2 FEBBRAIO, « GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA »: l’invito a rileggere la povertà, la castità e l’obbedienza con lo «sguardo» di San Paolo, «modello e prototipo» dei « religiosi ».

dal sito: 

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_cei13.htm

« GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA »

« Vita Consacrata »:

il « Messaggio » della « Cei » per la « Giornata Mondiale » del 2 Febbraio 2009.

«Esistenze trasformate dall’amore di Gesù»

Dalla « Commissione episcopale », l’invito a rileggere la povertà, la castità e l’obbedienza con lo «sguardo» di San Paolo, «modello e prototipo» dei « religiosi ».

(« Avvenire », 13/1/’09)

Il prossimo 2 Febbraio si celebra la « 13ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata ».

Di seguito pubblichiamo il « Messaggio », preparato per l’occasione dalla « Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata ».

Alle consacrate e ai consacrati, ai sacerdoti, ai diaconi e ai fedeli laici.

«Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (« Gal 2,20″). Con queste parole l’Apostolo Paolo ci comunica la sua totale conformazione a Gesù. Esse esprimono in modo sublime la bellezza della vita consacrata e ad esse vogliamo ispirarci nell’ormai tradizionale « Messaggio » in occasione della « 13ª Giornata Mondiale della Vita Consacrata », nella Festa della « Presentazione del Signore ». Tale « Giornata » offre a tutta la Chiesa l’occasione per ringraziare Dio per il dono dei consacrati e delle consacrate, e allo stesso tempo li incoraggia a vivere la loro particolare vocazione con la passione di San Paolo, ponendolo quale modello e prototipo della loro vita.

Inaugurando l’ »Anno Paolino », il Santo Padre Benedetto XVI ha richiamato la splendida « professione di fede » dell’Apostolo, affermando: «Tutto ciò che Paolo fa, parte da questo centro. La sua fede è l’esperienza dell’essere amato da Gesù Cristo in modo tutto personale; […] è l’essere colpito dall’amore di Gesù Cristo, un amore che lo sconvolge fin nell’intimo e lo trasforma; [...] è l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore» (« Omelia » nei « Primi Vespri » della Solennità dei « Santi Apostoli Pietro e Paolo, 28 Giugno 2008). È questo il fondamento della vita cristiana e della vita consacrata in particolare: è il Signore a irrompere nella storia dell’uomo, chiamandolo ad appartenergli completamente. Proprio così, in modo straordinario sulla « via di Damasco », il Signore Gesù ha folgorato e conquistato (cfr. « Fil 3,12″) Saulo di Tarso. Nella luce abbagliante dell’incontro con Cristo, il consacrato è chiamato a vivere tutta la sua esistenza fino a poter dire: «Cristo vive in me»; a lasciarsi coinvolgere in un rapporto interpersonale tanto appassionato da non vedere altro se non il Cristo crocifisso e risorto, conformandosi a Lui fino a portare nel proprio corpo le sue « stimmate ». Emergerà così, in modo sempre più convinto e decisivo, che «l’amore del Cristo ci possiede» (« 2Cor 5,14″). È stato osservato che l’originale « greco » ha tre sfumature: l’amore « agapico » di Cristo ci avvolge, ci coinvolge, ci travolge.

In ogni caso, Paolo arriva alla certezza che nulla potrà mai separarlo e separarci da questo amore: la vita consacrata diventa così «epifania dell’amore di Dio nel mondo» (Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica « Vita Consecrata », Cap. III).

Questo amore appassionato di Gesù suscita una risposta totalizzante da parte del consacrato nella reciprocità amicale e sponsale: «Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura» (« Fil 3,8″). «Per me il vivere è Cristo» (« Fil 1,21″).

È proprio in questa luce che si devono comprendere i « voti religiosi ». San Paolo è modello di obbedienza allo Spirito e anche agli « Apostoli » e agli anziani (cfr. « At 15,2″), sceglie una vita povera e dedita al lavoro intenso per non essere di peso ad alcuno, vive nel « celibato » consacrato per essere totalmente dedito al Signore e alla « comunità », si dona con tutte le sue forze alla missione dell’evangelizzazione in mezzo a molte tribolazioni (cfr. « 1Tes 2,2″).

In questo orizzonte, ci sembra particolarmente importante sottolineare l’importanza dell’obbedienza, anche perché la Festa della « Presentazione del Signore » mette in evidenza più volte come Maria, Giuseppe e Gesù obbedirono umilmente alla legge del Signore data a Mosè. In tutta la sua vita Gesù ha obbedito alla volontà del Padre, «fino alla morte e a una morte di croce» (« Fil 2,8″). La recente « Istruzione » della « Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica », « Il servizio dell’autorità e l’obbedienza », invita a cercare «ogni mattina il contatto vivo e costante con la « Parola » che in quel giorno è proclamata, meditandola e custodendola nel cuore come tesoro, facendone la radice d’ogni azione e il criterio primo d’ogni scelta» (n. 7). Infatti, obbedendo alla « Parola di Dio » che si rivela attraverso le mediazioni umane, «ci inseriamo nel disegno con cui Egli ci ha concepito con amore di Padre. Dunque l’obbedienza è l’unica via di cui dispone la persona umana, essere intelligente e libero, per realizzarsi pienamente» (n. 5).

Questa « Giornata » sia per tutti i consacrati e le consacrate l’occasione per rinnovare l’offerta totale di sé al Signore nel generoso servizio ai poveri, secondo il carisma dell’ »Istituto » di appartenenza. Le « comunità » monastiche e religiose siano « oasi » nelle quali si vive il primato assoluto di Dio, della sua gloria e del suo amore, nella gioia della comunione fraterna e nella dedizione appassionata ai poveri, agli ultimi, ai sofferenti nel corpo e nello spirito.

La Vergine Maria, che si è associata completamente all’offerta di Gesù dicendo «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (« Lc 1, 37″), accolga l’offerta della vostra vita e la unisca strettamente a quella del Figlio suo, in un legame indissolubile che la condurrà sino al « Calvario »: «È lei la Vergine Figlia di Sion che per adempiere la legge presentò nel tempio il Figlio, gloria d’Israele e luce delle genti. Così, o Padre, per tua disposizione, un solo amore associa il Figlio e la Madre, un solo dolore li congiunge, una sola volontà li sospinge: piacere a te, unico sommo bene» (« Prefazio » della « Messa a Maria Vergine » nella « Presentazione del Signore »).

Roma, 1° Gennaio 2009, Solennità di « Maria SS. Madre di Dio ».

La « Commissione Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata ».

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