8 luglio: Santi Aquila e Priscilla Sposi e martiri, discepoli di San Paolo – per la commemorazione

8 luglio: Santi Aquila e Priscilla Sposi e martiri, discepoli di San Paolo , per la commemorazione,

alcuni testi sui due martiri li ho già messi, raccolgo in questa pagina tutti i dati a mia conoscenza, alcune immagini:

prima di tutto la storia e il culto, dal sito Santi ; Beati e Testimoni:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/61150

Santi Aquila e Priscilla Sposi e martiri, discepoli di San Paolo

8 luglio
 
I secolo

Aquila e Priscilla erano due coniugi giudeo – cristiani, molto cari all’apostolo Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo. Aquila, giudeo originario del Ponto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla (o Prisca). L’apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi, quando chiese di essere ospitato nella loro casa a Corinto. I due lo seguirono anche in Siria, fino ad Efeso. Qui istruirono nella catechesi cristiana Apollo, l’eloquente giudeo – alessandrino, versatissimo nelle Scritture, ma ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina cristiana, come il battesimo di Gesù. Aquila e Priscilla fecero in modo di battezzarlo prima che partisse per Corinto. Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono citazioni bibliche. Alcuni identificano Priscilla con la vergine e martire romana Prisca e Aquila con qualcuno della gens Acilia, collegata con le Catacombe, perciò i due sarebbero martiri per decapitazione. (Avvenire)

Martirologio Romano: Commemorazione dei santi Aquila e Prisca o Priscilla, coniugi, che, collaboratori di san Paolo, accoglievano in casa loro la Chiesa e per salvare l’Apostolo rischiarono la loro stessa vita.  
Aquila e Priscilla erano due coniugi giudeo-cristiani, molto cari all’apostolo s. Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo. Aquila, giudeo originario del Pònto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla o Prisca, come è due volte chiamata. Troviamo i due santi per la prima volta a Corinto, quando Paolo vi arrivò nel suo secondo viaggio apostolico l’anno 51: essi erano venuti da poco nella capitale dell’Acaia provenienti da Roma, loro abituale dimora, in seguito al decreto dell’imperatore Claudio, che ordinava l’espulsione da Roma di tutti i giudei, fossero essi cristiani, o meno. Aquila e Priscilla erano probabilmente cristiani prima del loro incontro con Paolo a Corinto, come sembra suggerire la familiarità che subito nacque tra di loro, benché il Sinassario Costantinopolitano li dica battezzati da Paolo. L’apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi e l’utilità che ne poteva trarre per la sua difficile missione a Corinto e chiese o accettò di essere loro ospite. Esercitando essi il medesimo mestiere di Paolo (fabbricanti di tende), diedero all’apostolo agio di poter lavorare e provvedersi il necessario alla vita senza essere di peso a nessuno. Quando poco dopo si dice che Paolo, lasciata la sinagoga, « entrò nella casa d’un tale Tizio Giusto, proselita », non è necessario pensare che abbia lasciato la casa di Aquila e Priscilla; I’apostolo, abbandonata la sinagoga per il rifiuto dei giudei a convertirsi, avrebbe scelto come luogo di predicazione e di culto la casa vicina ad essa, quella del proselita Tizio Giusto, mantenendo però come dimora abituale durante l’anno e mezzo che rimase a Corinto la casa di Aquila e Priscilla. È opportuno notare a questo riguardo che non si dice fungesse da « chiesa domestica » l’abitazione dei due a Corinto, come era invece il caso di quelle che essi avevano a Roma e a Efeso. Quando s. Paolo, terminata la sua missione a Corinto, volle fare ritorno in Siria, ebbe compagni di viaggio A. e P. fino ad Efeso, dove essi rimasero. L’oggetto del loro viaggio potrà essere stato commerciale, ma l’averlo fatto coincidere con quello di Paolo indica, oltre alla loro stima ed amore per lui, che essi non erano estranei alle sue preoccupazioni apostoliche. Ad Efeso infatti li vediamo premurosi, dopo la partenza dell’apostolo, nell’istruire « nella via del Signore », cioè nella catechesi cristiana, nientemeno che il celebre Apollo, l’eloquente giudeo-alessandrino, versatissimo nelle Scritture, ma ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina c ristiana, come il battesimo di Gesù. Aquila e Priscilla, mossi da apostolico zelo, si presero cura di completare la sua istruzione e probabilmente di battezzarlo prima che egli partisse per Corinto. Ad Efeso offrirono la loro casa a servizio della comunità per le adunanze cultuali (ecclesia domestica) e, secondo la lezione di alcuni codd. greci, seguiti dalla Volgata latina, s. Paolo sarebbe stato loro ospite anche ad Efeso, come già lo era stato a Corinto. Scrivendo infatti da Efeso (verso il 55) la prima lettera ai Corinti, dice: « Molti saluti nel Signore vi mandano Aquila e Priscilla, con quelli che nella loro casa si adunano, dei quali sono ospite ». Ma l’elogio più caldo di Aquila e Priscilla Io fa l’apostolo scrivendo da Corinto ai Romani nell’a. 58 (intanto i due coniugi per ragione del loro commercio si erano trasferiti a Roma). Nella lunga serie di venticinque persone salutate nel c. 16 della lettera ai Romani Aquila e Priscilla sono i primi: « Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù: per salvare a me la vita, essi hanno rischiato la testa; a loro non solo io rendo grazie, ma anche tutte le Chiese dei gentili. Salutate anche la comunità che si aduna in casa loro ». In queste parole si sente l’animo grato dell’apostolo per i suoi insigni benefattori, che con grave loro pericolo gli hanno salvato la vita, in un’occasione non meglio precisata: forse ad Efeso, durante il tumulto degli argentieri capeggiati da Demetrio. Grande lode è poi per i due santi sposi che tutte le Chiese dei gentili siano loro debitrici d i gratitudine; di tre delle principali – Corinto, Efeso, Roma – si è fatto cenno nei testi sopracitati. L’ultima menzione di Aquila e Priscilla l’abbiamo nell’ultima lettera di s. Paolo che, prigioniero di Cristo per la seconda volta a Roma, scrive al suo discepolo Timoteo, vescovo di Efeso, incaricandolo di salutare Priscilla e Aquila, che di nuovo si erano recati ad Efeso. Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono le poche notizie bibliche citate. Alcuni, volendo identificare Priscilla, moglie di Aquila, con la vergine e martire romana s. Prisca. venerata nella chiesa omonima sull’Aventino, e con Priscilla, la titolare delle Catacombe della Via Salaria, e credendo altresì ravvisare nel nome di Aquila qualcuno della gens Acilia collegata con le dette Catacombe, li fanno martiri, anzi, prendendo occasione dal « cervices suas supposuerunt » di Rom. 16,4. determinano il genere di martirio: la decapitazione.
Autore: Teofilo Garcia de Orbiso

poi il collegamento alla catechesi di Papa Benedetto che ho già messo in una « Pages » insieme ai collaboratori di Paolo:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070207_it.html

di Mons. Gianfranco Ravasi, su Aquila e Priscilla, anche questo già postato:

http://www.novena.it/ravasi/2004/032004.htm

Mons. Gianfranco Ravasi

Aquila e Priscilla, sposi Cristiani


In quella festa paesana che ha al centro una coppia anonima di sposi e che è narrata dal Vangelo di Giovanni (2,1-11), letto in questa domenica, c’è la storia di tante coppie cristiane che nella loro città o nel loro villaggio, ben lontano da Cana di Galilea, hanno consacrato il loro amore con la presenza santificante di Cristo. Vorremmo far emergere da quella folla immensa di sposi cristiani due figure neotestamentarie, Aquila e Prisca (o Priscilla). Esse occhieggiano nelle pagine dell’epistolario paolino (lettere ai Romani, ai Corinzi e a Timoteo) e in quelle degli Atti degli Apostoli (capitolo 18).
Il marito portava un nome latino, Aquila, grecizzato in Akylas, ma era un ebreo nativo del Ponto (regione dell’attuale Turchia). Da quel territorio era emigrato a Roma ove si era sposato con Prisca, chiamata col diminutivo di Priscilla, nome anch’esso romano. Quando l’imperatore Claudio (41-50 d.C.) espulse da Roma con un editto gli Ebrei ivi residenti, anche i due, che si erano convertiti al cristianesimo, dovettero lasciare la capitale e rifugiarsi a Corinto, in Grecia. Qui incontrarono Paolo e – come scrive Luca negli Atti degli Apostoli – « poiché erano del medesimo mestiere, Paolo si stabilì nella loro casa e lavorava con loro: erano, infatti, di mestiere fabbricatori di tende » (18,3). Questa amicizia con l’Apostolo continuò anche quando egli si trasferì a Efeso, nell’attuale Turchia costiera: essi Io seguirono e lo aiutarono nell’attività missionaria, dedicandosi alla formazione, « con maggiore accuratezza », di un convertito di nome Apollo, che sarebbe poi diventato un acclamato predicatore cristiano (18,26). Essi erano ancora con Paolo quando egli scrisse da Efeso la prima lettera ai Corinzi. Infatti, in finale a quel testo si legge: « Vi salutano molto nel Signore Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa » (16,19). È suggestiva la menzione della loro casa nella quale i cristiani si incontravano per ascoltare la Parola di Dio e per celebrare l’Eucaristia, trasformando così quell’appartamento in una « chiesa domestica », come accadeva nei primi anni del cristianesimo. Cessato il divieto di Claudio, Aquila e Priscilla ritornarono a Roma e, allora, Paolo – scrivendo da Corinto ai cristiani della capitale la famosa lettera che è anche il suo capolavoro teologico -non esita a ricordare i suoi amici, tessendo una lode e un ringraziamento per il loro amore nei suoi confronti, un amore che gli aveva salvato la vita durante un tumulto scoppiato a Efeso, quando vivevano ancora insieme: « Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù: per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa e ad essi non io soltanto sono grato! » (Romani16,3-4). Anche scrivendo per la seconda volta al discepolo e collaboratore Timoteo, Paolo non esiterà a menzionare questa coppia di sposi 2 Timoteo 4,19: « Saluta Prisca e Aquila », un vero modello di coniugi cristiani impegnati a testimoniare il Vangelo con la semplicità della loro vita e l’intensità del loro amore.

c’è la Chiesa di Santa Prisca all’Aventino, a Roma, che ricorda i coniugi martiri, metto la descrizione:

 http://penelope.uchicago.edu/Thayer/I/Gazetteer/Places/Europe/Italy/Lazio/Roma/Rome/churches/_Texts/Armellini/ARMCHI*/2/Ripa.html

S. Prisca
In quella parte dell’ Aventino che è rivolta ad oriente, sorge una chiesa antichissima, ove si vuole fossero stato un tempio di Ercole. Narrano favolosamente le antiche leggende che quivi fosse una grotta di Fauno e di Pico con una fonte in cui Numa pose del vino per inebriarli, con altre simili assurdità. Ricordo ciò perchè s’ intendano questi versi, che leggonsi nella chiesa a mano sinistra dell’ altar maggiore, postivi da Callisto III:

PRIMA VBI AD EVANDRO SACRATA EST HERCVLIS ARA

VRBIS ROMANAE PRIMA SVPERSITITO
POST VBI STRVCTA AEDES LONGE CELEBRATA DIANAE,

MONTIS AVENTINI NVNC FACTA EST GLORIA MAIOR,

VNIVS VERI RELIGIONE DEI.
PRAECIPVE OB PRISCAE QVOD CERNIS NOBILE TEMPLVM,

QVOD PRISCVM MERITO PARETE SIBI NOMEN HABET
NAM PETRVS ID DOCVIT POPVLVS DVM SAEPE DOCERET,

DVM FACERET MAGNO SACRAQVE SAEPE DEO.
DVM QVOS FAVNORVM FONTIS DECEPERAT ERROR

HIC MELIVS SACRA PVRIFICARET AQVA.
QVOD DEMVM MVLTISSTESSE SE VOLVENTIBVS ANNIS

CORRVIT HAVD VLLA SVBVENIENTE MANV.
SVMMVS AT ANTISTES CALLISTVS TERTIVS IPSVM

EXTVLI OMNE EIVS RESTITVITQVE DECVS
CVI SIMVL AETERNAE TRIBVIT DONA AMPLA SALVTIS,

IPSIVS NE QVA PARTE CARERET OPE.

Secondo questo epigramma, s. Pietro, mentre fu in Roma, avrebbe abitato quel questo luogo e vi avrebbe battezzati molti che venivano alla fede. Nel catalogo di Pietro Natale si dice che papa Eutichiano, per rivelazione, seppe il luogo ove era sepolto il corpo di s. Prisca, e trovatolo e lavotolo di colà, quel pontefice lo portò a Roma, ponendolo nel luogo ove oggi è la sua chiesa, prima dedicata a s. aquila; onde fu detto titolo di Aquila e Prisca. Egli è certo che questo titolo antichissimo vien p578ricordato fino dal secondo concilio romano tenuto da Simmaco, che fu nel 499. Adriano I ristorò la detta chiesa nel 772, e poi Callisto III circa il 1455. Il cardinale Benedetto Giustiniani genovese, verso il 1600, la riparò coi disegni di Carlo Lombardo di Arezzo; vi aggiunse la facciata, e fecevi altri miglioramenti, fra i quali fu il rinnovellamento della confessione e dell’ altare sotterraneo, che si dice consacrato da s. Pietro. Finalmente Clemente XII la ridusse nello stato in cui trovasi, a memoria di che leggesi una iscrizione posta nella parete a destra presso la porta dal lato interno. Anticamente la chiesa ebbe due ingressi, ma ai tempi dell’ Ugonio già non ne aveva che uno solo. Essa è divisa in tre navi con quattordici colonne antiche, le quali, a renderle più salde, furono incassate nel muro di altrettanti pilastri. I muri furono dipinti a fresco dal Fontebuono: il quadro dell’ altare principale è del Passignani, e rappresenta il battesimo della santa titolare. A sinistra dell’ altare suddetto sono i versi di Callisto III, recati sopra; a destra v’ è una iscrizione riguardante il nominato cardinal Giustiniani. Le due cappellette in fondo alle navate minori sono dedicate: quella a sinistra, a s. Antonio di Padova; quella a destra, alla Madonna. I due altari nella crocera sono dedicati: uno al Crocefisso, a mano manca; ed uno a s. Gio. Gualberto, a mano dritta. In mezzo alla navata grande è un’ ampia inferriata che illumina a sufficienza la sottoposta confessione, alla quale si scende per una comoda e doppia scala circondata da balaustrate. In essa è un quadro di musaico rappresentante s. Pietro, opera del secolo XIII, guasto però assai nella parte inferiore; incontro all’ altare è il vaso che erroneamente si pretende servisse di battisterio a s. Pietro, quando battezzò le sante Aquila e Priscilla, ed altri pagani venuti alla fede. Il vaso consiste in un gran capitello dorico, assai ben lavorato, del tempo forse degli Antonini, e molto simile a quello del portico del museo capitolino; ha tre buche, una maggiore e due minori, con attorno l’ epigrafe in lettere del secolo XIII, con abbreviature: BAPTISMVS SANCTI PETRI. Presso la chiesa v’ era una vigna della celebre famiglia dei Porcari, come risulta da un documento dell’ archivio di s. Pietro in Vincoli del 1477: Vinea posita prope ecclesiam sanctae Priscae eundo ad s. Alexium, quam tenet Antonius Porcharius qui habitat prope Minervam. È assai probabile che quell’ antichissimo titolo fosse stato già la casa dei coniugi Aquila e Prisca sull’ Aventino, ove era la ecclesia domestica di che parla s. Paolo, e che furono cacciati da Roma per l’ editto di Claudio contro gli ebrei. p579 Nel secolo XIV si leggeva ancora sull’ architrave della porta della chiesa la seguente iscrizione, che Pietro Sabino, autore di quel medesimo secolo, vide incisa litteris antiquis:

HAEC DOMVS EST AQVILAE SEV PRISCAE VIRGINIS ALMAE
. QVOS . LVPE (?) PAVLE TVO ORE VEHIS DOMINO
HIC PETRE DIVINI TRIBVERAS FERCVLA VERBI
SAEPIVS HOCCE LOCO SACRIFICANS DOMINO.
L’ epigramma, come risulta dallo stile, è del medio evo. Anche in un documento del secolo XII la chiesa di s. Prisca, divenuta bazia, è appellata abbatia sanctorum Priscae et Aquilae. Il ch. De Rossi, a questo proposito, cita un sermone de sanctis Aquila et Prisca esistente nel codice vaticano 1193, ove si fa menzione della loro chiesa sull’ Aventino; la quale negli atti di s. Prisca vergine e martire è altresì chiamata Aquilae et Priscae; finalmente nella vita di Leone III l’ antico titolo di s. risca è appellato titulus beatorum Aquilae et Priscae. Insomma dall’ antica denominazione di quel titolo risulta che fino dai primi secoli della pace della Chiesa era creduto il sito ove dimoò e s’ adunò la domestica ecclesia dei primi convertiti all’ evangelo, presieduta spesso da Paolo e da Pietro.
Un insigne bronzo, edito ed illustrato splendidamente dal ch. De Rossi, ha portato nuova luce sull’ origine apostolica di quel titolo e sulla tradizione che fosse veramente la Domus Priscae. Nel 1776, sotto il pontificato di Pio VI, presso la chiesa fu scoperta un’ antica casa romana con dipinti ed altri monumenti cristiani e in questa si rinvenne il seguente diploma in bronzo, offerto da una città della Spagna nell’ anno 222 a Caio Mario Pudente Corneliano, personaggio senatorio che quella città elesse suo patrono:

IMP . CAES . M . AVR . SEVERO . ALEXANDRO
COS . EIDIB APRILIBVS
CONCILIVM . CONVENTVS . CLVNIENS
C . MARIVM . PVDENTEM . CORNELIA
NVM . LEG . LEG . C . V . PATRONVM
SIBI . LIBERIS . POSTERISQVE SVIS
COOPTAVIT . OB . MVLTA . ET . EGREGIA
EIVS . IN . SINGVLOS . VNIVERSOS
QVE . MERITA . PER . LEGATVM
VAL . MARCELLVM
CLVNIENSEM
p580 Cotesti decreti, costruiti quali città importanti si ponevano a titolo d’ onore sotto il patronato di personaggi ufficiali dell’ impero, erano affissi negli attribuisceî delle case illustri, come stemmi ed emblemi d’ onore. Ora, come dichiara il De Rossi, il nome del predetto senatore lo mostre chiamato dapprima Cornelio Pudente e poi per adozione Mario Pudente Corneliano: il che è un grave indizio circa la veracità dei rapport che la casa di Pudente ebbe con Pietro.
Ecco dunque, che presso la casa di Aquila e Prisca, la quale ebbe strette relazioni con l’ altra celeberrima di Pudente, titulus Pudentis, si trova un monumento d’ un discendente dei Corneli Pudenti. Ma la scoperta, prosegue il De Rossi, fatta sotto Pio VI a s. Prisca non finisce nell’ insigne bronzo di Pudente Corneliano, cimelio preziosissimo che si custodisce nel museo cristiano della biblioteca vaticana. Egli ha trovato nel codice latino 9697 della biblioteca imperiale di Parigi, fra le carte del celebre Ennio Quirino Visconti, commissario delle antichità sotto il predetto pontefice, una notizia d’ una scoperta che era avvenuta da poco presso s. Prisca. Da quella risulta che ivi, poco tempo prima, era stato rinvenuto un antico oratorio adorno di pitture cristiane del secolo quarto quasi cancellate dal tempo, eccetto le imagini degli apostoli. Questo complesso d’ indizî armonizza perfettamente colle tradizioni locali, le quali accennano in quel punto ad un centro della predicazione apostolica in Roma e trovano poi il confronto nelle memoria esistenti d’ un antichissimo cimitero cristiano, cioè quello di Priscilla sulla via Salaria, dove si trovano i nomi dei personaggi ricordati da s. Paolo nelle sue lettere, e che, con la ecclesia domestica di Aquila sull’ Aventino, e di Pudene sul Viminale, ebbero rapporti. Quell’ oratorio era nell’ orto contiguo alla chiesa, e sembra anche avesse fatto parte della casa abitata da quel Pudente Corneliano. Fra quei ruderi si scoprì anche un vaso di vetro sulla cui circonferenza erano effigiate ad incavo le imagini degli apostoli, sopra le cui teste era scritto il loro nome. Il De Rossi ne ha trovato notizia nel Bianchini. Quell’ arnese doveva spettare alle suppellettili sacre e domestiche dei discendenti di Pudente Corneliano. Sembra impossibile che di quella scoperta e del luogo così celebre per la storia delle origini apostoliche del cristianesimo in Roma, niun conto si facesse, e dopo alcun tempo si distruggessero e si abbandonassero, giacchè ivi si rinvennero p581pure frammenti di musaici rappresentanti pesci di ogni specie, che traspaiono dentro l’ acqua, noto simbolo di Cristo e della rigenerazione dei fedeli nella grazia sacramentale, i quali davano nuovo suggello alla tradizione antichissima che ivi l’ apostolo Pietro avesse battezzato. Nel secolo VIII, nell’ annesso monastero abitarono monaci greci; da questi, nel 1062, passò ai Benedettini, che lasciatolo per qualche tempo, vi tornarono sotto Innocenzo III e vi dimorarono sino al 1414. Finalmente la chiesa fu offerta ai Francescani, che la ricusarono per cagione della malvagità ed insalubrità dell’ aria; quindi venne argento Agostiniani.

da ultimo ho trovato delle immagini della Chiesa di Santa Prisca, metto il collegamento:

http://www.gliscritti.it/gallery2/v/Il+colle+Aventino+con+Santa+Prisca+e+Santa+Sabina/

Publié dans : COLLABORATORI DI PAOLO |le 8 juillet, 2008 |Pas de Commentaires »

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