Archive pour février, 2009

Papa Paolo VI – Festa della Presentazione del Signore 1975 (il pensiero del Papa si porta in continuazione a San Paolo)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1975/documents/hf_p-vi_hom_19750202_it.html

FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

OMELIA DEL SANTO PADRE PAOLO VI

2 febbraio 1975   

Venerati Fratelli e Sorelle in Cristo,

Figli tutti carissimi,

Una festa antica, che ha nel Vangelo ora ascoltato la sua lontana e sempre viva radice, una festa in cui Cristo figura protagonista nell’offerta che di Lui è fatta, Figlio dell’uomo al Padre celeste, ed in cui la Madonna, velata e splendente nel manto d’un rito biblico, quello della purificazione superflua alla sua divina maternità, ma irradiante la sua sublime verginità, appare per la prima volta nella storia ufficiale della liturgia romana (Cfr. DUCHESNE, Liber Pont. 1, 376), ci riunisce quest’oggi, in questo tempio grandioso e misterioso che, custode delle spoglie mortali dell’apostolo Pietro, glorifica il volto della Chiesa immortale: una, santa, cattolica ed apostolica, da Gesù Signore fondata sull’umile e debole discepolo, ma divenuto solida roccia, posto a fondamento centrale del nuovo Popolo di Dio (Cfr. Lumen Gentium, 18 et 22), una festa antica, diciamo, si fa attuale in questa nostra celebrazione, che raccogliendo i vari motivi della sua preghiera, ne ricava, con le tradizionali espressioni, questa nuovissima, che aggiunge al fervore spirituale dell’Anno Santo un suo originale colore, e tramuta in vento pentecostale la tempesta stessa del tempo nostro non poco minacciante d’intorno a noi.

Mettiamo ordine nei nostri pensieri. La scena evangelica si ricomponga davanti al nostro spirito. Gesù bambino è portato al Tempio, anzi offerto a Dio, con un atto esplicito di riconoscimento del diritto divino sulla vita dell’uomo. La vita dell’uomo, del primogenito (Cfr. Ex. 13, 12 ss.), come suo simbolo, appartiene a Dio. La gerarchia religiosa delle cause e dei valori è nella natura delle cose; la religione è una esigenza ontologica, che nessun ateismo, nessun secolarismo può annullare; negare, dimenticare, trascurare l’uomo potrà, a suo torto e a suo danno; confutare essenzialmente, razionalmente, senza violenza al suo pensiero e al suo essere non gli è alla fine possibile; riconoscerla, la religione, al principio d’una concezione autentica, esistenziale delle cose e della vita, è necessità, è sapienza; il cristianesimo, senza farne una teocrazia politica, lo conferma. Dice ad esempio, San Paolo: «Nessuno inganni se stesso: . . . sì, tutte le cose sono vostre, ma voi siete di Cristo, e Cristo di Dio» (1 Cor. 3, 18, 22-23). Non è forse così che voi, Religiosi e Religiose, voi tutti Fedeli, concepite la vita? Dio è il primo, Dio è tutto; l’atto primario, costituzionale della nostra esistenza è l’atto religioso, l’adorazione, l’ossequio, e noi beati che siamo invitati a fare della nostra religione una professione d’amore.

Gesù ci appare, fin dalla sua origine nel tempo, come l’interprete e l’esecutore della volontà del Padre. «Entrando nel mondo, leggiamo nella lettera agli Ebrei, . . . Io dissi: ecco, Io vengo, . . . per compiere, o Dio, la tua volontà!» (Hebr. 10, 7); «mio cibo, Egli dirà nel Vangelo, consiste nel compiere la volontà di Colui che mi ha mandato» (Io. 4, 34); «per questo Io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato» (Io. 6, 38); tutta la vita di Cristo è dominata infatti da questo collegamento con la volontà divina, fino al Gethsemani, dove l’uomo Gesù tre volte dirà: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice (dell’imminente passione), ma però non ciò che voglio Io, ma come vuoi Tu» (Matth. 26, 39); così che l’epigrafe della sua esistenza temporale sarà riassunta da S. Paolo così: «Umiliò Se stesso, fattosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce» (Phil.2, 8). Dalla semplice scena, quasi puramente episodica, della presentazione di Gesù bambino al Tempio, noi intravediamo per iscorcio il tragico dramma messianico che incombe su di Lui.

Noi riviviamo in questo momento non soltanto la memoria del fatto evangelico, ma il suo mistero redentore che si proietta sopra di noi, e da noi reclama la celebre adesione dell’Apostolo: anch’io «compio nella mia carne quello che manca alle sofferenze di Cristo» (Col. 1, 24). Difatti, Fratelli e Sorelle votate a Cristo, per voi questo rito propone una domanda, la cui risposta qualifica e impegna la vostra vita; la domanda della rinnovazione dei vostri voti religiosi. E da codesta risposta, a cui fa eco certamente quella che in cuor loro ripeteranno i Fedeli presenti, memori delle loro promesse battesimali, noi confidiamo che scaturisca, integra e nuova, totale e felice, la vostra offerta, unita a quella di Gesù: «Eccomi, manda me»! (Is. 6, 8) Grandeggia così con quello di Cristo il vostro destino. Volete? Osservate ancora. Maria è presente, nella memoria del rito a cui Ella, la purissima, l’immacolata, umilmente si uniformò, quello della purificazione prescritta dalla Legge mosaica (Lev. 12, 6), silenziosa custode del suo segreto prodigio: la divina maternità aveva lasciato intatta la sua verginità, dando a questa il privilegio d’essere di quella l’angelico santuario. Qui il fatto si fa mistero, e il mistero poesia, e la poesia amore, ineffabile amore. Non già un risultato sterile e vacuo; non sorte inumana, ma sovrumana quando la carne sia sacrificata allo spirito, e lo spirito sia inebriato d’amore più vivo, più forte, più assorbente di Dio, «contento ne’ pensier contemplativi» (DANTE, La Divina Commedia, III, 21, 127).

E nell’incontro odierno con Maria, la Vergine Madre di Cristo, s’illumina nella nostra coscienza la scelta, libera e sovrana, del nostro celibato, della nostra verginità; anch’essa, nella sua ispiratrice origine, più carisma che virtù; possiamo dire con Cristo: «Non tutti comprendono questa parola, ma solo coloro a cui è concesso» (Matth. 19, 11). «Vi sono nell’uomo, insegna S. Tommaso, delle attitudini superiori, per le quali egli è mosso da un influsso divino», sono i «doni», i carismi, che lo guidano mediante un interiore istinto di ispirazione divina (Cfr. S. THOMAE Summa theologiae, I-II, 68, 1). È la vocazione! la vocazione alla verginità consacrata al celibato sacro, la quale vocazione, una volta compresa ed accolta, così alimenta d’amore lo spirito, che questo tanto ne è sovrabbondante da essere, con sacrificio, si ma un sacrificio facile e felice, affrancato dall’amore naturale, dalla passione sensibile e da fare della sua verginità una «inesauribile contemplazione» (Cfr. Ibid. I-II, 152, 1), una religiosa sazietà, sempre superiormente tesa e affamata, e capace, come nessun altro amore, di effondersi nel dono, nel servizio, nel sacrificio di sé per fratelli ignoti, e bisognosi appunto d’un ministero di carità che imiti, e, per quanto possibile, eguagli, quello di Cristo per gli uomini.

Questo più si vive, che non si esprima. Voi, Fratelli e Sorelle, a Cristo immolati, ben lo sapete. E se oggi qui siete convenuti per esprimere in preghiera ed in simboli questo superlativo programma di vita in Cristo, con l’espressione incisiva di San Paolo: «mihi vivere Christus est» la mia vita è Cristo (Phil. 1, 21), noi, noi stessi, invece che riceverlo, come di solito in questa occasione, dalle vostre mani, lo daremo a voi il cero benedetto, simbolo d’un’immolazione che consumandosi effonde luce d’intorno a sé. Lo daremo appunto per Onorare la vostra oblazione al Signore e alla sua Chiesa, per confermare la vostra gioiosa promessa, per accendere in voi quella carità, che nemmeno la morte può spegnere (Cfr. 1 Cor. 13, 13).

Con la nostra Apostolica Benedizione.

Beato Guerrico d’Igny : « I miei occhi han visto la tua salvezza »

dal sito:

http://www.vangelodelgiorno.org/www/main.php?language=IT&localTime=02/02/2009#

Beato Guerrico d’Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
Discorso 1 per la purificazione della Beata Vergine Maria, 2.3.5 ; PL 185, 64-65

« I miei occhi han visto la tua salvezza »
Ecco, fratelli miei, tra le mani di Simeone, un cero acceso. Anche voi, accendete a questa luce i vostri ceri, cioè le lucerne che il Signore vi domanda di tenere in mano (Lc 12,35). «Guardate a lui e sarete raggianti» (Sal 33,6), in modo da essere anche voi più che portatori di lampada, ma addirittura delle luci che brillano dentro e fuori, per voi e per il prossimo.

Che ci sia dunque una lampada nel vostro cuore, nella vostra mano, nella vostra bocca! La lampada nel vostro cuore brilli per voi, la lampada nella vostra mano e nella vostra bocca brilli per il vostro prossimo. La lampada nel vostro cuore è la devozione ispirata dalla fede; la lampada nella vostra mano, l’esempio delle buone opere; la lampada nella vostra bocca, la parola che edifca. Infatti non dobbiamo accontentarci di essere delle luci agli occhi degli uomini grazie ai nostri atti e alle nostre parole, ma dobbiamo anche brillare davanti agli angeli con la nostra preghiera e davanti a Dio con la nostra intenzione. La nostra lampada davanti agli angeli, è la purezza della nostra devozione che ci fa cantare con raccoglimento o pregare con fervore alla loro presenza. La nostra lampada davanti a Dio, è la risoluzione sincera di piacere solo a colui davanti al quale abbiamo trovato grazia…

Per accendere tutte queste lampade, lasciatevi illuminare, fratelli miei, avvicinandovi alla fonte della luce, cioè a Gesù che brilla tra le mani di Simeone. Egli vuole, sicuramente, illuminare la vostra fede, fare risplendere le vostre opere, ispirarvi parole da dire agli uomini, riempire di fervore la vostra preghiera e purificare la vostra intenzione… E quando si spegnerà la lampada di questa vita… vedrete la luce della vita che non si spegne, sorgere e salire la sera con lo splendore di mezzogiorno.

La Conversione di San Paolo e il mistero di Caravaggio

La Conversione di San Paolo e il mistero di Caravaggio dans IMMAGINI (DI SAN PAOLO, DEI VIAGGI, ALTRE SUL TEMA) caravaggio_conversione_san_paolo

http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/infanzia/sezioni/osservatorio/presentazione/sistemi_rilevazione/sisa/conversione_SISA.htm

dal sito:

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2006/11/sbio9n0v06caravaggiomarra.shtml?uuid=f2ad8304-6fef-11db-8e1a-00000e251029&type=Libero

10 novembre 2006
 La Conversione di San Paolo e il mistero di Caravaggio
di Natalia Marra

Due dipinti di Caravaggio per raccontare una vera e propria folgorazione alla fede, quella avvenuta sulla via di Damasco. La prima versione, misteriosamente, viene sostituita da una seconda e finisce nella collezione privata di una antica familgia romana. Non verrà mai ammirata all’interno di Santa Maria del Popolo, la Chiesa degli artisti come la chiamano i romani. Mai prima d’ora, perché dopo quattrocento anni, le due opere prenderanno posto all’interno della cappella Cerasi, luogo per cui furono commissionate.
Dal 10 al 25 novembre, la « Conversione di San Paolo » su tavola di cipresso della collezione Odescalchi sarà protagonista di un evento straordinario. Al termine di un delicato restauro, sarà visibile nel luogo per la quale fu commissionata, ma dove con ogni probabilità non trovò mai dimora.
Altrettanto straordinaria sarà la possibilità di avere un confronto diretto con l’altra « Conversione di San Paolo », il dipinto realizzato su tela sempre da Caravaggio – che misteriosamente sostituì la prima versione su tavola – e che dal 1605 decora la cappella di Santa Maria del Popolo.
L’esposizione « Il Caravaggio Odescalchi, le due versioni della Conversione di S. Paolo a confronto » è stata ideata e voluta da Rossella Vodret, soprintendente per il Patrimonio storico artistico ed etno-antropologico del Lazio. L’evento è l’occasione per presentare il restauro della tavola commissionato dai proprietari e condotto, tra giugno e ottobre 2006, da Valeria Merlini e Daniela Storti, con analisi diagnostiche di Claudio Falcucci.
La prima « Conversione di San Paolo », poco conosciuta al grande pubblico perché da sempre custodita in collezioni private, è al centro di uno dei più appassionanti enigmi caravaggeschi. La tavola, insieme al suo pendant « Crocifissione di S. Pietro » (perduta), fu commissionata a Caravaggio nel 1600 da Tiberio Cerasi, tesoriere generale della Camera apostolica, cioè il Ministro del tesoro del Papa (all’epoca Clemente VIII Aldobrandini), per decorare le pareti della sua nuova cappella in Santa Maria del Popolo, che l’architetto Carlo Maderno era stato incaricato di ristrutturare. I due dipinti dovevano essere eseguiti, per contratto stipulato tra Cerasi e Caravaggio, su tavola di cipresso. Con la morte del Cerasi, nel maggio 1601, a lavori appena iniziati, la vicenda si complica e nasce il mistero. I due dipinti che dal 1605 si trovano nella cappella Cerasi sono infatti su tela e non su tavola, come invece espressamente indicato nel contratto, mentre le due versioni su cipresso, che furono certamente dipinte per prime dal grande maestro lombardo, hanno preso strade diverse, si sono divise, e alla fine una sola, la « Conversione di S. Paolo » oggi restaurata, è giunta fino a noi. Perché Caravaggio ha realizzato una seconda versione su tela al posto della prima su tavola di cipresso? L’ipotesi più accreditata – basata su un’affermazione di Giovanni Baglione storico nemico di Caravaggio – è che la prima versione su tavola venne rifiutata dal committente. La possibilità di confrontare da vicino i due dipinti caravaggeschi apre oggi nuovi affascinanti scenari. L’ipotesi che si vuole verificare in questa occasione è che sia stato lo stesso Caravaggio, forse in accordo con i proprietari, a sostituire il dipinto quando, terminati i lavori architettonici nella cappella (i quadri furono sistemati solo nel 1605), si rese conto che l’impianto compositivo della prima versione su tavola non poteva in alcun modo adattarsi all’articolato, ma troppo angusto spazio della cappella progettato da Maderno. In pratica i due quadri, impostati per essere visti da lontano, non erano materialmente visibili correttamente nella stretta cappella Cerasi. Questa ipotesi se confermata dall’esposizione del quadro Odescalchi nella cappella e dal confronto tra le due versioni, non solo risolverà il mistero del presunto « rifiuto », ma consentirà anche una collocazione in avanti nel tempo delle versioni su tela, situandole non nel 1601 come si è creduto finora, ma verso il 1603 – 1604, a ridosso del completamento architettonico della cappella. Un’ipotesi questa di grande fascino perché permette di inserire più coerentemente le due tele nel percorso stilistico di Caravaggio e rende anche assai più comprensibile la distanza stilistica tra le due « Conversioni di S. Paolo », entrambe eccelse ma espressione di linguaggi diversi, una differenza che emerge oggi con maggior prepotenza alla luce del restauro della tavola Odescalchi.

2 FEBBRAIO, « GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA »: l’invito a rileggere la povertà, la castità e l’obbedienza con lo «sguardo» di San Paolo, «modello e prototipo» dei « religiosi ».

dal sito: 

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_cei13.htm

« GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA »

« Vita Consacrata »:

il « Messaggio » della « Cei » per la « Giornata Mondiale » del 2 Febbraio 2009.

«Esistenze trasformate dall’amore di Gesù»

Dalla « Commissione episcopale », l’invito a rileggere la povertà, la castità e l’obbedienza con lo «sguardo» di San Paolo, «modello e prototipo» dei « religiosi ».

(« Avvenire », 13/1/’09)

Il prossimo 2 Febbraio si celebra la « 13ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata ».

Di seguito pubblichiamo il « Messaggio », preparato per l’occasione dalla « Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata ».

Alle consacrate e ai consacrati, ai sacerdoti, ai diaconi e ai fedeli laici.

«Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (« Gal 2,20″). Con queste parole l’Apostolo Paolo ci comunica la sua totale conformazione a Gesù. Esse esprimono in modo sublime la bellezza della vita consacrata e ad esse vogliamo ispirarci nell’ormai tradizionale « Messaggio » in occasione della « 13ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata », nella Festa della « Presentazione del Signore ». Tale « Giornata » offre a tutta la Chiesa l’occasione per ringraziare Dio per il dono dei consacrati e delle consacrate, e allo stesso tempo li incoraggia a vivere la loro particolare vocazione con la passione di San Paolo, ponendolo quale modello e prototipo della loro vita.

Inaugurando l’ »Anno Paolino », il Santo Padre Benedetto XVI ha richiamato la splendida « professione di fede » dell’Apostolo, affermando: «Tutto ciò che Paolo fa, parte da questo centro. La sua fede è l’esperienza dell’essere amato da Gesù Cristo in modo tutto personale; […] è l’essere colpito dall’amore di Gesù Cristo, un amore che lo sconvolge fin nell’intimo e lo trasforma; [...] è l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore» (« Omelia » nei « Primi Vespri » della Solennità dei « Santi Apostoli Pietro e Paolo, 28 Giugno 2008). È questo il fondamento della vita cristiana e della vita consacrata in particolare: è il Signore a irrompere nella storia dell’uomo, chiamandolo ad appartenergli completamente. Proprio così, in modo straordinario sulla « via di Damasco », il Signore Gesù ha folgorato e conquistato (cfr. « Fil 3,12″) Saulo di Tarso. Nella luce abbagliante dell’incontro con Cristo, il consacrato è chiamato a vivere tutta la sua esistenza fino a poter dire: «Cristo vive in me»; a lasciarsi coinvolgere in un rapporto interpersonale tanto appassionato da non vedere altro se non il Cristo crocifisso e risorto, conformandosi a Lui fino a portare nel proprio corpo le sue « stimmate ». Emergerà così, in modo sempre più convinto e decisivo, che «l’amore del Cristo ci possiede» (« 2Cor 5,14″). È stato osservato che l’originale « greco » ha tre sfumature: l’amore « agapico » di Cristo ci avvolge, ci coinvolge, ci travolge.

In ogni caso, Paolo arriva alla certezza che nulla potrà mai separarlo e separarci da questo amore: la vita consacrata diventa così «epifania dell’amore di Dio nel mondo» (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica « Vita Consecrata », Cap. III).

Questo amore appassionato di Gesù suscita una risposta totalizzante da parte del consacrato nella reciprocità amicale e sponsale: «Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura» (« Fil 3,8″). «Per me il vivere è Cristo» (« Fil 1,21″).

È proprio in questa luce che si devono comprendere i « voti religiosi ». San Paolo è modello di obbedienza allo Spirito e anche agli « Apostoli » e agli anziani (cfr. « At 15,2″), sceglie una vita povera e dedita al lavoro intenso per non essere di peso ad alcuno, vive nel « celibato » consacrato per essere totalmente dedito al Signore e alla « comunità », si dona con tutte le sue forze alla missione dell’evangelizzazione in mezzo a molte tribolazioni (cfr. « 1Tes 2,2″).

In questo orizzonte, ci sembra particolarmente importante sottolineare l’importanza dell’obbedienza, anche perché la Festa della « Presentazione del Signore » mette in evidenza più volte come Maria, Giuseppe e Gesù obbedirono umilmente alla legge del Signore data a Mosè. In tutta la sua vita Gesù ha obbedito alla volontà del Padre, «fino alla morte e a una morte di croce» (« Fil 2,8″). La recente « Istruzione » della « Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica », « Il servizio dell’autorità e l’obbedienza », invita a cercare «ogni mattina il contatto vivo e costante con la « Parola » che in quel giorno è proclamata, meditandola e custodendola nel cuore come tesoro, facendone la radice d’ogni azione e il criterio primo d’ogni scelta» (n. 7). Infatti, obbedendo alla « Parola di Dio » che si rivela attraverso le mediazioni umane, «ci inseriamo nel disegno con cui Egli ci ha concepito con amore di Padre. Dunque l’obbedienza è l’unica via di cui dispone la persona umana, essere intelligente e libero, per realizzarsi pienamente» (n. 5).

Questa « Giornata » sia per tutti i consacrati e le consacrate l’occasione per rinnovare l’offerta totale di sé al Signore nel generoso servizio ai poveri, secondo il carisma dell’ »Istituto » di appartenenza. Le « comunità » monastiche e religiose siano « oasi » nelle quali si vive il primato assoluto di Dio, della sua gloria e del suo amore, nella gioia della comunione fraterna e nella dedizione appassionata ai poveri, agli ultimi, ai sofferenti nel corpo e nello spirito.

La Vergine Maria, che si è associata completamente all’offerta di Gesù dicendo «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (« Lc 1, 37″), accolga l’offerta della vostra vita e la unisca strettamente a quella del Figlio suo, in un legame indissolubile che la condurrà sino al « Calvario »: «È lei la Vergine Figlia di Sion che per adempiere la legge presentò nel tempio il Figlio, gloria d’Israele e luce delle genti. Così, o Padre, per tua disposizione, un solo amore associa il Figlio e la Madre, un solo dolore li congiunge, una sola volontà li sospinge: piacere a te, unico sommo bene» (« Prefazio » della « Messa a Maria Vergine » nella « Presentazione del Signore »).

Roma, 1° Gennaio 2009, Solennità di « Maria SS. Madre di Dio ».

La « Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata ».

2 FEBBRAIO 2009 – PRESENTAZIONE DEL SIGNORE (f)

2 FEBBRAIO 2009 - PRESENTAZIONE DEL SIGNORE (f) dans Lettera agli Ebrei 15%20BELLINI%20PRESENTATION

Bellini_Presentation Bellini5 The Presentation in the Temple

http://www.artbible.net/3JC/-Luk-02,22_Temple_Presentation/slides/15%20BELLINI%20PRESENTATION.ht

2 FEBBRAIO 2009 – PRESENTAZIONE DEL SIGNORE (f)

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura Eb 2,14-18

Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli Ebrei

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

METTO IL COLLEGAMENTO AL SITO MARANATHA PER UNA LETTURA INTEGRALE DEL RITO:

http://www.maranatha.it/Festiv2/festeSolen/0202-Page.htm

LODI

Lettura Breve 2 Tm 2, 8.11-13

Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti. Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

VESPRI

Lettura breve Eb 4, 15-16

Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno.

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