LA SECONDA LETTERA DI SAN PAOLO AI TESSALONICESI (PROF. BUSCEMI)

LA SECONDA LETTERA DI SAN PAOLO AI TESSALONICESI

 

qualche considerazione preliminare:

la 2 Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi è una di quelle sulle quali si dubita della autenticità;

se è di Paolo dovrebbe essere scritta nel 50/51, se non è di Paolo nell’80/90; queste sono le datazione proposte da Buscemi;

ho studiato, sia pure nei limiti consentiti dall’enorme materiale scritto in proposito, sul problema dell’autenticità in vista di una presentazione preliminare della lettera; devo dire che i pareri sono divergenti e che non mi sembra che ce ne sia uno definitivo; ho considerato i problemi posti da un biblista – stavo quasi per proporre quella lettura – ma poi non mi sono sembrati definitivi e, direi, forse, neppure del tutto coerenti; ho ripreso in mano il testo del Prof Buscemi, l’introduzione al Nuovo Testamento già utilizzata di Wikenhauser A. – Schmid J, e l’introduzione delle lettere della Bibbia Cei;

I motivi per i quali il testo del Wikenhauser-Schmid propendo per la non autenticià sono fondamentalmente:

1. Paolo non fa riferimento alla prima lettera se vuole integrarla;

2. Nella prima lettera Paolo usa i termine Dio dove nella seconda utilizza il termine « Signore »;

3. Accanto alla teologia paolina che un autore successivo poteva conoscere, vi sono contenuti teologici « scoloriti » dal linguaggio didascalico;

4. utilizzo della teologia apocalittica (Buscemi e CEI ed Harnack – affermano che l’apocalittica era già nell’A,T. di qui un’apocalittica di colore vetero-testamentario); anche per quello che capisco io – certo poco – l’apocalittica è presente ampiamente nell’Antico Testamento, nella scrittura che Paolo doveva consoce più che bene (io però sono un po’ di parte, seguo Buscemi)

Il Prof Buscemi propende per l’autenticità della lettera e, quindi, propongo la sua presentazione, non molto lunga, con le sue motivazioni; io devo dire che, non essendo una biblista, devo appoggiarmi a qualcosa: preferisco dare credito al mio ex professore Buscemi e alla introduzione della CEI;

aggiungo qualcosa: molti testi su San Paolo sono strettamente esegetici, naturalmente lavori importantissimi, tuttavia San Paolo per me va « compreso » come persona, so che non è facile, io credo che l’amore per l’apostolo possa far superare mote difficoltà; io in genere scelgo quei testi che mi sembrano scritti con competenza, certo, ma anche con amore; a volte trovo delle interpretazioni che mi sembrano – a me personalmente – come sezioni di una cavia da laboratorio, queste io non le metto; accolgo quindi tutto quello che è autorevole, ma anche scritto con la passione per la persona di Paolo, perché, a me sembra che non si possa leggere o studiare a lungo l’apostolo – come anche altri santi – senza alla fine innamorarsene;

metto tutte le note escluse quelle che rimandano ad altri studi; sono infatti troppi; forse con l’aiuto del professore mi sarà possibile fare una breve bibliografia di quanto può essere veramente utile;

 

stralcio dal libro: Buscemi A. M., San Paolo, vita opera messaggio, Franciscan Printing Press, Jerusalem 1996, capitolo VII, pagg. 146-148

4. Seconda Lettera ai Tessalonicesi

 

La seconda lettera ai Tessalonicesi NOTA 1, scritta alcuni mesi dopo NOTA 2., non differisce molto dalla prima; anzi va considerata come una postilla esplicativa della lettera precedente circa il problema della Parusia. Infatti, qualche membro della Chiesa di Tessalonica della lettera precedente circa il problema della Parusia. Infatti, qualche membro della Chiesa di Tessalonica molto probabilmente aveva portato notizie della comunità: le persecuzioni continuavano a minacciare la giovane Chiesa, ma i Tessalonicesi resistevano saldi nella fede, nella speranza e nell’amore fraterno (1,3-10); i soliti falsi profeti apocalittici non solo continuavano ad annunziare imminente la parusia, ma speculavano anche su certe affermazioni di Paolo (2,1-3); infine, il disfattismo e l’ipercriticismo degli oziosi seguitava a gettare discredito sul buon nome della comunità e a turbare la pace (3,11).

L’apostolo di nuovo rispose con prontezza, mettendo in risalto la costanza e pazienza dei Tessalonicesi: « Dobbiamo ringraziare continuamente Iddio per voi, fratelli, come è doveroso. La vostra fede infatti cresce e abbonda la carità di ognuno di voi tutti verso gli altri, di modo che noi stessi ci gloriamo di voi nelle Chiesa di Dio, per la vostra pazienza e fede in tutte le persecuzioni e tribolazioni da voi sopportate » (1,3-4). La loro « pazienza » è un buon inizio che li rende degni del Regno di Dio e nello stesso tempo manifesta Dio come giusto Giudice contro coloro che continuano a tribolarli con la persecuzione: essi subiranno come pena una rovina eterna (1,5-10)NOTA 3.

Dopo ciò Paolo invita i Tessalonicesi a non vivere con timore l’attesa del Signore e a non dar credito a quei fanatici che, servendosi dei carismi della profezia e della glossolalia NOTA 4 o di false lettere attribuite a Paolo, vanno predicando l’imminenza della venuta del Signore. Oltre al fatto che « il giorno del Signore viene come un ladro » (cfr 1Ts 5,2), i tessalonicesi devono tener conto dei « segni premonitori ». La parusia, infatti, sarà preceduta dall’ « apostasia » e dall’uomo del peccato, il « figlio della perdizione », « colui che avversa e si innalza sopra ogni essere che viene chiamato Dio, o che è culto, fino a sedersi lui stesso nel tempio di Dio, volendo mostrare se stesso come fosse Dio (2,3-4). Non si tratta di due « segni », ma di un solo segno premonitore, dato che l’ « apostasia » o la definizione religiosa generale sarà prodotta dalle seduzioni dell’ « uomo dell’iniquità », dall’ « Anticristo », come spesso viene chiamato NOTA 4.

i Tessalonicesi conoscono per esperienza il suo « potere seducente ». Quando egli sarà tolto di mezzo, allora ci sarà prima la « manifestazione dell’iniquo », dopo la Parusia del Signore Gesù che ucciderà l’iniquo ed eliminerà le sue seduzioni. I cristiani non debbono temere, ma perseverare, stare saldi nelle tradizioni ricevute e nella chiamata alla santità per acquistare la gloria del Signore nostro Gesù Cristo (2,1-17).

Anzi se i Tessalonicesi intendono manifestare concretamente la loro fede nella venuta del Signore, debbono comportarsi disciplinatamente e laboriosamente. Lavorare in pace, oltre che eliminare l’ozio e la detrazione, è un andare incontro al Signore con la lampada accesa e ben fornita dall’olio della carità (3,1-15). In questo atteggiamento di sana laboriosità, il Signore li confermerà nella fede, li custodirà dal Maligno (3,3) e dirigerà i loro cuori nell’amore e nella pazienza del Cristo (3,5).

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NOTE:

1. (195 del testo) Se l’autenticità della 1Tess è accettata da tutti quella di 2 Tess è negata da molti esegeti che la considerano pseudonima o come un doppione per correggere certe idee sulla parusia. Ma né l’una né l’altra ipotesi può essere dimostrata. In realtà, non vi è una vera contraddizione tra l’escatologia della 1Tess e quella della 2Tess. Anche la cronologia delle due lettere è contestata: alcuni pensano che Paolo prima abbia scritto la 2Tess, perché in essa la dottrina sulla parusia è appena abbozzata, mentre nella 1 Tess è più sviluppata. Ma può essere vero anche il contrario: la 2Tess non intende svolgere tutta la problematica della parusia, ma solo chiarire un dettaglio sulla parusia. Io credo che fondamentalmente si può mantenere l’ordine cronologico tradizionale delle due lettere (cfr soprattutto Spinetoli Lettere ai Tessalonicesi, Roma 1971). (segue la nota proponendo dei testi)

2. (196 del testo) Fra le due lettere non si può ammettere una lunga distanza temporale: l massimo 2-3 mesi di differenza (cfr Cipriani, Lettere, 85).

3. (197 del testo) Sulla fede della comunità di Tessalonica come punto di partenza pe comprendere il resto della catechesi paolina sulla parusia cfr. Giblin, The Threat to Faith, 111-152.

4. (202 del testo) L’identificazione di questi eventi e personaggi escatologici è molto complessa e quindi rimandiamo ai commentari ed opere specifiche (testi…il docente nomina di nuovo Giblin e il libro citato nella nota precedente) Dopo aver presentato le diverse soluzioni (Giblin) date al problema: storico-politica e simbolica, egli crede che la migliore via sia quella apostolica. 2Tess 2 sarebbe una catechesi sulla fede, per mezzo della quale Paolo mette in guardia i fedeli di Tessalonica dal lasciarsi « afferrare » da correnti apocalittiche-carismatiche che tentano di turbarli e di traviare la loro attesa del Signore Gesù che viene (cfr. altri testi).

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