SAN PAOLO – SULLA CARITÀ (testo originale francese, traduzione mia, teologia)

testo originale francese, traduzione mia, dal sito: Biblio-domuni, percorso per il ritrovamento del testo:

corso di teologia,
Théologie morale : La Charité
Michel Labourdette op (année 1959 – 1960)
Seconde partie du cours concernant les vertus théologales affectives. Secunda-Secundae q. 23-46:

http://biblio.domuni.org/

Si tratta quindi di un corso di teologia già fatto, nel testo sono evidenti gli inserimenti discorsivi; io utilizzo la Bibbia Cei e la sua traduzione, il testo francese è leggermente differente, non è la « Bible de Jerusalem » che conosco, naturalmente le differenze sono di versione e non di sostanza; forse è bene guardare comunque al testo originale ed alla impostazione grafica, è utile perché -  per non prendere troppo « spazio » sul blog – io devo togliere gli « spazi » che ci sono nel testo e lo chiarificano, « spazi » tra una preposizione e l’altra;

B – SAN PAOLO – SULLA CARITÀ

Non ci sono epistole di Paolo che non abbiano parole sulla carità; ma nella maggior parte, la carità è una tema più o meno sviluppato, molte volte ripreso. Io noto solamente qualche grande punto caratteristico:
« del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo. » (Ts 11,3, cfr 5,6). Che cosa è questa carità?
1.
È soprattutto l’amore di cui Dio ci ama, amore che è al principio di tutta l’economia della salvezza, ossia di tutto il grande disegno che è stato rivelato pienamente in Cristo.
« Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti, con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,
per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità,
predestinandoci a essere suoi figli adottivi
per opera di Gesù Cristo,
secondo il beneplacito della sua volontà.
E questo a lode e gloria della sua grazia
Che ci ha dati nel suo figlio diletto » (Ef 1,3-6)
Accanto a Dio, l’agape è il principio di una liberalità tutta gratuita, che si manifesta in tutti gli effetti della carità di Dio, fino al più eclatante: il Cristo, Figlio di Dio, liberato dalla morte per noi, è, per così dire, la prova obiettiva di questo amore, di cui, d’altronde, la garanzia ci è donata interiormente nello Spirito Santo:
« La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora a stento si trova che sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi: » (Rm 5, 5-8)
Questo Spirito, presenza attiva dell’amore di Dio in noi, ci assimila al Cristo, figli come lui ed eredi:
« E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio. » (Gal 4, 6-7).
2.
La carità è, dunque, anche, l’amore di cui noi amiamo Dio precisamente come un Padre. Perché se lo Spirito riempie i nostri cuori dell’amore del quale Dio ci ama, e realizza la sua presenza attiva nei nostri cuori, così suscita la nostra risposta: l’amore filiale che ci fa invocare il Padre e ci mette in comunicazione intima con lui, facendo, che in definitiva, tutto non può realizzare che il nostro bene:
« La scienza gonfia, mentre la carità edifica. Se qualcuno crede di sapere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna sapere. Chi invece ama Dio, è da lui conosciuto – in termini biblici: è amato da Dio, è conosciuto da lui come un amico (1Cor 8,1b-3)
Del resto noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Perché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli. » Rm 8, 28-29)3.
Ed ecco perché la stessa carità è anche l’amore con il quale amiamo i fratelli, amore che impara alla scuola di Dio:
« Riguardo l’amore fraterno, voi non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri » (1Ts 4,9)
Ed è bene, perché è ancora un grande mistero che questa carità fraterna, quella stessa della edificazione della Chiesa, cioè del Corpo di Cristo, di cui precisamente è il legame. Qui sarebbe necessario citare troppo; è, come voi sapete, uno degli apporti più personali di San Paolo, una delle pietre miliari del suo pensiero; là dove San Giovanni mette davanti l’esempio di Cristo e del suo comandamento nuovo, San Paolo invoca il mistero di Cristo e della Chiesa: Qualche testo è sufficiente ad ricordare questo tema particolarmente studiato oggi:
« Al contrario, vivendo  secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto  il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità. » (Ef 4, 15-16).
Ecco, una nuova città, è la città di Dio, che si costruisce così e che chiama ad avere dei rapporti completamente nuovi, un amore, un’amicizia, caratteristiche de quella società:
« Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Gesù Cristo. » (Ef 2, 19-20).
Fino là, c’è il popolo di Dio, Israele e le Nazioni; ma il Cristo ha ucciso l’odio, superate queste divisioni, riunendo i due popoli in uno solo, cioè chiamando tutti gli uomini, Giudei, Greci e barbari (Ef 2, 14-17). Ed ecco la grande ed essenziale « cosa » essa è l’amore:
« Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma quello degli altri, Abbiate gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù: » (Fil 2, 1-5). « Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo (Col 3, 14-15).
Io non mi fermo al grande testo, celebre, l’Inno alla carità (1Cor 13). Esso è troppo conosciuto perché parlarne in generale possa essere utile e uno studio dettagliato ci porterebbe troppo lontano; voi lo farete da soli, voi stessi, e, in tutti i casi, io lascio a voi l’esegesi. Voi sapete che  abbiamo discusso la questione di sapere se questo è altro che la carità fraterna. Si tratta di questa, sicuramente, direttamente; ma se si intende come una semplice attitudine morale, si resterebbe, evidentemente, molto al « di qua » del testo di Paolo; qui, ancora, si tratta del mistero della carità che è presente, proposto esplicitamente da uno dei suoi lati, ma che implica tutte le sue dimensioni e la sua profondità. Questa carità che sorpassa tutti i carismi, è il legame [lien in francese= legame, quello che unisce]  della perfezione, il legame di tutto il Corpo di Cristo, essa è la « via » (una via che sorpassa tutto – 1Cor 12,31) insegnato da Cristo e per il quale noi imitiamo Dio.
« Fatemi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. » (Ef 5, 1-2).
E questa idea di sacrificio a strappato a San Paolo una espressione che farà problema,   l’influenza di questa espressione è stata grande nella riflessione cristiana:
« Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne… » (Rm 9,3)
Ed infine, questa carità, nel suo ruolo d’unione e di assimilazione a Cristo, e con la comunione di tutti i fedeli, ha un sacramento:
« …e il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane noi , pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane » (1Cor 10, 16-17)

Publié dans : temi - la carità , teologia - morale |le 2 décembre, 2008 |Pas de Commentaires »

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