DOMENICA 11 OTTOBRE 2009 – XXVIII DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 11 OTTOBRE 2009 - XXVIII DEL TEMPO ORDINARIO dans Lettera agli Ebrei 15%20COMESTOR%20SALOMON%20ENSEIGNANT%20SON%20FILS%20JUGEMENT

The Wisdom of Solomon , events and portraits (prima lettura dalla Sapienza)

http://www.artbible.net/firstestament_fr.html

DOMENICA 11 OTTOBRE 2009 – XXVIII DEL TEMPO ORDINARIO

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B28page.htm

MESSA DEL GIORNO:

Seconda Lettura   Eb 4, 12-13
La parola di Dio discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.

Dalla lettera agli Ebrei
La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto. 

http://www.bible-service.net/site/375.html

Hébreux 4,12-13
 C’est un éloge de la Parole de Dieu, sous forme d’avertissement et d’invitation. Les deux versets d’aujourd’hui concluent une mise en garde contre l’indocilité. La Parole de Dieu porte la lumière au plus profond de nous-mêmes, là où se font en nous les choix, là où se prennent les décisions vitales. C’est en cela déjà qu’elle est juge, qu’elle tranche. C’est ce lieu le plus profond de l’être qu’ atteint la parole de Dieu ; on le voit bien avec les prophètes ; on le voit avec Jésus devant qui les pauvres se savent aimés et les hypocrites jugés. On ne peut se soustraire à cette lumière de la Parole, nous aurons à rendre compte. Le texte se termine en fait sur le mot  » parole « . À la Parole de Dieu doit répondre notre propre parole, la parole de notre vie.

 Ebrei 4, 12-13
 
E un elogio della Parola di Dio sotto forma di avvertimento e di invito. I due versetti di oggi concludono oggi un avvertimento contro l’indocilità. La Parola di Dio porta la luce nel più profondo di noi stessi, là dove nascono in noi le scelte, là dove si prendono le decisioni vitali. È qui che  c’è già un  giudice, si decide, si risolve. Questo è il luogo più profondo dell’essere che è raggiunto dalla parola di Dio;  come hanno visto chiaramente i profeti; si vede con Gesù: davanti ai poveri che sanno di essere amati ed agli ipocriti giudicati.
Non possiamo sfuggire a questa luce della Parola, noi dovremo renderne conto. Il testo si conclude, infatti, il termine « parola ». Alla Parola di Dio si deve rispondere con la nostra personale parola, quella della nostra vita.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dal «Commento su Aggeo» di san Cirillo d’Alessandria, vescovo
(Cap. 14; PG 71, 1047-1050)
 
Il mio nome è glorificato tra le genti
Al tempo della venuta del nostro Salvatore apparve un tempio divino senza alcun confronto più glorioso, più splendido ed eccellente di quello antico. Quanto superiore era la religione di Cristo e del Vangelo al culto dell’antica legge e quanto superiore è la realtà in confronto alla sua ombra, tanto più nobile è il tempio nuovo rispetto all’antico.
Penso che si possa aggiungere anche un’altra cosa. Il tempio era unico, quello di Gerusalemme, e il solo popolo di Israele offriva in esso i suoi sacrifici. Ma dopo che l’Unigenito si fece simile a noi, pur essendo «Dio e Signore, nostra luce» (Sal 117,27), come dice la Scrittura, il mondo intero si è riempito di sacri edifici e di innumerevoli adoratori che onorano il Dio dell’universo con sacrifici ed incensi spirituali. E questo, io penso, è ciò che Malachia profetizzò da parte di Dio: Io sono il grande Re, dice il Signore; grande è il mio nome fra le genti, e in ogni luogo saranno offerti l’incenso e l’oblazione pura (Cfr. Ml 1,11).
Da ciò risulta che la gloria dell’ultimo tempio, cioè della Chiesa, sarebbe stata più grande. A quanti lavorano con impegno e fatica alla sua edificazione, sarà dato dal Salvatore come dono e regalo celeste Cristo, che è la pace di tutti. Noi allora per mezzo di lui potremo presentarci al Padre in un solo Spirito (Cfr. Ef 2,18). Lo dichiara egli stesso quando dice: Darò la pace in questo luogo e la pace dell’anima in premio a chiunque concorrerà a innalzare questo tempio (Cfr. Ag 2,9). Aggiunge: «Vi do la mia pace» (Gv 14,27). E quale vantaggio questo offra a quanti lo amano, lo insegna san Paolo dicendo: La pace di Cristo, che sorpassa ogni intelligenza, custodisca i vostri cuori e i vostri pensieri, (Cfr. Fil 4, 7). Anche il saggio Isaia pregava in termini simili: «Signore, ci concederai la pace, poiché tu dai successo a tutte le nostre imprese» (Is 26,12).
A quanti sono stati resi degni una volta della pace di Cristo è facile salvare l’anima loro e indirizzare la volontà a compiere bene quanto richiede la virtù.
Perciò a chiunque concorre alla costruzione del nuovo tempio promette la pace. Quanti dunque si adoperano a edificare la Chiesa o che sono messi a capo della famiglia di Dio (Cfr. Ef 2,22) come mistagoghi, cioè come interpreti dei sacri misteri sono sicuri di conseguire la salvezza. Ma lo sono anche coloro che provvedono al bene della propria anima, rendendosi roccia viva e spirituale (Cfr. 1 Cor 10,4) per il tempio santo, e dimora di Dio per mezzo dello Spirito (Cfr. Ef 2,22).

LODI

Lettura Breve   2 Tm 2, 8.11-13
Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti. Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   Eb 12, 22-24
Voi vi siete accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele.

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