, quale arbitrio nei pargoli, nei quali la stessa natura era ancora involuta, per così dire prigioniera? Riguardo al martirio, dunque, attribuiamo tutto a Dio, nulla a noi. Non dipende dalla forza umana, ma da un dono divino vincere il diavolo, consegnare il corpo, disprezzare le sofferenze, svalutare i tormenti, stancare il carnefice, ricevere gloria dalle offese, ottenere la vita dalla morte. Chi corre al martirio confidando in se stesso, non giunge alla corona.
Colui che per noi si degnò nascere in una stalla, voglia condurci ai pascoli del cielo, lui il Cristo Gesù.

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