XXXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – DOMENICA 23 NOVEMBRE 2008

XXXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - DOMENICA 23 NOVEMBRE 2008 dans BIBLE SERVICE (sito francese)

XXXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 23 NOVEMBRE 2008

NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO
RE DELL’UNIVERSO

(anche San Clemente che quest’anno capita di domenica)

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  1 Cor 15,20-26a.28
Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

PRIMI VESPRI

Lettura breve   Ef 1, 20-30
Dio risuscitò Cristo dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi (Sal 8, 8) e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose.

UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda Lettura
Dall’opuscolo «La preghiera» di Origène, sacerdote
(Cap. 25; PG 11, 495-499)

Venga il tuo regno
Il regno di Dio, secondo la parola del nostro Signore e Salvatore, non viene in modo da attirare l’attenzione e nessuno dirà: Eccolo qui o eccolo là; il regno di Dio è in mezzo a noi (cfr. Lc 16, 21), poiché assai vicina è la sua parola sulla nostra bocca e sul nostro cuore (cfr. Rm 10,8). Perciò, senza dubbio, colui che prega che venga il regno di Dio, prega in realtà che si sviluppi, produca i suoi frutti e giunga al suo compimento quel regno di Dio che egli ha in sé. Dio regna nell’anima dei santi ed essi obbediscono alle leggi spirituali di Dio che in lui abita. Così l’anima del santo diventa proprio come una città ben governata. Nell’anima dei giusti è presente il Padre e col Padre anche Cristo, secondo quell’affermazione: «Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). Ma questo regno di Dio, che è in noi, col nostro instancabile procedere giungerà al suo compimento, quando si avvererà ciò che afferma l’Apostolo del Cristo. Quando cioè egli, dopo aver sottomesso tutti i suoi nemici, consegnerà il regno a Dio Padre, perché Dio sia tutto in tutti (cfr. 1Cor 15, 24.28). Perciò preghiamo senza stancarci. Facciamolo con una disposizione interiore sublimata e come divinizzata dalla presenza del Verbo. Diciamo al nostro Padre che è in cielo: «Sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno» (Mt 6, 9-10). Ricordiamo che il regno di Dio non può accordarsi con il regno del peccato, come non vi è rapporto tra la giustizia e l’iniquità né unione tra la luce e le tenebre né intesa tra Cristo e Beliar (cfr. 2Cor 6, 14-15). Se vogliamo quindi che Dio regni in noi, in nessun modo «regni il peccato nel nostro corpo mortale» (Rm 6, 12). Mortifichiamo le nostre «membra che appartengono alla terra» (Col 3, 5). Facciamo frutti nello Spirito, perché Dio possa dimorare in noi come in un paradiso spirituale. Regni in noi solo Dio Padre col suo Cristo. Sia in noi Cristo assiso alla destra di quella potenza spirituale che pure noi desideriamo ricevere. Rimanga finché tutti i suoi nemici, che si trovano in noi, diventino «sgabello dei suoi piedi» (Sal 98,5), e così sia allontanato da noi ogni loro dominio, potere ed influsso. Tutto ciò può avvenire in ognuno di noi. Allora, alla fine, «ultima nemica sarà distrutta la morte» (1 Cor 15, 26). Allora Cristo potrà dire anche dentro di noi: «Dov’è o morte il tuo pungiglione? Dov’è o morte la tua vittoria?» (Os 13, 14; 1 Cor 15, 55). Fin d’ora perciò il nostro «corpo corruttibile» si rivesta di santità e di «incorruttibilità; e ciò che è mortale cacci via la morte, si ricopra dell’immortalità» del Padre (1 Cor 15, 54). così regnando Dio in noi, possiamo già godere dei beni della rigenerazione e della risurrezione.

DAL SITO FRANCESE « BIBLE SERVICE » COMMENTO ALLA 1ma CORINZI:

http://www.bible-service.net/site/179.html

1 Corinthiens 15,20-26.28    

Encore une bonne nouvelle en ce dernier dimanche de l’année liturgique, Paul affirme que notre résurrection, à la suite du Christ, est l’avenir heureux qui nous attend (cf. le psaume). La résurrection de Jésus est première certes, mais elle promet et inclut la nôtre. La fin de toutes choses est envisagée avec des images très rassurantes : tous revivront, toutes les puissances du mal seront détruites, tous les ennemis seront vaincus, la mort sera anéantie ; ce sera la victoire du Roi Messie et la réussite totale pour Dieu et pour l’homme :  » Dieu sera tout en tous  » ; Dieu régnera enfin comme Père ; avec Jésus nous vivrons comme des fils, obéissants et libres.

1Cor 15,20-26.28

Ancora una « buona novella » per quest’ultima domenica dell’anno liturgico, Paolo afferma che la nostra risurrezione, al seguito di Cristo, è l’avvenire felice che ci attende (cfr. il salmo). La risurrezione di Gesù assolutamente certa, ma essa promette, ed include, la nostra. La fine di tutte le cose si scorge attraverso delle immagini molto rassicuranti: tutti rivivranno, tutte le potenze del male saranno distrutte, tutte i nemici saranno vinti, la morte sarà annientata; questa sarà la vittoria del Re Messia e il trionfo completo per Dio e per l’uomo: « Dio sarà tutto in tutti »; Dio regnerà infine come Padre; con Gesù noi vivremo come dei figli, obbedienti e liberi.

DAL SITO FRANCESE EAQ:

http://www.levangileauquotidien.org/www/main.php?language=FR&localTime=11/23/2008#

San Nicola Cabasilas (circa 1320-1363), teologo greco
La vita in Cristo, IV, 93-97, 102 ; SC 355, 343

« Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo »
«Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, Cristo si è assiso alla destra della Maestà nell’alto dei cieli» (Eb 1,3)… Allo scopo di servirci, egli è quindi venuto, da suo Padre, nel mondo. E questo è il colmo: egli si presenta sotto la forma dello schiavo e nasconde la sua qualità di maestro non soltanto nel momento in cui appare sulla terra rivestito dell’infermità umana, ma anche dopo, nel giorno in cui verrà nella sua potenza e apparirà nella gloria del Padre suo, nel giorno della sua manisfestazione. È detto infatti che nel suo regno, «si cingerà le sue vesti; farà mettere i suoi servi a tavola e passerà a servirli» (Lc 12,37). Ecco colui per mezzo del quale regnano i sovrani e governano i principi.
In questo modo eserciterà la sua regaltà vera e senza rimprovero…; in questo modo trascina coloro che ha sottomessi al suo potere: più amabile di un amico, più equo di un principe, più tenero di un padre, più intimo delle membra, più indispensabile del cuore. Non si impone mediante il timore, non assoggetta mediante un salario. Trova in se stesso la forza del suo potere, per se stesso si attacca i suoi sudditi. Infatti regnare mediante il timore o in vista di un salario, non è governare in prima persona, ma tramite la speranza di un guadagno e con le minaccie…Occorre che Cristo regni nel senso proprio di questa parola; ogni altra autorità è indegna di lui. Vi è riuscito grazie a un medio straordinario…: per diventare il vero Maestro, abbraccia la condizione dello schiavo e si fa il servo degli schiavi, fino alla croce e alla morte; in questo modo rapisce l’animo degli schiavi e si impadronisce direttamente della loro volontà. Sapendo che è questo il segreto di questa regaltà, Paolo scrive: «Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato» (Fil 2,8-9)… Per mezzo della prima creazione, Cristo è maestro della natura; per mezzo della nuova creazione, si è reso maestro della nostra volontà… per questo dice: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (Mt 28,18).

BIOGRAFIA E UFFICIO DELLE LETTURE DI SAN CLEMENTE

San Clemente I
Papa e Martire

BIOGRAFIA
Il terzo successore di san Pietro. La storia non offre materiale per scrivere la vita di questo papa che, più o meno tra l’ 88 e il 97, ha occupato la cattedra di Pietro. Un’antica tradizione (attestata da san Girolamo e da sant’Ireneo) afferma che a ordinarlo sacerdote é stato san Pietro stesso. Questa notizia é molto più verosimile della leggenda che vede in Clemente un membro della famiglia imperiale. La lettera di Clemente gli “Atti di san Clemente”, lasciano dubbioso lo storico Severo, non si può dire la stessa cosa della sola “lettera” che possediamo di lui, lettera fondamentale, nella quale la Chiesa di Roma scrive alla Chiesa di Corinto. L’importanza di questa lettera sta nella netta insistenza che essa pone sul primato della sede di Pietro. La forza di quest’affermazione risiede in ciò che Ireneo ha intensamente sottolineato: “Clemente aveva visto gli Apostoli in persona, la loro predicazione era ancora nelle sue orecchie e la loro tradizione sotto i suoi occhi”. Si presume che Clemente abbia subito il martirio, stando a quanto afferma una tradizione del IV secolo; A Roma una basilica gli é dedicata.

DAGLI SCRITTI…
Dalla”Lettera ai Corinzi” di san Clemente I, papa
Quanto sono mirabili e preziosi i doni di Dio, fratelli carissimi La vita nell’immortalità, lo splendore nella giustizia, la verità nella libertà, la fede nella confidenza, la padronanza di sé nella santità: tutto questo é stato messo alla portata della nostra intelligenza. Quali saranno allora i beni che sono preparati per coloro che lo aspettano? Solo il Creatore e il Padre dei secoli, il Santo per eccellenza ne conosce la quantità e la bellezza. Noi dunque, al fine di essere partecipi dei doni promessi, facciamo di tutto per ritrovarci nel numero di coloro che lo aspettano. E come si verificherà questo, fratelli carissimi? Si verificherà se la nostra intelligenza sarà salda in Dio con la fede, se cercheremo con diligenza ciò che é gradito e accetto a lui, se faremo ciò che é conforme alla sua santissima volontà, se seguiremo la via della verità, insomma se ci terremo lontani da ogni ingiustizia, perversità, avarizia, rissa, malizia e inganno. Questa é la via, fratelli carissimi, in cui troviamo la nostra salvezza, Gesù Cristo, mediatore del nostro sacrificio, difensore e aiuto della nostra debolezza. Per mezzo di lui possiamo guardare l’altezza dei cieli, per mezzo di lui contempliamo il volto purissimo e sublime di Dio, per lui sono stati aperti gli occhi del nostro cuore, per lui la nostra mente insensata e ottenebrata rifiorisce nella luce, per mezzo di lui il Padre ha voluto che noi gustassimo la conoscenza immortale. Egli, essendo l’irradiazione della gloria di Dio, é tanto superiore agli angeli, quanto più eccellente é il nome che ha ereditato (cfr. Eb 1, 3-4). Perciò, fratelli, combattiamo con tutte le forze sotto i suoi irreprensibili comandi. I grandi non possono restare senza i piccoli, né i piccoli senza i grandi. Tutti sono frammisti, di qui il vantaggio reciproco. Prendiamo ad esempio il nostro corpo. La testa senza i piedi non é nulla, come pure i piedi senza la testa. Anche le membra più piccole del nostro corpo sono necessarie e utili a tutto il corpo; anzi tutte si accordano e si sottomettono al medesimo fine, perché tutto il corpo sia saldo. Si assicuri perciò la salvezza di tutto il nostro corpo in Cristo Gesù, e ciascuno sia soggetto al suo prossimo secondo il dono della grazia che gli é stata affidata. Chi é forte si prenda cura di chi é debole, il debole rispetti il forte. Il ricco soccorra il povero, il povero lodi Dio perché gli ha dato uno che viene a colmare la sua indigenza. Il sapiente mostri la sua sapienza non con le parole ma con le opere buone; l’umile non renda testimonianza a se stesso, ma lasci che sia un altro a dargliela. Avendo da Dio tutte queste cose, dobbiamo ringraziarlo di tutto. A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen. (Capp. 35, 1-5; 36, 1-2; 37, 1. 4-5; 38, 1-2. 4; Funk 1, 105-109).

LODI

Lettura Breve   Ef 4, 15-16
Viviamo secondo la verità nella carità e cerchiamo di crescere in ogni cosa verso Cristo, che è il capo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.

VESPRI

Lettura Breve   1 Cor 15, 25-28
Bisogna che Cristo regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi (Sal 8, 8). Però quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

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