Il mistero di Cristo nucleo centrale della celebrazione liturgica e della vita dei credenti;

Augé Matias, Spiritualità liturgica, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 1998

Capitolo 3, Il mistero di Cristo nucleo centrale della celebrazione liturgica e della vita dei credenti;

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stralcio dal libro che ho a casa; devo dire che ho fatto una scelta sul tema cristologico perché anche tutta la parte precedente è molto importante, vedrò in seguito quello che posso fare;

Premessa e parte prima, pagg. 35-38;

L’argomento che stiamo per affrontare si deve considerare un approfondimento e un ulteriore sviluppo teologico della dimensione cristologica del culto cristiano, tema che abbiamo illustrato da una prospettiva neotestamentaria nel capitolo precedente. Infatti, è un dato tradizionale che le realtà centrali della salvezza donataci in Cristo sono indicate col termine « mistero ».

1.  Il « mistero di Cristo » – « mistero pasquale »

Ci limitiamo a dare un rapido sguardo alle lettere paoline e deuteropaoline, perché è in esse che il termine « mistero » assume una posizione centralissima per indicare l’evento salvifico in Cristo. Paolo parla del « mistero » – in greco mystêrion – (Rm 16, 25), del « mistero di Dio » (Col 2,2), del « mistero di Cristo » (Col 4,3; Ef 3,4), del « mistero della pietà » (1Tm 3, 16) o del « mistero del vangelo » (Ef 6,19); locuzioni che hanno significati affini. La dottrina paolina al riguardo la si può riassumere dicendo che il « mistero » è la volontà salvifica divina ed il suo mirabile disegno di salvezza, le cui linee si raccolgono e si centrano tutte in Cristo. Questo disegno, nascosto in Dio fin dall’eternità, è stato pienamente manifestato in Cristo, che ne ha consegnato l’annuncio ufficiale agli apostoli: « questo mistero non fu palesato alle altre generazioni, come adesso è stato svelato ai santi apostoli suoi e ai profeti nello Spirito Santo (cfr Ef 3, 4-6 gr), affinché predicassero il vangelo, suscitassero la fede in Gesù Cristo e Signore, e riunissero la Chiesa. Di tutto ciò gli scritti del Nuovo Testamento sono testimonianza perenne e divina » (DV, n 17).
Il « mistero » si manifesta come una « economia » – in greco oikonomía _: ordinamento o disposizione temporale della salvezza, e si dice anche delle tappe successive attraverso le quali si realizza il piano divino: la venuta in terra del Figlio di Dio, il tempo della Chiesa, la consumazione finale. Il mistero è quindi un dinamismo nel quale sono coinvolti quanti ne sono investiti (cfr. Col 2,2; Ef 1,17ss; 3,18s). In Col 1,27 il contenuto del mistero viene espresso con la formula « Cristo in voi », consiste cioè nell’inabitazione del Cristo crocifisso e glorificato « in voi », cioè i gentili. In Ef 3,4ss il mistero è l’ammissione dei gentili all’eredità, al corpo della Chiesa, alla promessa di Cristo. In Cristo quindi tutto si ricapitola e si assomma (cfr. Ef 1,9.10).
L’espressione parallela « mistero pasquale » non la si trova nella Scrittura. È presente per la prima volta, e con notevole frequenza nelle Omelie pasquali di Melitone di Sardi e dell’Anonimo Quartodecimano della metà del II secolo (= »mistero della pasqua ») (NOTA 1). Tutto il contenuto teologico che Paolo aveva riassunto nella categoria « mistero di Cristo » viene ora racchiuso nel « mistero della pasqua ». Notiamo però che le antiche omelie pasquali vanno oltre il mistero della pasqua o pasquale non solo ricapitola l’intera economia salvifica compiuta in Cristo, ma ne esprime la partecipazione che di essa fa la Chiesa attraverso i riti sacramentali.
La riflessione dei Padri e i testi della liturgia riprenderanno questa dottrina. Dopo un silenzio che è durato secoli, è stata riproposta da Odo Casel († 1948)) e riportata nel discorso teologico (Nell’attuale Messale Romano, l’espressione « mistero (sacramento) pasquale » indica tanto l’economia salvifica compiutasi nella morte-risurrezione di Cristo, quanto la celebrazione annuale della Pasqua e i sacramenti del battesimo e dell’eucarestia, centro di tutta la liturgia cristiana, mediante i quali tale economia si attualizza nella Chiesa. Da parte sua il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 1085, afferma sinteticamente: « Nella liturgia della Chiesa Cristo significa e realizza principalmente il suo mistero pasquale ».
Il Vaticano I è consapevole della centralità del mistero pasquale nella vita del cristiano e pone questa dottrina come fondamento e chiave interpretativa della liturgia intesa come azione memoriale dell’evento salvifico e come esperienza vitale di esso (cfr. SC, nn. 2,5,6,61,104, 109; CD, n 15; OT, n. 8; GS nn 14,22): la liturgia della Chiesa annunzia e celebra il mistero pasquale per mezzo del quale Cristo ha compiuto l’opera della salvezza, affinché i fedeli lo vivano e ne rendano testimonianza nel mondo. Il mistero di Cristo – mistero pasquale è annunziato, celebrato, vissuto e testimoniato. Possiamo, quindi, affermare che questo mistero è il nucleo da cui si sviluppa tutta l’esperienza della vita cristiana: « l’esistenza cristiana consiste nel realizzare nella vita il mistero celebrato nei sacramenti. »

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