SAN PAOLO STUDI, MEDITAZIONI, PREGHIERE

 

ho un altro blog su San Paolo Apostolo, solo per testi scelti, i più belli per me, titolo: La (mia) pagina di San Paolo, link:http://unapaginapersanpaolo.blogspot.it/
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Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

ICorinzi 13,1-13;

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commenti all’Inno alla carità: 

Mons Gianfranco Ravasi:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/2008/03/12/mons-gianfrano-ravasi-inno-alla-carita-1cor-13/

Publié dans : ANNO PAOLINO | le 9 mars, 2008 |28 Commentaires »

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI

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(Beato Angelico)

METTO IL LINK AL SITO « EAQ » TROVERETE LE LETTURE DEL GIORNO, IL COMMENTO ALLE LETTURE E, VOLENDO, POTETE SCORRERE E LEGGERE LE LETTURE DEI GIORNI PRECEDENTI E QUELLI SUCCESSIVI A QUELLO DEL GIORNO IN CORSO, TROVERETE LA VERSIONE FRANCESE, A DESTRA C’È IL COLLEGAMENTO ALLE VERSIONI IN ALTRE LINGUE COMPRESO L’ITALIANO:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

 CALENDARIO LITURGICO ANNUALE-MENSILE:

http://www.lachiesa.it/liturgia/

LETTURE DI, E SU, SAN PAOLO NELLA LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/leture-di-san-paolo-nella-oliturgia-del-giorno/

PER I SANTI, COLLEGAMENTO:

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI dans LITURGIA DEL GIORNO logosanti1

LITURGIA DELLE ORE, COLLEGAMENTO DIRETTO ALLA LITURGIA APPROPRIATA ALL’ORA NELLA QUALE SI APRE IL SITO « LA CHIESA IT »:

http://www.liturgiadelleore.it/ 

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San Paolo in meditazione (Rembrant)
LA PREGHIERA IN SAN PAOLO

scritti sulla preghiera, questo è il link a tutte e quattro le sottocategorie, come vedete in « categorie »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/

scritti sulla preghiera, questo è il link alla sola categoria « preghiere e meditazioni »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/preghiere-e-poemi-italiano-inglese-francese/

PREGHIERE A SAN PAOLO
del Beato Alberione (1884 1971) fondatore della Famiglia Paolina, PDF:

http://www.paoline.it/download/preghiere_san-paolo_alberione_paoline08.pdf

Publié dans : LITURGIA DEL GIORNO | le 9 mars, 2008 |1 Commentaire »

SS Trinità

imm paolo

Publié dans : immagini sacre | le 26 mai, 2018 |Pas de Commentaires »

SANTISSIMA TRINITÀ (ANNO B) (27/05/2018)

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L’immersione che ci illumina

dom Luigi Gioia

SANTISSIMA TRINITÀ (ANNO B) (27/05/2018)

Alla fine del prologo al suo vangelo Giovanni afferma: Dio nessuno lo ha mai visto (Gv 1,18). Non si tratta di un’affermazione relativa al passato, ma che vale ancora oggi: Dio resta non evidente, inaccessibile, invisibile, anche quando Gesù ce lo rivela, ce lo fa conoscere.
A volte si dice che Gesù è il volto umano di Dio. In realtà questa affermazione è teologicamente errata perché Gesù è Dio stesso in mezzo a noi. Vederlo agire e ascoltarlo è vedere e ascoltare Dio. Essere toccati da Gesù è essere toccati da Dio. Essere amati da Gesù è essere amati da Dio. L’esito delle grandi controversie sull’identità di Gesù nei primi secoli dell’era cristiana è proprio questo: l’io di Gesù è quello stesso di Dio. Al tempo stesso però – e qui incontriamo il paradosso che ci introduce nel mistero della Trinità – anche vedendo Gesù, anche sentendolo, anche toccandolo ed essendo toccati da lui, Dio resta invisibile e misterioso, proprio come afferma Giovanni: nessuno lo può vedere.
Ce lo confermano i discepoli che hanno vissuto con Gesù. Anche dopo la sua risurrezione, dopo aver passato quaranta giorni con lui, aver assistito ai suoi segni e ai suoi prodigi, fanno fatica a riconoscerlo: Quando lo videro si prostrarono, però dubitarono (Mt 28,17). Lo riconoscono come Signore e per questo si prostrano, ma continuano a dubitare perché Dio resta misterioso.
Per conoscere Gesù come Dio e, attraverso Gesù, conoscere il Padre, per essere toccati da Dio attraverso Gesù, ci vuole qualcos’altro. In questo siamo condotti nel cuore del mistero della Trinità. Il Padre e il Figlio non bastano. Malgrado tutto quello che Gesù ha fatto per rivelarci il Padre, ci vuole ancora un’altra manifestazione di Dio che è quella dello Spirito Santo. Solo con la venuta dello Spirito Santo la conoscenza di Dio diventa possibile.
Paolo afferma che possiamo gridare nei nostri cuori Abbà, padre (Rm 8,15), soltanto dopo che lo Spirito Santo ha attestato nel nostro cuore che siamo figli di Dio, soltanto dopo che è stato versato nei nostri cuori. Questo non deve sorprenderci perché Dio non è semplicemente Padre e Figlio, ma è Padre, Figlio e Spirito Santo. Quindi, conosciamo Dio non solo dopo aver sperimentato e toccato il Figlio, ma ancora dopo aver ricevuto lo Spirito Santo.
Padre, Figlio e Spirito Santo non sono tre realtà che potremmo conoscere separatamente. Si tratta sempre di conoscere il Padre attraverso il Figlio per mezzo dello Spirito Santo. In Matteo Gesù afferma: Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre e colui al quale il Padre lo voglia rivelare (Mt 11,27). E Giovanni aggiunge: Lo Spirito non rivela se stesso, non parla da se stesso (Gv 16,13), ma fa conoscere Gesù.
Nella Trinità parliamo di Figlio perché vi è un Padre e viceversa. Ma occorre aggiungere che non ci sarebbero Padre e Figlio senza l’amore che li unisce, che è lo Spirito Santo; per questa ragione non si può entrare in questo scambio tra il Padre e il Figlio senza aver ricevuto nei nostri cuori il loro amore reciproco, lo Spirito Santo. Solo dopo che lo Spirito ci ha resi figli nel Figlio, unendoci a Cristo possiamo gridare: Abbà, padre (Rm 8,15).
Conosciamo la Trinità unicamente entrando nella sua vita, essendo inabissati, immersi in essa. Questo è il senso profondo del battesimo. Nel momento in cui ascende al cielo Gesù non dice semplicemente ai suoi discepoli: “Andate e insegnate a tutte le nazioni ciò che riguarda il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”, perché l’insegnamento solo non basta. Dio non si conosce solo attraverso parole, idee e concetti. Per conoscere Dio bisogna essere immersi in lui. Per questo Gesù dichiara: Andate dunque e fate discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19), immergendoli nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo.
Questo spiega perché i primi cristiani chiamassero il battesimo “illuminazione”. Con esso si riceve la luce che ci permette di vedere ciò che non percepivamo prima. Grazie ad esso diventiamo templi dello Spirito che non solo ci fa confessare il nome del Padre, ma ce lo fa gridare: Abbiamo ricevuto lo Spirito che ci rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, padre (Rm 8,15). Siamo diventati figli di Dio, lo sappiamo, lo sentiamo e ce ne meravigliamo. Siamo così stupiti dalla luce nuova nella quale ci troviamo immersi che abbiamo bisogno di lasciare prorompere la nostra gioia.
Celebrando dunque la Trinità siamo chiamati a ricordarci che la conoscenza e la relazione con Dio non sono prima di tutto una questione di idee, di concetti, di parole, di precetti, ma consistono nell’esperienza di cui ci parla Paolo, quella dello Spirito che vive in noi e proclama Abbà, padre. Conoscere Dio è essere in lui. Per questo i momenti nei quali lo conosciamo sono quelli della preghiera, quelli cioè nei quali, come figli nel Figlio, gridiamo nello Spirito Santo: Abbà, padre. E il Padre, ancora prima che noi abbiamo invocato il suo nome, viene incontro a noi, ci prende nelle sue braccia, ci ascolta, ci esaudisce.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 26 mai, 2018 |Pas de Commentaires »

San Beda

beda

Publié dans : immagini sacre | le 24 mai, 2018 |Pas de Commentaires »

BEDA IL VENERABILE – SANTO, MONACO BENEDETTINO E DOTTORE DELLA CHIESA

http://spazioinwind.libero.it/schegge/PdS_05_25_a.htm

BEDA IL VENERABILE – SANTO, MONACO BENEDETTINO E DOTTORE DELLA CHIESA

MEMORIA LITURGICA IL 25 MAGGIO

Il nome “Beda” significa “l’orante, “colui che prega” e quindi ben si addice alla figura del nostro santo che fu un grande uomo di preghiera. La vita di questo santo è semplice e lineare. Nasce nel 672—673 nel territorio del monastero di Jarrow; a circa 7 anni viene affidato, forse perché orfano, all’abate di questo monastero, S. Benedetto Biscop. Beda cresce sotto la guida di santi monaci, ebbe da essi formazione letteraria e religiosa. Fu ammesso per suo volere agli ordini sacri: a 19 anni ricevette il diaconato e a 30 diventò sacerdote. In questo periodo si dedicò allo studio, all’insegnamento e all’apostolato della penna. Durante i suoi 55 anni di vita monastica, Beda non si allontanò mai dal suo monastero. Gli ultimi giorni della vita di Beda ci sono raccontati da un suo discepolo: “Il Santo dottore cadde gravemente malato nella Pasqua del 735. “Quando giunse il martedì prima dell’Ascensione del Signore, Beda cominciò a respirare più affannosamente e gli comparve un po’ di gonfiore nei piedi. Però per tutto quel giorno insegnò e dettò di buon umore. Tra l’altro disse: “Imparate con prontezza, non so fino a quando tirerò avanti e se il Creatore mi prenderà tra poco”. A noi pareva che egli conoscesse bene la sua fine; e così trascorse sveglio la notte nel ringraziamento. Sul far del giorno, cioè il mercoledì, ci ordinò di scrivere con diligenza quanto avevamo cominciato, e così facemmo fino alle nove. Dalle nove poi movemmo in processione con le reliquie dei santi, come richiedeva la consuetudine di quel giorno. Uno di noi però rimase accanto a lui e gli disse: “Maestro amatissimo, manca ancora un capitolo al libro che hai dettato.Ti riesce faticoso essere interrogato?”. Ed egli: “Ma no, facile, disse, prendi la tua penna, temperala e scrivi”. E quello così fece. Alle tre pomeridiane mi disse: “Nel mio piccolo baule ci sono alcune cose preziose, cioè pepe, fazzoletti e incenso. Corri presto e conduci da me i sacerdoti del nostro monastero perché voglio distribuire loro questi piccoli regali che Dio mi ha dato. E in loro presenza parlò a tutti ammonendo ciascuno e scongiurando di celebrare per lui delle Messe e di pregare con insistenza, cosa che quelli volentieri promisero. Piangevano tutti e versavano lacrime soprattutto perché aveva detto di credere che non avrebbero visto più tanto a lungo la sua faccia in questo mondo. Provarono gioia però perché disse: “E’ tempo ormai (se così piace al mio Creatore) di ritornare a Colui che mi ha creato e mi ha fatto dal nulla, quando ancora non esistevo. Ho vissuto molto e il pio Giudice bene ha disposto per me la mia vita; ormai è giunto il momento di sciogliere le vele (2Tim. 4), perché desidero morire ed essere con Cristo (Fil. 1,23); infatti l’anima mia desidera vedere Cristo, mio re, nel suo splendore”. E avendo detto molte altre cose per la nostra edificazione, passò in letizia quel giorno fino a sera. il giovane Wiberth disse ancora: “Caro maestro, ancora una sentenza non è stata trascritta”. Ed egli: “Scrivi, subito”. E dopo un po’ il giovane disse: “Ecco, ora la sentenza e stata scritta”. E lui allora: “Bene, disse, hai detto la verità; tutto è finito. Prendi la mia testa tra le tue mani perché mi piace assai stare seduto di fronte al santo posto, in cui ero solito pregare, perché anch’io, stando seduto, possa invocare il mio Padre”. E così stava sul pavimento della sua cella cantando: “Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo”. Dopo d’aver nominato lo Spirito Santo, esalò l’ultimo respiro, e per essere stato sempre devotissimo nelle lodi di Dio sulla terra, migrò alle gioie dei desideri celesti.” Lasciava un gran numero di opere scritte sia in prosa che in poesia, tanto in latino quanto in lingua volgare. Tutta l’opera in lingua volgare è andata perduta ma basta un’occhiata alla qualità e quantità dell’opera in latino per rendersi conto della vastità della sua cultura umanistica e religiosa. Si interessò di tutto: abbiamo opere che riguardano grammatica, retorica, aritmetica, geografia, cronologia, astronomia, metereologia, scienze naturali, poesia, storia, esegesi, morale, dogmatica. E’ soprattutto un attento lettore e commentatore della Sacra Scrittura che legge e interpreta attraverso il pensiero dei Padri della Chiesa, cercando di essere semplice e di facile comprensione. Ed è proprio dalla Sacra Scrittura meditata ogni giorno che nasce la santità di Beda: prima di leggerla si purifica, chiede perdono, mentre la legge crea in sé il deserto, da essa la sua anima punta verso Dio non astratto ma concreto e vicino; sovente parla di vita come pellegrinaggio per cui i cristiani per la loro stessa vocazione sono dei “cittadini del cielo in cammino sulla terra verso quella meta”; anche la sua preghiera, specialmente quella liturgica non è che un cominciare a partecipare e pregustare l’eterna liturgia dei cieli.

PREGHIAMO CON LA LITURGIA
O Dio, che nel sacerdote e monaco san Beda ci hai dato un insigne maestro di dottrina evangelica, edifica e illumina sempre la tua Chiesa con la sapienza dei padri e la carità dei santi. Per il nostro Signore Gesù Cristo….

ANEDDOTO
Domenico Cavalca racconta nella sua storia di S. Beda il venerabile una leggenda: S. Beda era quasi cieco ed un suo assistente per scherzare lo portò a predicare davanti a un grosso cumulo di pietre facendogli credere che fosse una fola di fedeli. Quando il predicatore si infervorò e dichiarò con forza: « Queste cose che vi dico sono vere », le pietre risposero in coro: « E’ veramente così, venerabile padre ». Si può proprio dire che la voce della fede commuove anche i cuori di pietra.

LA FEDE DELLA CANANEA
Il Vangelo offre alla nostra considerazione la grande fede, la sapienza, la perseveranza e l’umiltà della Cananea. Questa donna era dotata di una pazienza non comune. Alla sua prima richiesta, il Signore non risponde nulla (Mt 15,23). Ciò nonostante, continua a implorare con insistenza il soccorso della sua bontà… O donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come desideri (Mt 15,28). Sì, possiede una grande fede. Pur non conoscendo né gli antichi profeti né i recenti miracoli del Signore, né i suoi comandamenti e le sue promesse, e in più respinta da lui, ella persevera nella sua richiesta, non smette di insistere con colui che la fama gli aveva indicato come il Salvatore. E così la sua preghiera viene esaudita in modo strepitoso. Il Signore le dice: Ti sia fatto come desideri; e in quel momento la figlia della donna guarì. Quando qualcuno ha la coscienza macchiata dall’egoismo, dall’orgoglio, dalla vanagloria, dalla collera, dalla gelosia o da qualche altro vizio, ha, come quella Cananea, una figlia crudelmente tormentata da un demonio (Mt 15,22). Corra perciò a supplicare il Signore di guarirla… e lo faccia con umile sottomissione; non si giudichi degno di partecipare alla sorte delle pecorelle d’Israele, delle anime pure, e si consideri indegno della ricompensa del cielo. La disperazione tuttavia non lo spinga a desistere dalla preghiera, ma abbia una fiducia incrollabile nell’immensa bontà del Signore. Colui che ha potuto trasformare un ladrone in un confessore della fede, un persecutore in apostolo e semplici pietre in figli di Abramo, sarà anche capace di trasformare un cagnolino in una pecorella d’Israele… Vedendo l’ardore della nostra fede e la tenacità della nostra perseveranza nella preghiera, il Signore finirà per aver pietà di noi e ci accorderà quello che desideriamo. Una volta messa da parte l’agitazione dei nostri cattivi sentimenti e sciolti i nodi dei nostri peccati, la serenità di spirito tornerà in noi unitamente alla possibilità di agire correttamente. Se, nell’esempio della Cananea, persevereremo nella preghiera con fede incrollabile, la grazia del nostro Creatore verrà in noi, correggerà in noi tutti gli errori, santificherà tutto ciò che è impuro, pacificherà ogni agitazione. Il Signore infatti è fedele e giusto; egli perdonerà i nostri peccati e ci purificherà da ogni bruttura se grideremo a lui con la voce implorante del nostro cuore.
Beda il Venerabile Omelia, 1,22

 

Publié dans : SANTI VENERABILI | le 24 mai, 2018 |Pas de Commentaires »

Genesi, il serpente

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Publié dans : immagini sacre | le 22 mai, 2018 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – (La furbizia di San Paolo (1.6.2017)

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2017/documents/papa-francesco-cotidie_20170601_col-fuoco-dentro.html

PAPA FRANCESCO – (La furbizia di San Paolo (1.6.2017)

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Giovedì, 1° giugno 2017

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.126, 02/06/2017)

A lezione da Paolo di Tarso. La vita dell’apostolo delle genti, «sempre in moto, agitata, sempre in movimento», è stata caratterizzata da tre «dimensioni», tre «atteggiamenti» dai quali ogni cristiano ha molto da imparare. Lo ha sottolineato Papa Francesco nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 1 giugno, commentando il brano degli Atti degli apostoli (22, 30; 23, 6-11) proposto dalla liturgia del giorno.
San Paolo, ha ricordato il Pontefice, era «un uomo che sempre era in moto, in movimento»: difficile pensarlo, ha aggiunto, «a prendere il sole su una spiaggia, riposandosi». Da questa vita «sempre in cammino» il Papa ha voluto, prendendo spunto dal «passo del libro degli Atti degli Apostoli», far emergere «tre dimensioni» fondamentali.
La prima cosa che salta agli occhi «è la predicazione, l’annunzio». Nelle scritture si legge di un Paolo che «va da una parte all’altra ad annunziare Cristo, viaggia e sente che lo chiamano di là e va… e quando non predica in un posto, lavora». Il suo impegno principale è quindi nella predicazione: la sua, ha spiegato Francesco, è una vera e propria «passione». Chiamato «a predicare e ad annunziare Gesù Cristo», Paolo non resta «seduto davanti alla sua scrivania: no. Lui sempre, sempre è in moto. Sempre portando avanti l’annuncio di Gesù Cristo»
San Paolo, ha aggiunto il Pontefice, «aveva dentro un fuoco, uno zelo, uno zelo apostolico che lo portava avanti». E «non si tirava indietro», con una passione che lo portò ad affrontare anche molte «difficoltà». Proprio qui emerge la «seconda dimensione» della sua vita, quella delle «difficoltà» o, «più chiaramente, le persecuzioni».
Proprio nella liturgia del giorno si legge di come il gruppo degli stessi «nemici» che si opposero a Gesù — «farisei, dottori della legge, anziani del tempio, gli anziani, i sadducei» — andarono «in blocco ad accusarlo». In pratica, ha detto il Papa, «volevano farlo fuori». Un’ostilità, ha ricordato Francesco, che si è manifestata «tante volte, non un’unica volta», Addirittura in una circostanza «l’hanno lasciato, dopo averlo lapidato, come morto: credevano che fosse morto». Ma perché, si è chiesto il Pontefice, volevano eliminarlo? «Perché Paolo portava il vero annuncio di Gesù, quello che il Signore voleva per il suo popolo». E perciò, per loro, egli era «un perturbatore».
Ecco quindi che Paolo VIene portato «a giudizio». Il passo degli Atti degli apostoli descrive nei dettagli la scena: «il comandante gli fece togliere le catene» — perché «per fare una dichiarazione, una difesa in giudizio, i romani ci hanno insegnato che uno deve essere libero, senza catene» — e «ordinò che si riunissero i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio in blocco: tutti». Si presentarono quindi come se fossero «uno contro Paolo». A quel punto, ha notato il Papa, «lo Spirito ispirò a Paolo un po’ di furbizia». L’apostolo, infatti, sapeva che in realtà essi «non erano “uno”» e «che fra loro c’erano tante lotte interne, e sapeva che i sadducei non credevano nella risurrezione, che i farisei ci credevano…». Perciò egli «disse a gran voce: “Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei. Sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dai morti”». Le sue parole ebbero l’effetto sperato: infatti, «appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra i farisei e i sadducei e l’assemblea, perché i sadducei non credevano… E questi, che sembravano essere “uno”, si sono divisi, tutti».
A tale riguardo, il Pontefice si è soffermato a riflettere sul fatto che «costoro erano i custodi della legge, i custodi della dottrina del popolo di Dio, i custodi della fede. Ma uno credeva una cosa, uno l’altra…». Di fatto, ha spiegato, «questa gente aveva perso la legge, aveva perso la dottrina, aveva perso la fede, perché l’avevano trasformata in ideologia e quando la legge divenne ideologia, s’indebolì». La stessa cosa, ha aggiunto, accade riguardo alla fede e alla dottrina. Uguale atteggiamento costoro ebbero con i profeti, come conferma il rimprovero di Gesù «Voi, con i profeti avete fatto questo»: cioè «si ideologizzarono».
E Paolo «ha dovuto lottare tanto con questa gente, tanto, tanto». E lo ha fatto anche con i «giudaizzanti». Una fatica dalla quale emerge «la seconda dimensione della vita di Paolo. La prima è l’annuncio, lo zelo apostolico: portare avanti Gesù Cristo. La seconda è: soffrire le persecuzioni, le lotte».
Dalla lettura del brano scritturistico scaturisce, infine, «una terza dimensione dell’apostolato di Paolo». Si legge, infatti, che «la notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: “Coraggio. Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma”». Incontriamo qui, ha detto il Papa, la dimensione della «preghiera. Paolo aveva questa intimità con il Signore: “il Signore gli venne accanto”. Gli veniva accanto tante volte». Addirittura una volta lo stesso Paolo afferma che era stato «portato quasi al settimo cielo, nella preghiera, e non sapeva come dire le cose belle che aveva sentito lì».
Ecco allora che «questo lottatore, questo annunciatore senza fine di orizzonte» possedeva la «dimensione mistica dell’incontro con Gesù». E la sua «forza» era proprio «questo incontro con il Signore, che faceva nella preghiera, come è stato il primo incontro sul cammino per Damasco, quando andava a perseguitare i cristiani». Paolo, ha spiegato il Pontefice, «è l’uomo che ha incontrato il Signore, e non si dimentica di quello, e si lascia incontrare dal Signore e cerca il Signore per incontrarlo»: un «uomo di preghiera».
I tre atteggiamenti di Paolo che presenta questo passo, ha riassunto il Papa, sono quindi «lo zelo apostolico per annunciare Gesù Cristo, la resistenza — resistere alle persecuzioni — e la preghiera: incontrarsi con il Signore e lasciarsi incontrare dal Signore». E, riprendendo «un’espressione di un padre della Chiesa dei primi secoli», ha aggiunto: «possiamo dire che Paolo andava avanti fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni del Signore».
Concludendo la meditazione, il Pontefice ha invitato tutti a chiedere «la grazia di imparare questi tre atteggiamenti nella nostra vita cristiana: annunziare Gesù Cristo, resistere alle seduzioni delle persecuzioni e alle seduzioni che ti portano a staccarti da Gesù Cristo, e la grazia dell’incontro con Gesù Cristo nella preghiera».
 

Pentecoste

imm per paolo

Publié dans : immagini sacre | le 18 mai, 2018 |Pas de Commentaires »
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