Archive pour avril, 2008

LA LETTERA AI ROMANI – PRESENTAZIONE

LA LETTERA AI ROMANI

PRESENTAZIONE

stralcio dal libro: Lémonon L.P., Lettere di San Paolo [Romani], Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1999;

INTRODUZIONE

« La lettera ai Romani costituisce insieme alle due lettere ai Corinzi e a quella ai Galati, il gruppo delle paoline, così chiamate a motivo della loro lunghezza e del ruolo che hanno avuto nella storia del cristianesimo.

UN TRATTATO O UNA LETTERA? [UN TRATTATO O UNO SCRITTO?]

[una interpretazione che l’ autore afferma esser la più felice

« La lettera trae origine, infatti dalla vita della comunità. A Roma sono sorte discussioni che rischiano di spezzare l’unità dei cristiani e di compromettere la natura stessa del cristianesimo; in particolare, cresce la tensione tra cristiani che rifiutano ogni riferimento ad Israele e altri rimasti fedeli alle pratiche giudaiche. È urgente impedire che si sviluppi un’ atmosfera malsana, tanto più che quello che accade a Roma ha ripercussioni in tutto l’impero. Desideroso di creare una vera comunione e bene informato sulla vita dei cristiani di Roma, Paolo interviene. I capitoli 12-15 sono preziosi, perché ci fanno conoscere le preoccupazioni dei cristiani della capitale, che Paolo conta di visitare recandosi in Spagna (15,28).

GIUDEI E CRISTIANI A ROMA

La presenza dei giudei a Roma è molto anteriore agli inizi del cristianesimo, poiché vengono menzionati una prima volta in occasione di un’espulsione avvenuta nel 139 a.C.; il loro numero aumentò in maniera significativa quando Pompeo inviò a Roma prigionieri ridotti in schiavitù in seguito alla presa di Gerusalemme nel 63 a.C.. Alcuni decenni più tardi i giudei sono numerosi e abbastanza influenti, attirano (pagani simpatizzanti) e proseliti (pagani convertiti al giudaismo).

Delle tredici antiche sinagoghe identificate a partire da iscrizioni funerarie, almeno cinque esistevano al principio della nostra era. I giudei sono organizzati intorno alle sinagoghe in comunità soggette alle leggi romane sulle associazioni. Ogni sinagoga ha la sua propria vita; non esiste a Roma un potere giudaico centralizzato, come è il caso, per esempio, di Alessandria.
Non sappiamo chi introdusse il cristianesimo a Roma, ma una decina d’anni dopo la morte del Cristo abbiamo tracce della presenza di cristiani in una o più sinagoghe.

[i cristiani]

Ispirandosi al modelli di organizzazione giudaico, i cristiani si costituiscono in comunità che si riuniscono in luoghi diversi. In occasione delle loro assemblee, sono ricevuti da la cui casa è abbastanza vasta per accogliere un gruppo di parecchie decine di persone. Alla fine della lettera, Paolo, saluta, fra gli atri, l’assemblea che si riunisce in casa di Prisca e Aquila (16,5); questo raduno dà vita a una delle comunità cristiane di Roma. Si parla della comunità di Roma soltanto se si consideral’insieme dei cristiani che vivono in questa città.

segue

Publié dans:Lettera ai Romani |on 9 avril, 2008 |Pas de commentaires »

San Giovanni Crisostomo: Sovrabbondo di gioia in ogni tribolazione (2Cor 7,2; 6,12; 7,3; 7,4)

dal sito:

http://www.prayerpreghiera.it/padri/padri.html

Dalle « Omelie sulla seconda lettera ai Corinzi » di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 14,1-2; PG 61,497-499)
Sovrabbondo di gioia in ogni tribolazione (2Cor 7,2; 6,12; 7,3; 7,4)

Paolo riprende il discorso sulla carità, moderando l’asprezza del rimprovero. Dopo avere infatti biasimato e rimproverato i Corinzi per il fatto che, pur amati, non avevano corrisposto all’amore, anzi erano stati ingrati e avevano dato ascolto a gente malvagia, mitiga il rimprovero dicendo: « Fateci posto nei vostri cuori » (2Cor 7,2) cioè, amateci. Chiede un favore assai poco gravoso, anzi più utile a loro che a lui. Non dice « amate », ma con squisita delicatezza: « Fateci posto nei vostri cuori ». Chi ci ha scacciati, sembra chiedere, dai vostri cuori? Chi ci ha espulsi? Per quale motivo siamo stati banditi dal vostro spirito? Dato che prima aveva affermato: « È nei vostri cuori invece che siete allo stretto » (2Cor 6,12), qui esprime lo stesso sentimento dicendo: « Fateci posto nei vostri cuori ». Così li attira di nuovo a sé. Niente spinge tanto all’amore chi è amato quanto il sapere che l’amante desidera ardentemente di essere corrisposto. « Vi ho già detto poco fa, continua, che siete nel nostro cuore per morire insieme e insieme vivere » (2Cor 7,3). Espressione massima dell’amore di Paolo: benché disprezzato, desidera vivere e morire con loro. Siete nel nostro cuore non superficialmente, in modo qualsiasi, ma come vi ho detto. Può capitare che uno ami, ma fugga al momento del pericolo: non è così per me. « Sono pieno di consolazione » (2Cor 7,4). Di quale consolazione? Di quella che mi viene da voi: ritornati sulla buona strada mi avete consolato con le vostre opere. È proprio di chi ama prima lamentarsi del fatto che non è amato, poi temere di recare afflizione per eccessiva insistenza nella lamentela. Per questo motivo aggiunge: « Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia ». In altre parole: sono stato colpito da grande dispiacere a causa vostra, ma mi avete abbondantemente compensato e recato gran sollievo; non avete solo rimosso la causa del dispiacere, ma mi avete colmato di più abbondante gioia. Paolo manifesta la sua grandezza d’animo non fermandosi a dire semplicemente « sovrabbondo di gioia », ma aggiungendo anche « in ogni mia tribolazione ». E così grande il piacere che mi avete arrecato che neppure la più grande tribolazione può oscurarlo, anzi è tale da farmi dimenticare con l’esuberanza della sua ricchezza, tutti gli affanni che mi erano piombati addosso e ha impedito che io ne rimanessi schiacciato.

AMARE – MEDITAZIONE SU 1COR 13,1,8

oggi ho trovato questa meditazione su 1Cor 13,1.8, non c’è l’autore:

http://www.aquino.it/zip/pagina%20download.htm

Amare

Una meditazione di 1 Cor. 13.1,8 

Amare, non aiutare, ma amare,

non soltanto dare, ma anche ricevere.

Amare, non asservire, ma servire,

non possedere, ma rispettare.

Amare, non lavorare per proprio conto, solitariamente,

ma operare con gli altri, solidalmente.

Amare, non cedere senza discernimento

a tutti gli impulsi del proprio « buoncuore »,

ma cercare il comportamento più responsabile,

saper dire « sì ». e « no » quando bisogna.

Amare, non tanto provare delle grandi emozioni,

tanto intense quanto effimere,

quanto scegliere di persistere e gustare la fedeltà,

non soltanto questione di sentimenti, ma anche di volontà.

Amare, non cercare l’exploit, la prestazione,

ma conferire peso e senso all’umile quotidianità,

non partendo da un’azione, ma dalla disponibilità di tutto l’essere.

Amare, non avere, sapere o potere,

ma semplicemente amare.

Amare, adesso,

non sognare il futuro, ma cogliere l’istante presente

amare adesso come sono, e non come sogno d’essere.

Amare come Dio.

senza limiti, senza ripensamenti,senza rimpianto o amarezza,

senza mai disperare.

Amare me stesso abbastanza perché l’invito che m’è stato fatto ad amare il

prossimo come me stesso

abbia un senso.

Amare coloro che Dio mi dà per compagni di strada,

ancor meglio, per fratelli.

Amare Colui che, come un mendicante

bussa alla porta del mio cuore e della mia vita.

Amare, perché amare copre una moltitudine di peccati.

Amare, perché amare soltanto ci fa conoscere Dio.

Amare, perché soltanto amare rende eterni.

Amare.

Imitare Dio.

Guardare a Cristo..

Seguire gli appelli dello Spirito.

TERZO VIAGGIO MISSIONARIO DI SAN PAOLO (Atti 18:23-21:16)

TERZO VIAGGIO MISSIONARIO DI SAN PAOLO  (Atti 18:23-21:16) dans Paolo - la sua vita, i viaggi missionari, il martirio

http://santiebeati.it/

(questo racconto/presentazione, come per tutti i racconti dei viaggi missionari di San Paolo è da rivedere e ricontrolare)

TERZO VIAGGIO MISSIONARIO DI SAN PAOLO  (Atti 18:23-21:16)

 Il terzo viaggio missionario inizia, negli Atti, subito dopo il secondo viaggio; Paolo era stato ad Atene, di li era andato a Corinto, di li ad Efeso, poi era andato a salutare la Chiesa di Gerusalemme, poi ad Antiochia (Atti 18,1-22) 

da 18,23: 

Passato un certo tempo ad Antiochia, Paolo va a visitare di nuovo le chiese in Galazia e Frigia per confermare nella fede i discepoli; Attraversate queste regioni giunge ad Efeso. In questa città trovò alcuni discepoli  che avevano ricevuto soltanto il battesimo di Giovanni Battista e « non conoscevano  » lo Spirito Santo, Paolo annunziò loro il battesimo di Gesù e questi – il passo è molto breve sembra che accolgano subito l’annunzio del vangelo – si fanno battezzare nel nome del Signore Gesù e, come Paolo impone loro le mani – scende su di loro lo Spirito Santo; (19,1-7) 

Paolo quindi si reca nella Sinagoga e vi predica, liberamente, per tre mesi annunziando e cercando di persuadere gli ascoltatori circa il regno di Dio; ma alcuni si misero contro di lui parlando male in pubblico di questa nuova dottrina, allora separa i discepoli e continua a discutere con loro in altro luogo; continuò a predicare per circa due anni, cosi tutti  gli abitanti della provincia d’Asia, Giudei e Greci, sentirono il Vangelo. Per opera di Paolo Dio operò diversi miracoli ad Efeso, guarendo gli ammalati e i posseduti da spiriti maligni. Accadde, però, che alcuni esorcisti ambulanti giudei invocavano anche essi il nome del Signore, lo spirito cattivo invocato tuttavia risponde chiedendo – sembra un passo con un tono ironico – « Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete? » (19,15) quindi , dopo averli presi, li trattò con tale violenza che questi fuggirono; 

Il fatto fu risaputo da tutti i Giudei e Greci che abitavano ad Efeso e parecchi cittadini credettero, tanti altri, che una volta praticavano la magia, misero i loro vecchi libri in piazza e li bruciarono. 

Paolo aveva in animo di recarsi a Gerusalemme pensando di andare anche a Roma, inviò allora due aiutanti in Macedonia si trattenne ancora nella provincia d’Asia; 

Efeso era centro del culto pagano e soprattutto della dea Artemide. I venditori ei commercianti degli idoli e delle statuette d’argento degli Dei e dei templi, gli « orefici » videro il rischio di perdere il loro lavoro a causa di questa nuova dottrina, e, convocato un « comizio », convincevano che la loro categoria era a rischio se il santuario della dea Artemide non fosse stato più stimato. Il fatto era che le vendite di tale oggetti diminuivano. Il racconto narra, appunto, che uno dei commercianti di nome Demetrio provocò un gruppo di artigiani contro Paolo dicendo che la Dea Artemide ed il suo santuario erano sotto il pericolo di essere dimenticato e distrutto. Cosi tutti gli artigiani e commercianti si radunarono nel teatro a sopportare la loro Dea, gridando « Grande è la Artemide degli Efesini », e vollero perseguitare Paolo ed i suoi seguaci. Paolo avrebbe voluto presentarsi alla folla per parlare, ma i discepoli glielo impedirono. Era tale l’ira della folla che anche il cancelliere intervenne e riuscì a calmare gli animi. (19, 23-41) 

Paolo, cessato il tumulto, incoraggiati i discepoli si mise in viaggio per la Macedonia, di li andò in Grecia dove rimase per tre mesi.  In seguito, mente stava imbarcandosi per la Siria, cambiò idea e passando di nuovo dalla Macedonia per terra arrivò a Troade – qui il testo degli Atti passa al noi Luca che narra si inserisce nel racconto –  dove si trattenne « trattennero » per una settimana. (20,1-6) 

Il primo giorno della settimana (domenica) si trovavano – sempre al plurale –  a spezzare il pane – l’eucarestia naturalmente – Paolo poiché doveva partire il giorno dopo continuò a parlare fino verso mezzanotte, nell’assemblea si trovava anche un ragazzo di nome Èutico che stava seduto alla finestra, mentre Paolo parlava fu preso dal sonno e cadde dal terzo piano dove si trovavano ( capitava anche a Paolo di far addormentare qualcuno!) e venne raccolto come morto: Paolo allora scese si gettò su di lui, lo abbracciò ed il ragazzi tornò in vita. (20, 7-12) 

« Noi » – qui Luca racconta in prima persona, Paolo all’inizio del racconto non è con loro –  partimmo per Asso, dove dovevamo prendere a bordo Paolo, prendemmo  Paolo con noi e poi navigammo verso Mileto via Mitilene, Chios, Samos e Trogillium. Paolo aveva deciso di non passare per Efeso per non ritardare i tempi allo scopo di essere a Gerusalemme per Pentecoste. (20,13-16) 

Da Mileto mandò a chiamare da Efeso gli anziani della Chiesa, egli temeva di non rivederle più, inizia qui il discorso di addio di Paolo agli anziani di Efeso, è un discorso commovente anche per chi lo legge ora, allora gli anziani, dopo aver ascoltato le parole di Paolo scoppiarono in pianto, naturalmente metto solo una parte dell’addio di Paolo « 20,17-18. cfr. 37): 

« Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo: 19 ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei. 20 Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case, 21 scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù. 22 Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. 23 So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. 24 Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio. 25 Ecco, ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio. » (18b-25). 

Dopo Mileto, Paolo navigò per Cos, Rodi, Patara e Tire in Siria, dove i suoi discepoli (noi – nuovamente – lo pregammo) di non scender più a Gerusalemme. Paolo, testimoniando di essere pronto « non soltanto ad essere legato, ma a morire a Gerusalemme per il nome di Gesù Cristo » volle andare.

III SETTIMANA DI PASQUA

III SETTIMANA DI PASQUA dans LETTURE DI SAN PAOLO NELLA LITURGIA DEL GIORNO ♥♥♥

http://santiebeati.it/

III SETTIMANA DI PASQUA 

Domenica III di Pasqua, Cristo risorto appare ai suoi: I discepoli di Emmaus; 

il tempo di Pasqua, tutte le settimane del tempo pasquale, vanno considerate in continuità ed in unità con la Pasqua; come un tempo nel quale Cristo si rivela ai suoi, è il « mistero » di Gesù che si fa luce, all’inizio negli apostoli, oggi a noi; 

La prima lettura prosegue nella rilettura degli Atti degli Apostoli, quanto è accaduto dopo la risurrezione di Gesù, 

I Vangeli in questa settimana ripresentano in successione la lettura di Giovanni capitolo 6 dal 22mo a 69mo versetto, con un brevissimo salto, il titolo di questo capitolo, nella Bibbia di Gerusalemme, è: « La Pasqua del pane di vita » e, dal 22mo versetto: « Discorso nella Sinagoga di Cafarnao »; 

Lunedì: La settimana inizia con la ricerca di Gesù da parte della folla – il passo segue il miracolo della moltiplicazione dei pani – e qui inizia l’insegnamento di Gesù: (non cercate) « … il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il figlio dell’uomo vi darà (6, 27);

Martedì: La folla chiede a Gesù un segno, Gesù risponde loro che non Mosé ha dato il pane dal cielo, ma il Padre ( il Padre mio) da quello vero, ossia se stesso: « Io sono il pane della vita… » (v. 35); 

Mercoledì: segue il discorso, la fede è l’oggetto della volontà salvifica del Padre, il risultato della fede è la vita eterna; Gesù non perderà nulla di quanto il Padre gli ha mandato perché è venuto per fare la volontà di Lui;  Giovedì: Il Padre è colui che attira gli uomini al Figlio, è una istruzione di carattere cristologico, che apre alla fede nella rivelazione del Padre in Cristo; Gesù ripete ancora: « Io sono il pane della vita » (v. 48); 

Venerdì: i Giudei cominciano a mormorare, si scandalizzano, come può darci costui la sua carne da mangiare si domandano, ma Gesù parla ad un altro livello meno carnale: « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna  io lo risusciterò nell’ultimo giorno » (v. 54), ecco l’eucaristia ed ecco il momento del tempo pasquale nel quale si ricomprende la risurrezione e il mistero della vera persona di Gesù; 

Sabato: da questo discorso molti rimangono scandalizzati, ma i dodici non vanno via, Pietro risponde per tutti: « Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna »

LUNEDÌ LODI MATTUTINE – LETTURA BREVE 

Rm 10, 8b-10 


8B. Vicino a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore: cioè la parola della fede che noi predichiamo (Dt 30, 14). 9. Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. 10. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. 
sul v. 8b: Dt 30, 14: 

« Anzi questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu l metta in pratica » RIFERIMENTI BJ: 

Sir 21,26: « Sulla bocca degli stolti è il loro cuore, i saggi invece hanno la bocca nel cuore. » 

sul v. 9:  1Cor 12,3:  « Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio che può dire , così nessuno può dire: se non sotto l’azione dello Spirito Santo. » 

BJ NOTA A 10,9: 

« che Dio lo ha risuscitato dai morti: all’adesione interna del corrisponde la professione de fede esterna, quale ha luogo nel battesimo. »

MERCOLEDÌ  – LODI MATTUTINE

LETTURA BREVE 

Rm 6, 8-11

8. Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9. sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. 11. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

RIFERIMENTI BJ

sul v. 8

2Tm

« Certa è questa parola:

Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; »

sul v. 9

Atti 13,34

« E che Dio lo ha risuscitato dai morti, in modo che non abbia mai più a tornare alla corruzione, è quanto a dichiarato:

Darò a voi le cose promesse a Davide quelle sicure, » (Is 55,3)

1Cor 15, 26

« L’ ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte »

2Tm 1, 10

 » [la grazia] ma è stata rivelata solo ora con l’apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù, che ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del vangelo »

SABATO LODI MATTUTINE  – LETTURA BREVE 

Rm 14, 7-9 

« 7. Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, 8. perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore. 9. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi. » 

RIFERIMENTI BJ 

su tutto il passo ( versetti sono collocati a fianco di uno dei versetti, ma mi sembra che si applichino a tutto il passo) 

Atti 6, 10-11 

« 10. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. 11. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. » 

Lc 20,38 

« Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui » 

Gal 2,19 

« In realtà mediate la legge io sono morto alla legge, per vivere per Dio » 

2Cor 5,15 

« Ed Egli è morto per tutti, perchè quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscito per loro. » 

Atti 10, 42 (questo sì, mi sembra specifico per il v. 9) 

« E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti« 

Dalle « Omelie sulla seconda lettera ai Corinzi » di san Giovanni Crisostomo: Il nostro cuore si è aperto per voi (2Cor 6,11)

dal sito:

Dalle « Omelie sulla seconda lettera ai Corinzi » di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 13,1-2; PG 61,491-492)
Il nostro cuore si è aperto per voi (2Cor 6,11)

« Il nostro cuore si è tutto aperto per voi » (2Cor 6,11). Come il calore, così la carità ha la prerogativa di dilatare, è, infatti, una virtù ardente e impetuosa. Essa apriva la bocca e dilatava il cuore di Paolo. E non vi era nessun cuore più grande del cuore di Paolo. Egli come ogni persona che ama, abbracciava con amore tanto profondo tutti i fedeli che nessuno ne era escluso o messo da parte. E non ci meravigli questo suo amore verso i credenti, dal momento che il suo amore si estendeva anche ai non credenti. Non disse infatti: « Amo soltanto con la bocca, ma anche il cuore canta all’unisono nell’amore con la bocca, perciò parlo con fiducia, con tutto il cuore e con tutta la mente ». Non dice: « vi amo », ma usa un’espressione assai più significativa: « La nostra bocca si è aperta e il nostro cuore si è dilatato » cioè vi porto tutti nell’intimo del cuore, in un abbraccio universale. Chi è amato, infatti, si muove a suo piacimento nell’intimo del cuore che lo ama. Per questo l’Apostolo afferma: « Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto. Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore! » (2Cor 6,12-13). Nota il rimprovero, addolcito dall’amore, caratteristica delle persone che amano. Non dice loro che non lo amano, ma fa capire che non gli vogliono bene come lui a loro. Non vuole rimproverarli, se non dolcemente. Si scorge dappertutto, nelle singole lettere, la presenza di questo suo vivissimo amore per i fedeli. Scrive ai Romani: Bramo vedervi e spesso mi sono proposto di venire da voi. Spero di poter in qualche modo venir a trovarvi (cfr. Rm 1,10-11). Ai Galati manda a dire: « Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore » (Gal 4,19). Agli Efesini: « Per questo motivo, piego le ginocchia davanti al Padre per voi » (Ef 3,14). Ai Tessalonicesi aggiunge: Qual è la mia speranza o la mia gioia o la mia corona di gloria? Non siete forse voi? (cfr. 1Tt 2,19). Asserisce così di portarli in cuore anche se incatenato. Scrive inoltre ai Colossesi: Voglio che sappiate quale lotta io sostengo per voi, anche per coloro che non mi conoscono di vista, perché trovino consolazione i vostri cuori (cfr. Col 2,1), e ai Tessalonicesi: Come una nutrice, che cura i suoi bambini, così avremmo voluto, per il grande affetto per voi, darvi non solo il Vangelo, ma anche la vita (cfr. 1Ts 2,7-8). Non vuole che si angustino per lui. Però non desidera essere solo lui ad amare, ma anche essere riamato da loro, per attirare maggiormente i loro animi. E gioisce di questo loro atteggiamento. Assicura infatti: È venuto Tito e ci ha fatto conoscere il vostro desiderio, il vostro pianto, il vostro amore per me (cfr. 2Cor 7,7). 

LA PREGHIERA IN SAN PAOLO: LETTERA AI ROMANI:

LA PREGHIERA IN SAN PAOLO 

LETTERA AI ROMANI: 

8, 26-27 

« 26 Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; 27 e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.«  

v. 23 

(la creazione) essa non è la sola, ma anche noi,  che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo, gemiamo interiormente aspettando l’adozione  a figli, la redenzione del nostro corpo. » 

Lémonon J.P.,  Lettere di Paolo (ai Romani), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1999 pagg. 125-126 

« Il v. 23 descrive i gemiti dei cristiani…La proposizione…può avere un significato causale: , noi gemiamo e perciò il gemito diventa fonte di speranza. In effetti la frase è inserita in un contesto di speranza che celebra l’attesa, la tensione, la certezza, e non l’incompiutezza. Tutto è ordinato in funzione dei cristiani; questa proposizione esprime le ragioni di tale onore e di tale fiducia. 

evoca l’immagine di un inizio, l’attesa di un avvenire. Alcuni ne hanno dedotto che ai credenti era data una parte dello Spirito, il che è contrario al pensiero paolino…Il primo dono concesso alla comunità è un annunzio di beni futuri, filiazione e riscatto del corpo….L’azione dello Spirito nei confronti dei credenti è duplice (v. 26-27): viene in aiuto alla loro debolezza e intercede per loro . Senza il soccorso dello Spirito, i credenti sono incapaci di unirsi all’intenzione di Dio quando esprimono la loro preghiera. Questo pensiero può meravigliare, poiché la comunità primitiva non si interroga con angoscia su ciò che bisogna chiedere.  In realtà, come sottolinea il v 26°, l’aiuto dello Spirito caratterizza il tempo della debolezza. Lo Spirito interviene nell’intimo della preghiera dei cristiani…Nella sua debolezza il credente non sa che cosa chieder perché la sua preghiera sia conforme al disegno di Dio; ma lo Spirito vuole quello che Dio vuole e suggerisce dunque ai credenti i termini appropriati per la preghiera. » 

1...7891011

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01