LA CHIESA SPOSA DI CRISTO NELL’EPISTOLARIO PAOLINO

6. LA CHIESA SPOSA DI CRISTO NELL’EPISTOLARIO PAOLINO

 

stralcio dal libro di Battaglia V., Il Signore Gesù Sposo della Chiesa, EDB 2001

Capitolo primo, 6, pagg. 58-62;

per quanto riguarda le note, metto solamente quelle in riferimento a citazioni;

Padre Vincenzo Battaglia ofm., docente di Teologia Dogmatica nella Pontifica Università « Antonianum » di Roma;

 

« Sono molte le immagini con le quali la Chiesa viene designata nell’epistolario paolino: ciascuna ne sotto linea un aspetto specifico, ma « c’è una realtà che tutte le accomuna ed è l’esperienza di una relazione interpersonale che coinvolge tutta l’esistenza dei cristiani come comunione e partecipazione di vita con Cristo e tra di loro » nota 1. In questo orizzonte l’immagine della sposa oltre che a mostrare con efficacia il rapporto interpersonale definitivo tra la Chiesa e il Signore Gesù, soprattutto se letta in relazione con l’immagine del corpo e con il ruolo di Cristo come Capo del corpo, si rivela particolarmente adatta a descrivere la tensione, tipica dell’escatologia cristiana, tra il già della comunione con il Signore e il non ancora della pienezza e della definitività attese per il giorno della sua parusia (2Cor 11,2; Ef 5,21-33, specialmente 25-32).

6.1. La Chiesa come sposa promessa di Cristo (2Cor 11,2)

La tensione escatologica cui si è accennato sopra attraversa il testo di 2Cro 11,2: « Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi ad un unico sposo, per presentarvi quale vergine asta a Cristo ». Qui l’apostolo paolo, rifacendosi al rituale del matrimonio ebraico, si presenta come l’amico dello Sposo che ha l’incarico di provvedere a che la comunità di Corinto, la quale è stata già riservata in modo definitivo per il Cristo e appartiene perciò solo a lui, arrivi al giorno in cui saranno celebrate le nozze e incomincerà ad abitare per sempre con il suo Sposo avendo conservato integra la propria fedeltà. Pertanto, siccome è a lui che spetta il compito di presentare la sposa allo Sposo, esorta con vigore la comunità cristiana a vivere nella , cioè nella fedeltà esclusiva al suo Signore. Fedeltà che consiste anche nel mantenere integra la fede nel vangelo predicato dall’apostolo, senza farsi traviare dal primo venuto, senza farsi sedurre dai falsi predicatori, i quali mirano a far deviare dalla semplicità e dalla purezza nei confronti di Cristo (2Cor 11,3-6).

6.2. Il rapporto sponsale di Cristo con la Chiesa suo Corpo in Ef 5, 21-33

Il brano di Ef 5,21-33 appartiene al genere letterario della parenesi domestica e contiene tutta una serie di esortazioni rivolte ai coniugi sulla base di una motivazione teologica ben precisa: il rapporto sponsale tra Cristo e la Chiesa. Qui la tensione escatologica si stempera, pur senza scomparire, in quanto l’attenzione è rivolta al legame nuziale che, nel presente, unisce il Cristo alla Chiesa. Questo legame – che riguarda non più solo una comunità particolare, come nel caso di 2Cor 11,2, ma la Chiesa universale – è stato posto in essere dal Cristo mediante il sacrificio di sé compiuto sulla croce, con il quale ha dimostrato l’immensa gratuità che caratterizza il suo amore per la Chiesa: « Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei (5,25b). Avendola scelta come propria sposa, egli se l’è assicurata pagando il prezzo dovuto – il mohar, secondo gli usi ebraici – e questo prezzo coincide con il dono di sé. Di conseguenza, mediante la propria morte l’ha purificata e santificata: e ora l’efficacia della sua morte avvenuta una volta per sempre agisce nel tempo quando si celebra il battesimo (5,26). C’è però dell’altro. Il Signore Gesù non ha affidato la sposa ad alcun amico o intermediario, ma è lui stesso che l’ha condotta e la conduce quotidianamente a sé. È lui stesso a « farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa ed immacolata » (5,27) e porterà a termine questo compito nel giorno della sua parusia. L’aggettivo possessivo che si trova nell’espressione « la sua Chiesa » sta a dire quanto dia chiara nella mente dell’autore la certezza che il Cristo ha unito a sé in modo indissolubile la Chiesa e la sente tutta sua. Perciò le dedica ogni cura e provvede a lei in tutto (5,28-30).

Questo secondo aspetto del rapporto nuziale è fondato sulla dottrina della chiesa come corpo di Cristo alla quale si fa riferimento in 5,29-30. Questa dottrina, enunciata nel v. 23c: « …Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo », è reperibile in vari luoghi della lettera (cfr. 1,22-23; 2,18; 3,6; 4,4.15-16). Inoltre, va compresa all’interno della luce di tuta la concezione paolina relativa all’immagine di « corpo di Cristo>, che rappresenta « il frutto più maturo del pensiero ecclesiologico neotestamentario » nota 2. e che esprime in modo esplicito il rapporto con il Cristo. Cosa che non rientra, almeno immediatamente, nelle immagini di , , .

« La chiesa rimane nel Nuovo Testamento il , ma è un popolo di Dio costituito a nuovo in Cristo e su Cristo. La sua nuova e particolarissima forma viene designata nella maniera più felice come ; con questo concetto è permesso studiare nel migliore dei modi totalità e articolazione, fondamento e fine, vita e crescita della Chiesa » nota 3.

Per cui tutte le comunità meritano di essere chiamate (Rm 16,16), o (1Ts 2,14; cfr. Gal 1,22). Ora, in linea generale, va detto che, nell’attribuire alla comunità cristiana l’immagine del corpo, l’apostolo segue tre orientamenti: la paragona al corpo umano (Rm 12,4-58; 1Cor 12,12-30; Ef 4,1-17); la definisce quale corpo di Cristo (Rm 12,5; 1Cor 6,15; 12,27; Col 1,24; Ef 1,23; 4,12; 5,30); assegna a Cristo la funzione di capo/testa di questo corpo (Ef 1,22;4,15-16; Col 1,18; 2,19). In secondo luogo, se nella Lettera ai Romani e la prima Lettera ai Corinzi mettono a tema soprattutto il rapporto di appartenenza e di immanenza che intercorre tra il Cristo e la Chiesa, quelle deutero paoline agli Efesini e ai Colossesi, attribuendo al Cristo il titolo di capo/testa, insistono piuttosto sulla differenza.

Gesù Cristo in quanto mediatore, svolge quindi la duplice funzione di Signore e fonte di vita del suo corpo che è la Chiesa. Sono questi, infatti, i due significati principali del titolo cristologico Kephalé. Per un verso il Cristo è colui che sta a capo: egli è il Signore, il Dominatore di tutte le potenze celesti e terrestri, il Sovrano che governa sull’intera creazione. Questa supremazia o primato universale li esercita, in modo del tutto speciale, sulla Chiesa e a favore della Chiesa (cfr. Col 1,18; 2,10; Ef 1,20-23). Per l’altro verso egli è, per la Chiesa, la sorgente della grazia, della vita divina che, fluendo d lui senza interruzione, si espande per tutto il corpo, lo sostiene e lo fa crescere (cfr. Col 2,19; Ef 4,15-16).

La chiesa deve a Cristo la propria esistenza: in proposito Ef 2,15 è l’unico caso in tutto il Nuovo Testamento in cui il Cristo è presentato come autore in prima persona di una creazione, quella « di un solo uomo nuovo » formato dai due popoli da lui riconciliati. essa inoltre, è descritta, con accostamenti di immagini altamente espressivi, come (Ef 2,21) e (Ef 4,16). L’idea appena enunciata trova conferma nella definizione della Chiesa quale di Cristo. Essa <è suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose> (Ef 1,23); cfr. anche Col 1,19; 2,10). Il versetto va inteso come segue: Cristo riempie completamente di sé e della sua grazia redentrice la Chiesa; la Chiesa è totalmente colmata da lui, egli le basta in tutto:

nota 4.

Sulla scorta di questi cenni attinenti il significato del titolo cristologico , ritorniamo ora brevemente sulla descrizione della comunione tra il cristo e la Chiesa in chiave di rapporto sponsale inserita a supporto del brano di Ef 5,21-33).

Nei vv. 23-24 il titolo di attribuito al Cristo ha il senso di Signore: a lui si deve sottomissione. L’attribuzione del titolo viene giustificata con il rimando alla funzione soteriologica: egli è (v 23; cfr. anche Ef 4,12; 5,30). Anzi è il secondo titolo che spiega il primo. Come abbiamo visto, è nell’atto salvifico compiuto con il dono di sé che prende forma e si manifesta interamente l’amore che egli nutre per la Chiesa: infatti, con il purificarla dal peccato l’ha resa santa e immacolata e così l’ha predisposta all’unione sponsale (cfr. vv 25-27 e 5,2). Infine nei vv. 29-30, dove si dice che Cristo nutre e cura la Chiesa, alla quale ogni battezzato appartiene in qualità di membro, riecheggia l’idea presente nella seconda accezione del termine Kephalé cioè quella di principio vitale del corpo (cfr. 4,16).

In ultima analisi, l’insegnamento di Ef 5,21-33 permette di cogliere con evidenza il carattere di reciprocità inerente al rapporto tra il Cristo e la Chiesa disegnato dal paradigma del corpo. In verità la comunione qui evocata pone i soggetti uno di fronte all’altro nella irrevocabilità dell’appartenenza reciproca. nel sottolineare questa conclusione, giova rimandare a un contributo per l’approfondimento che iene offerto dal prendere in considerazione un dato rilevante della spiritualità paolina: l’esito della comunione con Cristo enunciato nei termini di Gal 2,20 non avrebbe alcuna portata reale se la Chiesa, e ogni suo membro, non fossero resi disponibili dallo Spirito Santo a lasciarsi amare e possedere da Cristo nel modo descritto dal paradigma sponsale. L’uso di questo paradigma – vale la pena ripeterlo- comporta e garantisce l’unione vicendevole, la donazione reciproca,come si evince dalla citazione di Gen 2,24 fatta per intero in Ef 5,31, la quale riceve un senso nuovo dal versetto successivo: « Questo misero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa ».

La comunione con Cristo non avrebbe alcuna portata reale, quindi se egli non unisse a sé la Chiesa come suo e i singoli credenti come le proprie . Egli, infatti, in forza dell’efficacia redentrice che inerisce al proprio sacrificio pasquale, ha fatto della Chiesa una sua proprietà esclusiva (cfr. 1Cor 6,15-20), un’entità che appartiene ormai intrinsecamente, indissolubilmente alla sua persona – questo sta a dire l’immagine del corpo! – e senza la quale egli non sarebbe « Dio con noi ».

NOTE:

1. (52 nel testo) E. Franco, « Chiesa come Koinonía: immagini, realtà, mistero », in Rivista Biblica 44 (1996) 157-192 (159).

2. (57 nel testo) R. Schnackenburg, La chiesa nel Nuovo testamento, Morcelliana, Brescia 1975, 176.

3. (58 nel testo) Ivi, 176.

4. (61 nel testo) Penna R., Lettera agli Efesini, 124.

Vous pouvez laisser une réponse.

Laisser un commentaire

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01