JOSEPH RATZINGER/PAPA BENEDETTO XVI – RISORTO AL TERZO GIORNO (1Cor 15,3-8 – il « credo »)

JOSEPH RATZINGER/PAPA BENEDETTO XVI – RISORTO AL TERZO GIORNO (1Cor 15,3-8 – il « credo ») 

stralcio dal libro: Il cammino pasquale, Ancora Editrice, Milano 2000 

 pag. 110-115: 

Questa sezione del libro dal titolo « Risorto il terzo giorno » si trova nel capitolo 4 della seconda parte del libro che riguarda il nel capitolo 4 il , quindi, il discorso è già cominciato, prima si era parlato – nello stesso capitolo – successivamente: del Giovedì Santo, della Lavanda dei Piedi, della connessione tra Ultima Cena, la Croce e la Resurrezione, immaginatevi che il testo è tutto veramente, oltre che bello, edificante; 

« La controversia sulla Risurrezione di Gesù dai morti è divampata con rinnovata intensità e si è oramai estesa fin dentro alla Chiesa » 

 

pag 110: 

i testi biblici – scrive – devono essere tradotti, non solo linguisticamente, ma anche concettualmente, Ratzinger/Papa Benedetto non vuole discutere sulle varie teorie sull’argomento, ma  cerca di mettere in evidenza in modo positivo la testimonianza biblica;  nel Nuovo Testamento si rilevano due tipi assai differenti di tradizione della Resurrezione: quello che può chiamarsi – lui gli da questa definizione – tradizione confessionale e quella che può chiamarsi tradizione narrativa, per esempio la prima si trova in San Paolo nella Prima Lettera ai Corinti 15,3-8, il secondo tipo nei racconti dei quattro vangeli; 

si può trovare un inizio della tradizione confessionale nella tradizione narrativa, per esempio nel racconto dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), i discepoli dopo aver incontrato Gesù, tornano a casa e agli undici annunciano: (Lc 24,34). questo passo è forse il più antico testo sulla Risurrezione che possediamo; si svilupparono poi formule di professione di fede, ora scrivo dal testo :

pag 111: 

« La confessione cristiana è nata. In questo processo di tradizione è cresciuta molto presto, nell’ambito palestinese probabilmente già negli anni trenta, quella confessione che Paolo ci ha conservato nella prima lettera ai Corinzi (15,3-8) come una tradizione che ha ricevuto egli stesso dalla Chiesa e che fedelmente trasmette.  In questi testi di confessione, che sono i più antichi, si tratta solo in modo secondario di tramandare i singoli ricordi di testimoni. La vera intenzione, come Paolo sottolinea con enfasi, è di mantenere il nucleo cristiano, senza il quale il messaggio e la fede non sarebbero nulla. «  

qui riprende a riflettere sulla tradizione narrativa e quella confessionale; la tradizione narrativa cresce perché si vuole sapere come siano andate le cose, il desiderio di conoscere i particolari aumenta, insieme comincia  l’esigenza di difendere la fede cristiana dai vari attacchi contro di essa, contro i sospetti, contro interpretazioni diverse quali si sono insinuate a Corinto; 

pag 111-112 

« …È sulla base di tali esigenze che si è formata una tradizione più approfondita dei Vangeli. Ciascuna delle due tradizioni ha quindi la sua importanza insostituibile, ma nello stesso tempo diviene evidente che esiste una gerarchia: la tradizione confessionale è al di sopra della tradizione narrativa. È la fides quae, il metro su cui si misura ogni interpretazione. 

Cerchiamo dunque di comprendere più esattamente quel Credo fondamentale che Paolo ha conservato; qualsiasi tentativo di arrivare a decisioni nella polemica tra le opinioni deve cominciare da qui. Paolo, o piuttosto il suo Credo, comincia con la morte di Gesù. È sorprendente che questo testo così scarno, che non contiene una parola di troppo, ponga due aggiunte alla notizia . Una delle aggiunte è questa: , l’altra: . Che cosa significano? L’espressione secondo le Scritture inserisce l’evento nella relazione con la storia dell’alleanza veterotestamentaria di Dio con il suo popolo: di questa storia di Dio, riceve da essa la sua logica e il suo significato. È un evento in cui si adempiono parole delle Scritture, ossia un avvenimento, che porta in sé un logos, una logica: che viene dalla parola e penetra nella parola, la copre e l’adempie. Questa morte risulta dal fatto che la parola di Dio è stata portata tra gli uomini. Come si debba interpretare questa immersione della morte nelle parole di Dio ce lo indica la seconda aggiunta: morì . Il nostro Credo riprende con questa formula una parola profetica (Is 53,12; cfr. anche 53,7-11) Il suo rinvio alla Scrittura non si proietta nell’indefinito; riecheggia una melodia dell’Antico Testamento, che sin dalle prime assemblee di testimoni era ben conosciuta. In concreto la morte di Gesù viene così tolta dalla linea di quella morte gravata da maledizione che deriva dall’albero della conoscenza del bene e del male, dalla presunzione dell’uguaglianza con Dio che finisce con il giudizio divino… Questa morte è di altro genere. Non è compimento della giustizia, che rigetta l’uomo nella terra, ma compimento di un amore che non vuole lasciare l’altro senza parola, senza senso, senza eternità. Non è radicata nella sentenza dell’uscita dal paradiso, ma nei canti del Servo di Dio, morte che scaturisce da questa parola, e dunque morte che diventa luce per le genti; 

… 

il nostro Credo aggiunge una breve espressione apre la via dalla Croce alla Resurrezione; quello che è detto qui () è più di una interpretazione: fa parte integrante dell’avvenimento stesso. 

Ora segue nel testo della Scrittura, senza commenti, la parola : ma si può capirla, solo se si vede nel contesto di ciò che precede e di ciò che segue. Afferma prima di tutto che Gesù sperimentò realmente la morte nella sua totalità. » 

il testo prosegue sulla realtà della Risurrezione, Gesù non è un morto ritornato in vita come, per esempio, il giovane di Naim e Lazzaro richiamati alla vita terrena che poi dovrà, comunque, terminare, con la morte definitiva, non è superamento di una morte clinica ;

pag 114: 

« Che le cose non stiano così lo spiegano non solo gli Evangelisti, ma lo stesso Credo di Paolo (1Cor 15, 3-11) in quanto descrive l’apparizione del risorto successivamente con la parola greca óphthe, che traduciamo di solito con ; forse dovremmo dire più correttamente: : questa formula rende manifesto che si tratta qui di qualche  cosa di diverso, che Gesù dopo la Risurrezione appartiene ad una sfera della realtà che normalmente si sottrae ai nostri sensi…Non appartiene più al mondo percepibile con i sensi, ma al mondo di Dio » 

qui si sofferma a considerare la possibilità per noi di Dio, sulla schiettezza dell’uomo, che è possibile sempre da dentro se stessi; il brano della 1Cor 15, che tratta della risurrezione dai morti dice ciò molto chiaramente quando riporta le due frasi separatamente l’una dopo l’altra, prima e poi

termino questa lettura dal libro con il passo successivo: 

« Le apparizioni non sono la Risurrezione, ma solo il suo riflesso. Prima di tutto essa è un avvenimento di Gesù stesso, tra il Padre e lui in virtù della potenza dello Spirito Santo; poi questo avvenimento occorso a Gesù stesso diventa accessibile agli uomini perché è lui a renderlo accessibile. » 

mi rendo conto che questa breve presentazione è molto limitata, ma tutto quello che riguarda il Signore Gesù Cristo e San Paolo e la fede è comunque al di sopra di una nostra capacità di comprensione profonda, ed anche al di sopra della possibilità di trovare le parole adatte ad esprimerla, certo l’allora Cardinale Ratzinger/ Papa Benedetto, ha le parole che io trovo tra le più belle ed adatte per trasmettere – oltre che spiegare – la fede. 

Vous pouvez laisser une réponse.

1 Commentaire Commenter.

  1. le 29 septembre, 2008 à 20 h 25 min wzssui écrit:

    t1EH5U ojxhdnxcilzm, [url=http://ryuzdqggjujs.com/]ryuzdqggjujs[/url], [link=http://bilfsofncmbp.com/]bilfsofncmbp[/link], http://jafehwxeyfby.com/

    Répondre

Laisser un commentaire

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01