Archive pour novembre, 2008

Basilica di Sant’Elena imperatrice – Diocesi di Cagliari – 16 aprile 2006 – Domenica di Resurrezione

BASILICA SANT’ELENA IMPERATRICE – DIOCESI DI CAGLIARI – 

http://www.parrocchiasantelena.com/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=119

DOMENICA 16 APRILE  2006 – RISURREZIONE DEL SIGNORE

letture del giorno di Pasqua 16 aprile 2006:

http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20060416.shtml

Alleluja, il Signore è Risorto

Ultimo aggiornamento domenica 01 aprile 2007

1. La fede nella resurrezione del Signore è il tema fondamentale di questo giorno. « Questo è il giorno di Cristo Signore » canta il salmo 117. È la domenica per eccellenza. È il giorno in cui vincendo la morte si espresse il suo potere sovrano e che, perciò, è motivo di diletto e gioia per tutti i cristiani. Nel suo discorso, Pietro proclama che gli è stato affidato l´incarico di annunciare e predicare la Resurrezione di Cristo. Gli apostoli sono i testimoni che hanno visto il Risorto, hanno mangiato e bevuto con lui. Essi hanno ricevuto l´incarico di predicare che Cristo risorto è stato costituito giudice dei vivi e dei morti (prima lettura). San Paolo sottolinea, in modo speciale, che la resurrezione del Signore instaura una nuova vita nel battezzato. Il cristiano è colui che è morto con Cristo ed è risorto con lui ad una nuova vita. La fede nella Resurrezione è per san Paolo la roccia salda, il luogo su cui si fonda tutto il suo dinamismo apostolico (seconda lettura). Il vangelo ci mostra Pietro e Giovanni che, entrando nel sepolcro, « vedono e credono ». Il sepolcro vuoto è per loro l´inizio di una meditazione che li conduce alla fede in Cristo risorto. Cristo è risorto. « La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo » ci dice il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 683). La comunità cristiana dei primi tempi visse questa verità quale centro della sua esistenza: tutte le certezze, la carità palese a tutti, la serenità davanti al martirio, l´amore per l´Eucaristia… Tutto faceva riferimento in ultima analisi al mistero pasquale di Cristo, alla sua morte e alla sua resurrezione. « Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede » (1Cor 15,17), commenta san Paolo. Come le prime comunità cristiane vivevano della fede nella resurrezione del Signore, così pure i cristiani di oggi sono chiamati a vivere più a fondo il mistero della Resurrezione nelle loro vite. « Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù » (Col 3,1). Per il credente la resurrezione è il dato culminante della sua fede in Cristo; nella resurrezione sono confermate tutte le promesse dell´Antico Testamento. Il Signore è stato fedele al suo amore e si è donato senza limiti, con sovrabbondanza. Nella Resurrezione viene confermata la divinità del Signore: vero Dio e vero uomo. La resurrezione ci insegna la vera intimità riguardo a Dio (Dio è amore) e riguardo alla salvezza umana. Cristo nel suo mistero pasquale porta a pienezza la rivelazione di Dio. Autorivelazione definitiva di Dio. Perciò, « è contraria alla fede della Chiesa la tesi circa il carattere limitato, incompleto e imperfetto della rivelazione di Gesù Cristo, che sarebbe complementare a quella presente nelle altre religioni » (cfr Dominus Iesus, n.6). Conviene mettere in rilievo il carattere universale e salvifico della morte e resurrezione del Signore. Cristo morì per tutti, per perdonare a ciascuno i suoi peccati. Perché Dio vuole che tutti gli uomini si salvino.

2. Il cristiano è chiamato a « resuscitare insieme » a Cristo e a « cercare le cose di lassù ». Egli è una creatura nuova, l´antico è finito, il nuovo è cominciato, e la sua vita è nascosta con Cristo in Dio. È molto lontana dalla nostra vita quotidiana questa verità fondamentale? A volte potrebbe sembrare una verità troppo bella per essere vera, un sogno, un ideale irraggiungibile. Potrebbe sembrare che il peccato e la morte siano più forti e condannino l´uomo ad una vita di oscurità. Tuttavia, quando consideriamo con maggior attenzione il problema, ci rendiamo conto che il potere e l´amore di Dio sono più forti del peccato. « L´amore è più forte » e Dio suscita nel cuore degli uomini desideri di conversione, di bene, di trasformazione, e con la sua provvidenza divina li guida su vie di salvezza. Credere vivamente nella resurrezione del Signore per vivere una vita nuova piena di speranza, di forza, di amore. Resuscitare con Cristo sarà non vivere più nel peccato; sarà partecipare con Cristo al mistero della croce e alla salvezza degli uomini; sarà vivere questa vita come pellegrini verso il possesso eterno di Dio. Le donne sono le prime incaricate di annunciare la resurrezione. «  »Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato » (Lc 24,5-6). Queste parole di due uomini « in vesti sfolgoranti » riaccendono la fiducia nelle donne accorse al sepolcro, sul far del mattino. Avevano vissuto gli eventi tragici culminati nella crocifissione di Cristo sul Calvario; avevano sperimentato la tristezza e lo smarrimento. Non avevano abbandonato, però, nell´ora della prova il loro Signore. Vanno di nascosto nel luogo dove Gesù era stato sepolto per rivederlo ancora e abbracciarlo l´ultima volta. Le spinge l´amore; quello stesso amore che le aveva portate a seguirlo per le strade della Galilea e della Giudea sino al Calvario. Donne fortunate! Non sapevano ancora che quella era l´alba del giorno più importante della storia. Non potevano sapere che loro, proprio loro, sarebbero state le prime testimoni della risurrezione di Gesù » (cf Giovanni Paolo II, Omelia della Veglia di Pasqua, 14 aprile 2001).

Il vangelo ci dice che sono state le donne le prime messaggere della resurrezione del Signore, perfino prima degli apostoli. Grazie alla sua femminilità, la donna ha una particolare sensibilità religiosa e umana. Comprende più rapidamente e intuitivamente le verità religiose e le verità umane. È spontaneamente incline al valore religioso, alla protezione della vita umana, alla cura dei più deboli. Alla donna è stato dato l´incarico di annunciare il trionfo definitivo di Cristo sulla morte. La donna sperimenta, come racconta il vangelo, una particolare forza di spirito perché comprende che le è stato affidato in qualche modo il bene degli uomini. Nel mondo post-moderno in cui dobbiamo vivere, caratterizzato da un forte relativismo e dalla perdita della fede, la donna cristiana è chiamata ad essere nuovamente messaggera privilegiata delle verità cristiane. Sarà lei in casa a irradiare amore e comprensione, e sarà lei a educare la famiglia ai valori soprannaturali. Possiamo dire che dalla donna dipende in larga misura la fede del focolare domestico, perché lei la trasmette non solo con le sue parole, ma anche attraverso la sua vita, i suoi atteggiamenti, la sua capacità di soffrire, di perdonare. Nell´intimo della casa, o nel seno di una comunità religiosa, o nella società, o nella vita pubblica, o negli ospedali, o nella scuola… è la donna che rende presenti i valori trascendenti e, quel che è più importante, è lei che rivela Dio come amore, che mostra Cristo risorto e che conduce a Lui. La donna è maestra di fede. La donna è il sole della famiglia e della società. La speranza cristiana. La solennità della resurrezione del Signore apre all´uomo una nuova speranza. Il potere della morte e del peccato sono stati vinti dalla forza dell´amore, dalla resurrezione del Signore. Ora l´uomo può sperare, nonostante ogni apparenza di fallimento. Ora l´uomo può guardare con fiducia al futuro, nonostante i molteplici pericoli che lo insidiano in questa vita. Ora l´uomo può intraprendere il cammino della vita lottando con amore e con coraggio per la verità, sapendo che non resterà deluso. Chi si sente preda dello scoraggiamento, venga a contemplare il mistero della redenzione; chi si sente quasi disperato davanti all´inganno del male, non vacilli: Cristo è risorto! Chi si sente prigioniero dalla depressione, del decadimento fisico, psichico o morale, sappia che la morte è stata vinta e che l´uomo ora scorge il volto amoroso di Dio. Quale amore ha avuto Dio per noi, da inviare suo Figlio perché morisse e resuscitasse e ci aprisse così le porte del paradiso. Sì, tutti i cuori ritrovino oggi la propria fiducia: Cristo è risorto!

Publié dans:DIOCESI (DALLE) |on 2 novembre, 2008 |Pas de commentaires »

Papa Bendetto, Udienza 3 maggio 2006: La Tradizione Apostolica (diversi temi paolini)

dal sito: 

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2006/documents/hf_ben-xvi_aud_20060503_it.html

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 3 maggio 2006

La Tradizione Apostolica

Cari fratelli e sorelle,

in queste Catechesi vogliamo un po capire che cosa sia la Chiesa. Lultima volta abbiamo meditato sul tema della Tradizione apostolica. Abbiamo visto che essa non è una collezione di cose, di parole, come una scatola di cose morte; la Tradizione è il fiume della vita nuova che viene dalle origini, da Cristo fino a noi, e ci coinvolge nella storia di Dio con lumanità. Questo tema della Tradizione è così importante che vorrei ancora oggi soffermarmi su di esso: è infatti di grande rilievo per la vita della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha rilevato, al riguardo, che la Tradizione è apostolica anzitutto nelle sue origini: Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni. Perciò Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la rivelazione del sommo Dio (cfr 2 Cor 1,20 e 3,16-4,6), ordinò agli Apostoli di predicare a tutti, comunicando loro i doni divini, il Vangelo come fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale (Cost. dogm. Dei Verbum, 7). Il Concilio prosegue annotando come tale impegno sia stato fedelmente eseguito dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalle labbra di Cristo, dal vivere insieme con Lui e dalle sue opere, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo (ibid.). Con gli Apostoli, aggiunge il Concilio, collaborarono anche uomini della loro cerchia, i quali, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l’annunzio della salvezza (ibid.).

Capi dell’Israele escatologico, anchessi dodici quante erano le tribù del popolo eletto, gli Apostoli continuano la raccolta iniziata dal Signore, e lo fanno anzitutto trasmettendo fedelmente il dono ricevuto, la buona novella del Regno venuto agli uomini in Gesù Cristo. Il loro numero esprime non solo la continuità con la santa radice, lIsraele delle dodici tribù, ma anche la destinazione universale del loro ministero, apportatore di salvezza fino agli estremi confini della terra. Lo si può cogliere dal valore simbolico che hanno i numeri nel mondo semitico: dodici risulta dalla moltiplicazione di tre, numero perfetto, e quattro, numero che rinvia ai quattro punti cardinali, e dunque al mondo intero.

La comunità, nata dallannuncio evangelico, si riconosce convocata dalla parola di coloro che per primi hanno fatto esperienza del Signore e da Lui sono stati inviati. Essa sa di poter contare sulla guida dei Dodici, come anche su quella di coloro che essi via via si associano come successori nel ministero della Parola e nel servizio alla comunione. Di conseguenza, la comunità si sente impegnata a trasmettere ad altri la lieta notizia della presenza attuale del Signore e del suo mistero pasquale, operante nello Spirito. Lo si vede ben evidenziato in alcuni passi dellepistolario paolino: Vi ho trasmesso quello che anchio ho ricevuto (1 Cor 15,3). E questo è importante. San Paolo, si sa, originariamente chiamato da Cristo con una vocazione personale, è un vero Apostolo e tuttavia anche per lui conta fondamentalmente la fedeltà a quanto ha ricevuto. Egli non voleva inventare un nuovo cristianesimo, per così dire, paolino. Insiste perciò: Vi ho trasmesso quello che anchio ho ricevuto. Ha trasmesso il dono iniziale che viene dal Signore ed è la verità che salva. Poi, verso la fine della vita, scrive a Timoteo: Custodisci il buon deposito con laiuto dello Spirito Santo che abita in noi (2 Tm 1,14). Lo mostra con efficacia anche questa antica testimonianza della fede cristiana, scritta da Tertulliano verso lanno 200: (Gli Apostoli) sul principio affermarono la fede in Gesù Cristo e stabilirono Chiese per la Giudea e subito dopo, sparsi per il mondo, annunziarono la medesima dottrina e una medesima fede alle nazioni e quindi fondarono Chiese presso ogni città. Da queste poi le altre Chiese mutuarono la propaggine della loro fede e i semi della dottrina, e continuamente la mutuano per essere appunto Chiese. In questa maniera anche esse sono ritenute apostoliche come discendenza delle Chiese degli apostoli (De praescriptione haereticorum, 20: PL 2,32).

Il Concilio Vaticano II commenta: Ciò che fu trasmesso dagli Apostoli comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa e all’incremento della fede del Popolo di Dio. Così la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede (Cost. Dei Verbum, 8). La Chiesa trasmette tutto ciò che è e che crede, lo trasmette nel culto, nella vita, nella dottrina. La Tradizione è dunque il Vangelo vivo, annunciato dagli Apostoli nella sua integrità, in base alla pienezza della loro esperienza unica e irripetibile: per opera loro la fede viene comunicata agli altri, fino a noi, fino alla fine del mondo. La Tradizione, pertanto, è la storia dello Spirito che agisce nella storia della Chiesa attraverso la mediazione degli Apostoli e dei loro successori, in fedele continuità con lesperienza delle origini. E quanto precisa il Papa san Clemente Romano verso la fine del I secolo: Gli Apostoli – egli scrive – ci annunziarono il Vangelo inviati dal Signore Gesù Cristo, Gesù Cristo fu mandato da Dio. Cristo viene dunque da Dio, gli Apostoli da Cristo: entrambi procedono ordinatamente dalla volontà di Dio I nostri Apostoli vennero a conoscenza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo che sarebbero sorte contese intorno alla funzione episcopale. Perciò, prevedendo perfettamente l’avvenire, stabilirono gli eletti e diedero quindi loro l’ordine, affinché alla loro morte altri uomini provati assumessero il loro servizio (Ad Corinthios, 42.44: PG 1,292.296).

Questa catena del servizio continua fino ad oggi, continuerà fino alla fine del mondo. Infatti il mandato conferito da Gesù agli Apostoli è stato da essi trasmesso ai loro successori. Al di là dell’esperienza del contatto personale col Cristo, esperienza unica e irripetibile, gli Apostoli hanno trasmesso ai successori linvio solenne nel mondo ricevuto dal Maestro. Apostolo viene precisamente dal termine greco apostéllein, che vuol dire inviare. Linvio apostolico – come mostra il testo di Mt 28,19s – implica un servizio pastorale (fate discepole tutte le nazioni…), liturgico (battezzandole…) e profetico (insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato), garantito dalla vicinanza del Signore fino alla consumazione del tempo (ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo). Così, in un modo diverso dagli Apostoli, abbiamo anche noi una vera e personale esperienza della presenza del Signore risorto. Attraverso il ministero apostolico è così Cristo stesso a raggiungere chi è chiamato alla fede. La distanza dei secoli è superata e il Risorto si offre vivo e operante per noi, nelloggi della Chiesa e del mondo. Questa è la nostra grande gioia. Nel fiume vivo della Tradizione Cristo non è distante duemila anni, ma è realmente presente tra noi e ci dona la Verità, ci dona la luce che ci fa vivere e trovare la strada verso il futuro.

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