« Sottomessi gli uni agli altri » (comento a Ef 5, 21 – 6, 4)

dal sito:

http://cattedrale.arcidiocesi.gorizia.it/parrocchia/spip.php?article291

« Sottomessi gli uni agli altri »

Il 23 agosto 2009 par don Sinuhe Marotta

Non sono facili le parole che Paolo oggi ci rivolge: “Siate sottomessi gli uni agli altri”. Ancor più imbarazzanti gli inviti rivolti ai componenti del sistema familiare del tempo: “Le mogli siano sottomesse ai mariti… i figli ai genitori… gli schiavi ai padroni…”.

Davvero il cristianesimo non sarebbe che la consacrazione di un ordine sociale più o meno ingiusto, un potente strumento di potere che cerca soltanto una struttura politica con cui allearsi per riceverne in cambio favori?

Se nella storia questo può essere accaduto, lo lasciamo verificare ad altri più competenti, imparando – se ce ne fosse bisogno, anche dagli errori del passato – che quando si abbandona la Parola o non le si è fedeli sino in fondo, si abbandona quella Vitache ha cominciato a scorrere con Cristo in modo possente nell’alveo della storia umana: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”, confesserà Pietro al suo Signore.

È vero, Paolo parla ad uomini in un contesto sociale fortemente gerarchizzato, a favore di maschi sempre in posizione dominante: mariti, padri, padroni. Ma egli parla anche alle donne – ed è la prima novità –, le trasforma da oggetto in soggettocapace di interagire con le vicende di Dio nella storia umana.

E poi inserisce nelle raccomandazioni morali rivolte alla famiglia una bomba ad orologeria, che ancora deve sviluppare tutti i suoi effetti: quel “come al Signore”. Qui sta la motivazione che deve essere alla radice di ogni agire, quand’anche ci trovassimo in un ordine sociale imperfetto o ingiusto: offrirsi come fosse fatto al Signore. Questo vale per la moglie, vale per il marito, vale per tutti coloro che si trovano nel fiume della vita eterna grazie al loro Battesimo.

Non ai divi corrotti dello spettacolo dobbiamo assomigliare, allora, né imitare nel nostro matrimonio gli esserini insignificanti che vivono per mesi in case chiuse sotto gli occhi lubrici di mille telecamere e di poveri guardoni paganti, ma a Cristo.

E come Lui si è donato, “sottomesso” nelle mani dei peccatoriche siamo noi umani, così faremo noi, come Lui: per amore ci metteremo gli uni al di sotto degli altri, sino a trovare i loro piedi e lavarli, con delicatezza e attenzione, anche se fra le lacrime.

Altri forse saranno portatori di idee, culture e modi di fare diversi. Ci potremmo anche domandare se l’abbandono pratico da parte dei nostriconcittadini e connazionali di « questo-cristianesimo-così-poco-attento-verso-il-mondo-femminile » abbia fatto crescere il rispetto verso le donne, a partire dalle nostre case. O se invece no. Come la cronaca purtroppo dolorosamente ci testimonia.

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Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni 5,21-32

«Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo».

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