L’AUTORE DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI (seguace e collaboratore di Paolo)

L’AUTORE DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI (seguace e collaboratore di Paolo)

Stralcio dal libro: Bianchi F., Atti degli Apostoli, Città Nuova Editrice, Roma 2003

vorrei approfondire il tema dell’autore degli Atti degli Apostoli; il docente, nell’Introduzione del libro, presenta una serie di “informazioni essenziali” sul libro, ne tratta 7: 1. il titolo, 2. l’autore, 3 il genere letterario dell’opera, 4. la struttura, 5. lo scopo e il messaggio teologico, 6. la cronologia esterna, 7. il testo;

propongo la lettura dell’autore – ossia il punto 2 dell’Introduzione – invogliata non solo da qualche lettura dagli Atti, ma anche dalla festa, passata da pochi giorni, di San Luca, ho messo già nella liturgia di sabato 18 ottobre 2008, la storia di Paolo presa da un buon sito: Santi Beati e Testimoni;

pagg. 8-10

La tradizione cristiana, come testimoniano sempre il Prologo antimarcionita (testo del 160-180 d.C.) ed Eusebio di Cesarea, attribuì la composizione degli Atti degli Apostoli all’evangelista Luca, originario di Antiochia, l’autore del terzo Vangelo, seguace e collaboratore di Paolo nella sua opera di evangelizzazione. Paolo allude a questo personaggio nel biglietto a Filemone 24, nella Lettera ai Colossesi 4,14 e nella Seconda Lettera a Timoteo 4,11, definendolo “il buon medico”.

Se la prima tradizione cristiana difese unanimemente nei primi secoli l’identità fra l’evangelista Luca e l’autore degli Atti degli Apostoli, nel corso degli ultimi due secoli essa è stata al centro di un vivace dibattito fra gli studiosi, ben riassunto dallo studio di Gasque. Coloro che la negarono, soprattutto gli esegeti tedeschi della scuola di Tubinga, evidenziarono la discrepanza fra Paolo delle lettere e quello degli Atti: le lettere paoline e gli Atti palesavano, a loro avviso, inconciliabili divergenze teologiche sul ruolo della Legge e sullo svolgimento del cosiddetto “concilio di Gerusalemme” e non meno importanti discrepanze letterarie nel passaggio fra la prima e la terza persona singolare. Gli Atti avrebbero rappresentato “una tendenza proto-cattolica” che all’inizio del II sec. D.C. voleva integrare il rivoluzionario messaggio di Paolo nel cristianesimo petrino.

Un esame più attento e ragionato dei dati storici e letterari fece escludere una datazione così alta dell’opera, rimarcando i diversi punti di contatto con il terzo Vangelo. Questa unità emerge dal disegno letterario e teologico che tiene insieme le due opere e che traspare in molti punti degli Atti. Possiamo segnalare i rimandi fra i due proemi, At 1 e Lc 1, accumulati dal medesimo destinatario, Teofilo, nonché le somiglianze fra il martirio di Stefano e la morte di Gesù, quelle fra l’ultimo viaggio di paolo a Gerusalemme e quello analogo di Gesù. Ci sono, infine, temi teologici comuni come il Regno di Dio, l’azione dello Spirito, il valore della testimonianza. In conseguenza di ciò, la maggioranza degli esegeti ritiene che la stesura degli Atti degli Apostoli sia avvenuta fra l’80 e il 90 d.C., a breve distanza di tempo dal terzo Evangelo. Questa soluzione si fa preferire a quella che propone di datare gli Atti degli Apostoli già verso la fine degli anni 60, considerando questa come la prima opera di Luca; costui avrebbe seguito Paolo a Roma e pubblicato l’opera quando la sorte dell’Apostolo non era stata ancora decisa. Come vedremo nel commento, il silenzio sulla sorte di Paolo si spiega meglio col desiderio di Luca di dimostrare che l’arrivo di Paolo a Roma realizzava il commando di Gesù.

È oggetto di discussione se l’intenzione di Luca fu quella di presentare una sorta di dittico sul tempo di Gesù e sul tempo della Chiesa e se invece gli Atti nacquero dalla situazione vissuta dalla Chiesa in un momento storico in cui la frattura con il giudaesimo si era oramai consumata e i rapporti con l’impero romano erano sempre più problematici. Non sarebbe allora casuale il fatto che sia il rapporto con Israele, sia quello con i funzionari imperiali occupino un posto rilevante nell’economia dell’opera.

Tornando alle presunte discrepanze col pensiero di Paolo, la critica più recente ha dimostrato che esse sono talvolta meno importanti di quanto congetturato. Paolo appare nelle lettere come teologo per eccellenza, mentre negli Atti egli è soprattutto il persecutore divenuto cristiano e il testimone di Risorto. Le discrepanze possono essere riconducibili anche a fattori diversi, ben riassunti da Fusco: : il rapporto fra Luca e Paolo potrebbe esser stato limitato nel tempo e lo stesso Paolo intesse rapporti diversi con le diverse persone che collaborano on lui nell’opera missionaria. Non bisogna nemmeno dimenticare la mediazione personale del discepoli: basti pensare, ad esempio, alla maniera in cui Platone e Senofonte presentano il comune maestro Socrate nelle proprie opere. Se prendiamo in esame, infine, l’aspetto teologicamente più importante del pensiero di Paolo, cioè che la legge di Mosè non può salvare l’uomo, vediamo che anche l’autore degli Atti è d’accordo con Paolo.

Seguendo la maggioranza dei commentari (Pesh, Fabris, Rossé), manterrò in questo commentario l’identificazione dell’autore degli Atti degli Apostoli con Luca, autore del terzo Vangelo. Costui era un cristiano di Antiochia, di buona cultura classica, che partecipò probabilmente all’attività missionaria cristiana fuori da Gerusalemme e fu in contatto con Paolo.

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