Maria capolavoro di Dio e nuova creatura: in Lei l’uomo contempla il suo vero volto. (sulla Redemptoris Mater, riferimenti a Paolo)

dal sito:

http://www.kolbemission.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/136

Chiamati ad essere santi e immacolati

Maria capolavoro di Dio e nuova creatura: in Lei l’uomo contempla il suo vero volto. (sulla Redemptoris Mater)
 
Pensati, amati e creati

   Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris Mater (n. 7-8) ci indica come la Chiesa interpreta il testo della lettera di san Paolo agli Efesini, dove l’apostolo dice: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo» (Ef 1,3). Parole che rivelano l’eterno progetto di Dio al cui centro emerge la figura di Gesù, il Verbo di Dio fatto uomo. L’Apostolo non ha dubbi sul credere che nel Cristo tutti siamo stati pensati, amati e creati perché Lui è l’inizio, il centro e il fine di tutta la creazione.
   L’Antico Testamento non si era posto la domanda sul fine della creazione. Essa era stata voluta da Dio e l’uomo, con il peccato, aveva condotto tutte le creature lontane da Dio, nella disarmonia con il Creatore. La venuta del Messia completò la rivelazione iniziata con Abramo e, grazie al dono dello Spirito Santo, la Comunità ecclesiale fu condotta verso una conoscenza sempre più piena del mistero di Dio e della creazione. E in questo mistero rifulge il disegno divino di espandere il suo amore a tutte le creature tramite un essere che fosse ad immagine e somiglianza di Dio.
   Questo essere è l’uomo e la donna, Adamo ed Eva che sono, come insegna da sempre la Chiesa, prefigurazione di Cristo e di Maria. Anzi, quando il Padre progetta il Figlio fatto uomo, in quel medesimo e unico progetto, quando pensa il «Figlio» allo stesso momento non può non pensare anche alla «Madre». Così, dice ancora Giovanni Paolo II, «Nel mistero di Cristo è presente, già « prima della creazione del mondo », colei che il Padre « ha scelto » come Madre del suo Figlio nell’incarnazione ed insieme al Padre l’ha scelta il Figlio, affidandola eternamente allo Spirito di santità» (Redemptoris Mater, n. 8).
   Maria, insieme al Figlio, sono la prima umanità che Dio ha amato, tanto che Maria è stata la prima creatura ad essere amata dal Padre con quello stesso amore che il Padre nutre per il Figlio. Si può allora dire che l’umanità è stata amata in Gesù e Maria, in coloro che sono i prototipi dell’uomo e della donna e a cui dobbiamo conformarci per essere in sintonia con il progetto di Dio. Ciò è testimoniato dalla saggezza dei santi che intuirono perfettamente che per realizzare la propria vocazione bisogna seguire le orme dei due grandi prototipi dell’umanità nuova, come ebbe a dire Francesco d’Assisi: «Io Frate Francesco piccolino voglio seguire la vita e la povertà dell’altissimo Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima madre e perseverare in essa sino alla fine» (Ultime volontà a Chiara).
  
Scoprire se stessi

   «Alla sequela di Cristo e Maria» divenne il motto di tutti coloro che hanno voluto impegnare la propria vita in pienezza. Amare, conoscere e imitare la coppia divina significa scoprire se stessi per potersi realizzare secondo Dio. È la convinzione della Chiesa che ha intuito come il mistero di Maria illumina il suo proprio mistero e viceversa. Ma il mistero di entrambe non è altro che l’unico mistero di Cristo, nel quale tutto trova il suo senso e il suo significato, perciò il Concilio Vaticano II poté affermare: «nel mistero del Verbo Incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (Gaudium et spes, n. 22), assioma che venne completato da Paolo VI quando disse: «la conoscenza della vera dottrina cattolica su Maria costituirà sempre una chiave per l’esatta comprensione del mistero di Cristo e della Chiesa» ( Discorso di Paolo VI a chiusura del terzo periodo del Concilio Ecumenico).
   Tutte queste affermazioni si rincorrono per dire che le tre realtà: Cristo, Maria e la Chiesa sono le tre fondamentali chiavi di lettura della creazione, esse si intrecciano sul senso della vita dell’uomo, del suo ruolo nella storia e del suo rapporto con le creature. La Chiesa, pertanto, entra nella storia dell’umanità con il compito di evangelizzarne la cultura di ogni popolo, avendo sempre davanti a sé come modello il Cristo, uomo nuovo, e Maria la prima redenta, l’Immacolata, la «stella dell’evangelizzazione».
   È questa la ragione per cui la Comunità ecclesiale si sforza di conoscere il proprio mistero in quello di Cristo e della Madre. Infatti Maria e la Chiesa hanno lo stesso compito di condurre l’uomo a Dio, a quel Dio che ha donato il suo Figlio attraverso Maria. Noi, dice ancora Paolo VI, «lo abbiamo ricevuto da lei; se vogliamo perciò essere veri cristiani, dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, che unisce la Vergine a Gesù e che apre a noi la via che a lui conduce»(PAOLO VI, «Discorso al Congresso Mariologico Mariano Internazionale di Roma nell’Aula dell’Antonianum (16 maggio 1975)», Insegnamenti XIII (1975) 526). «Se vogliamo trovare Cristo, aveva detto san Bonaventura, prima dobbiamo avvicinarci a Maria»(BONAVENTURA DI BAGNOREGIO, «Commentarium in Lucam» (Opera Omnia VII) 52). Certamente il dottore francescano aveva in mente la chiesina di Santa Maria degli Angeli, dove la tradizione vuole che Francesco abbia voluto far scrivere «questa è la porta della vita eterna», così che Bonaventura aggiunse: «perché nessuno può entrare in cielo se non passa attraverso Maria come per una porta. Come Dio infatti venne a noi attraverso di lei, così bisogna che torniamo a Dio attraverso di lei»(Id., «Commentarius Evangelii S. Lucae» (Opera Omnia VII) 27).
  
Nell’amore

   La sua vita e la sua santità ci sono additate come modello a cui conformarci per poter raggiungere il Cristo, il senso della nostra esistenza. I santi non hanno dubbi! Per questo Massimiliano Kolbe ci indica che cosa dobbiamo fare: «Avvicinarci a Lei, renderci simili a Lei, permettere che Ella prenda possesso del nostro cuore e di tutto il nostro essere, che Ella viva e operi in noi e per mezzo nostro, che Ella stessa ami Dio con il nostro cuore, che noi apparteniamo a Lei senza alcuna restrizione: ecco il nostro ideale»(Gli scritti di Massimiliano Kolbe, eroe di Oswiecim e beato dalla Chiesa (Firenze 1975-1978) III, 475).
   Se l’Immacolata è stata la prima amata dal Padre dopo il Figlio e certamente la prima creatura amata dal Figlio, Lei diventa per noi la «maestra dell’amore» perché ci insegna come amare e come dobbiamo lasciarci amare da Dio.
   Se, come sottolinea la scuola francescana, Dio vive per amare e il senso della creazione è la dilatazione di questo amore, quando egli pensa al Figlio che si sarebbe fatto uomo in quello stesso istante pensa alla Madre che diventa così la prima creatura che dona al Creatore la gioia di poter donare il suo amore. Maria, nel progetto di Dio è pensata come colei che procura al Figlio la «gioia di poter amare» e poi di «poter essere amato».
   È così che «la gioia dell’amore» diventa il fondamento della natura umana. Questa gioia si ritrova nella tenerezza dei fidanzati, nell’amore della coppia, nell’affetto dei genitori verso i figli e viceversa e soprattutto nella carità che ogni persona deve nutrire verso ogni suo prossimo. Dio, infatti, ci ha progettati dall’eternità per essere «santi e immacolati al suo cospetto». Questo, come spiega l’Apostolo, si realizza in noi «nell’amore» (Ef 1,14), perché Dio ci ha creati per essere come Lui e con Lui: «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1Gv 4,16). L’uomo e la donna «santi e immacolati» sono coloro che si sono lasciati amare da Dio, riempire dell’amore, per poterlo donare agli altri e così dilatarlo a tutta la creazione.
   L’Immacolata Madre di Dio rifulge per essere stata la «prima amata», che ricevette un dono speciale, «preservata dal peccato originale», per poter accogliere in Lei lo stesso Figlio di Dio che, facendosi figlio dell’uomo, fece in modo che nel cuore umano potesse battere il cuore di Dio, così che l’uomo divenisse, in questa maniera, capace di amare come Dio ama.
   Kolbe ancora ci insegna che Maria è Immacolata perché «non ebbe mai nessuna macchia, cioè il suo amore fu sempre totale senza alcun detrimento, amò Dio con tutto il suo essere e l’amore la unì fin dal primo istante di vita così perfettamente con Dio». Essere immacolati, perciò, significa essere «totalmente amanti» di Dio a tal punto che Dio stesso viene a dimorare in noi e allora con l’apostolo Paolo potremo dire: «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).
   Il senso del nostro essere santi e immacolati si trova proprio in questa capacità (nella nostra buona volontà) di volerci conformare in coloro che per primi sono stati amati e che per primi hanno amato. Essi sono i capostipiti di quella nuova umanità a cui noi tutti siamo stati predestinati se vogliamo che si realizzi il senso stesso della creazione.
 
Stefano M. Cecchin

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