SAN PAOLO STUDI, MEDITAZIONI, PREGHIERE

 

ho un altro blog su San Paolo Apostolo, solo per testi scelti, i più belli per me, titolo: La (mia) pagina di San Paolo, link:http://unapaginapersanpaolo.blogspot.it/
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Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

ICorinzi 13,1-13;

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commenti all’Inno alla carità: 

Mons Gianfranco Ravasi:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/2008/03/12/mons-gianfrano-ravasi-inno-alla-carita-1cor-13/

Publié dans : ANNO PAOLINO | le 9 mars, 2008 |25 Commentaires »

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI

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(Beato Angelico)

METTO IL LINK AL SITO « EAQ » TROVERETE LE LETTURE DEL GIORNO, IL COMMENTO ALLE LETTURE E, VOLENDO, POTETE SCORRERE E LEGGERE LE LETTURE DEI GIORNI PRECEDENTI E QUELLI SUCCESSIVI A QUELLO DEL GIORNO IN CORSO, TROVERETE LA VERSIONE FRANCESE, A DESTRA C’È IL COLLEGAMENTO ALLE VERSIONI IN ALTRE LINGUE COMPRESO L’ITALIANO:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

 CALENDARIO LITURGICO ANNUALE-MENSILE:

http://www.lachiesa.it/liturgia/

LETTURE DI, E SU, SAN PAOLO NELLA LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/leture-di-san-paolo-nella-oliturgia-del-giorno/

PER I SANTI, COLLEGAMENTO:

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI dans LITURGIA DEL GIORNO logosanti1

LITURGIA DELLE ORE, COLLEGAMENTO DIRETTO ALLA LITURGIA APPROPRIATA ALL’ORA NELLA QUALE SI APRE IL SITO « LA CHIESA IT »:

http://www.liturgiadelleore.it/ 

sanpaoloinmeditazione.bmp

San Paolo in meditazione (Rembrant)
LA PREGHIERA IN SAN PAOLO

scritti sulla preghiera, questo è il link a tutte e quattro le sottocategorie, come vedete in « categorie »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/

scritti sulla preghiera, questo è il link alla sola categoria « preghiere e meditazioni »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/preghiere-e-poemi-italiano-inglese-francese/

PREGHIERE A SAN PAOLO
del Beato Alberione (1884 1971) fondatore della Famiglia Paolina, PDF:

http://www.paoline.it/download/preghiere_san-paolo_alberione_paoline08.pdf

Publié dans : LITURGIA DEL GIORNO | le 9 mars, 2008 |Pas de Commentaires »

Dio creatore (murales)

la mia paolo - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 23 octobre, 2017 |Pas de Commentaires »

SALMO 62 – SOLO IN DIO È LA NOSTRA PACE

http://sottoilmantodimaria.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=180:salmo-62&Itemid=126

SALMO 62 – SOLO IN DIO È LA NOSTRA PACE

salmo 62
1 Al maestro del coro. Su «Iedutùn». Salmo. Di Davide.
2 Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia salvezza.
3 Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: mai potrò vacillare.
4 Fino a quando vi scaglierete contro un uomo,
per abbatterlo tutti insieme
come un muro cadente,
come un recinto che crolla?
5 Tramano solo di precipitarlo dall’alto,
godono della menzogna.
Con la bocca benedicono,
nel loro intimo maledicono.
6 Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia speranza.
7 Lui solo è mia roccia e mia salvezza,
mia difesa: non potrò vacillare.
8 In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio.
9 Confida in lui, o popolo, in ogni tempo;
davanti a lui aprite il vostro cuore:
nostro rifugio è Dio.
10 Sì, sono un soffio i figli di Adamo,
una menzogna tutti gli uomini:
tutti insieme, posti sulla bilancia,
sono più lievi di un soffio.
11 Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore.
12 Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:
la forza appartiene a Dio,
13 tua è la fedeltà, Signore;
secondo le sue opere
tu ripaghi ogni uomo.

COMMENTI
RAVASI
Il salmo nasce da un abile dosaggio di elementi di fiducia nel pericolo, di elementi di speranza e di ringraziamento nello sfondo della liturgia del Tempio, di elementi personali e comunitari, di elementi sapienziali e morali. Un impasto di temi e di sentimenti retti da una certezza basilare: ne violenza ne rapina ne ricchezza salvano, solo Dio è rupe e salvezza, «solo in Dio il mio cuore riposa», come si ripete nell’antifona dei vv. 2-3 e 6- 7. Le forze del male scatenano il loro assalto contro il giusto. Egli è, sì, debole come un muro sbrecciato e pericolante eppure resiste perché, in realtà, dietro la sua fragilità apparente, si erge la rocca imprendibile del Signore (v. 4). Nel giorno della sua vocazione profetica a Geremia Dio aveva detto: «Ecco oggi io ti faccio come una fortezza, come un muro di bronzo… Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno perché io sono con te per salvarti» (1,18-19). Lo strapotere del male e dell’ingiustizia è in realtà come l’erba dei campi, destinata ad essere falciata e a seccare: «illusione sono i potenti del mondo: a pesarli, insieme, sono aria» (v. 10).

LINO PEDRON
Questo salmo è l’atto di fede più esplicito di tutto il salterio. È un salmo sapienziale sulla malizia degli uomini, il nulla della creature, la vanità delle ricchezze, l’imparzialità di Dio giudice.
Su tutto campeggia la figura di Dio, vera potenza e misericordia somma, sicurezza incrollabile e pace infinita. E questo è il grande messaggio della sapienza del salmo: in questa unione tra potenza e grazia è autenticamente espressa la natura essenziale della fede dell’Antico Testamento in Dio; la potenza senza la grazia non dà alcuna fiducia, la grazia senza la potenza è privata della sua serietà e della sua giustizia.
Questo salmo apre impietosamente i nostri occhi sul vuoto che nascondono molti pseudo-valori proposti dal mondo come mèta somma di ogni sforzo. S. Giovanni della Croce ha scritto: « Per arrivare a gustare tutto non bisogna aver gustato nulla, per arrivare a sapere tutto non bisogna sapere nulla, per arrivare a possedere tutto non bisogna possedere nulla, per arrivare ad essere tutto non bisogna essere che un nulla ».
Dobbiamo cercare un solo tesoro: Dio. Le nostre labbra non devono mormorare altro nome. Lui è il nostro amico, senza di lui non c’è felicità.

PADRI DELLA CHIESA
v. 2 « Salmo sul figlio eterno di Dio che verrà come giudice. La sottomissione è unità di pensiero col Cristo » (Origene).
« Il nostro Signore Gesù Cristo al momento della sua incarnazione manifesta la sua obbedienza come risposta al peccato di Adamo. Si è fatto obbediente per renderci obbedienti. Ha potere su tutti, ma non per questo deve essere nella volontà di tutti. In un certo senso non è ancora sottomesso al Padre, ma lo sarà pienamente quando lui sarà tutto in noi e noi saremo liberi dal peccato » (Ambrogio).
« Nel salmo un fedele che rappresenta tutti gli altri afferma di allontanarsi dai vizi e di essere sottomesso a Dio. Umilmente e con forza adempie ai comandamenti di Dio; in Dio si delizia, in Dio riprende forza: non desidera altro » (Cassiodoro).
« Una cosa sola è necessaria: Dio stabilisce il piano della salvezza e io mi conformo ad esso » (Ilario).
« La salvezza è Gesù » (Euseibio).
v. 4 « Il Cristo guarda i persecutori: Non sapete che sono venuto per la redenzione di tutti? In questo uomo dobbiamo vedere rappresentati simbolicamente tutti » (Ambrogio).
« Le potenze avverse si scagliano sull’uomo che è già molto incline al male. Per la sua naturale debolezza è un muro inclinato che può essere abbattuto da un colpo di vento » (Atanasio).
v. 5 « I demoni ci hanno fatto decadere dal nostro onore e ci hanno costretti ad adorare il legno e la pietra » (Cirillo di Alessandria).
« Il salmista ritorna alle sue riflessioni: Non hanno che uno scopo, quello di privarmi della provvidenza di Dio dalla quale viene il mio onore. Infatti l’onore dei fedeli è il servire Dio » (Teodoreto).
v. 6 « Molti mali mi vengono dai malvagi, ma io tengo lo sguardo rivolto a Dio. A lui è rivolta la mia attesa e la mia speranza. Per questo sopporto quanto mi viene fatto. Mi soccorre sempre, mi soccorrerà anche questa volta; non permetterà che i malvagi riescano nel loro disegno e trionfino su di noi » (Origene).
« Sa che la sua passione viene da Dio: non respingerà i colpi né il fiele » (Ilario).
v. 7 «Ripòsati in Dio. « Non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze » (1Cor 10,13)» (Atanasio).
v. 8 « Sia che si tratti della mia salvezza o della mia gloria, attendo tutto da colui che mi ha dato l’esempio nella sua passione » (Giroalmo).
v. 9 « Dalla sua salvezza personale il profeta passa a considerare i beni futuri e invita tutti gli uomini a tendervi per mezzo della carità: Affidatevi a lui che può guarire ogni infermità » (Eusebio).
«Non cedete a quanti vi dicono: « Dov’è il tuo Dio? » (Sal 42-43,4)» (Agostino).
v. 10 « L’uomo è niente, paragonato al Cristo. Inoltre ha in sé il vizio: i figli degli uomini sono falsi. Sono menzogneri per una loro instabilità ingannatrice » (Cassiodoro).
« I figli degli uomini sono fumo. Sono falsi come le bilance che hanno un equilibrio instabile » (Teodozione).
v. 11 « Se l’abbondanza entrerà nelle vostre case come un fiume, la vostra vita non ne divenga schiava » (Teodoreto).
v. 12 « Ho ascoltato Dio. Ha detto che ci sarà un giudizio, che buoni e cattivi riceveranno il loro salario » (Teodoreto).
« Dio genera un solo Verbo » (Agostino).
«Dio ha parlato molte volte ai nostri padri, ma ha parlato una sola volta dicendo: « Mio Figlio sei tu, io oggi ti ho generato » (Sal 2,7)» (Cassiodoro).
v. 13 « Il profeta pensa al giudizio e parla del giudizio che si farà con potenza e misericordia » (Cirillo di Alessandria).
« Il salmista allude al giudizio che compirà il Cristo » (Cassiodoro).

ROBERTO TUFARIELLO
In questo Salmo leggiamo immagini di grande poesia ed efficacia: così quel « muro cadente », quel « recinto che crolla »(v4), quel « precipitare dall’alto »(v.5). E poi l’immagine che comprende il soffio e la bilancia: ricorda la fragilità della nostra condizione - »sono un soffio i figli di Adamo »-; anche se ci consideriamo nella nostra totalità, « pesiamo » ben poco – « tutti insieme, posti sulla bilancia, sono più lievi di un soffio »(v.10). Nemmeno battendo le vie della violenza, del sopruso, della ricchezza… possiamo garantirci una posizione più forte, più alta e sicura. Ma come il salmista, così anche noi abbiamo udito la parola che il Signore fedele ha detto, e a questa attingiamo la nostra sicurezza, il rifugio sicuro, la speranza e la salvezza.

L’ANGOLO DELLA SAPIENZA
Leggiamo immagini di grande poesia ed efficacia: così quel « muro cadente », quel « recinto che crolla »(v4), quel « precipitare dall’alto »(v.5). E poi l’immagine che comprende il soffio e la bilancia: ricorda la fragilità della nostra condizione - »sono un soffio i figli di Adamo »-; anche se ci consideriamo nella nostra totalità, « pesiamo » ben poco – « tutti insieme, posti sulla bilancia, sono più lievi di un soffio »(v.10). Nemmeno battendo le vie della violenza, del sopruso, della ricchezza… possiamo garantirci una posizione più forte, più alta e sicura. Ma come il salmista, così anche noi abbiamo udito la parola che il Signore fedele ha detto, e a questa attingiamo la nostra sicurezza, il rifugio sicuro, la speranza e la salvezza.

DIMENSIONE SPERANZA
Giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo… Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata, e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude. Rm 5, 1-2. 3-5
Signore Dio, che hai deposto in noi desideri d’infinito, concedici di non attaccarci né agli uomini né alle cose di quaggiù: sono meno che un soffio. Fa che il nostro cuore inquieto non cerchi e non trovi pace e rifugio che in te.

FIGLIE DELLA CHIESA
- v. 12: « Una parola ha detto Dio, due ne ho udite »: è una formula numerica nota ai saggi e ai sapienti (cfr. Pvr 6,16-17; 30, 15-17; Sir 25,7-11). Il salmista così introduce un oracolo divino, proferito da un sacerdote o da un profeta cultuale del tempio. – « il potere appartiene a Dio, tua, Signore, è la grazia »: è una affermazione teologicamente forte. Alla lett.: « il potere appartiene a Dio, e a te, Signore, la grazia ». In Dio convivono potere e grazia, potenza e misericordia. Nel contesto di fiducia del salmo, l’orante vuole dire che nessuno può fargli del male, perché solo Dio ha potere e forza su tutti e mostra benevolenza verso chi gli è fedele.
v. 13: « secondo le sue opere tu ripaghi… »: si esprime il potere giudiziale di Dio secondo il principio della responsabilità personale sancito dal profeta Ezechiele (cfr. Ez 18). A conclusione del salmo viene ricordato il grande principio della religione veterotestamentaria che è quello della divina retribuzione, positiva o negativa, per ogni azione buona o malvagia commessa dall’individuo. Nei vv. 12-13 c’è il passaggio della terza persona alla seconda. Il contenuto dell’oracolo diventa anche professione di fede.

Il v. 13 …….è ripreso da Mt 16,27; Rm 2,6-11; Ap 2,23. Per la « speranza » del v. 6, cfr. Rm 15,13.

Dossologia
Accostiamoci al trono di grazia,
al Signore cantiamo la lode,
che ci aiuta a tempo opportuno:
è sua gloria la nostra salvezza.

Preghiera
Ci basti tu, nostro Dio:
non vogliamo affidarci alla potenza di nessuno!
Non ci sono uomini che liberano,
ci sono solo uomini che si liberano !
Perciò non ci seducano le vane illusioni
della forza e del potere,
ne gli ingannevoli splendori
di questi regni,
o Dio dell’unica libertà e dell’unica pace.
Amen.

 

Publié dans : BIBBIA - ANTICO TESTAMENTO SALMI | le 23 octobre, 2017 |Pas de Commentaires »

Matteo 22, 15, 21

homilye paolo

Publié dans : immagini sacre | le 20 octobre, 2017 |Pas de Commentaires »

22 OTTOBRE 2017 | 29A DOMENICA T. ORDINARIO – A | OMELIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/2017-Anno_A/05-Ordinario_A/Omelie/29-Domenica/12-29a-Domenica_A_2017-MM.htm

22 OTTOBRE 2017 | 29A DOMENICA T. ORDINARIO – A | OMELIA

« Il mio Regno non è di questo mondo »

Ai Farisei ed a quelli del partito di Erode, che lo mettono alla prova con la domanda-tranello: è lecito o no pagare il tributo a Cesare?. Gesù risponde: date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. In altre parole, Gesù vuole indicare che il Regno di Dio è superiore a qualsiasi potere terreno; è Dio che dirige la vita degli uomini.
Il brano del Profeta Isaia, riportato nella 1a lettura, ci aiuta a comprendere, nel modo esatto, la risposta di Gesù.
Dio si serve di Ciro, di un re pagano di Persia, per realizzare il suo progetto, la liberazione cioè del popolo di Israele, deportato schiavo in Babilonia. Siamo nel 500 a. C. quando Ciro sconfigge i Babilonesi e, nella sua astuta politica, fa rimpatriare gli ebrei esiliati, e li aiuta a ricostruire le mura ed il Tempio di Gerusalemme.
Non si tratta certo di un atto di magnanimità o di particolare umanità; a Ciro è maggiormente utile che gli ebrei ricostituiscano il loro stato nella Palestina, anziché rimangano deportati in Babilonia. Potranno essere così una testa di ponte del suo potere tra i popoli che li circondano.
Ma al di là di queste motivazioni, sta il fatto che Ciro è divenuto strumento, sia pure inconsapevole, nelle mani di Dio, per realizzare il progetto della liberazione del suo popolo dalla schiavitù.
« Per amore di Giacobbe, mio servo, e di Israele mio eletto, io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca ». Sono le parole che il Signore pronuncia nei riguardi del re Ciro.
Dio può servirsi di tutti, anche di un re pagano, per realizzare i suoi piani; dietro agli avvenimenti umani c’è sempre una Provvidenza divina che guida e governa.
Ai tempi di Gesù, il tributo o la tassa da pagare all’Imperatore di Roma costituiva per molti abitanti della Giudea, unita alla Provincia romana di Siria, un vero e proprio problema di coscienza: pagare le tasse con moneta recante la figura dell’Imperatore pagano, non significava implicitamente riconoscere la sua sovranità su Israele? Per loro l’unico re di Israele era Dio, od un suo rappresentante, e non un Imperatore pagano. Ecco quindi giustificata la domanda posta a Gesù.
In realtà però, il vero motivo della domanda, per i farisei, contrari all’Imperatore di Roma, e per quelli del partito di Erode, favorevoli invece all’attuale potere, era quello di tendere un tranello a Gesù, per coglierlo in fallo e poterlo comunque deferire all’autorità ed eliminarlo. Se risponde « è lecito » scontenta la gran parte del popolo contrario a Roma, se risponde « non è lecito », si pone contro il potere e rischia la morte.
Gesù non dà solo una risposta intelligente che lo toglie di imbarazzo, ma pone in chiaro l’ordine delle cose.
Si fa mostrare la moneta del tributo: « Di chi è questa immagine e l’iscrizione? « Di Cesare » « Rendete a Cesare quello che è di Cesare ». In altre parole vuole dire: « voi utilizzate per i vostri scambi, i vostri commerci, la moneta di Cesare; ricevete dei servizi da parte di Cesare, rendetegli quello che gli è dovuto », ma « Rendete a Dio, quello che è di Dio » riconoscete cioè anche i diritti di Dio, del Regno di Dio che si presenta a voi nella mia persona.
L’invito fondamentale che viene dalla risposta di Gesù è quindi quello di accogliere il Regno di Dio che egli è venuto ad inaugurare: un Regno che non è di carattere politico, come essi pensano, ma essenzialmente spirituale: « il mio Regno non è di questo mondo »; un regno che non mira direttamente alla liberazione politica, come essi invece si attendono, ma mira a cambiare l’uomo dall’interno, a renderlo più buono, più giusto; un invito a riconoscere lui Gesù come Messia, come l’inviato del Padre, per salvare l’umanità.
L’invito di Gesù è rivolto naturalmente anche a noi, a non confondere le cose materiali e le cose dello spirito, dando la precedenza, secondo l’inclinazione nostra, alle cose che piacciono, dimenticando quelle che fanno parte dei nostri doveri di uomini e di cristiani. Non lasciamoci dominare dagli istinti e dai sensi; non dimentichiamoci che abbiamo un’anima spirituale, da salvare per l’eternità.
Oggi è la 91a Giornata Missionaria Mondiale. Il Papa nel suo messaggio ci ricorda ancora una volta: « Il mondo ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo. Egli, attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell’umanità, e di Buon Pastore, cercando senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta. E grazie a Dio non mancano esperienze significative che testimoniano la forza trasformatrice del Vangelo. Penso al gesto di quello studente Dinka che, a costo della propria vita, protegge uno studente della tribù Nuer destinato ad essere ucciso. Penso a quella celebrazione eucaristica a Kitgum, nel Nord Uganda, allora insanguinato dalla ferocia di un gruppo di ribelli, quando un missionario fece ripetere alla gente le parole di Gesù sulla croce: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? », come espressione del grido disperato dei fratelli e delle sorelle del Signore crocifisso. Quella celebrazione fu per la gente fonte di grande consolazione e tanto coraggio. E possiamo pensare a tante, innumerevoli testimonianze di come il Vangelo aiuta a superare le chiusure, i conflitti, il razzismo, il tribalismo, promuovendo dovunque e tra tutti, la riconciliazione, la fraternità e la condivisione ».
Sentiamoci anche noi missionari, con la vita e con la preghiera; sosteniamo quelli che sono in prima linea con la nostra collaborazione, ma soprattutto con la nostra testimonianza di vita.

Don Mario MORRA SDB

 

 

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 20 octobre, 2017 |Pas de Commentaires »

San Paolo ( 1Ts 2, 17-20)

paolo

Publié dans : immagini sacre | le 18 octobre, 2017 |Pas de Commentaires »

LA SPERANZA (anche Paolo)

http://www.rocciadisalvezza.it/scritti/fra_umile/LA_SPERANZA.htm

LA SPERANZA (anche Paolo)

Dopo la fede dovremmo fare qualche accenno alla seconda virtù teologale (cioè che ha Dio per oggetto diretto): la speranza, ossia il desiderio di giungere a Dio, di possederLo eternamente; la confidenza e fiducia che, nella Sua bontà e misericordia, Egli ci trarrà a sé, dopo questa breve e faticosa prova terrena. Se possiamo esprimerci così, la speranza teologale è la fede che si fa desiderio e quasi pregustazione delle realtà future. La speranza è “attesa” di quella eredità che Dio ha preparato per noi suoi figli, attesa dei beni escatologici. S. Paolo scrive (1 Cor. 2, 9): <Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano>. E S. Giovanni (1 Giov. 3, 2): <Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarò manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è>.
La speranza ha, perciò, come oggetto ciò che non si vede, ma che noi, tuttavia, come dice S. Paolo, “attendiamo con perseveranza” (Rm. 8, 25), sapendo dalla fede che esso procurerà una felicità immensa. La speranza teologale è un dono gratuito di Dio, un cammino gioioso, pur tra le inevitabili prove della vita, verso la luce e l’amore eterno. La speranza è talmente essenziale a noi cristiani, alla nostra identità specifica che, a differenza dei pagani di ogni tempo, possiamo essere definiti come coloro che “hanno speranza”.
Detto questo è facile dedurre la funzione essenziale di questa virtù teologale nella nostra vita cristiana e spirituale, specialmente in questo tempo di appiattimento materialistico e di crisi esistenziali tra giovani ed anziani. La speranza genera, infatti, una ricca varietà di comportamenti indispensabili allo sviluppo della vita divina in noi, cioè alla santità. Vediamone qualcuno:
n La fiducia
Non in noi stessi, ma nella promessa divina, cui ci affidiamo totalmente, superando ogni dubbio ed incertezza, ogni preoccupazione, ogni paura, ogni angoscia. Persino e soprattutto, la paura di fronte alla morte. Il cristiano dotato di speranza è una persona perennemente serena e che diffonde serenità attorno a sé, come avveniva in modo stupendo nei santi. S. Francesco: “Iacta super Dominum curam tuam, et ipse te enutriet; non dabit in aeternum fluctuationem iusto” (Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno, mai permetterà che il giusto vacilli).
n La pazienza
Come quella dell’agricoltore, il quale “aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra” (Giac. 5, 8). Pazienza necessaria a tutti, specialmente in certe circostanze dolorose della vita. Pensiamo a certe lunghe e strazianti malattie, a certi travagli familiari, a certi rovesci di fortuna e chi più ne ha, più ne metta, dato che nella vita la croce, prima o poi, in un modo o nell’altro, non manca a nessuno. Persino l’inferno, se ci fosse speranza di uscirne, non sarebbe più inferno…
n Il coraggio
E quanto ce ne vuole per affrontare le battaglie della vita! Il coraggio anche, di testimoniare sempre il Vangelo, anche quando costa…
n La gioia
La speranza teologale è ben più di una ipotesi nebulosa, per cui talvolta si sente gente che dice: “Mah, speriamo che dopo la morte ci sia qualcosa…” con una espressione titubante e quasi rassegnata che non sia così… La speranza cristiana è gioiosa certezza della gloria futura e ci fa vivere la vita nel tempo come radiosa vigilia di un giorno senza tramonto nel trionfo di Cristo Risorto, che ci attende nella Sua gloria.
Sentiamo l’apostolo Pietro: <Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella Sua grande misericordia Egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, PER UNA SPERANZA VIVA, in un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce… Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere per un po’ di tempo afflitti da varie prove…> (1 Pt. 1, 3 segg.). Il cristiano e la gioia sono tutt’uno, perché nessuno più di un vero cristiano ha una certezza più grandiosa e più sicura.
Nulla è più antitetico e contro testimoniante alla vita cristiana che il pessimismo, la malinconia, la musoneria, la sfiducia…Un cristiano triste – è stato detto – è un triste cristiano…Basterebbe ricordare, tra i tantissimi testi biblici a questo riguardo, ciò che esclama S. Paolo: <Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione> (2 Cor. 7, 4).
n La preghiera
Sarebbe impossibile pregare, se non avessimo almeno un briciolo di speranza. Anche le preghiere che nascono dai cuori più provati, già nell’Antico Testamento (vedasi Giobbe 3 o qualche salmo), manifestano la fiducia di un intervento di Dio, attendono ansiosamente una Sua risposta. Naturalmente più cresce la fiducia, la speranza, più la preghiera aumenta la sua efficacia, come dimostrano molti episodi evangelici.
n La speranza cristiana genera anche opere d’amore.
Anche in situazioni umane disperate (carcerati, incurabili, pazzi, moribondi ecc.) il cristiano spera contro ogni speranza, ancorandosi in Dio ed agendo in conseguenza. Perciò anche le strutture della società terrena possono essere toccate dalla novità e dalla forza della speranza cristiana.
L’elenco degli atteggiamenti umani e cristiani sostenuti dalla virtù teologale della speranza potrebbe continuare, ma anche solo i pochi accenni fatti sono sufficienti a persuaderci che grande forza questa virtù costituisca per la nostra vita cristiana. Facendoci tendere con forza alla realtà futura, ai beni che non passano, la speranza teologale rende sciolto e deciso il nostro cammino verso l’Amore, verso la santità.
Essa aumenta le nostre energie, il nostro slancio nel fare il bene. Se nel mondo si fanno spesso sforzi disperati, si affrontano lotte e fatiche di ogni genere per raggiungere risultati materiali (e come tali mai totalmente soddisfacenti), quanto più noi cristiani, sorretti dalla certezza dell’intervento di Dio e della vittoria finale, potremo impegnarci in cose belle e sante, anche quando trascendono le nostre deboli forze…I Santi, uomini e donne della speranza, ci sono splendidi esempi in materia: basti pensare cosa è riuscita ad operare quella piccola donna rugosa che fu M. Teresa, a livello mondiale, e come lei e prima di lei, un D. Bosco, un D. Orione, un Cottolengo e mille altri. E cosa riusciremmo ad operare noi, nel nostro piccolo, se ci nutrissimo di più di speranza. Non presuntuosi, perché ben sappiamo che tutto dipende da Dio e senza di Lui non possiamo fare nulla di buono; ma neppure scoraggiati e, tanto meno, disperati. Il vero cristiano non si preoccupa troppo delle avversità terrene, ma cammina deciso e spedito verso i beni futuri. Non si disinteressa delle cose della terra, ma neppure vi ci si lascia invischiare e trattenere. Nessuno è impegnato come lui, ma nello stesso tempo libero come lui, perché il suo cuore è colmo di fiducia in Dio e il suo sguardo spazia su orizzonti che trascendono la scena del mondo presente.
Sappiamo anche che nei gradi più alti la speranza cristiana diventa spirito d’abbandono in Dio. Ci sentiamo come piccoli bambini nelle Sue braccia di Padre, ci lasciamo portare da Lui dovunque a Lui piaccia, diventiamo strumenti docili del Suo amore.
E’ “la piccola via” praticata ed insegnata dalla piccola Santa di Lisieux, Teresina del Bambin Gesù, che ha condotto verso i vertici dell’amore e dell’offerta di sé, centinaia di migliaia di anime. E su questa via si vive amando e si muore cantando. Per questo S. Francesco, giullare di Dio, era solito ripetere: <E’ tanto il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto!>, e così esortava i suoi frati: <Abbiamo promesso grandi cose, maggiori sono state promesse a noi; osserviamo quelle e aspiriamo a queste. Il piacere è breve, la pena eterna; piccola la sofferenza, infinita la gloria>. E vivendo con questa incrollabile speranza, morì cantando. Scrive di lui il suo primo biografo, fra Tommaso da Celano: <Sentendo che l’ora della morte era ormai imminente, chiamò a sé due dei suoi frati e figli prediletti, perché a piena voce cantassero le lodi al Signore con animo gioioso per l’approssimarsi della morte, anzi della vera vita>.
E’ quello che auguro a me e a voi, perché possiamo tutti cooperare a ridare speranza e certezza ad un mondo sbandato e demotivato e spesso disperato e deluso dinanzi ai suoi idoli materialistici, perché soltanto il nostro Dio è il Dio della speranza, in Cristo Gesù morto e risorto per noi!

Publié dans : SPERANZA (LA) | le 18 octobre, 2017 |Pas de Commentaires »

San Luca dipinge la Vergine Maria

la mia  paolo San Luca dipinge la madonna - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 17 octobre, 2017 |Pas de Commentaires »
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