LETTERA AGLI EFESINI 1, 4-14 – INNO

LETTERA AGLI EFESINI 1, 4-14 – INNO 

3. Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. 4 In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,  per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, 5 predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, 6 secondo il beneplacito della sua volontà.  E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; 7 nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue,  la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. 8 Egli l`ha abbondantemente riversata su di noi  con ogni sapienza e intelligenza, 9 poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto, nella sua benevolenza, aveva in lui prestabilito 10 per realizzarlo nella pienezza dei tempi:  il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra. 11 In lui siamo stati fatti anche eredi,  essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente, conforme alla sua volontà, 12 perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. 13 In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità,  il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello  dello Spirito Santo che era stato promesso, 14 il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro  che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria. 

stralcio dal libro: Rossé G., Lettera agli Efesini, Città Nuova Editrice, Roma 2001, pagg. 80-89 ;

« LA LODE D’APERTURA (1, 2-14) 

Una benedizione solenne…costituisce l’introduzione teologica alla lettera. lo sguardo di fede dell’autore si innalza al di sopra della condizione attuale del mondo degli uomini, per contemplare con gratitudine e lode…le meraviglie del disegno divino di salvezza, di una salvezza che si estende all’intero universo; 

sul v 3. 

« il versetto si presenta come il titolo dell’inno: lodare Dio per la grandezza della sua opera, compiuta da Gesù Cristo a favore nostro… l’intero inno canta e fa capire in che cosa consiste la pienezza di benedizioni comunicate sotto l’azione dello Spirito di Dio; essa sta nell’elezione, nell’adozione a figli di Dio, nel perdono dei peccati, nella rivelazione del disegno divino, nel dono dello Spirito santo. 

Oggetto di tale beneficio, la comunità cristiana prorompe in una benedizione a Dio. Dio ci benedice con la sua munificenza, noi benediciamo Dio come risposta di lode che torna a Dio, Origine e Fine. All’amore del Padre risponde, come un eco, l’amore dei figli, e così il grande progetto di divino giunge al suo termine. » 

segue 

sui vv 4.5,6a 

4. 

« La benedizione divina sta già nel fatto che, da tutta l’eternità, Dio ci ha scelti. Questa elezione divina non ha nulla di discriminante, non esclude alcuno, essa implica, da parte di Dio, la creazione di un rapporto, di una comunione con lui. » 

5. 

« L’iniziativa divina dell’elezione può ancora essere detta in un altro modo: Dio ci ha . Nessuna idea di predeterminismo, come se Dio avesse destinato alcuni alla vita eterna e altri alla dannazione. Tutti hanno la vocazione alla filiazione adottiva; da tutta l’eternità Dio ci ha pensato e ci ha creato per essere figli suoi. » 

6a 

« L’iniziativa del Padre, espressione della sua libertà, sfocia nella lode della comunità che l’inno specifica …La gloria di Dio è la vita dell’uomo (come dice Ireneo, non della sua autoaffermazione.) I credenti cantano di conseguenza la gloria di Dio, il suo splendore, che sta proprio nella sua grazia, nella sua auto-donazione come Padre. » 

vv. 6b.7. 

« L’attenzione dell’autore si sposta ora nel disegno presente in Dio dall’eternità, al suo intervento storico in Gesù Cristo.  Il testo include espressioni che mettono in luce  il tema della sovrabbondanza, una caratteristica dell’agire di Dio in nostro favore…In lui, nel suo Corpo che è la Chiesa, abbiamo tuttora la redenzione (il verbo è al presente), e cioè la remissione dei peccati grazie alla sua morte salvifica vissuta una volta per tutte. » 

vv. 8.9.10. 

8. 

« La grazia che realizza in noi la redenzione compiuta da Gesù Cristo, include anche una nuova conoscenza: la rivelazione della volontà di Dio identificata con il suo grande disegno. L’autore nomina di conseguenza il dono divino della sapienza e dell’intendimento che caratterizzano la fede, quella luce capace di guardare alle cose e di penetrare il loro significato nell’ottica di Dio » 9. 

« Tale dono è necessario per percepire il Mistero…, cioè il piano di salvezza che non si limita a togliere i peccati, ma vuole comunicare una rivelazione globale del di Dio tale da fare diventare evento già nella storia la funzione cosmico-escatologica di Cristo. … Per l’autore della lettera è evidente che la salvezza operata da Gesù, la redenzione, fa parte del piano originario di Dio, e non fu soltanto un’azione conseguente al peccato dell’umanità. La redenzione appartiene all’ Escaton, porta a termine il piano creatore presente nella mente di Dio dall’eternità » 

10. 

« Il verso 10 ci porta ad un culmine della riflessione dell’autore. ..il disegno divino corrisponde ad un progetto che Dio gestisce e vuole portare a termine secondo un certo ordine. E ciò che Dio vuole portare a termine in questo modo è la …Paolo…non ha in mente il tempo cronologico, il tempo come attimo fuggente, ma il tempo come momento opportuno, un tempo qualitativamente quantificato. » 

11. 

« Nel grande disegno di Dio che implica la funzione cosmica di Cristo, siamo coinvolti anche noi; anzi la ricapitolazione di tutte le cose ha l’umanità salvata come beneficiaria. Creato e umanità sono legati in questo disegno che  ha Dio come promotore e Cristo come mediatore. Dopo aver proclamato la rivelazione del Mistero, e cioè della funzione universale di Cristo, l’autore si ferma alla sua realizzazione storica. Egli riprende l’idea della predestinazione (v. 5), ma non più come decisione che dall’eternità si trova in Dio, ma come esperienza e coscienza che la comunità ha del Mistero portato avanti dagli interventi di Dio nella storia d’Israele e svelato in modo definitivo nell’evento-Cristo…Dio ci comunica tutto ciò che Egli possiede, e cioè Se stesso » 

12. 

« L’inno aggiunge che suona come un ritornello e ricorda ai cristiani quale è la risposta umana all’agire di Dio. La lode di Dio non è imposta come un dovere, ma scaturisce spontaneamente dinanzi alla rivelazione della grandezza dell’amore divino a favore dell’umanità. » 

13. 

« L’autore interpella direttamente la comunità, rimanda noi cristiani alle tre tappe della conversione: - l’ascolto della   - l’accoglienza della fede… - la probabile allusione al battesimo nell’immagine del sigillo identificato con lo Spirito Santo…L’inno ricorda che lo Spirito di Dio è lo , cioè lo Spirito promesso come dono escatologico dai profeti (Ez 36,25ss; Gl 3, 1-2 ecc.) ma anche lo Spirito che promette, che apre al futuro. » 

14. 

« Egli infatti è , come già insegnava Paolo (2Cor 1, 22; 5,5), un termine commerciale: un acconto che garantisce e anticipa il pieno compimento dell’opera divina a nostro favore; quindi non un semplice prestito che poi bisogna restituire, ma un dono stabilmente dato e che accompagna i credenti lungo il cammino fino al completo possesso dell’eredità divina (cfr. 1Pt 1, 3-5)…L’alleanza trova il suo culmine nel dono reciproco di Dio all’uomo e dell’uomo a Dio. » 

Publié dans : Paolo - Inni |le 12 avril, 2008 |Pas de Commentaires »

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