Dionigi Tettamanzi: Omelia « Tota pulchra es Maria » (1999)

dal sito:

http://www.diocesi.genova.it/documenti.php?idd=642

Tota pulchra es Maria

Omelia della S. Messa nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (1999)

Dionigi Tettamanzi
Arcivescovo di Genova

Genova, Basilica di S. Maria Immacolata,
8 dicembre 1999

Carissimi,

la Chiesa ci chiede oggi di rivolgere il nostro sguardo a Maria Santissima, contemplandola nel dono-privilegio di essere stata concepita, unica fra le donne, piena di grazia e senza quel peccato originale che Adamo ed Eva hanno trasmesso a tutti i loro discendenti.

Ti schiaccerà la testa

Di questo peccato ci parla il libro della Genesi, presentandoci Adamo che si nasconde, pieno di paura, davanti al Signore che viene a visitarlo: « Ho udito – dice Adamo – il tuo passo nel giardino: ho avuto paura perché sono nudo, e mi sono nascosto » (Genesi 3, 10). « Perché sono nudo »: ma anche prima lo era, eppure rimaneva in piena serenità, tanta era la sua armonia interiore. Ora invece questa « nudità » gli fa paura. E’ il segno che è radicalmente cambiata la relazione di Adamo con il Signore: non più l’amico della cui parola e compagnia godere, ma il giudice severo e il castigatore inflessibile da temere. Ma il cambiamento della relazione con Dio causa il cambiamento delle altre relazioni: dell’uomo con se stesso, con gli altri, con il mondo delle cose create. Sì, il cuore dell’uomo si è inquinato: non è aperto a Dio e alla sua grazia, bensì chiuso nel proprio egoismo e pronto al male.

Per disegno di Dio, che vuole l’umanità come una famiglia solidale e unita, la colpa di Adamo si trasmette in un certo modo anche ai loro discendenti. Come scriverà l’apostolo Paolo: « Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato » (Romani 5, 12). In realtà, il disegno di Dio va ben oltre e testimonia il suo immenso amore compassionevole e misericordioso: tra il serpente tentatore e la donna, tra la stirpe del serpente e quella della donna egli pone inimicizia e assicura la vittoria alla donna: « questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno » (Genesi 3, 15).

Ed ecco il centro luminoso del disegno di Dio: è Gesù Cristo (cfr Romani 5, 15-19), il figlio di Maria, il Salvatore del mondo, Colui che con il dono del suo Spirito crea il cuore nuovo, il cuore colmo di grazia divina e libero dal peccato.

Il primo cuore nuovo, frutto di questo disegno d’amore, è quello di Maria: la sua novità è del tutto singolare, perché sin dal concepimento e per sempre lei è ripiena della grazia del Signore ed è esente da ogni peccato, anche dalla colpa dei progenitori. Questa è la splendida verità che troviamo nel saluto dell’angelo Gabriele che Dio ha mandato a Nazaret alla vergine Maria: « Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te » (Luca 1, 28).

La Chiesa nel corso della sua storia, di secolo in secolo, ha meditato con l’intelligenza della fede, che ad essa viene donata dallo Spirito Santo, sia le parole di Dio rivolte al serpente antico sia quelle che l’angelo ha indirizzato alla fanciulla di Nazaret, ed è così giunta al convincimento comune e certo che Maria Santissima, sola fra tutte le donne, è stata sempre immune dal peccato originale: un convincimento, questo, che è stato proclamato nel 1854 davanti a tutta la Chiesa con la definizione del Papa Pio IX con le seguenti parole: « …con l’autorità del Signore Nostro Gesù Cristo, dei beati Apostoli Pietro e Paolo, e Nostra, dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, ed in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, sia stata preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è dottrina rivelata da Dio, e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli » (Bolla Ineffabilis Deus).

« Da tutti i fedeli ». Pio IX non pensava solo ai fedeli di allora, ma anche a quelli che sarebbero venuti in seguito: in un certo senso, pensava anche a noi. E noi oggi, proprio in questa meravigliosa Basilica dell’Immacolata che ha l’onore di essere nel mondo la prima costruita a ricordo della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, vogliamo confessare con fermezza la nostra fede: una confessione che può diventare più significativa se penetriamo con amore e insieme a Maria quanto scrive l’evangelista san Luca.

A queste parole ella rimase turbata

Egli ci riferisce la reazione della Madonna al saluto dell’angelo: « A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto » (Luca 1, 29). Ma perché « turbata »? Per il contenuto inaspettato di quel saluto, e dunque per quella « pienezza di grazia » che le veniva attribuita, anzi che in qualche modo definiva il suo nome, la sua identità. In termini ancora più vivi e personali, Maria era turbata per quella « comunione » che il Signore, secondo l’angelo, aveva instaurato con lei.

La vergine non pensava certo al suo proprio concepimento, tutto avvolto e penetrato di santità e di grazia. Comunque questo suo « turbamento » era solo l’inizio di una meraviglia e di uno stupore ancora più sconcertanti, quelli che in lei avrebbe suscitato l’angelo con le successive parole sul concepimento nel suo grembo verginale del Figlio di Dio: « Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine » (Luca 1, 31-33). Un concepimento, questo, del tutto inimmaginabile e impossibile sotto il profilo della razionalità umana. Eppure, proprio nel contesto di una sterilità, volontariamente scelta da questa fanciulla con la sua verginità, lo Spirito di Dio sprigiona il miracolo di una fecondità inedita e sorprendente: « Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo; colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio » (Luca 1, 35). Oggi siamo chiamati a fare nostra la reazione di Maria, purificandola da ogni ombra di turbamento e di sconcerto e arricchendola di ammirazione e di gaudio spirituale: all’umiltà della serva, Dio risponde con la magnanimità del suo amore. Questo amore, pienamente libero e gratuito, è all’origine di tutti i doni di grazia che colmano il cuore di Maria: il dono supremo della divina maternità della Vergine di Nazaret e tutti gli altri doni, compreso il dono che oggi liturgicamente viene esaltato, quello dell’immacolata concezione. E così questi due singolarissimi doni dell’amore di Dio si collegano intimamente: Maria è voluta immacolata in vista della nascita verginale e santissima del Figlio Gesù. In tal senso la Chiesa all’inizio della Messa d’oggi si rivolge a Dio: « Nell’immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio, e in previsione della morte di lui l’hai preservata da ogni macchia di peccato » (Colletta). E nel Prefazio la Chiesa canta: « Tu (o Dio onnipotente ed eterno) hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio ».

Per essere santi e immacolati

Giustamente, dunque, la liturgia ci invita alla contemplazione gioiosa delle « grandi cose » che il Signore si è degnato di compiere in Maria: « Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore ». Ma c’è di più. Questa gioia per i doni riservati alla Vergine ci ricorda che nel disegno di amore di un Dio che è Creatore e Padre di tutti viene resa possibile una gioia che riguarda anche la sorte di ciascuno di noi. E dunque anch’io posso ripetere le parole del Magnificat: « Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente » (Luca 1, 49). E’ per la verità l’apostolo Paolo ad invitarci ad elevare al Signore un inno di benedizione: « Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo » (Efesini 1, 3).

In che consiste questa « benedizione »? L’apostolo così risponde: « In Lui (Cristo) ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà » (Efesini 1, 4-6). Per essere « santi e immacolati »: questo è il nostro destino, il nostro traguardo finale, e quindi per noi esso giunge solo alla fine e sempre in modo inadeguato; per lei, invece, per Maria esso è sin dall’inizio: sin dal primo istante del suo essere e lungo tutta la sua vita. Così Maria è nostro modello insuperabile e insieme affascinante.

A lei dobbiamo guardare come alla donna perfetta: perfetta nella grazia e santità, perfetta nell’umanità. Nel mezzo di un’umanità peccatrice Dio ha voluto accendere questo segno luminoso di vita e di grazia, per essere punto di riferimento del suo cammino di lotta contro il male, di purificazione dal peccato, di amore e di adesione al bene. Ci è chiesto di guardare a Maria e di lodarla così come ama fare la Chiesa: Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in te.

Ci è chiesto soprattutto di pregarla. Immersi in un clima di superficialità, di indifferenza e non poche volte di spregio degli ideali della bellezza morale e spirituale, sino a esserne quasi insensibilmente contagiati, si fa in noi più vivo il bisogno di rivolgerci all’Immacolata e di pregarla così:

Aiutaci, o tota pulchra,
a capire e a gustare il dono della grazia
e il valore di « una vita immacolata »;
con la tua materna dolcezza e delicata compassione
risana in noi « le ferite di quella colpa »
che non t’ha mai neppure sfiorata;
il tuo splendore di santità
ci affascini e ci sproni a camminare incontro al Signore
con l’adesione piena al vero e al bene;
la tua perfetta fedeltà all’azione dello Spirito
che ti ha colmata di grazia
sostenga anche noi, tuoi figli devoti e da te teneramente amati,
nel rispondere con generosità
ai grandi disegni di amore e di salvezza
ai quali, prima della creazione del mondo, Dio ci ha destinati,
a lode e gloria della sua grazia.
Amen.

Publié dans : c.CARDINALI, Card. Tettamanzi, MARIA VERGINE |le 9 décembre, 2009 |Pas de Commentaires »

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