La consolazione di ogni giorno: Gli Ebrei trovano nei salmi l’invocazione adatta alla circostanza

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PAROLA E SANDALI PER STRADA

La consolazione di ogni giorno

Gli Ebrei trovano nei salmi l’invocazione adatta alla circostanza

di Luciano Caro

rabbino di Ferrara

Cantati da tutti

Il libro dei Salmi (in ebraico Tehillim) è una raccolta di 150 componimenti poetici, inserita al
primo posto nella terza parte (Ketuvim o Agiografi) della Bibbia ebraica. In queste poesie,
attribuite a Davide, l’autore esprime una varietà di sentimenti che vanno dalla riconoscenza al
dolore, dalla speranza alla richiesta di aiuto. L’espressione di sentimenti nei confronti di Dio è
designata spesso nel testo biblico con il termine tefillà, tradotto generalmente come preghiera.
Nell’ambito del santuario di Gerusalemme, i salmi erano talvolta cantati in pubblico, in coro e
accompagnati da strumenti musicali in occasione di festività o di eventi pubblici o privati.
Intonati dai leviti, ma anche dai fedeli che si recavano in pellegrinaggio al santuario, finirono
per diventare veri e propri canti popolari.

Il termine “salmi” deriva dal titolo greco del libro, Psalmoi, che significa canti accompagnati
da strumenti musicali a corde. Non c’è dubbio che alcuni salmi facevano parte del cerimoniale
liturgico del santuario, ma erano anche cantati dai pellegrini e dai contadini avviati verso la
città di Gerusalemme per recarvi in offerta le primizie. Le idee contenute in queste
composizioni si rifanno a quelle espresse dai profeti e ribadiscono pertanto il concetto
dell’unicità di Dio, della sua bontà e della sua giustizia. Nonostante le varie ipotesi formulate in proposito, è molto difficile riconoscere in ogni salmo l’occasione per la quale è stato composto. Gli accenni del testo sono spesso tenui e incerti come accade nella poesia, e inoltre i sentimenti dell’animo umano che così gran parte hanno nel libro sono sostanzialmente sempre gli stessi, indipendentemente dalle circostanze o dal tempo in cui sono stati espressi. La tradizione sostiene che Davide compose i suoi salmi ispirato da Dio, quando, a mezzanotte, la sua arpa collocata sopra il giaciglio, suonava sollecitata dal vento del nord. Le corde dell’arpa provenivano dall’ariete immolato da Abramo al posto del figlio Isacco. Sognare i salmi è considerato segno di comunione con Dio e, nei testi classici, è frequente l’esortazione a leggerli allorché si debbono affrontare momenti particolari, soprattutto sofferenza, malattia o crisi spirituali. Il libro dei salmi è il più usato nella liturgia comunitaria e anche nella preghiera privata, ad esempio in occasione di un viaggio, di una malattia, di una morte.

Manuale di consultazione di Dio

I Maestri affermano che la recitazione dei salmi è una forma di preghiera e di studio della
legge divina, la Torà. Ricordiamo anche che esistono confraternite che si riuniscono
appositamente per recitare ogni giorno un certo numero di salmi. La tradizione ebraica ha
identificato salmi da mettere in relazione con situazioni specifiche. Così, ad esempio, c’è un
salmo in corrispondenza a ogni singolo brano della Torà. Di fatto, i salmi occupano un posto
di rilievo nella liturgia quotidiana. Ne diamo una breve e incompleta panoramica.
La preghiera del mattino è introdotta dai Pesukè Dezimrà (versetti di lode). Si tratta di un
certo numero di salmi tra i quali gli ultimi sei capitoli del libro. Sono introdotti dal salmo 145:
“Beati coloro che abitano nella Tua dimora”. Il Talmud invita a recitarlo 3 volte al giorno per
assicurarsi la beatitudine eterna. Per questo motivo è stato inserito due volte nella preghiera
del mattino e una in quella pomeridiana. Il salmo è acrostico alfabetico, ma manca il verso
iniziante con la lettera Nun. Sempre nella preghiera del mattino, è inserito il salmo 67
sostituito di sabato col 19. Esistono salmi relativi a ogni giorno della settimana e a ogni
ricorrenza. Così la domenica si legge il salmo 24 che inizia con l’espressione: “All’Eterno appartiene la terra e quanto la riempie”. Si vuole sottolineare il fatto che con la creazione, iniziata il 1° giorno, viene proclamata la sovranità di Dio sull’universo. Il lunedì, quando Dio ha separato le varie parti del creato, leggiamo il salmo 48: “Grande è l’Eterno e degno di alta lode”. Al martedì, giorno in cui Dio ha preparato il mondo alla venuta dell’uomo, è collegato il salmo 82: “Dio presiede il raduno dei giusti”. Al mercoledì, in cui Dio ha creato il sole e la luna e
chiederà conto a coloro che adorano questi astri, è assegnato il salmo 94: “Dio delle
rivendicazioni”. Al giovedì, in cui sono stati creati vari tipi di uccelli e di pesci, è stato
riservato il salmo 81: “Giubilate all’Eterno che è la nostra forza”. Il venerdì, in cui è stata
completata l’opera della creazione, si legge il salmo 93: “L’Eterno regna ed è rivestito di
maestà”. E finalmente il sabato preghiamo il salmo 92, che preconizza l’avvento del tempo in
cui “cesseranno le guerre”. Al venerdì sera, poco prima del tramonto, come introduzione alla preghiera serale, si recita in sinagoga la Kabalath Shabbath (accoglienza del sabato). Consiste nella lettura di sei salmi uno per ogni giorno lavorativo: 95, 96, 97, 98, 99 e finalmente il 29, che fa parte delle composizioni inneggianti alla creazione, con invito alle forze della natura di lodare Dio. Queste forze non sono indipendenti, ma acquisiscono potenza dal Kol Hashem (voce
dell’Eterno). La locuzione compare nel salmo sette volte, ulteriore elemento che rimanda alla
creazione. Il salmo 29 è intonato anche allorché si riporta nell’Arca il rotolo della Torà dopo la lettura sabbatica poiché la Torà è espressione della potenza divina. Segue poi il canto Lechà Dodì (“Vieni, o sposo”), notissimo inno composto dal cabalista Alkabez (secolo XVI). Il sabato vi è descritto come una sposa accolta dallo sposo. Il cerimoniale risale all’ambiente dei mistici
di Safed, che usavano al tramonto del venerdì recarsi nei campi, vestiti di bianco, per
accogliere il sabato. Segue la lettura del salmo 92, intitolato, come si è visto, proprio al
sabato.

Una lode misurata

Infine, un cenno all’Hallel (lode). Con questo termine si designa un gruppo di salmi (113118)
entrati a far parte della liturgia dei giorni festivi e del primo giorno del mese. Contengono lodi a Dio e il ricordo della liberazione dall’Egitto nonché la speranza e la fiducia nella salvezza concessa da Dio. Sono recitati in forma abbreviata negli ultimi sei giorni di Pesach (la Pasqua ebraica) in relazione al fatto che la nostra gioia non può essere completa poiché, in occasione della miracolosa traversata del Mar Rosso, l’esercito egiziano fu sommerso dalle acque.
A proposito dei salmi, giustamente Siegfried Bernfeld ha scritto: “Tradotti in quasi tutte le
lingue, questi canti da due millenni sono stati di conforto e sollievo a milioni e milioni di
uomini, sono stati letti con fervore e con devozione da singoli e da gruppi di uomini. In tutte
le circostanze, in ogni momento della vita spirituale, si trovò in questa raccolta la parola che
sembrava scritta apposta per quella circostanza e per quel momento”.

Publié dans : ANTICO TESTAMENTO - SALMI (I), EBRAISMO |le 2 novembre, 2009 |Pas de Commentaires »

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