Meditazione di frère Alois: L’Avvento: saper aspettare…

dal sito:

http://www.taize.fr/it_article8058.html

Meditazione di frère Alois

L’Avvento: saper aspettare…

E se il tempo dell’Avvento venisse a rinnovare la speranza in noi? Non un ottimismo facile che chiude gli occhi sulla realtà, ma quella speranza forte che getta l’ancora in Dio e permette di vivere pienamente l’oggi.

L’anno cristiano comincia con l’Avvento, il tempo dell’attesa. Perché? Per rivelare a noi stessi l’aspirazione che ci abita e approfondirla: il desiderio di assoluto, verso il quale ciascuno tende con tutto il suo essere, corpo, anima, intelligenza; la sete d’amore che arde in ciascuno, dal lattante all’anziano, e che anche la più profonda intimità umana non può interamente placare.

Quest’attesa, la sentiamo spesso come una mancanza o un vuoto di cui farsi carico è difficile. Ma, lungi dall’essere un’anomalia, fa parte della nostra persona. È un dono, ci conduce ad aprirci noi stessi, orienta tutta la nostra persona verso Dio.

Osiamo credere che il vuoto può essere abitato da Dio e che possiamo già vivere l’attesa con gioia. Sant’Agostino ci aiuta quando scrive: “Tutta la vita del cristiano è un desiderio santo. Dio con l’attesa allarga il nostro desiderio, col desiderio allarga l’animo e dilatandolo lo rende capace di ricevere… Se desideri vedere Dio, hai già la fede”.

Frère Roger amava questo pensiero di Agostino ed in questo spirito pregava: “Dio che ci ami, quando abbiamo il desiderio di accogliere il tuo amore, questo semplice desiderio è già l’inizio di una fede molto umile. Poco a poco nell’intimo della nostra anima si accende una fiamma. Essa può essere molto fragile, ma arde sempre”.

La Bibbia valorizza il lungo cammino del popolo d’Israele e mostra come Dio abbia lentamente preparato la venuta del Cristo. Ciò che è appassionante nella Bibbia, è che racconta tutta la storia d’amore tra Dio e l’umanità. Comincia con la freschezza di un primo amore, poi arrivano i limiti e anche le infedeltà. Ma Dio non si stanca di amare, cerca sempre il suo popolo. In realtà, la Bibbia è la storia della fedeltà di Dio. “Si dimentica forse un donna del suo bambino? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15).

Leggere questa lunga storia può evocare in noi il senso delle lente maturazioni. A volte vorremmo tutto, subito, senza capire il valore del tempo della maturazione! Ma i salmi ci aprono un’altra prospettiva: “Nelle tue mani sono i miei giorni, Signore” (Sal 31,16).

Saper aspettare…Esserci, semplicemente, gratuitamente. Mettersi in ginocchio per riconoscere, anche con il corpo, che Dio agisce in tutt’altro modo rispetto a quanto immaginiamo. Aprire le mani, in segno d’accoglienza. La risposta di Dio ci sorprenderà sempre. Preparandoci al Natele, l’Avvento ci prepara ad accoglierlo.

Anche se non riusciamo sempre ad esprimere il nostro desiderio interiore a parole, fare silenzio è già l’espressione di un’apertura a Dio. Durante questo tempo d’Avvento, ci ricordiamo che Dio stesso è venuto, a Betlemme, in un grande silenzio.

La vetrata dell’Annunciazione, che si trova nella chiesa di Taizé, mostra la Vergine Maria raccolta e disponibile, che resta in silenzio nell’attesa che si realizzi la promessa dell’angelo di Dio.

Come la lunga storia che ha preceduto il Cristo è stata il preludio alla sua venuta sulla terra, allo stesso modo l’Avvento ci permette ogni anno un’apertura progressiva alla presenza del Cristo in noi. Gesù riconosce la nostra attesa come un giorno ha riconosciuto quella di Zaccheo. E come a lui, ci dice: “Oggi devo fermarmi a casa tua” (Luca 19,5).

Lasciamo nascere in noi la gioia di Zaccheo. Allora i nostri cuori, come il suo, s’apriranno agli altri. Lui decide di donare la metà dei suoi beni ai poveri. Noi, oggi, sappiamo che una gran parte di umanità ha sete di un minimo di benessere materiale, di giustizia, di pace. Durante il tempo dell’Avvento, possiamo farci carico di qualche opera di solidarietà?

I testi che si leggono nella liturgia durante l’Avvento esprimono una sorta di sogno di pace universale: “abbonderà la pace, finché non si spenga la luna” (Sal 72,7), “la pace non avrà fine” (Is 9,6), una terra in cui “il lupo dimorerà insieme con l’agnello” e non ci sarà più violenza (Is 11,1-9).

Sono testi poetici, ma risvegliano in noi un ardore. E vediamo che “la pace sulla terra” può germogliare nelle riconciliazioni che si realizzano, nella fiducia che gli uni ritrovano negli altri. La fiducia è come un granellino di senape che sta per crescere e, poco a poco, diventare il grande albero del regno di Dio su cui si stende una “pace senza fine”. La fiducia sulla terra è un umile inizio della pace.
Il giornale «La Croix» ha chiesto a frère Alois di scrivere, durante l’anno 2008-2009, una meditazione per ogni grande festa cristiana.Ultimo aggiornamento: 16 gennaio 2009

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