Archive pour août, 2009

Filosseno di Mabbug: « Vieni, e vedrai »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090824

San Bartolomeo, apostolo, festa : Jn 1,45-51
Meditazione del giorno
Filosseno di Mabbug (  ?- circa 523), vescovo in Siria
Omelie, n° 4, 76-79 ; SC 44, 95

« Vieni, e vedrai »

Gesù ha rinnovato verso i santi apostoli la chiamata rivolta ad Abramo. E la loro fede assomigliava a quella di Abramo ; infatti, come Abramo ha ubbidito appena fu chiamato (Gen 1,2), così gli apostoli hanno seguito Gesù appena furono chiamati e udirono la sua voce… Non un lungo insegnamento ha fatto di loro dei discepoli, ma il semplice fatto di aver udito la parola della fede. Poiché la loro fede era viva, non appena udì la voce viva essa ubbidì alla vita. Gli apostoli sono accorsi subito alla sua sequela, senza indugio ; in questo vediamo che erano discepoli nel cuore prima ancora di essere stati chiamati.

In questo modo agisce la fede che è rimasta nella semplicità. Non con molti argomenti la fede riceve l’insegnamento ; ma come un occhio sano e puro riceve il raggio di sole che gli è mandato, senza ragionare né lavorare, e percepisce la luce appena è aperto … così coloro che hanno una fede naturale riconoscono la voce di Dio appena l’hanno sentita. La luce della sua parola sorge in loro ; le si lanciano gioiosamente incontro e la ricevono, secondo quanto ha detto il Signore nel Vangelo : « le mie pecore ascoltano la mia voce ed esse mi seguono » (Gv 10,27).     

Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 18-19: « Chi mangia la mia carne e beve il moi sangue ha la vita eterna » (Gv 6,54)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090823

XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B : Jn 6,60-69
Meditazione del giorno
Giovanni Paolo II
Lettera Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 18-19

« Chi mangia la mia carne e beve il moi sangue ha la vita eterna » (Gv 6,54)

Colui che si nutre di Cristo nell’Eucaristia non deve attendere l’aldilà per ricevere la vita eterna: la possiede già sulla terra, come primizia della pienezza futura, che riguarderà l’uomo nella sua totalità. Nell’Eucaristia riceviamo infatti anche la garanzia della risurrezione corporea alla fine del mondo: « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno » (Gv 6,54). Questa garanzia della futura risurrezione proviene dal fatto che la carne del Figlio dell’uomo, data in cibo, è il suo corpo nello stato glorioso di risorto. Con l’Eucaristia si assimila, per così dire, il «segreto» della risurrezione. Perciò giustamente sant’Ignazio d’Antiochia definiva il Pane eucaristico « farmaco di immortalità, antidoto contro la morte ».

La tensione escatologica suscitata dall’Eucaristia esprime e rinsalda la comunione con la Chiesa celeste. Non è un caso che nelle anafore orientali e nelle preghiere eucaristiche latine si ricordino con venerazione la sempre Vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo, gli angeli, i santi apostoli, i gloriosi martiri e tutti i santi. È un aspetto dell’Eucaristia che merita di essere posto in evidenza: mentre noi celebriamo il sacrificio dell’Agnello, ci uniamo alla liturgia celeste, associandoci a quella moltitudine immensa che grida: « La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello! » (Ap 7, 10). L’Eucaristia è davvero uno squarcio di cielo che si apre sulla terra. È un raggio di gloria della Gerusalemme celeste, che penetra le nubi della nostra storia e getta luce sul nostro cammino.

DOMENICA 23 AGOSTO 2009 – XXI DEL TEMPO ORDINARIO

 

DOMENICA 23 AGOSTO 2009 - XXI DEL TEMPO ORDINARIO dans Lettera agli Efesini icon08

ho scelto per l’immagine di questa domenica, in corrispondenza del Vangelo su « Gesù Maestro, dal sito:

Chiesa di Gesù Maestro – Roma

http://www.pddm.org/chiesa/intro.htm

DOMENICA 23 AGOSTO 2009 – XXI DEL TEMPO ORDINARIO

MESSA DEL GIORNO LINK:

http://www.maranatha.it/Festiv2/ordinB/B21page.htm

Seconda Lettura   Ef 5, 21-32
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso.
Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.
Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne.
Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

http://www.bible-service.net/site/380.html

Éphésiens 5,21-32

Que d’encre a fait couler ce texte et combien de diatribes contre la  » misogynie paulinienne  » ! Une première erreur de lecture consiste à isoler les versets 21-24 (la soumission des femmes à leurs maris) des versets 25-28 (1′amour des maris pour leurs femmes). D’autant que le texte s’achève sur l’identification de l’homme et de la femme:  » Celui qui aime sa femme s’aime soi-même.  » Plus encore, l’appel pressant adressé par Paul aux maris (plus qu’aux femmes) s’inscrit dans une vérité de foi:  » Frères, par respect pour le Christ, soyez soumis les uns aux autres  » (v. 21). Cela vaut pour tous, et non pour les seules femmes !

Reste la difficile question de la  » soumission  » : de quoi s’agit-il ici ? S’il s’agit d’un simple rapport d infériorité féminine par rapport à l’homme, comment le mari pourrait-il  » aimer sa femme comme son propre corps  » ? Ce serait un non-sens… Dans la relation juste, la femme est conduite à respecter celui qui offre son corps par amour,  » à l’exemple de l’amour du Christ pour l’Église « .

Si Paul reprend sans aucun doute le langage de son temps – peu favorable à la femme – il l’inverse de manière radicale. La racine d’un tel changement est proprement christique : l’amour du Christ pour l’Église inscrit respect et tendresse, corps donné et reçu, au cœur de toute relation homme-femme. N’y a-t-il pas d’ailleurs selon Paul « ni Juif ni Grec, ni esclave ni homme libre, ni homme ni femme  » en Christ où tous font un (c£ Galates 3, 28). L’expérience vécue du Christ abolit toute inégalité, c’est le sens profond du verset 21 qui ouvre le passage retenu ce jour. Alors, Paul est-il vraiment si misogyne ?

Efesini  5, 21-32

Quanto inchiostro ha fatto scorrere questo testo e quante diatribe contro la « misoginia paolina »! Il primo errore di lettura consiste di isolare i versetti 21-24 (la sottomissione delle donne ai loro mariti) dai versetti 25-28 (l’amore dei mariti per le donne). Tanto che il testo si conclude con l’identificazione dell’uomo e della donna: « chi ama la propria moglie, ama se stesso. ». Più ancora il richiamo pressante indirizzato da Paolo ai mariti (più che alle mogli)  nella verità della fede : « Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri ». Questo vale per tutti e non per le sole donne.

Resta difficile la questione della « sottomissione »: di che cosa si tratta qui? Se si trattasse di un semplice rapporto di inferiorità femminile nei confronti dell’uomo, come potrà il marito (cito il testo) : « Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: »? Sarebbe un nonsenso… Nella giusta relazione la donna è condotta a rispettare colui che offre il suo corpo per amore a esempio dell’amore di Cristo per la Chiesa. (v 25)

Così Paolo riprende, senza alcun dubbio, il linguaggio del suo tempo – poco favorevole alla donna – e lo rovescia in maniera radicale. Il fondamento di un tale cambiamento è propriamente cristico: l’amore di Cristo per la Chiesa inscrive (disegna) rispetto e tenerezza, corpo donato e ricevuto, al cuore di tutte le relazioni uomo-donna. Non ci sono, del resto, per Paolo « …(né) giudeo, né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù » (Gal 3,28). L’esperienza vissuta del Cristo abolisce ogni disuguaglianza,questo è il senso profondo del versetto 21 che apre il passaggio offerto alla lettura questo giorno. Allora, Paul è proprio così misogino?

 PRIMI VESPRI
 
 Lettura breve   Rm 11, 33-36
O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? (Is 40, 13; Ger 23, 18; Gb 41, 3).
Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

SECONDI VESPRI

Lettura Breve   2 Cor 1, 3-4
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.

Paolo VI: « L’anima mia magnifica il Signore »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090822

Beata Maria Vergine Regina, memoria : Lc 1,39-47
Meditazione del giorno
Paolo VI, papa dal 1963 al 1978
Esortazione apostolica sulla gioia cristiana « Gaudete in Domino » (© Libreria Editrice Vaticane)

« L’anima mia magnifica il Signore »

Dopo venti secoli, la sorgente della gioia cristiana non ha cessato di zampillare nella Chiesa, e specialmente nel cuore dei santi…
Al primo posto ecco la Vergine Maria, piena di grazia, la Madre del Salvatore. Disponibile all’annuncio venuto dall’alto, essa, la serva del Signore, la sposa dello Spirito Santo, la Madre dell’eterno Figlio, fa esplodere la sua gioia dinanzi alla cugina Elisabetta, che ne esalta la fede: «L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore . . . D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata».

Essa, meglio di ogni altra creatura, ha compreso che Dio compie azioni meravigliose: santo è il suo Nome, egli mostra la sua misericordia, egli innalza gli umili, egli è fedele alle sue promesse. Non che l’apparente corso della vita di Maria esca dalla trama ordinaria: ma essa riflette sui più piccoli segni di Dio, meditandoli nel suo cuore (Lc 2,19.51). Non che le sofferenze le siano state risparmiate: essa sta in piedi accanto alla croce, associata in modo eminente al sacrificio del Servo innocente, Lei ch’è madre dei dolori. Ma essa è anche aperta senza alcun limite alla gioia della Risurrezione; ed essa è anche elevata, corpo e anima, alla gloria del cielo. Prima creatura redenta, immacolata fin dalla concezione, dimora incomparabile dello Spirito, abitacolo purissimo del Redentore degli uomini, essa è al tempo stesso la Figlia prediletta di Dio e, nel Cristo, la Madre universale. Essa è il tipo perfetto della Chiesa terrena e glorificata.

Quale mirabile risonanza acquistano, nella sua esistenza singolare di Vergine d’Israele, le parole profetiche rivolte alla nuova Gerusalemme: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto col manto della giustizia, come uno sposo che si cinge di diadema e come una sposa che si adorna di gioielli» (Is 61,10)

domani 22 agosto: Beata Vergine Maria Regina (m)

domani 22 agosto: Beata Vergine Maria Regina (m) dans immagini sacre

http://www.santiebeati.it/

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Papa Pio X

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Pio X, la prima parte della storia della sua vita e cenno al motto: Instaurare omnia in Christo (Ef 1,10)

come vedete dall’indice la vita di Papa Pio X è trattata in 9 parti (pagine), io propongo la prima perché ero interessata al motto di Pio X: « Instaurare omnia in Christo » (Ef 1,10), c’è la nota, io posto solo la prima pagina il restante studio si può leggere sul sito;

mi sembra sempre di poter « sfiorare » soltanto molte cose che, approfondite, sarebbero molto interessanti ed edificanti, ma di più non credo di poter fare;

http://www.museosanpiox.it/sanpiox/pio_x2.html

Vita di San Pio X

Indice – 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9

Papa Pio X (4 agosto 1903-20 agosto 1914)

Morto Leone XIII il 20 luglio 1903, il card. Sarto partì per Roma il 26 luglio. Ai veneziani che erano accorsi alla stazione per salutarlo assicurò: « o vivo o morto tornerò! ».

I papabili erano il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, Segretario di Stato di Leone XIII, e il cardinale Gotti: ma i tempi erano ormai maturi per una scelta nuova. Al Rampolla si può applicare una salace considerazione riportata da Ernesto Vercesi, dello stesso Leone XIII, al quale fu domandato come mai il « Cardinale Consalvi non ebbe dei voti alla morte di Pio VII, dopo i grandi servizi che aveva reso alla Chiesa? Leone rispose: «Consalvi aveva durato anche troppo». Erano molti anche nel Sacro Collegio che desideravano un indirizzo nuovo. S’invocava un papa che permettesse un’evoluzione che si sentiva nell’aria »[1].

Il card. Sarto entrò in conclave nel pomeriggio del 31 luglio e, dopo che le prime votazioni avevano evidenziato una radicale contrapposizione di schieramenti, fu sottoposto a pressioni sempre crescenti; dopo aver inutilmente cercato di non farsi eleggere, nel tardo mattino del 4 agosto fu eletto papa con 50 voti su 62 teoricamente possibili (80,6%). Assunse il nome di Pio, in ricordo dei papi con questo nome che « nel secolo passato hanno coraggiosamente lottato contro le sette e gli errori », cioè Pio VI, Pio VII e Pio IX.

Annunciò il programma del suo pontificato con l’enciclica E supremi apostolatus cathedra (4 ottobre 1903), nella quale è contenuto anche il motto Instaurare omnia in Christo[2].

La realizzazione di tale programma ebbe subito inizio con un ritmo incalzante: dal motu proprio Tra le sollecitudini (22 novembre 1903) per la riforma della musica sacra, al motu proprio Fin dalla prima (18 dicembre 1903) per il riordinamento dell’Azione Popolare Cristiana, alla costituzione Commissum nobis (20 gennaio 1904) condanna del Veto in Conclave, cioè quell’anacronistico diritto delle potenze europee di opporsi alla elezione a papa di un cardinale non gradito: fu usato per l’ultima volta dal card. Puzyna di Cracovia proprio nel conclave da cui uscì eletto.

Seguirono l’enciclica Ad diem illum (2 febbraio 1904) per il cinquantesimo anniversario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione, la lettera Quum arcano (11 febbraio 1904) con la quale indiceva la visita apostolica alla città di Roma[3], seguita in breve tempo dal decreto Constat apud omnes (7 marzo 1904), in cui prendeva un’analoga iniziativa per la visita apostolica alle diocesi italiane.

Cinque giorni dopo era la volta dell’enciclica Iucunda sane (12 marzo 1904) per il XIII Centenario di S. Gregorio Magno e, 12 giorni dopo, quella del motu proprio Arduum sane munus (19 marzo 1904) per la compilazione del nuovo Codice di Diritto Canonico: non vedrà ultimata questa immane impresa, che verrà presentata alla Chiesa dal suo successore, Benedetto XV, il 25 maggio 1917, giorno di Pentecoste.

Sul fronte politico italiano, il nuovo papa iniziò con cautela e circospezione ad attenuare il Non expedit e ad aprirsi alle correnti politiche moderate per evitare l’elezione di esponenti radicali o socialisti. Di fronte alla crisi dell’Opera dei Congressi, prese la decisione del suo scioglimento; secondo un disegno strategico improntato all’azione del laicato sotto un rigido controllo ecclesiastico, con la lettera La lettera circolare (1 marzo 1905) riprovò la Democrazia Cristiana Autonoma e con l’enciclica Il fermo proposito (11 giugno 1905) favorì la riorganizzazione dell’Azione Cattolica in Italia. Conscio dell’importanza del laicato cattolico nella riconquista cristiana della società, vedeva nella sua azione un prolungamento dell’azione del clero, in una visione confessionale nella quale emergeva la pragmaticità pastorale di antico parroco di Salzano.

Il 1905 fu anche l’anno dell’enciclica Acerbo nimis (15 aprile 1905) sull’insegnamento del catechismo, uno dei primi interventi in questo ambito, per i quali sarà chiamato il « papa del catechismo ». Ma, a fianco di questo titolo, si trova anche quello di « papa dell’eucaristia », perché l’eucaristia fu il tema fondamentale del decreto Sacra Tridentina Synodus (20 dicembre 1905), riguardante la comunione frequente e quotidiana.

Sul fronte della politica internazionale era intanto scoppiata la questione francese: dopo le vicende legate alle « leggi inique » votate in Francia contro la Chiesa fra il 1880 ed il 1903, e le controversie che avevano seguito la visita al Quirinale del presidente francese Émile Loubet (1838-1929), avvenuta nel 1904, il 9 dicembre 1905 il parlamento francese votò la legge di separazione fra Stato e Chiesa. La risposta di Pio X non si fece attendere e si concretizzò in due encicliche contro il governo francese: nell’enciclica Vehementer condannò la separazione della Chiesa dallo Stato in Francia (11 febbraio 1906), e nella Gravissimo officii munere condannò le leggi cultuali proposte dal governo francese (10 agosto 1906).

Non furono questi gli unici atti legati a controversie fra Chiesa e Stato. In altri paesi, come in Ecuador e, qualche anno dopo in Portogallo, lo stato aveva emanato « leggi persecutrici » nei confronti della Chiesa: Pio X espresse il « suo dolore » con la lettera Acre nefariumque bellum (14 maggio 1905) contro le leggi votate nell’Ecuador e, sei anni dopo, con l’enciclica Jamdudum in Lusitania, per quelle votate in Portogallo (24 maggio 1911).

E a coronamento di un’opera efficace ed attenta, durata almeno 30 anni, non mancò un progetto di riforma dei seminari d’Italia, realizzato con un provvedimento autorevole il 16 gennaio 1906.

Dello stesso anno sono due interventi, uno sul clero ed uno sul sacramento dell’eucaristia: l’enciclica Pieni l’animo sull’educazione del giovane clero (28 luglio 1906) ed il decreto Post editum sulla comunione ai malati non digiuni (7 dicembre 1906).

Dopo avere ancora una volta manifestato la posizione della Santa Sede nei confronti del governo francese, con l’enciclica Une fois encore (6 gennaio 1907), Pio X condannò 65 proposizioni moderniste nel decreto Lamentabili sane exitu (3 luglio 1907) ed il movimento modernista con l’enciclica Pascendi dominici gregis (8 settembre 1907), etichettandolo come la sintesi di tutte le eresie ed aprendo una stagione della storia della Chiesa contemporanea non ancora compresa a fondo. Il 1907 fu l’anno in cui culminò in modo virulento questa lotta: per i fatti successi si rese necessario un supplemento d’indagine alla soglia della beatificazione, per rispondere ad una ridda di sospetti e di « veleni » propalati sull’operato e sulle effettive responsabilità del papa[4], che intervenne con estremo vigore, sempre con un pugno di ferro dentro ad un guanto di velluto, dato che la sua formazione intransigente non gli permetteva altri modi di agire, ed i tempi in cui visse non permettevano di distinguere tra « errante » ed « errore ». I testimoni ai processi canonici concordano che, se dimostrò « una energia inesorabile, pienamente giustificata dalla gravità del pericolo che incombeva sulla Chiesa, con i Modernisti dimostrò sempre una carità insuperabile ed una misericordia senza misura. [...] voleva che si sperimentassero tutti i mezzi umanamente possibili per ammonirli e persuaderli dei loro errori, raccomandando vivamente che non si mancasse alla carità. [...] non li abbandonava a se stessi: li seguiva con occhio paterno, tentava ogni via per richiamarli e se si fossero trovati in ristrettezze economiche provvedeva anche al loro sostentamento »[5]. Nella parte dispositiva dell’enciclica le misure previste erano mirate, e culminarono con l’imposizione di un giuramento antimodernista (1 settembre 1910), a riprova della costante sollecitudine di Pio X per l’integrità del Depositum Fidei[6].

Dall’atteggiamento antagonistico di fronte alle nuove idee ed ai nuovi fermenti interni ed esterni alla Chiesa, è nata la convinzione che papa Sarto sia stato un papa « retrogrado » e « reazionario ».

Non sono però mancati anche interventi di originale portata riformatrice e di respiro universale: come la costituzione apostolica Sapienti consilio, che riformava la curia romana (29 giugno 1908), la lettera Quidquid consilii sull’unione delle chiese orientali (8 luglio 1908), e la lettera apostolica ai vescovi d’oriente sull’unione delle chiese del 26 dicembre 1910, che sottolinea uno degli aspetti ecumenici più interessanti del pontificato di Pio X.

Di influenza particolarmente efficace fu l’esortazione al clero Haerent animo, scritta per la celebrazione del suo giubileo sacerdotale (4 agosto 1908).

Il 29 settembre 1908, con la costituzione apostolica Promulgandi pontificias, fondò il periodico Acta Apostolicae Sedis, unico organo di stampa ufficiale della Santa Sede per i problemi dottrinali e disciplinari, che sostituiva il precedente Acta Sanctae Sedis, istituito da Pio IX nel 1865.

Seguirono poi le encicliche Communium rerum, nel VIII Centenario di Sant’Anselmo d’Aosta (21 aprile 1909), la lettera Vinea electa riguardante la fondazione dell’Istituto biblico (7 maggio 1909), Editae saepe, nel III Centenario di San Carlo Borromeo (26 maggio 1910) e Quam singulari Christus amore sulla comunione dei fanciulli (8 agosto 1910), una delle sue più famose encicliche eucaristiche, quella per la quale ebbe a dire: « questo documento mi è stato ispirato da Dio stesso ».

In ambito sociale gli interventi di papa Sarto furono di certo non altisonanti come quello del suo predecessore Leone XIII: sono da segnalare l’intervento per l’inaugurazione della Scuola Sociale Cattolica di Bergamo il 15 agosto 1910, e la lettera Notre charge apostolique del 25 agosto 1910, nella quale condannò le teorie della rivista Sillon di Marc Sangnier (Parigi, 1873-1950), il quale prontamente si sottomise in modo pieno ed incondizionato al volere del papa. Altro fatto da sottolineare è che durante il pontificato di Pio X si assistette ad una maggiore sensibilizzazione ed organizzazione delle attività della Chiesa a favore dell’emigrazione.

Altri atti pontifici di Pio X furono la costituzione apostolica Divino afflatu, che riformava il breviario romano (1 novembre 1911), la costituzione apostolica Etsi nos, che prevedeva la riforma del vicariato di Roma (1 gennaio 1912), l’enciclica Lacrimabili statu sulle disumane condizioni degli indios nell’America Latina (7 giugno 1912), l’enciclica Singulari quadam sui sindacati operai in Germania (24 settembre 1912) e la lettera apostolica Universis Christifidelibus dell’8 marzo 1913, per il XVI Centenario Costantiniano.

Dall’esame degli atti di papa Pio X può sorprendere il fatto che papa Sarto non sia mai intervenuto a riguardo di argomenti scientifici, anche se quelli in cui visse erano anni che registravano lo scardinamanto di secolari fondamenti della fisica con la formulazione della teoria dei quanti (1900) di Max Planck (1858-1947), della teoria della relatività ristretta (1905) di Albert Einstein (1879-1955) e dell’interpretazione atomistica della realtà fisica (1903-1913) ad opera di Joseph John Thomson (1856-1940), Ernest Rutherford (1871-1937) e Niels Bohr (1885-1962).

È un fatto strano, perché Giuseppe Sarto ha sempre coltivato studi scientifici, con speciale riguardo alla matematica e all’astronomia: è sempre riuscito bene in questo tipo di studi, ha espresso la sua versatilità scientifica nella costruzione di meridiane e, da papa, ha seguito l’attività della Specola vaticana fondata dal suo predecessore[7].

Il progressivo declino della salute e le condizioni politiche che si deterioravano sempre di più in Europa lo portarono alla tomba. Angosciosamente il 2 agosto 1914 inviò l’esortazione Dum Europa a tutti i cattolici del mondo per implorare la cessazione della guerra europea appena scoppiata, che poi sfocerà nella prima guerra mondiale: è un accorato appello a porre fine alle ostilità e ad esperire ogni strada per la composizione del conflitto nell’interesse superiore dell’umanità e della pace. È un testamento di pace dei più alti che siano stati consegnati alle future generazioni.

Morì alle 1.16 del 20 agosto 1914, giovedì. Fu sepolto nelle grotte vaticane e sulla sua tomba furono scritte le parole: PIUS P.P. X – DIVES ET PAUPER – MITIS ET HUMILIS CORDE – REIQUE CATHOLICAE VINDEX FORTIS – INSTAURARE OMNIA IN CHRISTO – SATAGENS – PIE OBIIT DIE XX AUG. A. D. MCMXIV, che riassumono una vita ed un pontificato vissuti all’ombra della croce e all’insegna della povertà più rigorosamente vissuta[8].
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[1] VERCESI E., Tre Papi, Edizioni Athena, Milano, 1929, p. 175.

[2] Il motto si trova in Efesini 1, 10, ma molte sono le traduzioni ed i significati attribuiti. Ad esempio, una di esse è: Il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. Nella sua benevolenza lo aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi (BELTRAME QUATTROCCHI P., I salmi preghiera cristiana Salterio corale, IX edizione, Benedettine, S. Agata sui due Golfi (NA), 1986, p. 409). A queste parole fa eco, in Coloss. 3, 11, un analogo concetto paolino. Vi si legge: Qui non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti (La Sacra Bibbia, Edizione ufficiale della CEI, Ed. Conferenza Episcopale Italiana, UECI, 1974, pp. 1175).

Il motto di Pio X Instaurare omnia in Christo è sempre sempre tradotto, con una non malcelata sorta di compiacimento e di contrapposizione alla cultura del mondo, nell’accezione Restaurare in Cristo tutte le cose, ed è sempre stato inteso esclusivamente in senso integrista, integralista e reazionario, di restaurazione appunto. Se rapportato ai tempi in cui fu pronunciato, va invece inteso in una significazione molto più moderna, secondo una logica per molti aspetti anticipatrice dell’ultimo Concilio Vaticano II, come Rifondazione di tutto in Cristo, con un significato più profondo ed ampio, colto con lo spirito dei « tempi maturi » solo dal citato Concilio, che ha invitato i cristiani ad essere veramente tali solamente se fonderanno, ogni giorno e in ogni occasione, la propria vita sulla parola di Cristo. Ora si traduce anche ricapitolare, unificare, riunire, fondare, rifondare. In Germania si traduce Alles in Christi erneuern, cioè Rinnovare ogni cosa in Cristo.

[3] Nessun papa prima di Pio X aveva « mai eseguito le prescrizioni del Concilio di Trento di fare una Visita Pastorale alla città di Roma » in quanto vescovo di quella città. Si veda l’ampio intervento di Gianpaolo Romanato e di Silvio Tramontin in AA. VV., Quaderni della Fondazione Giuseppe Sarto, 1, gennaio 1990, pp. 19-45, in particolare p. 32.

[4] [ANTONELLI F.], Sacra Rituum Congregatio Sectio Historica n. 77 Romana Beatificationis et Canonizationis Servi Dei Pii Papae X Disquisitio circa quasdam obiectiones modum agendi Servi Dei respicientes in Modernismi debellatione una cum Summario Additionali ex Officio compilato, Typis Polyglottis Vaticanis, 1950, p. 303.

[5] DAL-GAL G., Il papa santo Pio X Vita ufficiale della Postulazione per la Causa di Canonizzazione, Il Messaggero di S. Antonio, Padova, 1954, pp. 185-186.

[6] ZAMBARBIERI A., Voce Pio X, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia. Vol II: I protagonisti, Marietti, Torino, 1982, pp. 486-95.

[7] DANIELE I., San Pio X alunno del seminario vescovile di Padova (13 novembre 1850- 14 agosto 1858), Istituto per la Storia Ecclesiastica Padovana, Padova, 1987, p. 17-41; MAFFEO S. S. J., Nove papi una missione Cento anni della Specola Vaticana, Pontificia Academia Scientiarum, Città del Vaticano, 1991, pp. 52-56.

[8] Queste parole bene si adeguano a quanto scritto nel suo testamento olografo: « Nato povero, vissuto povero e sicuro di morir poverissimo » (ROMANATO G., Pio X La vita di papa Sarto, Rusconi, Milano, 1992, pp. 289-90) e, nonostante fosse assolutamente alieno dall’accettare onori umani, dovette accettare che la famiglia fosse nobile: « La famiglia, in virtù della Bolla Benedettina Urbem Romam del 1746, è stata aggregata alla nobiltà romana, ed in conseguenza è iscritta nell’El. Nob. Ital. col titolo di nobile romano (mf.), in persona dei discendenti dai fratelli di Pio X » (SPRETI V., Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. II, Forni Editore, Bologna, 1969 (Rist. anastastica dell’ed. di Milano, 1928-35, p. 447).

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