Archive pour juillet, 2009

GIOVEDÌ 30 LUGLIO 2009 – XVII SETTIMANA DEL T.O.

GIOVEDÌ 30 LUGLIO 2009 – XVII SETTIMANA DEL T.O.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 11, 7-29

Contro i falsi apostoli
Fratelli, ho forse commesso una colpa abbassando me stesso per esaltare voi, quando vi ho annunziato gratuitamente il Vangelo di Dio? Ho spogliato altre Chiese accettando da loro il necessario per vivere, allo scopo di servire voi. E trovandomi presso di voi e pur essendo nel bisogno, non sono stato d’aggravio a nessuno, perché alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti dalla Macedonia. In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggravio e così farò in avvenire. Com’è vero che c’è la verità di Cristo in me, nessuno mi toglierà questo vanto in terra di Acaia!
Questo perché? Forse perché non vi amo? Lo sa Dio! Lo faccio invece, e lo farò ancora, per troncare ogni pretesto a quelli che cercano un pretesto per apparire come noi in quello di cui si vantano.
Questi tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere.
Lo dico di nuovo: nessuno mi consideri come un pazzo, o se no ritenetemi pure come un pazzo, perché possa anch’io vantarmi un poco. Quello che dico, però, non lo dico secondo il Signore, ma come da stolto, nella fiducia che ho di potermi vantare. Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch’io. Infatti voi, che pur siete saggi, sopportate facilmente gli stolti. In realtà sopportate chi vi riduce in servitù, chi vi divora, chi vi sfrutta, chi è arrogante, chi vi colpisce in faccia. Lo dico con vergogna; come siamo stati deboli!
Però in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch’io. Sono Ebrei? Anch’io! Sono Israeliti? Anch’io! Sono stirpe di Abramo? Anch’io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?

Responsorio   Cfr. Gal 1, 11. 12; 2 Cor 11, 10. 7
R. Il Vangelo che annunzio non è modellato sull’uomo; * non l’ho ricevuto da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.
V. La verità di Cristo è in me, poiché vi ho annunziato il Vangelo di Dio:
R. non l’ho ricevuto da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

Seconda Lettura
Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo
(Catech. 18, 26-29; PG 33, 1047-1050)

La Chiesa, sposa di Cristo
Chiesa «cattolica»: questo è infatti il nome proprio di questa santa madre di tutti noi, la quale è veramente anche la sposa del Signore nostro Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio. Sta scritto infatti: «Cristo ha amato la Chiesa, e ha dato se stesso per lei» (Ef 5, 25), e tutto quel che segue. Essa porta in sé la figura e l’immagine della Gerusalemme di lassù, che è libera e madre di tutti noi (cfr. Gal 4, 26). Essa prima era stata infeconda, ma ora è genitrice di numerosa prole.
Dio aveva ripudiato la precedente, mentre nella seconda, vale a dire in quella cattolica, pose anzitutto gli apostoli, come afferma Paolo, in secondo luogo i profeti, in terzo luogo i dottori, poi le autorità, infine i doni delle guarigioni, gli aiuti, i governi, i generi di linguaggi (cfr. 1 Cor 12, 28), e ogni specie di virtù: sapienza e intelletto, temperanza e giustizia, misericordia e benevolenza e infine pazienza invincibile di fronte alle persecuzioni. Questa Chiesa per mezzo delle armi della giustizia a destra e a sinistra, nella gloria e nel disonore, nelle persecuzioni e nelle prove, incoronò i santi martiri di corone intrecciate con i diversi e molteplici fiori della salvezza. Ora invece, in tempi di pace, per grazia di Dio riceve i dovuti onori dai re e da uomini d’altissimo rango, e infine da ogni classe e ceto di uomini. E mentre i re delle genti, sparse nei vari luoghi, hanno dei limiti nel loro potere, la santa Chiesa cattolica è la sola che per tutto l’orbe gode di un potere senza limiti. Dio infatti, come sta scritto, pose la pace come suo confine (cfr. Sal 147, 14).
Rimanendo dentro questa santa Chiesa cattolica e formati dai suoi precetti e dalle sue leggi di salvezza, noi possederemo il regno dei cieli, con l’eredità della vita eterna, per ottenere la quale dal Signore siamo disposti a sopportare ogni cosa. La nostra meta infatti non è una cosa da poco, perché noi tendiamo alla vita eterna. Per questo nella professione di fede ci vene insegnato a credere, oltre che «nella risurrezione della carne» cioè dei morti, anche «nella vita eterna», che deve essere la meta di tutti gli sforzi del cristiano.
Perciò la vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre che come una fonte versa sopra tutti noi i suoi doni celesti. E’ la sua bontà infinita che comunica anche a noi uomini i beni divini della vita eterna.

MERCOLEDÌ 29 LUGLIO 2009 – XVII SETTIMANA DEL T.O.

MERCOLEDÌ 29 LUGLIO 2009 – XVII SETTIMANA DEL T.O.

SANTA MARTA (m)

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 10, 1 – 11, 6

Apologia dell’Apostolo
Fratelli, ora io stesso, Paolo, vi esorto per la dolcezza e la mansuetudine di Cristo, io davanti a voi così meschino, ma di lontano così animoso con voi; vi supplico di far in modo che non avvenga che io debba mostrare, quando sarò tra voi, quell’energia che ritengo di dover adoperare contro alcuni che pensano che noi camminiamo secondo la carne. In realtà, noi viviamo nella carne ma non militiamo secondo la carne. Infatti le armi della nostra battaglia non sono carnali, ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze, distruggendo i ragionamenti e ogni baluardo che si leva contro la conoscenza di Dio, e rendendo ogni intelligenza soggetta all’obbedienza al Cristo. Perciò siamo pronti a punire qualsiasi disobbedienza, non appena la vostra obbedienza sarà perfetta.
Guardate le cose bene in faccia: se qualcuno ha in se stesso la persuasione di appartenere a Cristo, si ricordi che se lui è di Cristo lo siamo anche noi. In realtà, anche se mi vantassi di più a causa della nostra autorità, che il Signore ci ha dato per vostra edificazione e non per vostra rovina, non avrò proprio da vergognarmene. Non sembri che io vi voglia spaventare con le lettere! Perché «le lettere — si dice — sono dure e forti, ma la sua presenza fisica è debole e la parola dimessa». Questo tale rifletta però che quali noi siamo a parole per lettera, assenti, tali saremo anche con i fatti, di presenza.
Certo noi non abbiamo l’audacia di uguagliarci o paragonarci ad alcuni di quelli che si raccomandano da sé; ma mentre si misurano su di sé e si paragonano con se stessi, mancano di intelligenza. Noi invece non ci vanteremo oltre misura, ma secondo la norma della misura che Dio ci ha assegnato, sì da poter arrivare fino a voi; né ci innalziamo in maniera indebita, come se non fossimo arrivati fino a voi, perché fino a voi siamo giunti col vangelo di Cristo. Né ci vantiamo indebitamente di fatiche altrui, ma abbiamo la speranza, col crescere della vostra fede, di crescere ancora nella vostra considerazione, secondo la nostra misura, per evangelizzare le regioni più lontane della vostra, senza vantarci alla maniera degli altri delle cose già fatte da altri.
Pertanto chi si vanta, si vanti nel Signore (Ger 9, 23); perché non colui che si raccomanda da sé viene approvato, ma colui che il Signore raccomanda.
Oh se poteste sopportare un po’ di follia da parte mia! Ma, certo, voi mi sopportate. Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo. Temo però che, come il serpente nella sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo. Se infatti il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo. Ora io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi «superapostoli»! E se anche sono un profano nell’arte del parlare, non lo sono però nella dottrina, come vi abbiamo dimostrato in tutto e per tutto davanti a tutti.
 
Responsorio   Cfr. 2 Cor 10, 34; Ef 6, 16. 17
R. Viviamo nella carne, ma non combattiamo secondo la carne; * le armi della nostra lotta non sono carnali.
V. Tenete sempre in mano lo scudo della fede e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio:
R. le armi della nostra lotta non sono carnali.
 
Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo  (Disc. 103, 1-2. 6; PL 38, 613. 615)
 
Felici coloro che hanno meritato di ricevere il Signore nella propria casa Le parole di nostro Signore Gesù Cristo ci vogliono ricordare che esiste un unico traguardo al quale tendiamo, quando ci affatichiamo nelle svariate occupazioni di questo mondo. Vi tendiamo mentre siamo pellegrini e non ancora stabili; in cammino e non ancora nella patria; nel desiderio e non ancora nell’appagamento. Ma dobbiamo tendervi senza svogliatezza e senza intermissione, per poter giungere finalmente un giorno alla meta. Marta e Maria erano due sorelle, non solo sul piano della natura, ma anche in quello della religione; tutte e due onoravano Dio, tutte e due servivano il Signore presente nella carne in perfetta armonia di sentimenti. Marta lo accolse come si sogliono accogliere i pellegrini, e tuttavia accolse il Signore come serva, il Salvatore come inferma, il Creatore come creatura; lo accolse per nutrirlo nel suo corpo mentre lei doveva nutrirsi con lo Spirito. Il Signore infatti volle prendere la forma dello schiavo ed essere nutrito in questa forma dai servi, per degnazione non per condizione. Infatti anche questa fu una degnazione, cioè offrirsi per essere nutrito: aveva un corpo in cui sentiva fame e sete.
Così dunque il Signore fu accolto come ospite, egli che «venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio» (Gv 1, 11-12). Ha adottato dei servi e li ha resi fratelli, ha riscattato dei prigionieri e li ha costituiti coeredi. Tuttavia nessuno di voi osi esclamare: «Felici coloro che hanno meritato di ricevere Cristo in casa propria!». Non rammaricarti, non recriminare perché sei nato in un tempo in cui non puoi vedere il Signore nella carne. Egli non ti ha privato di questo onore, perché ha assicurato: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40).
Del resto tu, Marta, sia detto con tua buona pace, tu, già benedetta per il tuo encomiabile servizio, come ricompensa domandi il riposo. Ora sei immersa in molteplici faccende, vuoi ristorare dei corpi mortali, sia pure di persone sante. Ma dimmi: Quando sarai giunta a quella patria, troverai il pellegrino da accogliere come ospite? Troverai l’affamato cui spezzare il pane? L’assetato al quale porgere da bere? L’ammalato da visitare? Il litigioso da ricondurre alla pace? Il morto da seppellire?
Lassù non vi sarà posto per tutto questo. E allora che cosa vi sarà? Ciò che ha scelto Maria: là saremo nutriti, non nutriremo. Perciò sarà completo e perfetto ciò che qui Maria ha scelto: da quella ricca mensa raccoglieva le briciole della parola del Signore. E volete proprio sapere quello che vi sarà lassù? Il Signore stesso afferma dei suoi servi: «In verità vi dico, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (Lc 12, 37).

MARTEDÌ 28 LUGLIO 2009 – XVII SETTIMANA DEL T.O.

MARTEDÌ 28 LUGLIO 2009 – XVII SETTIMANA DEL T.O.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 9, 1-15

I frutti spirituali della «colletta»
Fratelli, riguardo a questo servizio in favore dei santi, è superfluo che ve ne scriva. Conosco infatti bene la vostra buona volontà, e ne faccio vanto con i Macèdoni dicendo che l’Acaia è pronta fin dallo scorso anno e già molti sono stati stimolati dal vostro zelo. I fratelli poi li ho mandati perché il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma siate realmente pronti, come vi dicevo, perché non avvenga che, venendo con me alcuni Macèdoni, vi trovino impreparati e noi dobbiamo arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia. Ho quindi ritenuto necessario invitare i fratelli a recarsi da voi prima di me, per organizzare la vostra offerta già promessa, perché essa sia pronta come una vera offerta e non come una spilorceria.
Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene, come sta scritto:
ha largheggiato, ha dato ai poveri;
la sua giustizia dura in eterno (Sal 111,9).
Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia. Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale poi farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro. Perché l’adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessità dei santi, ma ha anche maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio. A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo, e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti; e pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi. Grazie a Dio per questo suo ineffabile dono!

LUNEDÌ 27 LUGLIO 2009 – XVII SETTIMANA DEL T.O.

LUNEDÌ 27 LUGLIO 2009 – XVII SETTIMANA DEL T.O.

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 8, 1-24

Paolo chiede una «colletta» per la chiesa di Gerusalemme
Vogliamo farvi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia: nonostante la lunga prova della tribolazione, la loro grande gioia e la loro estrema povertà si sono tramutate nella ricchezza della loro generosità. Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente, domandandoci con insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a favore dei santi. Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio; cosicché abbiamo pregato Tito di portare a compimento fra voi quest’opera generosa, dato che lui stesso l’aveva incominciata.
E come vi segnalate in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella scienza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così distinguetevi anche in quest’opera generosa. Non dico questo per farvene un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri. Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. E a questo riguardo vi do un consiglio: si tratta di cosa vantaggiosa per voi, che fin dall’anno passato siete stati i primi, non solo a intraprenderla ma a desiderarla. Ora dunque realizzatela, perché come vi fu la prontezza del volere, così anche vi sia il compimento, secondo i vostri mezzi. Se infatti c’è la buona volontà, essa riesce gradita secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede. Qui non si tratta infatti di mettere in ristrettezza voi per sollevare gli altri, ma di fare uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto:
Colui che raccolse molto non abbondò,
e colui che raccolse poco non ebbe di meno (Es 16, 18).
Siano pertanto rese grazie a Dio che infonde la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito! Egli infatti ha accolto il mio invito e ancor più pieno di zelo è partito spontaneamente per venire da voi. Con lui abbiamo inviato pure il fratello che ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo; egli è stato designato dalle Chiese come nostro compagno in quest’opera di carità, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l’impulso del nostro cuore. Con ciò intendiamo evitare che qualcuno possa biasimarci per questa abbondanza che viene da noi amministrata. Ci preoccupiamo infatti di comportarci bene non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini. Con loro abbiamo inviato anche il nostro fratello, di cui abbiamo più volte sperimentato lo zelo in molte circostanze; egli è ora più zelante che mai per la grande fiducia che ha in voi.
Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore presso di voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono delegati delle Chiese e gloria di Cristo. Date dunque a loro la prova del vostro affetto e della legittimità del nostro vanto per voi davanti a tutte le Chiese.
 
Responsorio   2 Cor 8, 9, Fil 2, 7
R. Conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, * perché voi diventaste ricchi grazie alla sua povertà.
V. Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo,
R. perché voi diventaste ricchi grazie alla sua povertà.

Papa Benedetto XVI, Spe Salvi: « A causa della loro incredulità »

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=commentary&localdate=20090731

Venerdì della XVII settimana del Tempo Ordinario : Mt 13,54-58
Meditazione del giorno
Papa Benedetto XVI
Enciclica « Spe Salvi », 47 (© Libreria Editrice Vaticana)

« A causa della loro incredulità »

Alcuni teologi recenti sono dell’avviso che il fuoco che brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore. L’incontro con Lui è l’atto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. È l’incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi. Le cose edificate durante la vita possono allora rivelarsi paglia secca, vuota millanteria e crollare. Ma nel dolore di questo incontro, in cui l’impuro ed il malsano del nostro essere si rendono a noi evidenti, sta la salvezza. Il suo sguardo, il tocco del suo cuore ci risana mediante una trasformazione certamente dolorosa « come attraverso il fuoco ». È, tuttavia, un dolore beato, in cui il potere santo del suo amore ci penetra come fiamma, consentendoci alla fine di essere totalmente noi stessi e con ciò totalmente di Dio.

Così si rende evidente anche la compenetrazione di giustizia e grazia: il nostro modo di vivere non è irrilevante, ma la nostra sporcizia non ci macchia eternamente, se almeno siamo rimasti protesi verso Cristo, verso la verità e verso l’amore. In fin dei conti, questa sporcizia è già stata bruciata nella Passione di Cristo. Nel momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere del suo amore su tutto il male nel mondo ed in noi. Il dolore dell’amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia.

Ravasi: «S. Paolo non pensava di subire il martirio a Roma»

dal sito:

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cultura%20e%20Spettacoli/83088_ravasi_s._paolo_non_pensava_di_subire_il_martirio_a_roma/

Ravasi: «S. Paolo non pensava di subire il martirio a Roma»

28 luglio 2009

San Paolo non pensava di morire martire a Roma. Lo sostiene monsignor Gianfranco Ravasi, già Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, che da due anni ricopre la carica di Presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, nonché del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa. L’insigne biblista ha illustrato a « La Provincia », in un’intervista esclusiva, i risultati delle nuove e recenti scoperte avvenute a Roma.

Monsignor Ravasi, qual è il nucleo di maggior interesse dell’esposizione?

«Gli scavi più recenti nella Basilica di S.Paolo hanno restituito reperti e testimonianze che, trasportate nei Musei Vaticani e in parte qui esposte, costituiscono gli elementi più interessanti della mostra».

Vuol parlarcene, monsignor Ravasi, specificando se costituiscono una testimonianza della presenza del corpo di S.Paolo nella sepoltura sotto la Basilica di via Ostiense?

«Tra i quattro sarcofagi paleocristiani rinvenuti nel sottosuolo basilicale, accanto alla sepoltura di S.Paolo è riaffioro quello di S.Timoteo, ritenuto suo discepolo: anche se è poi risultato un martire del secolo IV, è indicativo che il suo sarcofago sia stato collocato qui, accanto a quello ormai ritenuto di S.Paolo, del quale in mostra è presentato il calco del coperchio con l’iscrizione « Paulo Apostolo Martyri ». Inoltre, nell’orto retrostante la basilica, sono stati scoperti frammenti di vari marmi classici di reimpiego».

Di che reperti si tratta, precisamente?

«Sono stati rinvenuti un putto, la figura alata forse di una Vittoria, un Ippolito, monete dall’età romana al VII secolo, che attestano la realtà pagana in cui si impiantò il primo Cristianesimo e in cui operò S.Paolo. Infatti i resti ossei e proteici rilevati dalla sonda recentemente inserita nel sarcofago paolino, sottoposti all’esame del carbonio 14 sono risultati del primo secolo dopo Cristo».

Perché l’Apostolo, dopo i viaggi e le predicazioni in Asia Minore, decise di venire a Roma, dove lo attendeva il martirio?

«Paolo di Tarso non si aspettava il martirio. Aveva grande fiducia nella lex romana. Era un Ebreo della parte dei Farisei, ma parlava e scriveva greco, aveva familiarità con lo sport – da esso sono tratte le sue metafore « sto per sciogliere le vele », « ho terminato la mia corsa », « ho conservato alta la fiaccola della fede », « ho combattuto la buona battaglia ». Soprattutto Paolo era cittadino romano e nutriva una incrollabile fiducia nella tradizione giuridica di Roma: pur essendo stato arrestato a Gerusalemme dal Sinedrio probabilmente come sovversivo, ed avendo trascorso gli arresti domiciliari a Cesarea, chiese lui stesso di essere processato a Roma».

Qui San Paolo fu dapprima liberato, poi nuovamente arrestato sotto Nerone e decapitato sulla via Laurentina, nel 67 circa. Il luminoso ritratto affrescato nelle Catacombe di Domitilla (secolo III-IV), è talmente naturale da far ipotizzare un modello tramandato oralmente. Ora è stato scoperto un altro indubbio ritratto…..

Dagli scavi in corso condotti dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra nelle Catacombe di S.Tecla, prossime alla Basilica di S.Paolo, è affiorata nella volta di un cubiculum un’immagine affrescata assai espressiva dell’Apostolo, del IV secolo circa, coi tipici caratteri della calvizie e della barba a punta, che sarebbe la più antica».

Gli indizi sull’identità della tomba di San Paolo si accumulano, convergendo sul sepolcro poi monumentalizzato dalla Basilica di età teodosiana incendiata nell’Ottocento, e confermati dall’esame del carbonio 14. Ma da parte laica si chiede l’analisi del Dna dei resti ossei del sarcofago di S.Paolo…

«Il Vaticano non ritiene per ora di procedere ad ulteriori prove di carattere scientifico».

Il battesimo di San Paolo, Atti 9, 10-19;

Il battesimo di San Paolo, Atti 9, 10-19; dans IMMAGINI (DI SAN PAOLO, DEI VIAGGI, ALTRE SUL TEMA) san-paolo-battesimo

http://aimcsicilia.wordpress.com/2009/03/

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