P. Marco Adinolfi: « Per voi diventò povero essendo ricco » (2Cor 8,) – post n. 2

« PER VOI DIVENTÒ POVERO ESSENDO RICCO » (2Cor 8, 9)

P. MARCO ADINOLFI

stralcio dal libro: L’incarnazione l’attualità di un messaggio, studio interdisciplinare a cura di Vincenzo Battaglia, Edizioni O.R. – Milano 1985;

la traslitterazione è quella del professore, ma non ho la possibilità di mettere gli accenti;

71-75

« 3.  

2Cor 8,9 è considerato comunemente molto vicino a Fil 2, 6-11, al punto che si è potuto chiamarlo il suo commento o un quasi suo parziale. Pur mostrando però con esso affinità sostanziali (natura divina – svuotamento esaltazione in Fil, ricchezza – impoverimento – arricchimento in 2Cor), il nostro passo se ne discosta per il timbro soteriologico. In Fil è in Cristo che alla catabasi dell’autospogliazione segue l’anabasi della glorificazione da parte di Dio Padre. In 2Cor invece l’autoimpoverimento di Cristo è intrapreso per gli uomini, così come l’arricchimento che ne segue non riguarda Cristo ma gli uomini. È quanto risulta anche dalla posizione preminente riservata al pronome voi:

(di’hymas)

diventò povero

essendo ricco

perché voi (hina hymeis)

con la sua povertà diventaste ricchi>

Come in altri casi, anche qui il dia con l’accusativo (di’hymas) oltre alla causa denota anche lo scopo: voi siete il movente e l’obiettivo dell’impoverimento di Cristo. Per cui non sembra che questo di’hymas sia hyper hymon soteriologici> il cui significato è invece e in .

4.

La povertà che diventa mezzo di ricchezza (ptocheiai è dativo strumentale): un paradosso come altri di stile paolino che presentano l’insondabile mistero della salvezza messianica recata da Cristo.

Alcuni esempi:

per noi (hyper hemon)

lo rese peccato

perché noi (hina hemeis)

diventassimo giustizia di Dio in lui> (2Cor 5,21).

ci ha riscattati

dalla maledizione della legge

divenendo lui stesso per noi

maledizione> (Gal 3,13)

nato da donna

nato sotto la legge

per riscattare

coloro che erano sotto la legge

perché ricevessimo

l’adozione filiale> (Gal 4, 4-5)

Secondo Paolo Cristo si carica del peccato degli uomini (si rende ) perché gli uomini diventino santi, accetti a Dio (siano ); si fa per liberarci dalla maledizione meritata come violatori della legge; si rende figlio di una creatura umana per farci figli adottivi di Dio, nasce sotto la legge per affrancarci dalla legge accusatrice dei suoi trasgressori. Si vorrebbe scorgere in questi tre brani e nel nostro lo stesso dramma che si svolge in tre tempi. 1° tempo: da una parte il Figlio di Dio infinitamente perfetto (, ), dall’altra gli uomini oppressi da ogni miseria (operatori di peccati, oggetto di maledizione, semplici mortali, schiavi della legge). 2° tempo: il figlio di Dio si incarna assumendo tutte le miserie umane ( , si fece e , nacque da una donna e sotto la legge). 3° tempo: gli uomini sono liberati dalle loro miserie (diventano ricchi e giusti, sono riscattati dalla maledizione e dalla legge, sono resi figli adottivi di Dio).

Dei tre brani citati, 2Cor 5, 21 è stilisticamente più vicino al nostro, sia per l’enfasi data ai destinatari della salvezza ( , , cfr. , ), sia per l’antitesi tra il Salvatore e i salvati (Cristo-peccato e uomini giustizia; cfr. Cristo povero e uomini ricchi). È possibile infatti al seguente sinossi:

2 Cor 8,9 2Cor 5,21

a) per voi c) colui che non conosceva peccato

b) diventò povero a) per noi

c) essendo ricco b) lo rese peccato

d) perché voi d) perché noi

e) con la sua povertà f) diventassimo giustizia.

f) diventaste ricchi.

C’è ancora da chiedersi: che cosa è la ricchezza di 2Cor 8,9 per cui gli uomini sono diventati ricchi? Nella sua omelia di commento al nostro passo San Giovanni Crisostomo affermava: . Più concisamente, la ricchezza di cui sono stati dotati gli uomini è l’opulenza dei beni messianici, la pienezza escatologica che Paolo chiama altrove salvezza, (soteria). Meditando per esempio sul rifiuto degli Israeliti di credere in Gesù Cristo, l’apostolo osserva che soteria) alle genti>, e subito dopo soggiunge che ploutos) del mondo> (Rm 11, 11.12).

5. (8,7)

Il valore inestimabile del quadro soteriologico di 2Cor 8,9 non deve far perdere di vista lo scopo specifico per cui è stato tracciato. Paolo ha inteso presentare il modello e la fonte della generosità che i Corinzi sono invitati a mostrare in favore della comunità madre di Gerusalemme. Non poche volte l’apostolo esorta i fedeli a riprodurre esistenzialmente l’esperienza concreta di Gesù per quanto riguarda, ad esempio, la sopportazione delle sofferenze a causa del vangelo (cfr. 1Ts 1,6; Rm 5, 1-3), il compiacimento del prossimo e non di se stessi (Fil 2,5ss), il perdono delle offese (Col 3,13). Semplificando, si può dire che per Paolo l’esemplarità di Gesù riguarda soprattutto l’abnegazione, la rinuncia a far prevalere se stesso e i propri diritti e interessi personali. Ciò che in « Cor 8,9 viene chiamato povertà, ptocheia. Ma riprodurre l’esperienza cristica dell’abnegazione, della povertà, non è questione di ascesi, intesa questa come sforzo puramente umano. È obbedienza al Signore Gesù che dà ai Corinzi il comando e insieme la grazia (charis), e dunque la capacità, di seguirlo per una strada che egli ha percorso per primo fino in fondo. Ai cristiani dell’Istmo non sarà dunque difficile essere generosi con i fedeli di Gerusalemme. essendo stati arricchiti da Cristo, non avranno che da riversare su quei bisognosi le infinite risorse, di cui sono stati colmati, per mezzo di aiuti economici. Da donatari sarà loro agevole trasformarsi in donatori. Così facendo, saranno ancora infinitamente distanti dal loro Signore che si è impoverito per arricchirli.

la vostra abbondanza

supplisca alla loro indigenza

perché anche la loro abbondanza

supplisca alla vostra indigenza.> (8,14).

I Corinzi non diventeranno poveri aiutando i fratelli gerosolimitani, ma si arricchiranno di più. In cambio dei beni materiali di cui si saranno privati, riceveranno dai loro assistiti beni spirituali.

* * *

Impoverirsi per arricchire. È una costante paradossale della storia della salvezza. Soltanto con l’autosvuotamento dell’abnegazione si può riempire il vuoto deplorevole degli altri. È quanto ha realizzato il Signore nostro Gesù Cristo secondo 2Cor 8,9. Pur conservando la in abdicabile natura divina (), ha assunto la natura umana con tutti i suoi limiti umilianti, assoggettandosi alla nascita e alla morte e finanche alla povertà economica ( ). Lo ha fatto per colmare l’abisso della nostra miseria con i tesori della sua grazia ( ). È quanto ha realizzato San Paolo. In difesa dell’autenticità del suo ministero apostolico, presenta la sua carta d’identità dichiarando tra l’altro: ptochoi) mentre arricchiamo (ploutizontes) molti>. (2Cor 6,10). Rinunziando generosamente a ogni risorsa umana, ha fatto spazio a Dio: (12,9). E il signore ha riempito quello spazio con la sua grazia che traboccava fino a raggiungere e irrorare copiosamente i molti conquistati del messaggio del vangelo. È quanto ha realizzato San Francesco d’Assisi e con lui tutti quelli – e sono legione nella storia della Chiesa – che si sono messi alla scuola di colui che si è autodefinito ‘anaw, povero, vocabolo che la traduzione greca, secondo una seducente interpretazione del P. Joüon, avrebbe poi sdoppiato ed esplicitato con l’espressione (Mt 11, 29).

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