SAN PAOLO STUDI, MEDITAZIONI, PREGHIERE

 

ho un altro blog su San Paolo Apostolo, solo per testi scelti, i più belli per me, titolo: La (mia) pagina di San Paolo, link:http://unapaginapersanpaolo.blogspot.it/
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Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

ICorinzi 13,1-13;

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commenti all’Inno alla carità: 

Mons Gianfranco Ravasi:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/2008/03/12/mons-gianfrano-ravasi-inno-alla-carita-1cor-13/

Publié dans : ANNO PAOLINO | le 9 mars, 2008 |27 Commentaires »

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI

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(Beato Angelico)

METTO IL LINK AL SITO « EAQ » TROVERETE LE LETTURE DEL GIORNO, IL COMMENTO ALLE LETTURE E, VOLENDO, POTETE SCORRERE E LEGGERE LE LETTURE DEI GIORNI PRECEDENTI E QUELLI SUCCESSIVI A QUELLO DEL GIORNO IN CORSO, TROVERETE LA VERSIONE FRANCESE, A DESTRA C’È IL COLLEGAMENTO ALLE VERSIONI IN ALTRE LINGUE COMPRESO L’ITALIANO:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

 CALENDARIO LITURGICO ANNUALE-MENSILE:

http://www.lachiesa.it/liturgia/

LETTURE DI, E SU, SAN PAOLO NELLA LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/leture-di-san-paolo-nella-oliturgia-del-giorno/

PER I SANTI, COLLEGAMENTO:

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI dans LITURGIA DEL GIORNO logosanti1

LITURGIA DELLE ORE, COLLEGAMENTO DIRETTO ALLA LITURGIA APPROPRIATA ALL’ORA NELLA QUALE SI APRE IL SITO « LA CHIESA IT »:

http://www.liturgiadelleore.it/ 

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San Paolo in meditazione (Rembrant)
LA PREGHIERA IN SAN PAOLO

scritti sulla preghiera, questo è il link a tutte e quattro le sottocategorie, come vedete in « categorie »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/

scritti sulla preghiera, questo è il link alla sola categoria « preghiere e meditazioni »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/preghiere-e-poemi-italiano-inglese-francese/

PREGHIERE A SAN PAOLO
del Beato Alberione (1884 1971) fondatore della Famiglia Paolina, PDF:

http://www.paoline.it/download/preghiere_san-paolo_alberione_paoline08.pdf

Publié dans : LITURGIA DEL GIORNO | le 9 mars, 2008 |1 Commentaire »

Marco 1,17

E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini».

Publié dans : immagini sacre | le 19 janvier, 2018 |Pas de Commentaires »

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (21/01/2018)

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=41780

Il tempo è compiuto

don Luciano Cantini

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (21/01/2018)

Nella Galilea
Gesù andò nella Galilea, da lì inizia la sua predicazione, in una terra di confine, incrocio di popoli, alla periferia di Israele lontano dai poteri religiosi, ai margini dell’impero in cui Roma esercitava il dominio economico, politico e militare. Nella insignificanza di una periferia umana, come in ogni periferia Dio si manifesta nella storia degli uomini per portare a loro la “buona Notizia”. Non entra nelle stanze dei bottoni dove si decidono le sorti del mondo, non sfiora l’agitazione delle “borse” capaci di movimentare le finanze, neppure si lascia coinvolgere dai riti e dai fumi d’incenso del Tempio. La storia di Dio si compie tra la gente semplice, quella che non conta, i cui nomi non vanno sui giornali ma porta su di sé la fatica della storia umana nella quotidianità del lavoro, nella dinamica delle relazioni. La vita che a noi sembra banale, a volte lontana dalla religione e da Dio è invece il luogo che Dio predilige per annunciare il suo Vangelo. Nessuno è troppo lontano da Dio da non essere toccato dal suo amore.

Il tempo è compiuto
Che significa che il tempo è compiuto? Quando diciamo che una cosa è compiuta intendiamo che è terminata, è finita, non c’è altro da fare. Ma come possiamo intenderlo per il tempo che ancora scorre con le mille cose che abbiamo fatto ma con altrettante che rimangono da fare. La storia manifesta le sue inquietudini: popoli che si combattono, gente che trasmigra, la miseria e la fame convivono con la ricchezza e l’opulenza, gli uomini sono in continua ricerca di qualcosa senza neppure aver chiaro cosa stia cercando davvero; anche la Terra manifesta instabilità: i cambiamenti climatici, i movimenti tellurici, i continenti che si allontanano e si avvicinano, l’acqua che scroscia, il vento che sgretola; nulla dà il senso del finito, del compimento.
Il tempo di cui parliamo di solito, quello in cui siamo immersi e di cui facciamo esperienza è il chronos che segna il susseguirsi degli avvenimenti; Gesù però parla del kairos, il tempo di Dio, il momento in cui si manifesta l’azione di Dio, non è il tempo che scorre ma quello che ci interpella, non si misura in ore e giorni che passano ma nella efficacia di ciò che porta, non si manifesta quantitativamente ma nella qualità del suo dono. È un tempo nascosto che difficilmente si scorge, è l’attimo fuggente che non siamo capaci a cogliere. Siamo così immersi nel susseguirsi delle cose che ci sfugge quella pienezza dei tempi di cui parla il vangelo: ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna (Gal 4,4); ciò che sfugge all’uomo non sfugge a Dio; quando lui ha deciso Dio è entrato nella storia degli uomini, non era necessario che noi fossimo capaci di accoglierlo, è stato necessario che fosse pronto lui a manifestare il suo amore per noi. Cristo ha vissuto su questa terra come uomo per renderci capaci di diventare Figlio di Dio, da allora non ha mai cessato di essere l’Emmanuele, il Dio con noi. Il tempo è compiuto, non c’è altro da attendere.

Il regno di Dio è vicino
C’è da domandarsi dove sia Dio nella nostra vita, o peggio nella nostra storia che sembra essere così lontana dagli ideali religiosi. Negli anni sessanta si è arrivati a teorizzare la “morte di Dio” sostenendo che la cultura secolare moderna aveva perso tutto il senso del sacro, di ogni significato sacramentale, e non comprende la tensione trascendentale o senso della Provvidenza. L’olocausto era stata la manifestazione evidente della morte di Dio nel cuore dell’uomo.
Eppure Gesù ha annunciato che il regno di Dio è vicino, si è fatto prossimo all’uomo, alla sua storia, alle sue dimenticanze, alle sue cattiverie. Non c’è da inerpicarsi nei sentieri impervi della ascetica, né districarsi nei labirinti dei pensieri teologici, Dio è talmente vicino all’uomo che è riconoscibile nelle pieghe di una vita che è troppo normale da sembrare banale. Nella fatica quotidiana per guadagnarsi onestamente di che vivere, nella serenità dei tempi di svago, nel bisogno di amare e di donare amore.
Gesù Cristo ci ha portato la salvezza nel Regno che è già in mezzo a noi, che già opera nella nostra vita, senza che noi ce ne avvediamo.
Intendiamo annunciare che Dio non è lontano, che nessuno è orfano in questo angosciato tempo, che non siamo vagabondi senza meta, che la solitudine non è il nostro destino, che l’ingiustizia non è l’ultima parola, perché tutti abbiamo una casa che ci aspetta. Questa casa, più che un luogo, è un cuore, il cuore di Cristo. (card. Bagnasco 15 settembre 2016)

 

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 19 janvier, 2018 |Pas de Commentaires »

Re Davide in preghiera

re-davide_salmi - Copia

Publié dans : immagini sacre | le 16 janvier, 2018 |Pas de Commentaires »

LA NASCITA DELLA MONARCHIA EBRAICA

http://www.donboscovasto.it/article.php?db=Notizie&id=214

LA NASCITA DELLA MONARCHIA EBRAICA

Scuola della Parola 6.2

di Don Gianni Carozza

A fare da ponte tra l’epoca dei giudici e quella dei re e` la figura maestosa di Samuele, uno dei grandi protagonisti della storia biblica. Ce lo raccontano i due libri che portano il suo nome. Nell’ originale ebraico i due libri sono uniti in uno solo; fu la versione greca dei LXX a dividerli in due rotoli forse per ragioni pratiche di lettura. La stessa versione li abbina ai due Libri dei Re e compone un’unica storia in quattro libri intitolata «Libri dei regni», come appare nella versione latina detta Volgata che titola il tutto in 4 Libri dei re. In essi si narra la storia dei re di Giuda e di Israele.
La storia di questi libri e` lunga e complicata. Lo indicano i doppioni dei racconti, le disuguaglianze di stile, lo spazio di tempo che abbraccia circa 130 anni di storia. Forse al tempo di Salomone furono raccolte le prime tradizioni orali e i racconti dei circoli profetici. Il 1° Libro delle Cronache vi fa cenno quando dice: «Le gesta del re Davide, dalle prime alle ultime, sono descritte nei libri del veggente Samuele, nel libro del profeta Natan e nel libro del veggente Gad, con tutta la storia del suo regno, della sua potenza e di quanto in quei tempi accadde a lui, a Israele e a tutti i regni del mondo» (1 Cr 29,29). A questi documenti furono aggiunte le cronache dell’archivio di corte di Gerusalemme. La redazione finale vide la luce dopo la caduta del regno del Nord (721), al tempo di Giosia (640-609), quando tutta la storia precedente fu giudicata, secondo il criterio morale del Deuteronomio, sulla fedelta` o infedelta` all’Alleanza con Dio.
Il valore storico dei libri va valutato tenendo conto da una parte dello stile laudatorio della letteratura aulica dell’oriente antico, e dall’altra tenendo presente il correttivo dell’obbiettivita` di cronaca e di giudizio morale propria degli ebrei. Questi non hanno fatto sconti ai loro sovrani, li hanno giudicati sempre con severita` senza piaggerie e servilismi. L’aderenza storica riguardante l’ambiente, le persone, le istituzioni trovano poi conferma dalle scoperte archeologiche. L’ambiente descritto e` quello dei secoli 12° e 10° (dal 1100 al 970 a. C.), quello degli inizi dell’eta` del ferro, quando i grandi imperi di Mesopotamia e d’Egitto si erano ripiegati su se stessi; l’Egitto era impegnato a fermare l’invasione dei popoli del Mare; i regni mesopotamici erano divisi e sotto la pressione dell’invasione degli Hittiti, che scendevano dalla Turchia. L’impero Assiro fu inattivo fino al sec 9°, quando inizio` a risvegliarsi con Salmanassar III (858-824). In questo letargo internazionale Israele ebbe il suo spazio di indipendenza e di liberta` che gli consenti` di prosperare.
Fu in questo clima di sicurezza internazionale che nacque l’idea della monarchia come esigenza di unita` nazionale sull’esempio delle nazioni vicine. Capo spirituale politico era allora Samuele, nato da popolani molto religiosi, Elkana e Anna, che, dopo averlo impetrato come un dono di Dio, lo offrirono quale oblato al tempio di Silo dove officiava il Sommo Sacerdote Eli. Il primo libro di Samuele inizia proprio con la sua storia: la nascita implorata da sua madre Anna con calde lacrime da Dio, l’assicurazione di Eli, la nascita e l’offerta del bambino a Dio per il servizio del tempio (1Sam 1,1-28). In quell’occasione, Anna, sua madre, compose un bellissimo canto, al quale si ispirera`, dopo mille anni »il Magnificat » di Maria (1Sam 2,1-10). Qui a Silo il ragazzo ricevette la chiamata a profeta direttamente da Dio durante la notte: «Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamo` come le altre (tre) vo »lStea:muele, Samuele ». Samuele rispose subito: Parla, perche´ il tuo servo ti ascolta ». Allora il Signore disse a Samuele:  »Ecco io sto per fare in Israele una cosa che risuonera` negli orecchi di chiunque l’udra`. In quel giorno io compiro` contro Eli quanto ho pronunciato» (1Sam 3,10-12). Dopo la morte di Eli egli divenne sacerdote e giudice in Silo: «Samuele crebbe e il Signore fu con lui, ne´ lascio` andare a vuoto una sola delle sue parole. Percio` tutto Israele, da Dan fino a Bersabea, seppe che Samuele era stato costituito profeta del Signore. Il Signore continuo` ad apparire a Silo, perche´ il Signore si rivelava a Samuele a Silo con la sua parola» (1Sam 3,19-21).
Intanto imperversava la guerra tra Israele e i Filistei con alterne vicende. Gli ebrei si convinsero di aver bisogno di un re che riunisse la nazione e combattesse per essa. «Si radunarono allora tutti gli anziani d’Israele e vennero da Samuele a Rama. Gli dissero: «Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli». Agli occhi di Samuele la proposta dispiacque, perche´ avevano detto: «Dacci un re che sia nostro giudice». Percio` Samuele prego` il Signore. Il Signore disse a Samuele: «Ascolta la voce del popolo, qualunque cosa ti dicano, perche´ non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me , perche´ io non regni piu` su di loro. Come hanno fatto dal giorno in cui li ho fatti salire dall’Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri de`i, cosi` stanno facendo anche a te. Ascolta pure la loro richiesta, pero` ammoniscili chiaramente e annuncia loro il diritto del re che regnera` su di loro» (1Sam 8,4-9).
Resto` sempre in Samuele e nei circoli profetici una corrente antimonarchica per ragioni religiose: sembrava loro che il re usurpasse le prerogative regali di Dio e portasse il popolo lontano da Lui. Cio` accadde spesso nella storia d’Israele. Prima che l’istituzione monarchica divenisse ereditaria era Dio stesso a scegliere direttamente il re come suo rappresentante e strumento del suo governo. Cosi` fece con Saul e con Davide. Fu Samuele a trovare Saul, un contadino allevatore di asini, robusto e forte; lo unse re in privato e poi lo presento` cosi` alla grande adunata di tribu` a Mispa:« Samuele convoco` il popolo davanti a Dio a Mispa e disse agli Israeliti: »Dice il Signore, Dio d’Israele: Io ho fatto salire Israele dall’Egitto e l’ho liberato dalla mano degli Egiziani e dalla mano di tutti i regni che vi affliggevano. Ma voi oggi avete ripudiato il vostro Dio, il quale solo vi salva da tutti i vostri mali e da tutte le tribolazioni. E gli avete detto: “Costituisci un re sopra di noi!”. Ora mettetevi davanti a Dio distinti per tribu` e per casati». Samuele fece accostare ogni tribu` d’Israele e fu sorteggiata la tribu` di Beniamino. Fece poi accostare la tribu` di Beniamino distinta per casati e fu sorteggiato il casato di Matri` e fu sorteggiato Saul figlio di Kis. Si misero a cercarlo, ma non lo si trovo`. Era nascosto in mezzo ai bagagli. Corsero a prenderlo di la` ed egli si colloco` in mezzo al popolo: sopravanzava dalla spalla in su tutto il popolo. Samuele disse a tutto il popolo: «Vedete dunque chi il Signore ha eletto, perche´ non c’e` nessuno in tutto il popolo come lui». Tutto il popolo proruppe in un grido: «Viva il re !». Samuele espose a tutto il popolo il diritto del regno e lo scrisse in un libro, che deposito` davanti al Signore» (1Sam 10,17-25).
Questa storia di elezione, ancora primitiva, tradisce l’antichita` del racconto. Spesso per conoscere la volonta` di Dio si tiravano le sorti. Il Sommo sacerdote ebreo teneva nella borsa appesa al petto due pietre di diverso colore per il sorteggio, chiamate con nomi misteriosi: Urim e Tummim (Es 28,30). Si vede chiaramente che Samuele presenta un re a malincuore, egli e` contrario alla monarchia e ne rivela il perche´. Comunque non vuole esser piu` rigido di Dio e si adatta all’elezione di Saul. Stabilisce pero` con chiarezza in un documento scritto costituzionale per la monarchia che pose accanto all’arca come cosa sacra e inviolabile. L’incoronazione ufficiale avvenne a Galgala, il santuario inaugurato da Giosue` nella valle del Giordano (Gs 4,19-24).

Le storie di Saul e di Davide si intrecciano
Saul fu un re valoroso «combatte´ contro tutti i nemici all’intorno e dovunque si volgeva aveva successo. Compi` imprese coraggiose , batte´ gli Amaleciti e libero` Israele dalle mani degli oppressori. Figli di Saul furono Gionata, Isvi e Malchisua; le sue figlie si chiamavano Merab, la maggiore, e Mical, la piu` piccola» (1Sam 14,47-49). Egli pero` ebbe alle calcagna sempre Samuele che lo condizionava e vegliava sulla sua condotta come critico severo. Era inevitabile una rottura fra i due che non tardo` a venire. Saul restava un uomo rozzo e indipendente e non sopporto` a lungo i rimbrotti di Samuele. I due si separarono sdegnosamente: «Samuele non rivide piu` Saul fino al giorno della sua morte; ma Samuele piangeva per Saul, perche´ il Signore si era pentito di aver fatto regnare Saul su Israele» (1Sam 15,34s). Fu una rottura clamorosa che porto` Saul alla rovina.
Da quel giorno Samuele cerco` un nuovo re. Ecco il racconto dell’incontro con Davide: «Il Signore disse a Samue »leF:ino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho ripudiato perche´ non regni su Israele? Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perche´ mi sono scelto tra i suoi figli un re . Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della citta` gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero:  »E` pacifica la tua venuta? ». Rispose:  »E` pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio ».
Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invito` al sacrificio. Quando furono entrati, egli vide Elia`b e disse:  »Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato! ». Il Signore replico` a Samuele »:Non guardare al suo aspetto ne´ alla sua
alta statura. Io l’ho scartato, perche´ non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore ». Iesse chiamo` Abinada`b e lo presento` a Samuele, ma questi disse: »Nemmeno costui il Signore ha scelto ». Iesse fece passare Samma` e quegli disse:  »Nemmeno costui il Signore ha scelto ». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripete´ a Iesse: »Il Signore non ha scelto nessuno di questi ». Samuele chiese a Iesse:  »Sono qui tutti i giovani? ». Rispose Iesse:  »Rimane ancora il piu` piccolo, che ora sta a pascolare il gregge ». Samuele disse a Iesse:  »Manda a prenderlo, perche´ non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui ». Lo mando` a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: »A`lzati e ungilo: e` lui! ». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi»(1Sam 16,1-13).
Mancava solo che il piccolo re pastore entrasse alla corte di Saul. Per questo evento abbiamo una duplice tradizione: quella del concorso per un suonatore di cetra che alleviasse con la sua musica i momenti di crisi nervosa di Saul (1Sam 16,14-21) e quella della vittoria di Davide sul gigante filisteo Golia (1Sam 17,41-18,5). Difficile dire quale sia la storia piu` vera. Sta di fatto che Davide entro` al servizio di Saul, prima come suo scudiero e poi come capo manipolo, legandosi con forte patto di amicizia con Gionata, figlio del re (1Sam 18,1-5). Saul gli da` in moglie la figlia Mical e lo lega a lui con vincoli di parentela. Ma ben presto i successi militari di Davide e la sua capacita` di presa sul popolo suscitarono la gelosia del sovrano che tento` di trafiggerlo con la lancia mentre suonava davanti a lui (1Sam 19,8-10). Davide dovette fuggire inseguito e braccato. Ben due volte si trovo` nell’occasione di uccidere Saul: una prima volta in una grotta di Engaddi (1Sam 24,1- 8) e un seconda volta nel deserto di Zif, dove Saul si era accampato (1Sam 26,5-12), ma non volle allungare la mano contro di lui per la venerazione che nutriva verso l’unto del Signore.

Il regno di Davide
Saul, con i suoi figli maggiori, mori` in guerra contro i Filistei sul monte Gelboe in Galilea e Davide ne pianse sinceramente la scomparsa con un bel canto elegiaco tra i piu` antichi della Bibbia (2Sam 1,17-27). Con questo canto si apre il secondo Libro di Samuele (il vecchio profeta era morto da tempo, 1Sam 25,1) occupato interamente dalla figura di David divenuto re prima della tribu` di Giuda e poi di tutto Israele (2Sam 5,1-5). Egli scelse come capitale del suo regno Gerusalemme che riusci` finalmente a conquistare e possedere come sua proprieta` personale (2Sam 5,6-12). Qui trasferi` l’Arca con l’intenzione di costruirvi un Tempio che non riusci` a realizzare (2Sam 6.1-19).
Davide fu fortunato in guerra, perche´ riusci` a sconfiggere definitivamente i Filistei e a conquistare l’intero territorio palestinese, ma fu sfortunato in famiglia, dove ebbe dispiaceri e lutti. Al centro di questa storia dolorosa l’autore del libro pone il grande peccato di Davide: l’adulterio con Bersabea e l’omicidio del marito di lei, Uria (2Sam 11). Da qui iniziarono le disgrazie familiari del re viste come punizioni del suo peccato. Fu il profeta Natan, che aveva denunciato con coraggio l’odioso crimine, ad annunciargli a nome di Dio: «La spada non si allontanera` mai dalla tua casa, poiche´ tu mi hai disprezzato. Ecco io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa famiglia. Poiche´ tu l’hai fatto in segreto, io faro` questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole» (2Sam 12,10-12). Il racconto dei guai familiari si estende nel libro per ben 8 capitoli: Il figlio avuto da Bersabea mori` appena nato, il figlio Assalonne uccise il fratello Ammon e si ribello` al padre, violo` il suo harem e mori` appeso con i capelli a un albero, alla fine una ribellione funesto` gli ultimi giorni del re (2Sam 13-20). Nei libri di Samuele, Davide e` presentato come re umanissimo con la sua magnanimita`, con le sue passioni, con le sue debolezze, con i suoi slanci mistici e con i suoi terribili peccati. Lo scrittore non tradisce nessuna idealizzazione, nessun intento adulatorio, e` ammirevole la sua obiettivita` storica e la sua liberta` di giudizio.
David seppe riconoscere umilmente i suoi peccati e ne chiese piu` volte perdono a Dio: «Ho peccato contro il Signore!» (2Sam 12,13) e forse per la circostanza fiori` sulle sue labbra lo splendido salmo «Miserere» che troviamo nel salterio (Sl 51) insieme ad altri componimenti poetici attribuiti al re. Alla luce di quel pentimento, Dio gli aveva assicurato il suo perdono e gli aveva formulato, per mezzo del profeta Natan, una promessa che comandera` tutto il seguito della storia biblica. Quella promessa faceva seguito al proposito di Davide di costruire un Tempio a Dio nella citta` di Gerusalemme. Lo stesso David in punto di morte aveva rivelato perche´ quel suo proposito era andato a vuoto.
Queste parole riproducono l’eco del patto stabilito tra Dio e Davide sul futuro della sua famiglia e formulato cosi` da Natan: «Cosi` dice il Signore degli eserciti: “Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perche´ tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e rendero` il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fissero` un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo piantero` perche´ vi abiti e non tremi piu` e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti daro` riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che fara` a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io suscitero` un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere , e rendero` stabile il suo regno. Egli edifichera` una casa al mio nome e io rendero` stabile il trono del suo regno per sempre. Io saro` per lui padre ed egli sara` per me figlio . Se fara` il male, lo colpiro` con verga d’uomo e con percosse di figli d’uomo, ma non ritirero` da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sara` reso stabile per sempre”(2Sam 7,8-16). A Davide non resto` che ringraziare ardentemente il Signore (2Sam 7,18-29). La promessa-patto e` ricordata in piu` salmi nel Salterio (Sl 78,70-72; 89.4s.21-38; 132,1-18). Ma soprattutto sara` aggiornata volta per volta dai profeti lungo i secoli come Amos 9,11, Isaia 7-11, Michea 5,1-4, Ezechiele 34,23, Geremia 30,9, che vi hanno letto la figura di Gesu` Cristo figlio di Davide.

Publié dans : BIBLICA (studi di biblica temi vari) | le 16 janvier, 2018 |Pas de Commentaires »

Gerusalemme

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Publié dans : immagini sacre | le 15 janvier, 2018 |Pas de Commentaires »

I DUE VOLTI DELLA CITTA’ SANTA

http://www.oessh.org/GERUSALEMME/nuovagerusalemme1.htm

I DUE VOLTI DELLA CITTA’ SANTA

di padre Daniel Chrupcala

Oltre ai Vangeli sinottici e agli Atti degli Apostoli, gli altri libri del Nuovo Testamento non mostrano un grande interesse per Gerusalemme. Questa città è menzionata in essi soltanto 15 volte, ma in compenso assume un volto originale che trascende il lato puramente geografico e storico. (…) Gerusalemme, come fa capire anche il suo nome ebraico (Jerushalajim è una forma duale), costituisce una realtà bipolare; possiede infatti due volti diversi ma strettamente legati tra di loro: storico e trascendente, terreno e celeste, materiale e spirituale, temporale e mistico. La duplice dimensione della città santa è un concetto che si è radicato progressivamente nella tradizione ebraica, dalla quale è passato poi alla tradizione cristiana. (…)
La Gerusalemme celeste. L’autore della Lettera agli Ebrei ha tratto dalla storia biblica gli esempi di alcuni uomini credenti in Dio per presentarli ai suoi lettori come modelli da imitare. Fra questi spicca indubbiamente la figura di Abramo. Obbediente alla chiamata di Dio, egli è partito verso la Terra Promessa, dove conduceva però una vita da nomade e ramingo; in quella regione straniera infatti, che doveva prendere in possesso, abitava sotto le tende, sempre pronto a ripartire e cambiare posto. Egli si comportava in questo modo, perché «aspettava la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso» (Eb 11,10). Quella città non poteva essere la Gerusalemme terrena, la fortezza dei Gebusei, che più tardi Davide farà capitale del suo regno. Le città costruite dagli uomini sono fragili e spesso vanno in rovina, come più volte ha potuto sperimentare Gerusalemme nella sua storia. Invece la città del futuro, alla quale aspirava Abramo, è eterna e indistruttibile, dato che sorgerà secondo il progetto di Dio e da lui stesso sarà edificata. Per questo motivo è la Città di Dio: celeste, soprannaturale, invisibile, ma che merita pienamente la qualifica di vera e reale. Proprio questa città attendeva Abramo e gli altri Patriarchi dopo di lui, mentre vagavano per la Terra Promessa come stranieri e pellegrini, dirigendosi verso la patria celeste, perché lì doveva compiersi veramente la promessa di Dio.
La stessa idea si riflette nell’esortazione che più avanti l’autore della lettera indirizza ai cristiani: prendendo questa volta a modello Gesù, che per salvare il popolo ha patito fuori della porta della città, anche loro devono comportarsi in modo simile. «Usciamo dunque verso di lui fuori dell’accampamento, portando il suo obbrobrio, perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (13,14). Per diventare partecipe dei beni salvifici, il vero discepolo di Gesù deve andare dietro a lui, mettersi con coraggio al suo fianco ed essere pronto a subire gli insulti insieme con lui. Ma questo sarà possibile a condizione che il cristiano esca, come Gesù, «fuori dell’accampamento», ossia quando egli si deciderà a lasciare tutto ciò che rappresenta per lui un surrogato di felicità, benessere e sicurezza. Questi beni sono illusori e instabili per natura, come le città costruite dall’uomo. I beni veri e duraturi si trovano infatti fuori della porta della città, dietro l’orizzonte della speranza umana. Ma per arrivare ad essi, è necessario vestire l’abito del pellegrino e sull’esempio di Abramo partire alla ricerca della città futura.
I cristiani, mentre compiono il loro pellegrinaggio di fede, hanno fin d’ora occasione di sperimentare, anche se in modo parziale e anticipato, la verità della promessa di Dio, che si sta attuando per loro nel raduno liturgico della Chiesa: «Voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa, e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio… al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele» (12,22-24). La gioiosa celebrazione dell’agire salvifico di Dio nella storia, che si coglie in maniera particolare nell’Eucaristia, è una fonte continua di rinascita spirituale e di speranza per i pellegrini cristiani che con fede si dirigono verso la loro patria celeste (Fil 3,20a: «La nostra patria invece è nei cieli»).
La nuova Gerusalemme. Il libro dell’Apocalisse si chiude con la scena cosmica della nuova creazione, al cui centro si trova la visione della nuova Gerusalemme. Come si ritiene, primi destinatari dell’Apocalisse erano i cristiani dell’Asia Minore, che verso la fine del I secolo sono stati sottoposti ad una ondata di persecuzioni a motivo della loro fede in Cristo. Il libro aveva perciò lo scopo di riversare la speranza nei loro cuori e di convincerli che il destino del mondo riposa nelle mani di Dio ed è proprio lui quello che alla fine riporterà la vittoria sulle forze del male.
«Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo”» (Ap 21,2-3). Quando passerà il primo cielo e la prima terra, connessi con il peccato, la morte e il caos, ci sarà allora una nuova creazione e con essa la «nuova» Gerusalemme. Questa città degli ultimi tempi, escatologica, è opera esclusiva di Dio e dalla sua dimora celeste essa scende sulla terra. Il messaggio sembra chiaro: tra il cielo (Dio) e la terra (le creature), divisi dal peccato, sarà ristabilita l’originaria unione.
Gerusalemme, rivestita degli abiti di una «Sposa», da un lato si trova in opposizione alla «Prostituta» o alla città di Babilonia (capp. 17-18), metafora del mondo vecchio e corrotto; dall’altro invece essa raffigura la Chiesa unita con il Cristo: Agnello immolato e suo Sposo. Questa nuova Gerusalemme è chiamata a svolgere il ruolo del Tempio, in cui Dio dimorerà con gli uomini. Chiunque professa ora con coraggio la sua fede in Cristo («il vincitore»), può essere certo che nel futuro escatologico diventerà erede della nuova creazione nel rinnovato giardino dell’Eden (21,1-5: con le metafore di «un fiume d’acqua viva» e «un albero della vita»), in cui spariranno per sempre sofferenza, lacrime e morte. Questa promessa ha fatto Cristo all’«angelo della Chiesa di Filadelfia»: «Il vincitore lo porrò come una colonna nel Tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio, della Nuova Gerusalemme che discende dal cielo, da presso il mio Dio» (3,12).
Dopo le prime parole di introduzione il veggente dell’Apocalisse offre una descrizione più precisa della Fidanzata, Sposa dell’Agnello: «L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio… La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte… Le mura della città poggiano su dodici basamenti… La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza… Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose» (21,10-19).
In questa visione fantasmagorica si susseguono delle immagini che servono ad esprimere la bellezza, la purezza e la perfezione della Gerusalemme nuova. Le mura della città – un segno della presenza di Dio – non svolgono di per sé funzioni difensive, dato che «le sue porte non si chiuderanno mai» (v. 25). Esse devono soltanto separare la città santa dal luogo della condanna, che si trova al di fuori (vv. 8.27; 22,15). Le porte aperte dimostrano che nella città di Dio ognuno ha la possibilità di entrare, ma non tutti entrano; infatti, l’ingresso dipende da un previo processo di purificazione (22,14).
La funzione primaria delle dodici porte, tre ad ogni lato della città, è quella di facilitare l’entrata dei re e delle nazioni, che porteranno in essa le loro ricchezze. Sopra le porte sono scritti i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele (21,12), mentre sopra i loro basamenti si vedono scritti i nomi dei dodici apostoli dell’Agnello (v. 14): questo sta a significare che esiste una continuità tra il vecchio e il nuovo Israele, tra la prima e l’ultima alleanza.
Le dimensioni inverosimili esprimono la grandezza (v. 17: il muro misurava 144 braccia di altezza) e la perfezione (v. 16: la forma di un quadrato) della città. Le pietre preziose, di cui sono incastonate le sue mura (vv. 18-21), potrebbero far girare la testa a qualunque orefice o gioielliere. Stupore suscita anche il fatto che la città non ha un tempio e questa carenza è spiegata dal veggente: «Non vidi alcun tempio in essa, perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio» (v. 22). La città santa non necessita neppure della luce naturale: «La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello» (v. 23). Gli abitanti, avvolti dallo splendore della gloria di Dio, possono sentirsi davvero sicuri, dal momento che nella città, seppure aperta a tutti, hanno il permesso di entrare soltanto quelli «che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello» (v. 27).
La visione escatologica della Gerusalemme nuova non ha perso nulla del suo vigore originario ed è sempre attuale. I cristiani perseguitati nel I secolo sentivano un forte bisogno di speranza e di conforto per vivere in un mondo ostile, che procurava loro sofferenza e morte. Nonostante il passare dei secoli la visione profetica della nuova Gerusalemme è ancora in grado di guidare, ispirare e di infondere fiducia a coloro che in misura diversa sono costretti a fronteggiare la crudeltà e l’avversità di un ambiente nemico, che calpesta la città santa (11,2-8). Ma l’uomo di fede cammina senza timore sulle strade del presente e con speranza guarda il futuro, perché ripone la sua fiducia in Dio che certamente riuscirà a difendere «la città diletta» (20,9), trionferà sul male, distruggerà il caos, il dolore e la morte, e alla fine farà in modo che l’esistenza pacifica in amore fraterno, senza barriere e discriminazioni di sorta, cessi di essere soltanto un oggetto di sogni illusori o di false promesse, ma diventi invece una realtà sperimentabile da tutti.

(Questo brano è stato tratto dal libro di padre Daniel Chrupcala « Gerusalemme città della speranza », Edizioni Terra Santa, Milano 2009)

Publié dans : GERUSALEMME | le 15 janvier, 2018 |Pas de Commentaires »

Giovanni 1, 38-39

Gli risposero: «Rabbi - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?».

Publié dans : immagini sacre | le 12 janvier, 2018 |Pas de Commentaires »
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