LUNEDÌ 30 MARZO – V SETTIMANA DI QUARESIMA

LUNEDÌ 30 MARZO – V SETTIMANA DI QUARESIMA

UFFICIO DELLE LETTURE

Prima Lettura
Dalla lettera agli Ebrei 2, 5-18

Gesù, il Salvatore, si è fatto in tutto simile ai suoi fratelli
Non certo a degli angeli egli ha assoggettato il mondo futuro, del quale parliamo. Anzi, qualcuno in un passo ha testimoniato:
Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui
o il figlio dell’uomo perché tu te ne curi?
Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli,
di gloria e di onore l’hai coronato
e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi. (Sal 8, 5-7).
Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Tuttavia al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Ed era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo:
Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi (Sal 21, 23;
e ancora:
Io metterò la mia fiducia in lui (Is 8, 17; Sal 17, 3)
e inoltre:
Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato (Is 8, 18).
Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Responsorio   Cfr. Eb 2, 11. 17; Bar 3, 38
R. Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; Cristo perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, * per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele.
V. Dio è apparso sulla terra e ha vissuto fra gli uomini
R. per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele.

Seconda Lettura
Dal «Commento ai salmi» di san Giovanni Fisher, vescovo e martire
(Sal 129; Opera omnia, ed. 1579; p. 1610)

Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre
Gesù Cristo è il nostro pontefice, il suo prezioso corpo è il nostro sacrificio, che egli ha immolato sull’altare della croce per la salvezza di tutti gli uomini.
Il sangue, versato per la nostra redenzione, non era sangue di vitelli e di capri, come nell’antica legge, ma dell’innocentissimo agnello Gesù Cristo nostro salvatore.
Il tempio, nel quale il nostro pontefice celebrava il sacrificio, non era stato costruito da mano di uomo, ma soltanto dalla potenza di Dio. Infatti egli versò il suo sangue al cospetto del mondo, che davvero è il tempio costruito solo dalla sola mano di Dio.
Ma questo tempio ha due parti: una è la terra, che noi ora abitiamo; l’altra parte è ancora sconosciuta a noi mortali.
Ed egli immolò il sacrificio dapprima qui sulla terra, quando sopportò una morte acerbissima, e poi quando, rivestito con l’abito nuovo della immortalità, entrò con il proprio sangue nel santuario, cioè in cielo. Qui presentò davanti al trono del Padre celeste quel sangue d’immenso valore che aveva versato a profusione per tutti gli uomini schiavi del peccato.
Questo sacrificio è così gradito e accetto a Dio, che egli non può fare a meno — non appena lo guarda — di avere pietà di noi e di donare la sua misericordia a tutti quelli che veramente si pentono.
Inoltre è un sacrificio eterno. Esso viene offerto non soltanto ogni anno, come avveniva per i Giudei, ma ogni giorno per nostra consolazione, anzi, in ogni ora e momento, perché ne abbiamo un fortissimo aiuto. Perciò l’Apostolo soggiunge: «dopo averci ottenuto una redenzione eterna» (Eb 9, 12).
Di questo santo ed eterno sacrificio divengono partecipi tutti coloro che sono veramente contriti e fanno penitenza dei peccati commessi, e che sono fermamente decisi a non riprendere più i loro vizi, ma a perseverare con costanza nella ricerca della virtù. E’ quanto insegna l’apostolo san Giovanni con queste parole: «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Gv 2, 1).

Responsorio    Rm 5, 10. 8
R. Quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo; * molto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.
V. Dio dimostra il suo amore per noi, perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi:
R. molto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.

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