Le coordinate della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi: Le coordinate della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi

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Diocesi di Milano – Formazione Permanente del Clero

Proposta di Formazione del Clero per l’anno 2007-2008
LA COMUNITÀ DEI SANTIFICATI E IL SUO APOSTOLO

(don Pierantonio Tremolada)

Prima traccia di meditazione

Le coordinate della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi

   La Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi è un testo che impressiona. Essa ci pone davanti agli occhi anzitutto lo spaccato di una comunità cristiana tanto vivace quanto problematica. Ciò che di essa si racconta è in alcuni casi sconcertante. Veniamo a contato con una Chiesa reale, in carne ed ossa, calata dentro un contesto storico-culturale difficile, sorta dalla potenza santificante del Vangelo. Chiamata alla santità, questa comunità vive l’esperienza trasfigurante della fede e insieme è sottoposta all’attacco impietoso e senza tregua della tentazione. Paolo è l’apostolo a cui si deve l’esistenza di questa comunità. Egli è fratello, servo, padre di tutti nel nome di Cristo. È colui che ha piantato il seme della Parola di Dio e che è stato spettatore del suo misterioso germogliare, in mezzo a travagli di ogni genere. Il suo ministero prende luce dalla vita di grazia che la Chiesa di Corinto sperimenta, mentre lotta contro l’empietà e l’idolatria che costantemente la minacciano. Sentendo raccontare in questa lettera apostolica come prende corpo in una città come Corinto la novità di vita del Vangelo, noi capiamo meglio, fissando lo sguardo sulla figura di Paolo, che cosa significa essere ministri di Cristo a favore della sua Chiesa.

   Ci introduciamo alla lettura meditata della Prima Lettera ai Corinzi interrogandoci sulle circostanze e le ragioni della sua stesura. Quando, dove e perché Paolo decise di scrivere questa lettera? Entreremo così nel mondo di questo testo, cominceremo ad avvicinarci all’esperienza che lo ha generato. Non potremo naturalmente dimenticare che sia il testo della Prima Lettera ai Corinzi sia l’esperienza lo ha generato trovano la loro origine nell’azione misteriosa e vivificante dello Spirito di Cristo.

  Una lettera scritta ai Corinzi da Efeso
   Quando e dove Paolo scrive la Prima Lettera ai Corinzi? Non è difficile dare risposta a questa domanda. L’apostolo scrive questa lettera mentre si trova a Efeso, la città più importante della provincia romana di Asia. Leggiamo infatti in 1Cor 16,5-9:

« Verrò da voi dopo aver attraversato la Macedonia … Non voglio vedervi solo di passaggio, ma spero di trascorrere un po’ di tempo con voi, se il Signore lo permetterà. Mi fermerò tuttavia qui a Efeso fino a Pentecoste, perché mi si è aperta una porta grande e propizia, anche se gli avversari sono molti ».

   Il libro degli Atti degli Apostoli conferma il soggiorno di Paolo a Efeso e ne precisa anche la durata:

« Questo durò due anni con il risultato che tutti gli abitanti della provincia dell’Asia, Giudei e Greci, poterono ascoltare la parola del Signore » (At 19,10).

    Il testo di At 20,31 parla di tre anni. Siamo con ogni probabilità negli anni 54-57 d. C. Furono anni di intensa attività apostolica. La prolungata permanenza di Paolo a Efeso consentì a tutta la provincia di Asia, come dice appunto At 19,10, di ascoltare la parola di Dio. L’opera di evangelizzazione di Paolo era, come sempre, prorompente.

   Dunque Paolo scrive ai Corinzi mentre vive una intensa attività apostolica tra gli Efesini. Colpisce questa capacità dell’apostolo di rivolgersi liberamente e naturalmente a una comunità cristiana mentre si trova presso un’altra. È segno anzitutto dell’unità della Chiesa, che ritrova la sua radice nell’unico Vangelo. È anche segno di una vera capacità di amare da parte di Paolo, della sua reale paternità apostolica: ogni comunità è presente nel suo cuore, senza parzialità. Ognuna è cara nella stessa misura, seppure in modo necessariamente diverso.

  Vent’anni di ministero apostolico alle spalle
   In quale momento di vita si trova Paolo e quale esperienza di fede sta attraversando? Quando scrive la Prima Lettera ai Corinzi, cioè nel 54-57 d. C., Paolo ha circa cinquant’anni. Da circa vent’anni è cristiano e apostolo di Gesù Cristo, se, come sembra, la sua nascita va collocata intorno all’anno 6 d. C. e l’evento di Damasco intorno al 36 d. C. Egli sa bene di essere stato « chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio » (1Cor 1,1). Indimenticabile e ancora incomprensibile nelle sue ragioni più profonde è per lui l’esperienza della grazia di Dio a suo favore: 

« Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana … » (1Cor 15,9-10).

   Egli « ha visto il Signore » (cf. 1Cor 9,1) è stato « conquistato da lui » (Fil 3,12), è stato raggiunto dalla « rivelazione del Figlio di Dio » (cf. Gal 1,16). Da quel momento la sua vita e l’annuncio del Vangelo sono diventati una cosa sola. Impensabile per lui non proclamarlo e fare di questo annuncio lo scopo di tutta la sua vita:

« Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato » (1Cor 9,16-17).

   Da quel momento cruciale sono trascorsi ormai vent’anni. Un tempo considerevole, tutto dedicato al ministero pastorale. Un ministero intensissimo. Paolo ha cominciato infatti a predicare prima a Damasco e poi a Gerusalemme tra l’imbarazzo, il sospetto e la paura dei primi credenti e la rabbia furiosa dei suoi fratelli Giudei (At  9,19-30); ha predicato poi, chiamato da Barnaba, ad Antiochia di Siria, questa volta con grande successo (At 11,26); ha compiuto con lo stesso Barnaba il primo viaggio missionario in Asia minore dal 46 al 48 d. C. (cf. At 13-14) e il secondo viaggio missionario in Macedonia e Acaia, dal 50 al 52 (cf. At 15,36-18,22). Proprio nel corso di questo secondo viaggio apostolico Paolo giunge a Corinto, probabilmente alla fine dell’anno 50 d. C. (cf. At 18,1ss). Alle sue spalle, ancora fresca, l’esperienza fallimentare di Atene, la città della sapienza mondana (At 17,16-34), e nel suo cuore la preoccupazione per la giovane comunità di Tessalonica, da cui aveva dovuto forzatamente congedarsi dopo un periodo molto, troppo, breve di evangelizzazione (cf. At 17,1-9). Proprio da Corinto Paolo scriverà nel 51 d. C. la Prima Lettera ai Tessalonicesi. La testimonianza della comunità di Tessalonica lascerà in Paolo un’impronta indelebile: a fronte dello scacco subìto ad Atene, il perseverare gioioso di quella  comunità in mezzo alle persecuzioni farà intuire all’apostolo la grande potenza del Vangelo, una potenza che si manifesta attraverso la debolezza dei suoi stessi annunciatori (cf. 1Ts 1,4-7).

  Un paganesimo che attende la redenzione
   Che cosa incontra Paolo a Corinto? La città di Corinto è dal 27 d. C. capitale della Grecia, o meglio, della provincia romana dell’Acaia. Ha preso il posto della grande Atene, ormai in declino. Corinto è la città dell’istmo,  dei due mari (Egeo e Ionio) e dei due porti (Cencre e Leche). L’invenzione del diolkos, binario lungo il quale venivano fatte scorrere le navi per consentire loro di passare da un mare all’altro (oggi la cosa avviene percorrendo il canale che ha tagliato l’istmo), aveva portato grande prosperità, anche se non a tutti. La popolazione era fluttuante e cosmopolita, diremmo oggi: multietnica. Corinto era la città del benessere e delle grandi differenze sociali. Qui convivevano senza mai incontrarsi povertà e opulenza. Era inoltre la città immorale per eccellenza: vivere alla maniera dei Corinzi significava condurre una vita dissoluta, senza alcuna regola o principio. Sull’alto promontorio che dominava la città sorgeva l’Acrocorinto (535 m a picco) con il suo tempio ad Afrodite, la dea dell’amore, presso il quale era molto probabilmente praticata la prostituzione sacra.

   Corinto era dunque, almeno a prima vista, una città pagana a tutti gli effetti. La situazione sembrava indurre allo scetticismo più totale per quanto concerne la possibilità di un riscatto etico-religioso. Le sue credenziali non erano affatto confortanti: mentalità fortemente commerciale, massiccia circolazione di denaro e sua idolatria, disuguaglianze sociali evidenti, una concezione dell’amore sostanzialmente mercenaria, una visione della corporeità che induceva alla licenziosità. Come non pensare ad una città perduta, in preda al degrado dell’empietà? Ma chi conosce veramente la potenza della grazia e le vie che essa percorre? Come è vero che spesso l’apparenza non fornisce il vero quadro delle situazioni! Il luogo primario in cui Dio opera con la potenza del suo Spirito è la coscienza, il cuore umano, il mondo interiore di ciascuno. A Paolo il Cristo dirà:

« Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città » (At 18,9-11).

   Impressiona, comunque, il coraggio di Paolo. Egli non teme di entrare in questa città simbolo, agli antipodi della vita nuova che egli ha imparato a conoscere attraverso il Vangelo di Cristo. Merita meditare su questo coraggio. Esso si presenta come ansia di redenzione per una città alla deriva. Due sono i punti fermi che emergono: la fede nella potenza di Cristo e l’amore per l’umanità, l’una e l’altro derivanti dalla croce del Signore. Lo sguardo di Paolo sulla città di Corinto è quello di Cristo stesso. Non è importante la condotta pagana di questi uomini; è importante la loro umanità. Non esiste il pagano, ma l’uomo, il fratello, smarrito tra le tenebre e esposto alla morte. Quello dell’apostolo è lo sguardo di Dio stesso, il Padre della misericordia (cf. Lc 15,11-32). Egli « vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità » (1Tim 2,4).

  Una Chiesa che nasce dalla debolezza della predicazione
   Come nasce la Chiesa di Corinto? Paolo, giunto la prima volta a Corinto, vi rimane « un anno e mezzo » (cf. At 18,11). La sua presenza avrà, dal punto di vista della evangelizzazione, un peso incalcolabile. A lui si deve la fondazione della Chiesa di Corinto e il suo perseverare nella fede in mezzo a molte prove. La fondazione della Chiesa di Corinto è descritta in At 18,1-17. Nella Prima Lettera ai Corinzi Paolo stesso accenna all’inizio del suo ministero. Questo testo, molto bello, ci fa sapere con quali sentimenti e atteggiamenti l’apostolo di Cristo entrò nella grande Corinto e avviò la sua opera di annuncio; oggi diremmo, come avviò la sua pastorale missionaria:

« Anch’io, o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio » (1Cor 2,1-5).

   Umiltà sincera e fede incrollabile nella potenza della croce del Signore: sono questi i due pilastri del ministero di Paolo al suo esordio. Nessuna presunzione, bensì timore e trepidazione; consapevolezza che il frutto della missione apostolica non dipende dalle capacità umane, ma dalla manifestazione dello Spirito. Lo sguardo è rivolto prima di tutto alle persone, al mistero della loro interiorità, all’abisso imperscrutabile del loro cuore, che solo lo Spirito può raggiungere e conquistare. Solo a partire da qui si costruirà la Chiesa di Cristo, comunità di fratelli salvati per grazia e uniti nell’amore del Signore crocifisso e risorto.

  Una Chiesa da ammonire e da istruire
   Perché Paolo scrive la Prima Lettera ai Corinzi? L’occasione precisa per scrivere la Prima Lettera ai Corinzi è una visita che l’apostolo ha ricevuto a Efeso:

   « Mi rallegro della visita di Stefana, di Fortunato e di Acàico, i quali hanno supplito alla vostra assenza; essi hanno allietato il mio spirito e allieteranno anche il vostro » (1Cor 16,17-18).

   Una delegazione è quindi andata a trovarlo e gli ha portato notizie buone e cattive. Dobbiamo presumere che queste stesse persone gli abbiano sottoposto delle domande legate a situazioni presenti all’interno della comunità. Queste notizie e queste domande inducono l’apostolo a scrivere. Ecco qui lo spaccato di vita della Chiesa di Corinto, con il suo travaglio, le sue ferite, le sue domande, ma soprattutto con la potenza santificante della grazia che si dimostra costantemente attiva.

   Qual è dunque il contenuto della nostra lettera? La Prima Lettera di Paolo ai Corinzi non ha un tema centrale. Centrale è la comunità con i suoi problemi e i suoi interrogativi. In linea generale, un poco semplificando, possiamo dire che i primi sei capitoli trattano dei disordini e degli scandali, mentre dal capitolo settimo in poi Paolo risponde a domande su problemi concreti. I problemi della comunità di Corinto sono seri: i primi quattro capitoli sono tutti dedicati al dramma delle fazioni che si sono create all’interno della comunità; nel capitolo quinto si parla del vergognoso caso di incesto; il terzo scandalo, di cui si tratta al capitolo sesto, è l’appello ai tribunali pagani da parte dei cristiani; il quarto scandalo è la fornicazione, che offende la santità del corpo. Il quadro è davvero impressionante. La Chiesa di Corinto così viva e luminosa agli inizi della sua storia, bella e irradiante, è oscurata da disordini laceranti e da comportamenti scandalosi. Le cinque domande poste a Paolo riguardano: il rapporto matrimonio e verginità (Cap. 7), il problema delle carni immolate agli idoli (Capp. 8-10), l’andamento delle assemblee religiose (Cap. 11), i doni spirituali e presenti nella comunità, cioè i carismi (Capp. 12-14) e infine l’interpretazione della resurrezione, tema fondamentale per la fede cristiana.

   Chiamato a misurarsi con un vissuto come questo, l’apostolo si fa maestro e padre. In questo scritto noi incontreremo, insieme con la sua passione per il Vangelo, la sua intelligenza spirituale e la sua carità pastorale.

Publié dans : DIOCESI (DALLE), Lettera ai Corinti - prima |le 10 novembre, 2009 |2 Commentaires »

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2 Commentaires Commenter.

  1. le 20 avril, 2011 à 2 h 22 min BENITO écrit:

     » L ‘AMICIZIA SORREGGE TUTTO,
    CREDE A TUTTO,
    SPERA TUTTO,
    SOPPORTA TUTTO ».

    ( LETTERA DI SAN PAOLO AI CORINZI )
    ——————————————-
    CIAO.
    BENITO

    Répondre

  2. le 20 avril, 2011 à 17 h 29 min incamminoverso écrit:

    Ciuao Benito,

    grazie, è sempre bello che qualcuno ci ricordi le parole di Paolo,

    Gabriella

    Dernière publication sur In cammino verso Gesù Cristo, : Lc 12,49-53

    Répondre

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