Omelia pronunciata da fra Frédéric Manns al funerale di fra Michele Picirillo ofm (spiego perché), dal sito:

come ho scritto sotto « news » i discorsi del Papa li sto postando sul Blog « In cammino verso », se volete li potete leggere li oppure sulsito della Custodia di Terra Santa, ho messo il link, poi lo metto anche sotto link perché è molto interessante, secondo me, su questo Blog, invece, desidero mettere l’ « Omelia pronunciata da fra Frédéric Manns al funerale di fra Michele Picirillo ofm », conoscete un poco Padre Manns, perché ho messo alcuni sui studi, non tutti perché alcuni non riguardano San Paolo – altri, che non riguardano San Paolo potete trovarli sull’altro Blog sotto la categoria « Padre Manns » – se avete visto già la vista del Papa al monte Nebo, o leggerete il discorso vedrete che parla di Padre Piccirillo, io personalmente non l’ho conosciuto,
ho ascoltato qualche lezione (poche) di Padre Manns, ma il pensiero di questo grande studioso e Padre francescano mi ritorna alla mente, così come altri, alcuni già morti, alcuni che ho conosciuto, altri no, che hanno fatto tanto per recuperare la storia, l’archeologia, gli studi sull Terra Santa;

« comunque » vi metto la:

Omelia pronunciata da fra Frédéric Manns al funerale di fra Michele Picirillo ofm, dal sito:

http://www.custodia.org/spip.php?article4136

Basilica di Sant’Antonio, Via merulana – Roma – 29 ottobre 2008

“Poi Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutto il paese: Gàlaad fino a Dan, tutto Nèftali, il paese di Efraim e di Manàsse, tutto il paese di Giuda fino al Mar Mediterraneo e il Negheb, il distretto della valle di Gerico, città delle palme, fino a Zoar. Il Signore gli disse: «Questo è il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: Io lo darò alla tua discendenza. Te l’ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!».?Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l’ordine del Signore. Fu sepolto nella valle, nel paese di Moab, di fronte a Bet-Peor; nessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba. Mosè aveva centoventi anni quando morì; gli occhi non gli si erano spenti e il vigore non gli era venuto meno. Gli Israeliti lo piansero nelle steppe di Moab per trenta giorni; dopo, furono compiuti i giorni di pianto per il lutto di Mosè.”

Questo passaggio del libro del Deuteronomio Padre Michele lo ha meditato tante volte mentre lavorava al Monte Nebo in Giordania. La figura di Mosè gli era familiare a tal punto che ha marcato il suo carattere. La sua forza, il suo dinamismo, la sua fede somigliavano a quelle di Mosè.

Padre Michele quando si presentava ai giornalisti ripeteva volentieri: sono un padre francescano di Gerusalemme. Essere professore ed archeologo era per lui secondario. La sua vocazione era di essere un francescano a Gerusalemme. In questa definizione era contenuta la sua fede, la sua visione del mondo e la sua teologia.
 Sabato scorso il sinodo dei vescovi che trattava il tema della Bibbia finiva i suoi lavori. La notte tra sabato e domenica, Padre Piccirillo, che aveva finito da alcuni mesi il suo ultimo libro sulla Nova Gerusalemme partiva per la Gerusalemme celeste.
 Ho voluto ricordare questo legame tra il sinodo sulla Bibbia e la Pasqua di Padre Michele perché egli stesso era un innamorato della Bibbia. In una conferenza fatta a Torino nel 2004 egli scriveva: “Esistono molti modi per accostarsi alla Bibbia e per ricavarne il messaggio; oggi vi parlerò di un modo tutto particolare: è quello di chi, come me, svolge la professione di geografo – archeologo.
 Secondo il punto di vista di chi si occupa di queste discipline, la Bibbia è un libro dell’antichità di cui si può dare una « lettura materiale », che accantona per un momento il racconto e dà la priorità allo studio dei luoghi e dei fatti storici: la raccolta dei dati inerenti luoghi e fatti permetterà poi di intendere con maggiore esattezza il significato del testo biblico.
 Il testo biblico può essere studiato come storia della salvezza, ma anche come « storia », e la storia per essere tale deve essere legata a un territorio e a tempi precisi. Certamente questa è la parte iniziale del discorso biblico, sul quale poi l’esegeta lavorerà per capire correttamente il testo”.
 Il sinodo dei vescovi ha trattato lo stesso problema, quello delle diverse letture della Bibbia.

C’è di più: Padre Michele era innamorato di Gerusalemme. Con il Salmista ripeteva: “E’ mia madre, la’ sono nato”. Nonostante le difficoltà politiche e le tensioni che esistono in quella parte del mondo che tutti voi conoscete, Padre Michele nel dialogo quotidiano faceva tutto quello che poteva per essere uno strumento di pace, come lo voleva San Francesco. Dialogo con i musulmani e dialogo con gli archeologi ebrei che conosceva e con i quali discuteva spesso. La vocazione di Gerusalemme è di fare di due popoli un solo popolo di figli di Dio. Essere figli di Dio significa rispettare l’altro, la sua cultura, le sue tradizioni. Essere figli di Dio significa ricordare che tutti saremo giudicati sull’amore concreto e quotidiano che avremo dimostrato.

Dal 1960 Padre Michele viveva in Medio Oriente fra Gerusalemme presso il Convento della Flagellazione, dove insegnava la storia e la geografia biblica nello Studio Biblico, e il Monte Nebo in Giordania. Era direttore del Museo archeologico nel quale sono conservati importanti materiali ritrovati negli scavi archeologici effettuati in Terra Santa. Al Monte Nebo, dove ogni anno arrivano migliaia di pellegrini padre Michele dirigeva le opere di scavo ed i progetti di recupero del Memoriale di Mosè. Dal Monte Nebo prendevano avvio le campagne di scavi nel deserto della Giordania dove egli aveva fatto importanti scoperte quali i monumenti bizantini dell’antica città cristiana di Madaba e le rovine di Umm al-Rasas identificata con l’antica città di Mefàa (fortezze moabita citata nella Bibbia nei libri di Geremia e Giosuè) dove nel complesso delle chiese di S. Stefano sono stati riportati alla luce alcuni splendidi mosaici risalenti ad un periodo compreso fra il sesto e l’ottavo secolo. In Giordania padre Michele aveva anche contribuito a far nascere  una scuola per il restauro del mosaico antico.
 Per queste sue conoscenze padre Michele veniva chiamato a tenere conferenze in tutto il mondo; partecipava a numerosi congressi sull’archeologia cristiana e bizantina della quale era uno dei massimi esperti mondiali.
 Padre Michele era autore di numerosi volumi dove vengono pubblicati i risultati dei suoi lavori di scavo. Libri preziosi per la comunità scientifica internazionale in quanto riportano scoperte che spesso costringono a riscrivere la storia o confermano documentalmente fatti solo intuiti.
 Nella presentazione del libro Abuna Michele francescano di Gerusalemme di Franco Scaglia si legge: “Figura affascinante come la terra in cui ha scelto di vivere per esplorarne i molteplici enigmi e contribuire a trasformarla in un luogo universale di vera pace, Abuna Michele, francescano di Gerusalemme, è la massima autorità archeologica della Terra Santa”.

Padre Michele, da esperto archeologo, criticava spesso la falsa archeologia che cerca solo scoop televisivi:
 “Ogni anno – scriveva – siamo di fronte a qualche falso ritrovamento importante: prima la tomba di Caifa, poi quella di Giacomo, adesso quella di Gesù. Il fatto è che quando arrivano notizie di questo tenore dalla Terra Santa vengono subito gonfiate dai giornali. Ma sono solo cose commerciali senza nessun fondamento scientifico”.

Duemila anni fa, un uomo, Gesù di Nazareth, figlio di un falegname, professò “parole” di pace, dialogo, fratellanza, tolleranza… e venne riconosciuto da molti come il messia, da altri come profeta, da altri ancora venne messo in croce perché “rivoluzionario”. Oggi, i luoghi della sua predicazione sono teatro di guerra, incomprensione, ostilità, chiusura. Luoghi sacri alle tre religioni monoteiste unite e al tempo stesso divise da quel lembo di terra così “arido” e così spirituale. In questo contesto Padre Michele ha voluto seminare la pace di Cristo.
 “Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale,?Da la quale nullo omo vivente po’ scampare.?Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!?Beati quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati, ca la morte seconda no li farrà male.?? Laudate e benedicite mi Signore, e rengraziate e serviteli cun grande umiliate”.
 Mi permetterete di concludere con un altra preghiera: a Gerusalemme, quando il Signore richiama a se un suo servo, si dice questa benedizione:
  »Sia innalzato e santificato il nome del Signore, nel mondo da lui creato secondo la sua volontà. Faccia regnare il suo regno nella vostra vita e nei vostri giorni, e nella vita di tutta la stirpe di Giacobbe, ora e sempre. Benedetto il nome del Signore, sulla terra e nell’eternità. Sia benedetto, lodato, onorato, esaltato, magnificato e glorificato il Nome del Santo, sia egli benedetto, oltre ogni benedizione e ogni canto, oltre ogni lode e ogni consolazione che si pronunciano in questo mondo ».
 Grazie, Padre Michele, per tutto quello che hai fatto per lo Studio Biblico di Gerusalemme e per la Chiesa madre della città santa.

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