SAN PAOLO, L’APPASSIONATO, IL FOLLE DI CRISTO

 

dal sito:

http://www.dieu-parmi-nous.com/NIC/Conversion.de.Paul.pdf 

 

SAN PAOLO, L’APPASSIONATO, IL FOLLE DI CRISTO 

 

Conversione di San Paolo, 25 gennaio

ARTICLE DE RAYMOND BEAUGRAND-CHAMPAGNE (gesuita) POUR LE NIC;

 

traduzione mia; è un testo di spiritualità e, quindi, particolarmente difficile da tradurre, ma è bello e ho provato, anche se non è una traduzione perfetta ne vale la pena ; 

 

 

La conversione di Paolo di Tarso, questo ebreo convinto, fervente discepolo di Mosè e dei grandi servi di Dio in seno al giudaismo, è un modello per ciascuno di noi, anche se era necessario che cadesse dal suo cavallo quando perseguitava i cristiani! 

La sua conversione è talmente importante che si festeggia appositamente il 25 gennaio. Questa festa si colloca, esattamente un mese dopo il Natale, giorno dopo giorno, come una celebrazione rinnovata del Dio fatto uomo. La vera festa di San Paolo è alla fine del mese di giugno. L’adesione di Paolo a Cristo è, in effetti, talmente ricca e profonda che raggruppa (oggi) tutti i cristiani durante la Settimana annuale della preghiera per l’Unità che ha luogo ogni anno alla fine del mese di gennaio, per onorare questa conversione esemplare e straordinaria alla fede. (NOTA 1) 

I cristiani si radunano da un secolo (NOTA 2) per domandare a Dio di arrivare, un giorno, ad d essere tutti uniti come ha tanto desiderato Gesù stesso. Ed è quello che ci ricorda nel suo vangelo San Giacomo in una delle più belle pagine della storia umana. 

Il Figlio di Dio si rivolge al Padre alla vigilia della sua Passione: « Non prego solo per questi, ma anche per quelli che  per la loro parola crederanno in me; perché tutti sia una cosa sola. Come tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola,  perché il mondo creda che tu mi hai mandato » (Gv 17, 20,21). 

È terribile quello che ci accade a noi cristiani da molti secoli nonostante questa ammirabile preghiera di Gesù. Noi siamo talmente divisi che io ho sentito dire che ci sono, oggi, più di 32.000 Chiese cristiane differenti e separate. 

Ma, felicemente, la nostra Chiesa cattolica, quanto ad essa, dall’inizio senza interruzioni, che abbia provato, resti unita.  Essa comprende circa una ventina di chiese unite al Papa, il Vescovo di Roma, successore di Pietro. Queste Chiese conservano, per così dire, la loro autonomia sotto la giurisdizione di un patriarca. Questi patriarchi sono talvolta nominati cardinali. Noi non ci pensiamo molto e quasi tutto il mondo l’ignora. 

Io vi ricordo, dunque alcune di queste Chiese, sarebbe bene andare ogni tanto per partecipare (NOTA 3), noi latini, con questi nostri fratelli uniti. La Chiesa Caldea cattolica d’Irak, La Chiesa Maronita e la Chiesa Melkita del Medio Oriente, la Chiesa Armena cattolica, le Chiese Siro- Malabar e Siro-Malankar  dell’India, e molte Chiese importanti come la Chiesa Ucraina cattolica di rito bizantino. Queste Chiese, unite alla nostra Chiesa latina prefigurano, con tutte le Chiese unite intorno al Vescovo di Roma,  l’unione che deve (può, o verrà) delle antiche chiese apostoliche con la grande Chiesa Ortodossa. 

Non dimentichiamo mai che i nostri fratelli ortodossi non uniti a Roma rimangono sempre uniti tra loro; le loro Chiese detto autocefale, o nazionali, sono fedeli le une alle altre, fedeli ad una tradizione completamente analoga a quella dei cattolici e che si esprime in particolare per il loro attaccamento al Patriarca ecumenico che ha sede nel cuore della Grande Ortodossia, a Costantinopoli, città oggi musulmana dal XV secolo sotto il nome di Istanbul, in questo paese divenuto musulmano per circa il 99%. 

Noi formiamo, noi cattolici, più della metà dei cattolici del mondo. Ciò che ci unisce è soprattutto, evidentemente, Cristo stesso. Ma noi attribuiamo molta importanza alle parole di Gesù all’Apostolo Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18 traduzione CEI). 

Per noi Pietro è, e rimane, il primo Pastore della Chiesa universale, il primo Papa, colui al quale Gesù ha detto: “Pasci le mie pecorelle” (ho tradotto l’originale con Gv 21,17). I nostri cuori dei cristiani è ancora segnato da vedere tutti i nostri fratelli, spesso così ferventi e ardenti che non sanno quanto li amiamo e quanto vorremmo essere tutti uniti, insieme, uguali e fraterni come Gesù l’ha desiderato. 

La Settimana di Preghiera per l’unità, fondata in Francia da l’Abate Paul Coutrier, permette agli uni e agli altri di conoscersi meglio pregando insieme, come Gesù l’ha chiesto a suo Padre da circa 200 anni. Non dimentichiamo mai che una conoscenza appassionata produce l’amore reciproco. 

San Paolo ha parlato in modo ammirabile del’unità al capitolo 4 della sua bellissima lettera indirizzata agli abitanti della città di Efeso. Si sente, in San Paolo, tutto il fuoco che Cristo è venuto a portare sulla terra. La sua anima è ardente di questo fuoco che ancora ci muove dopo due millenni: “Noi arriveremo tutti insieme alla’unità della nostra fede ed alla conoscenza del Figlio di Dio. Noi diventeremo adulti quando il nostro sviluppo arriverà alla piena, perfetta,  statura di Cristo. Allora noi non saremo più dei bambini portati via dalle onde e spinti qua e là da qualsiasi vento di dottrina diffuso da uomini ingannatori, che conducono gli altri in errore attraverso le astuzie che inventano. Al contrario, proclamando la verità con l’amore cresceremo in Cristo che il Capo. È grazie a lui che le differenti parti del corpo, sono solidamente unite così che il corpo intero è ben unito attraverso le articolazioni di cui è provvisto. Così quando ogni parte agisce come dovrebbe, il corpo intero cresce e si sviluppa nell’amore”. (NOTA) 

Come tutti coloro che amano San Paolo l’hanno detto e ripetuto, la persona di questo grande santo, i suoi insegnamenti e il suo desiderio straordinario di trasmettere la sua fede, sono estremamente appassionanti. Tutti noi siamo meravigliati  di questo ebreo miracolosamente convertito. È San Luca che ci racconta negli Atti degli Apostoli questa conversione straordinaria che si ritrova anche nella vita di altri numerosi cristiani nel corso dei secoli. Sono delle conversioni improvvise come quelle di Alfonso di Ratisbona nel XIX secolo, Andrea Frossard nel XX secolo. 

Il racconto della conversione si trova nel capitolo 9 degli Atti degli Apostoli. È talmente straordinaria che, come dice bene Joseph Holzner nel suo ammirabile “Paolo di Tarso”, a pagina 47: “La critica, ostile al soprannaturale, prova di spiegare la conversione di San Paolo e la sua nuova concezione di Cristo in maniera esclusivamente psicologica”. 

Holzner, dopo aver contraddetto questa opinione riduttrice, riprende in maniera magistrale il racconto di San Luca negli Atti e scrive: “Da se stesso San Paolo non sarebbe mai divenuto cristiano”. 

Paolo si stava avvicinando a Damasco dove doveva commettere un nuovo crimine. Ma l’ora della sua trasformazione era vicina. Gli occhi di Saulo cominciavano a fargli male…è allora che è avvenuto l’impensabile, che nessuna persona potrà mai spiegare. Improvvisamente un luce celeste splende attorno a lui.. I cavalli si impennano, si gettano su di un lato…l’arco, la luce, infiammato, si chiude su di lui. In questa apparizione di fuoco egli vede un volto, quella di un “uomo celeste” (1Cor 15,49). 

Uno sguardo si posa su di lui, uno sguardo dall’eternità, dove si mescolano severità e tristezza, la nobiltà e la dolcezza. Sotto questo sguardo di fuoco, tuta la resistenza svanisce. E una voce parla nella lingua dei suoi Padri (Atti 26, 14): “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” Come in un flash egli comprende: La mia causa è perduta! “Chi sei, o Signore?” Ecco che arriva la parola liberatrice: “Io sono Gesù!” e poi, come dolce rimprovero: “Che tu perseguiti!” In quel momento il viso trasfigurato di Cristo gli appare come coperto di sangue e di ferite, solcato di linee rosse. Il sangue dei martiri che egli aveva sparso scendeva da quel viso goccia a goccia…Allora scaturì dal più profondo del suo essere una sorgente, i suoi flutti inondarono la sua anima di quella luce : “Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo”. (2Cor 4,6). 

La luce della fede risplendeva in lui. Una forza misteriosa faceva irruzione nella sua anima; una vita nuova cominciava. Egli entrava in un mondo superiore. (…)  San Paolo non avrà mai il minimo dubbio su ciò che ha vissuto in questi pochi istanti. La sua incrollabile convinzione rimane: che aveva effettivamente visto il Risorto e gli aveva parlato. … Quando Paolo si alza, egli è il discepolo di Gesù, per sempre. Da questa bontà di Cristo verso di lui, Paolo tirerà immediatamente una conclusione: ciò che conta non dipende dal volere o dal correre, ma da Dio che usa misericordia Rm 9, 16)… Il fatto che il Cristo Risorto gli sia apparso, non sotto i tratti di colui che punisce e vendica, ma con un volto pieno di misericordia e di bontà (Tt 3,5) conferma San Paolo nell’idea che la collera di Dio contro l’uomo si è trasformata in amore, grazie al Crocifisso.” 

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Sources : J. Holzner, « Paul de Tarse », Alsatia, réédité par Pierre Téqui, 1997. 

 

M. Villain, « L’abbé Paul Couturier », Casterman, 1964.

 

 

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