LETTERA A FILEMONE – INTRODUZIONE

LETTERA A FILEMONE

INTRODUZIONE

stralcio da: Reynier C., Trimaille M., Vanhoye A., Lettere di Paolo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2000; Trimaille M., Lettera a Filemone, pagg.383-385;

 

« Tra tutte le lettere di Paolo che ci sono state conservate, è la più corta e l’unica indirizzata a una persona privata, per parlare di un problema personale. Ma se è diventata Sacra Scrittura nella Chiesa, è perché supera infinitamente la persona del destinatario; e il lettore di oggi non deve lasciarsi fuorviare dalle apparenze. Non sono stati trovati argomenti per mettere in dubbio la sua autenticità. Paolo ci informa di essere in prigione. Tradizionalmente, si è pensato alla detenzione a Roma, durante il periodo, di almeno due anni [61-62], in cui Paolo, secondo gli Atti degli Apostoli, è in residenza sorvegliata. È difficile tuttavia mantenere questa localizzazione a causa del tragitto che la lettera tra la capitale dell’Impero e una campagna sperduta della lontana provincia dell’Asia minore. Oggi si preferisce pensare a una possibile prigionia di Paolo a Efeso, e, per questo, anticipare l’invio di questa lettera agli anni 56-57, ipotesi che rende più verosimili i viaggi che avrebbe richiesti.

Le circostanze della lettera

Lo schiavo Onesimo è fuggito, mettendosi così contro la legge e danneggiando il padrone. Era forse al corrente dei legami che esistevano tra Filemone e Paolo? In ogni caso, nel suo vagare è andato da Paolo che era in prigione, gli ha reso numerosi servizi, ed è diventato cristiano. Al termine di un periodo non precisato, Paolo rimanda Onesimo dal Padrone, riconoscendo in questo modo i diritti di Filemone. Ma lo esorta a rinunciare al potere che ha di punire il colpevole, propone di rimborsarlo per il danno subìto e lascia capire che la osa migliore da fare sarebbe quella di lasciare Onesimo al suo servizio.

Interesse della lettera

Il commento metterà in luce la delicatezza dei sentimenti di Paolo e la pazienza pedagogica con la quale suscita il discernimento evangelico dell’amico. Questa lettera è soprattutto l’esempio tipico del modo in cui i cristiani delle origini potevano affrontare un problema socio-politico come quello della schiavitù, tenendo conto del vangelo di Cristo, del loro statuto di all’interno della comunità e del contenuto sociale nel quale vivevano, valutando in modo realistico i margini di azione a loro disposizione. Paolo non inserisce nel suo programma apostolico l’estirpazione della schiavitù della società greco-romana; si sforza piuttosto di trasformare l’immagine che gli schiavi hanno di loro stessi, inducendoli a prendere coscienza della dignità di e attribuendo contemporaneamente lo statuto di agli uomini liberi diventati cristiani (1Cor 7, 17-24). Nel nostro caso insiste perché sia riconosciuto a Onesimo lo statuto di di cui godevano tutti i membri della comunità, e anche perché e anche perché ne siano tratte tutte le conseguenze (vedi i codici domestici e la coppia schiavi/padroni in Col, Ef, 1Pt, 1Tm e Tt). Paolo dunque, dal suo punto di vista, pone i principi che, nel corso dei secoli, influenzeranno le coscienze e porteranno a considerare la schiavitù come una pratica disumana da estirpare completamente. A coloro che si scandalizzano dell’inazione pubblica di Paolo e della sua scarsa incisività, sarebbe bene ricordare che la schiavitù esiste ancora e che essi stessi potrebbero forse darsi da fare maggiormente per liberarne il pianeta. »

Publié dans : Lettera a Filemone |le 8 mai, 2008 |Pas de Commentaires »

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