XXIX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO : DOMENICA 19 OTTOBRE 2008

XXIX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO : DOMENICA 19 OTTOBRE 2008 dans LETTURE DI SAN PAOLO NELLA LITURGIA DEL GIORNO ♥♥♥ apostoli

Santuario San Gerardo Maiella – Avellino 

Particolare dei mosaici del presbiterio: san Pietro e san Paolo
http://it.sangerardo.eu/FOTO/lello2007_SANTUARIO/ 

XXIX SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

DOMENICA 19 OTTOBRE 2008-10-18

(SAN PAOLO DELLA CROCE)

MESSA DEL GIORNO

Seconda Lettura  1 Ts 1,1-5b
Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace. Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

COMMENTO DAL SITO: BIBLE SERVICE (difficile traduzione):

http://www.bible-service.net/site/179.html

1 Thessaloniciens 1,1-5Le trio apostolique dans la jubilation de l’anamnèse :  » À tout instant nous rendons grâce… Sans cesse nous nous souvenons…  » Motif de cette ferveur : cette foi qui est en active – pas en souci de confortable quiétude, cette charité qui se donne dans la peine, qui ne recule pas à se dépense, cette espérance qui tient bon en dépit des turbulences, désagréments et incertitude du présent. Bref, des chrétiens qui prennent au sérieux l’Incarnation du Dieu-avec-nous, et du même coup, ce qu’in Ruusbroec appelait  » la vie commune « . La piété, la dévotion, c’est bien – c’est même très bien – mais l’Évangile ne saurait demeurer simple parole, discours : qu’il ait prise sur notre chair, qu’il envahisse, voire chamboule le vivant que je suis avec  » puissance « , traversé alors de ce  » souffle saint  » qui aère et revigore : là est  » la certitude absolue « parce qu’ éprouvée, expérimentée, mieux qu’en n’importe quel discours !

1 Tessalonicesi 1,1-5   Il trio apostolico nel giubilo della anamnesi: « Ringraziamo sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle vostre preghiere” (2) La ragione per questo fervore: questa fede che è operosa – non per un pensiero di confortevole quietitudine; carità che si dona nella sofferenza, che non retrocede mai dai suoi fardelli, speranza che conserva il bene a dispetto della confusione, disagio e incertezza del presente. In breve, dei cristiani che prendono sul serio l’Incarnazione del Dio-con-noi, e, allo stesso tempo, quello che in Ruusbroec – teologo mistico, 12931381, biografia in inglese:

http://undpress.nd.edu/book/P00860

- chiamava “la vita comune”: la pietà, la devozione, è bene – è sempre molto bene – ma il Vangelo non può rimanere solo parole, discorso : Colui che ha assunto la nostra carne, che invade, certamente sconvolge il vivente che io sono con “potenza”, (allora io sono) penetrato da questo “soffio santo” che ossigena e rinvigorisce: la è: la “certezza assoluta “ perché convito, ho sperimentato, meglio di qualsiasi discorso.

PRIMI VESPRI

Lettura breve Rm 11, 33-36
O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? (Is 40, 13; Ger 23, 18; Gb 41, 3).  Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

UFFICIO DELLE LETTURE

Sant’Agostino come sempre: Seconda Lettura
Dalla «Lettera a Proba» di sant’Agostino, vescovo
(Lett. 130, 8, 15. 17 – 9, 18; CSEL 44, 56-57. 59-60)

Le aspirazioni del cuore, anima della preghiera
Quando preghiamo non dobbiamo mai perderci in tante considerazioni, cercando di sapere che cosa dobbiamo chiedere e temendo di non riuscire a pregare come si conviene. Perché non diciamo piuttosto col salmista: «Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore e ammirare il suo, santuario»? (Sal 26, 4). Ivi infatti non c’è successione di giorni come se ogni giorno dovesse arrivare e poi passare. L’inizio dell’uno non segna la fine dell’altro, perché vi si trovano presenti tutti contemporaneamente. La vita, alla quale quei giorni appartengono, non conosce tramonto. Per conseguire questa vita beata, la stessa vera Vita in persona ci ha insegnato a pregare, non con molte parole, come se fossimo tanto più facilmente esauditi, quanto più siamo prolissi. Nella preghiera infatti ci rivolgiamo a colui che, come dice il Signore medesimo, già sa quello che ci è necessario, prima ancora che glielo chiediamo (cfr. Mt 6, 7-8). Potrebbe sembrare strano che Dio ci comandi di fargli delle richieste quando egli conosce, prima ancora che glielo domandiamo, quello che ci è necessario. Dobbiamo però riflettere che a lui non importa tanto la manifestazione del nostro desiderio, cosa che egli conosce molto bene, ma piuttosto che questo desiderio si ravvivi in noi mediante la domanda perché possiamo ottenere ciò che egli è già disposto a concederci. Questo dono, infatti, è assai grande, mentre noi siamo tanto piccoli e limitati per accoglierlo. Perciò ci vien detto: «Aprite anche voi il vostro cuore! Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli» (2 Cor 6, 13-14). Il dono è davvero grande, tanto che né occhio mai vide, perché non è colore; né orecchio mai udì, perché non è suono; né mai è entrato in cuore d’uomo (cfr. 1 Cor 2, 9), perché è là che il cuore dell’uomo deve entrare. Lo riceviamo con tanta maggiore capacità, quanto più salda sarà la nostra fede, più ferma la nostra speranza, più ardente il nostro desiderio. Noi dunque preghiamo sempre in questa stessa fede, speranza e carità, con desiderio ininterrotto. Ma in certe ore e in determinate circostanze, ci rivolgiamo a Dio anche con le parole, perché, mediante questi segni, possiamo stimolare noi stessi e insieme renderci conto di quanto abbiamo progredito nelle sante aspirazioni, spronandoci con maggiore ardore a intensificarle. Quanto più vivo, infatti, sarà il desiderio, tanto più ricco sarà l’effetto. E perciò, che altro vogliono dire le parole dell’Apostolo: «Pregate incessantemente» (1 Ts 5, 17) se non questo: Desiderate, senza stancarvi, da colui che solo può concederla quella vita beata, che niente varrebbe se non fosse eterna?

VESPRI

Lettura Breve 2 Cor 1, 3-4
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.

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