Omelia per il 5 luglio (XIV T.O.)

questo bel commento, almeno per me, il sito lo propone per la messa di domani, XIV T.O.:

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20090705.shtml

Omelia (06-07-2003) 
Eremo San Biagio

Dalla Parola del giorno
Uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi, e io ascoltai colui che mi parlava. Mi disse: « io ti mando agli israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me »…Ascoltino o non ascoltino – perché sono una genia di ribelli – sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».

Come vivere questa Parola?
Solitudine debolezza e ostilità sono il prezzo che il profeta deve pagare per rendere testimonianza alla Parola del Signore, come ci annuncia la liturgia odierna. Così è per Ezechiele inviato da Dio ad una genia di ribelli, così per l’apostolo Paolo segnato da « una spina nella carne » e « schiaffeggiato da un inviato di satana » affinché la potenza di Dio si manifesti nella sua debolezza, così infine anche per Gesù, avversato « nella sua patria » e disprezzato dai nazaretani sconvolti e scandalizzati per il suo insegnamento.
L’esperienza sofferta di Ezechiele, l’umiliazione di Paolo e il disprezzo riservato allo stesso Signore Gesù ci fanno ben comprendere come la vita cristiana, in se stessa missione profetica, non è esente da « oltraggi, infermità, persecuzioni, angosce ». Anzi, garanzia di autenticità è proprio il sigillo della sofferenza. Ma non fine a se stessa, perché sarebbe masochismo. Il testo paolino ci segnala quel compiacimento nel dolore sofferto « per Cristo », che ci rende addirittura beati. Non è forse Gesù che nel Discorso della montagna ha proclamato: « Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia »?
Per Cristo, per causa sua! Inutile sarebbe la fatica del nostro correre se la meta non fosse il Cristo, dal quale siamo stati conquistati. Sterile la vita stessa se i tralci delle nostre vicende fossero recisi dalla Vite-Gesù. Lasciamo dunque che dimori nella nostra debolezza la Sua potenza, consentendo allo Spirito di entrare in noi per essere abilitati ad ascoltare la Parola del Signore, ritti in piedi come Ezechiele, nella dignità di essere, per grazia, profeti di Dio tra la gente.

Oggi, concedendomi una sosta contemplativa più prolungata, mi acquieterò nelle profondità del cuore per stare con il Signore e percepirmi profeta tra la gente, inviato da Lui in qualità di testimone della sua potenza, perché il mondo creda. Questa la mia preghiera:

Consensi o disprezzi lascino in me, o Signore, la serena consapevolezza di essere semplicemente uno strumento nelle tue mani, scevro da esaltazione e piagnistei. Mia gloria sia l’accogliere la debolezza come forza misteriosa che manifesta la potenza del Tuo amore provvido.

La voce di una sconcertante mistica del XX° secolo
Non cercare di non soffrire né di soffrire di meno, ma di non essere sconvolto dalla sofferenza. La suprema grandezza del cristianesimo viene dal fatto che esso non cerca un rimedio soprannaturale contro la sofferenza, ma un uso soprannaturale della sofferenza.
Simone Weil 

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ |le 4 juillet, 2009 |Pas de Commentaires »

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