SAN PAOLO STUDI, MEDITAZIONI, PREGHIERE

STO CAMBIANDO CASA, PER UN PO’ NON POTRÒ LAVORARE TUTTI I GIORNI, MI ASPETTATE? MI VENITE A TROVARE?
 

ho un altro blog su San Paolo Apostolo, solo per testi scelti, i più belli per me, titolo: La (mia) pagina di San Paolo, link:

http://unapaginapersanpaolo.blogspot.it/

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Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

ICorinzi 13,1-13;

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commenti all’Inno alla carità: 

Mons Gianfranco Ravasi:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/2008/03/12/mons-gianfrano-ravasi-inno-alla-carita-1cor-13/

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PER TUTTI I COMMENTI ALL’INNO ALLA CARITÀ VEDERE LA CATEGORIA: 

0.INNO ALLA CARITÀ (1COR 13,1-13): 

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LETTERA ENCICLICA « LAUDATO SII » DEL SANTO PADRE FRANCESCO

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html    

Publié dans : ANNO PAOLINO | le 9 mars, 2008 |23 Commentaires »

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI

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(Beato Angelico)

METTO IL LINK AL SITO « EAQ » TROVERETE LE LETTURE DEL GIORNO, IL COMMENTO ALLE LETTURE E, VOLENDO, POTETE SCORRERE E LEGGERE LE LETTURE DEI GIORNI PRECEDENTI E QUELLI SUCCESSIVI A QUELLO DEL GIORNO IN CORSO, TROVERETE LA VERSIONE FRANCESE, A DESTRA C’È IL COLLEGAMENTO ALLE VERSIONI IN ALTRE LINGUE COMPRESO L’ITALIANO:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

 CALENDARIO LITURGICO ANNUALE-MENSILE:

http://www.lachiesa.it/liturgia/

LETTURE DI, E SU, SAN PAOLO NELLA LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/leture-di-san-paolo-nella-oliturgia-del-giorno/

PER I SANTI, COLLEGAMENTO:

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI dans LITURGIA DEL GIORNO logosanti1

LITURGIA DELLE ORE, COLLEGAMENTO DIRETTO ALLA LITURGIA APPROPRIATA ALL’ORA NELLA QUALE SI APRE IL SITO « LA CHIESA IT »:

http://www.liturgiadelleore.it/ 

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San Paolo in meditazione (Rembrant)
LA PREGHIERA IN SAN PAOLO

scritti sulla preghiera, questo è il link a tutte e quattro le sottocategorie, come vedete in « categorie »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/

scritti sulla preghiera, questo è il link alla sola categoria « preghiere e meditazioni »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/preghiere-e-poemi-italiano-inglese-francese/

PREGHIERE A SAN PAOLO
del Beato Alberione (1884 1971) fondatore della Famiglia Paolina, PDF:

http://www.paoline.it/download/preghiere_san-paolo_alberione_paoline08.pdf

Publié dans : LITURGIA DEL GIORNO | le 9 mars, 2008 |Pas de Commentaires »

The three Archangels

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http://angelorum.co/topics/angels/3-archangel-prayers-for-the-gemini-full-moon/

Publié dans : immagini sacre | le 29 septembre, 2016 |Pas de Commentaires »

GIOVANNI PAOLO II – SULLO SPIRITO SANTO (anche Paolo)

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1991/documents/hf_jp-ii_aud_19910109.html

GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE – SULLO SPIRITO SANTO (anche Paolo)

Mercoledì, 9 gennaio 1991

1. Nell’illustrare l’azione dello Spirito Santo come anima del “Corpo di Cristo”, abbiamo visto nelle precedenti catechesi che Egli è fonte e principio dell’unità, santità, cattolicità (universalità) della Chiesa. Oggi possiamo aggiungere che è anche fonte e principio di quella apostolicità che costituisce la quarta proprietà e nota della Chiesa: “unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam”, come professiamo nel Credo. Grazie allo Spirito Santo la Chiesa è apostolica, il che vuol dire “edificata sopra il fondamento degli Apostoli”, essendone pietra angolare Cristo stesso, come dice San Paolo (Ef 2, 20). È un punto molto interessante della ecclesiologia vista in luce pneumatologica (Ef 2, 22). 2. San Tommaso d’Aquino lo mette in risalto nella sua catechesi sul Simbolo degli Apostoli, dove scrive: “Il fondamento principale della Chiesa è Cristo, come afferma San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (1 Cor 3, 11): “Nessuno può porre un fondamento diverso da quello già posto: Gesù Cristo”. Ma vi è un fondamento secondario, cioè gli Apostoli e la loro dottrina. Perciò si dice Chiesa apostolica” (San Tommso, In Symb, Apost., a.9). Oltre ad attestare la concezione antica – di San Tommaso e dell’epoca medievale – sulla apostolicità della Chiesa, il testo dell’Aquinate ci richiama alla fondazione della Chiesa e al rapporto tra Cristo e gli Apostoli. Tale rapporto avviene nello Spirito Santo. Ci si manifesta così la verità teologica – e rivelata – di una apostolicità della quale è principio e fonte lo Spirito Santo, in quanto autore della comunione nella verità che lega a Cristo gli Apostoli e, mediante la loro parola, le generazioni cristiane e la Chiesa in tutti i secoli della sua storia. 3. Abbiamo ripetuto molte volte l’annuncio di Gesù agli Apostoli nell’ultima Cena: “Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14, 26). Queste parole di Cristo, pronunciate prima della Passione, trovano il loro complemento nel testo di Luca dove si legge che Gesù, “dopo aver dato istruzioni agli Apostoli nello Spirito Santo. . ., fu assunto in cielo” (At 1, 2). L’apostolo Paolo a sua volta, scrivendo a Timoteo (nella prospettiva della sua morte), gli raccomanda: “Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi” (2 Tm 1, 14). È lo Spirito della Pentecoste, lo Spirito che riempie gli Apostoli e le comunità apostoliche, lo Spirito che garantisce la trasmissione della fede nella Chiesa, di generazione in generazione, assistendo i successori degli Apostoli nella custodia del “buon deposito”, come dice Paolo, della verità rivelata da Cristo. 4. Leggiamo negli Atti degli Apostoli la memoria di un episodio dal quale traspare in modo molto chiaro questa verità della apostolicità della Chiesa nella sua dimensione pneumatologica. È quando l’apostolo Paolo, “avvinto – com’egli dice – dallo Spirito”, va a Gerusalemme, sentendo e sapendo che coloro che ha evangelizzato ad Efeso “non lo vedranno più” (At 20, 25). Si rivolge allora ai presbiteri della Chiesa di quella città, che si sono stretti intorno a lui, con queste parole: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posto come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che Egli si è acquistata con il suo sangue” (At 20, 28). “Vescovi” significa ispettori e guide: posti a pascere, dunque, rimanendo sul fondamento della verità apostolica che, secondo la previsione di Paolo, sperimenterà lusinghe e minacce da parte dei propagatori di “dottrine perverse” (At 20, 30), miranti a staccare i discepoli dalla verità evangelica predicata dagli Apostoli. Paolo esorta i pastori a vegliare sul gregge, ma con la certezza che lo Spirito Santo, che li ha posti come “vescovi”, li assiste e li sostiene, mentre Egli stesso conduce la loro successione agli Apostoli nel munus, nel potere e nella responsabilità di custodire la verità che attraverso gli Apostoli hanno ricevuto da Cristo: con la certezza che è lo Spirito Santo ad assicurare la verità stessa e la perseveranza in essa del Popolo di Dio. 5. Gli Apostoli e i loro successori, oltre al compito della custodia, hanno quello della testimonianza della verità di Cristo, e anche in questo compito operano con l’assistenza dello Spirito Santo. Come ha detto Gesù agli Apostoli prima della sua Ascensione: “Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8). È una vocazione che lega gli Apostoli alla stessa missione di Cristo, che nell’Apocalisse viene chiamato “il testimone fedele” (Ap 1, 5). Egli infatti nella preghiera per gli Apostoli dice al Padre: “Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo” (Gv 17, 18); e nell’apparizione della sera di Pasqua, prima di alitare sopra di loro il soffio dello Spirito Santo, ripete loro: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21). Ma la testimonianza degli Apostoli, continuatori della missione di Cristo, è legata allo Spirito Santo, che a sua volta rende testimonianza a Cristo: “Lo Spirito di verità, che procede dal Padre, mi renderà testimonianza, e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio” (Gv 15, 26-27). A queste parole di Gesù nell’ultima Cena, fanno eco quelle rivolte ancora agli Apostoli prima dell’Ascensione, quando, alla luce del disegno eterno sulla morte e risurrezione di Cristo, dice che “nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccat . . . i Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mi ha promesso” (Lc 24, 48-49). E in modo definitivo annuncia: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (At 1,8). È la promessa della Pentecoste non solo in senso storico, ma come dimensione interiore e divina della testimonianza degli Apostoli, e dunque – possiamo dire – dell’apostolicità della Chiesa. 6. Gli Apostoli sono consapevoli di questa loro associazione allo Spirito Santo nel “rendere testimonianza” a Cristo crocifisso e risorto, come risulta chiaramente dalla risposta che Pietro e i suoi compagni danno ai sinedriti che vorrebbero imporgli il silenzio su Cristo: “Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a Lui” (At 5,30-21). Anche la Chiesa, lungo l’intero svolgersi della sua storia, ha la consapevolezza che lo Spirito Santo è con lei nella testimonianza a Cristo. Pur nella constatazione dei limiti e della fragilità dei suoi uomini e con l’impegno della ricerca e della vigilanza che Paolo raccomanda ai “vescovi” nell’addio di Mileto, la Chiesa sa però che lo Spirito Santo la custodisce e difende dall’errore nella testimonianza del suo Signore e nella dottrina che da lui riceve per annunciarla al mondo. Come dice il Concilio Vaticano II, “l’infallibilità, della quale il divino Redentore volle provveduta la sua Chiesa nel definire la dottrina della fede e della morale, si estende tanto quanto il deposito della divina Rivelazione, che deve essere gelosamente custodito e fedelmente esposto” (Lumen Gentium, 25). Il testo conciliare chiarisce in qual modo questa infallibilità spetta a tutto il Collegio dei Vescovi e in particolare al Vescovo di Roma, in quanto successori degli Apostoli che perseverano nella verità da loro ereditata per virtù dello Spirito Santo. 7. Lo Spirito Santo è dunque il principio vitale di questa apostolicità. Grazie a Lui la Chiesa può diffondersi in tutto il mondo, attraverso le diverse epoche della storia, impiantarsi in mezzo a culture e civiltà così diverse, conservando sempre la propria identità evangelica. Come leggiamo nel Decreto Ad gentes dello stesso Concilio: “Cristo inviò da parte del Padre lo Spirito Santo, perché compisse dal di dentro (intus) la sua opera di salvezza e stimolasse la Chiesa ad estendersi . . . Prima di immolare liberamente la sua vita per il mondo, ordinò il ministero apostolico e promise l’invio dello Spirito Santo, in modo che (lo Spirito e gli Apostoli) collaborassero dovunque e per sempre nell’opera della salvezza. Lo Spirito Santo in tutti i tempi unifica la Chiesa, vivificando come loro anima le istituzioni ecclesiastiche e infondendo nel cuore dei fedeli quello spirito della missione, da cui era stato spinto Gesù stesso . . .” (Ad Gentes, 4). E la Costituzione Lumen Gentium sottolinea che “la missione divina, affidata da Cristo agli Apostoli, durerà sino alla fine dei secoli (cf. Mt 28, 20), poiché il Vangelo, che essi devono predicare, è per la Chiesa il principio di tutta la sua vita in ogni tempo” (Lumen Gentium, 20).

Vedremo nella prossima catechesi che nell’adempimento di questa missione evangelica lo Spirito Santo interviene dando alla Chiesa una garanzia celeste.

NON MI SENTO BENE… TUTTA QUESTA SETTIMANA C’È FILIPPESI ALLA PRIMA LETTURA DELL’UFFICIO

Publié dans : NOTIZIE OGGI | le 27 septembre, 2016 |Pas de Commentaires »

BRANO BIBLICO: 1TM 6,11-16 – XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=29887

Monastero Domenicano Matris Domini 

XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (29/09/2013)

BRANO BIBLICO: 1TM 6,11-16

Collocazione del brano Con questo brano terminiamo la prima lettera a Timoteo. Paolo, ha fatto diverse raccomandazioni riguardanti la vita della comunità e sulle diverse categorie che la compongono (vedove, presbiteri, schiavi…). E’ arrivato infine alle caratteristiche del falso dottore, che si serve della religione come fonte di guadagno. Questo argomento dell’arricchimento attraverso la religione serva a Paolo come raccordo per giungere alle raccomandazioni finali riguardanti Timoteo. Egli deve evitare queste cose e dedicarsi invece alle virtù cristiane. La testimonianza della fede che egli ha fatto davanti a tante persone e il mandato che ha ricevuto richiedono da lui che si comporti in tutto come Cristo stesso si è comportato. Lectio 11 Ma tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Timoteo è un « uomo di Dio », a Lui appartiene e di Lui è rappresentante e quindi deve evitare i guadagni illeciti con il pretesto della religione. Lo schema è abbastanza classico: è segnato dalla contrapposizione evita/cerca. Timoteo deve coltivare tutte quelle virtù che fanno il vero cristiano. Questa lista di virtù si contrappone alla lista dei vizi che contraddistinguono il falso dottore, di cui Paolo ha parlato qualche versetto prima (orgoglio, questioni oziose, discussioni inutili, invidie, litigi…). Aprono la lista le virtù giustizia-pietà che indicano il rapporto che l’uomo deve avere nei confronti degli altri uomini e nei confronti di Dio (pietas, intesa come il dare a Dio ciò che gli spetta, cioè il culto, l’adorazione e il rispetto dei Suoi precetti). Segue il trio delle virtù cristiane « fede carità pazienza ». Quest’ultima si riferisce alla perseveranza del cristiano davanti alle persecuzioni e alle prove della vita. 12 Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Troviamo un analogia cara a Paolo, quella della guerra o meglio della competizione sportiva: combatti la buona battaglia della fede. L’uomo di Dio è come un guerriero ben preparato o un campione sportivo che è chiamato a raggiungere il premio che è la vita eterna. A questo si è impegnato con un giuramento solenne, la sua professione di fede, davanti a molti testimoni. In antichità era molto importante l’aver prestato giuramento pubblicamente e il mantenere fede alle promesse fatte. 13 Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, Ma la professione di Timoteo non avrebbe alcun valore se non fosse stata preceduta da quella di Gesù. Anch’egli ha fatto la stessa bella professione di fede, davanti a Pilato. Sembra strano il riferimento a questo personaggio. L’affermazione è forse tratta da un credo della prima comunità. Qui non si tratterebbe quindi della professione di fede, delle promesse battesimali, in senso stretto, ma la testimonianza della missione che Gesù ha portato a compimento proprio con la morte in croce, di cui Pilato fu uno dei responsabili. Il parallelismo è chiaro. La professione di fede del cristiano è modellata su quella di Cristo, per cui il discepolo deve essere pronto a seguire il suo maestro fino alla morte. Questa affermazione è poi riportata all’interno di un’esortazione solenne: ti scongiuro davanti a Dio che ha creato il mondo e a Gesù. Sono riportati qui i due elementi fondamentali della nostra fede: la creazione di Dio e la redenzione avvenuta tramite la morte e risurrezione di Cristo. 14 ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, In nome degli elementi principali della fede cristiana, dunque Paolo chiede in modo solenne a Timoteo di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento. Questo può essere inteso come il comandamento dell’amore, quello che Cristo ha testimoniato per primo. In altri passi si parla del deposito della fede, cioè il contenuto della predicazione che il pastore di una chiesa doveva conservare, annunciare e spiegare. Tale tesoro va osservato/conservato fino alla manifestazione di Gesù Cristo. C’è un tempo in cui siamo chiamati a vivere e testimoniare il Vangelo, il messaggio di Gesù, e cioè fino al suo ritorno. E’ questo il tempo storico che ci viene concesso e questo impegno va mantenuto in modo serio. 15 che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio, il beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signore dei signori, 16il solo che possiede l’immortalità e abita una luce inaccessibile: nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo. A lui onore e potenza per sempre. Amen Questa manifestazione avverrà solo al tempo stabilito da Dio. Questa affermazione introduce una dossologia che forse faceva parte della liturgia delle prime comunità cristiane. Dio è chiamato unico Sovrano, Re dei re, Signore dei signori. Sono tutti dei superlativi per ricordare la grandezza del Padre. Egli solo è immortale e nessuno lo può conoscere. Lo si è conosciuto solo perché ha voluto farsi rivelare per mezzo dell’incarnazione del Verbo. La dossologia ha termine con l’attribuzione dell’onore e della potenza e con l’amen, come una vera e propria preghiera liturgica. Si concludono così in modo solenne le esortazioni che Paolo dona a Timoteo, vero uomo di Dio e pastore di una comunità cristiana. Meditiamo – Mi sento un vero uomo/vera donna di Dio, chiamata a testimoniare la sua Parola? – Quali sono gli atteggiamenti che devo evitare? – Cosa significa per me « la buona battaglia della fede »? – Rendo gloria a Dio con il mio modo di parlare e di vivere?

Lazarus and rich man

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https://brucegerencser.net/2015/03/luke-16-the-rich-man-and-lazarus/

Publié dans : immagini sacre | le 24 septembre, 2016 |Pas de Commentaires »

OMELIA (25-09-2016) – GUAI AI RICCHI, BEATI VOI POVERI

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OMELIA (25-09-2016) – GUAI AI RICCHI, BEATI VOI POVERI

padre Gian Franco Scarpitta

«Guai ai ricchi che ora ridono nella loro sazietà, beati i poveri che ora piangono e hanno fame» (Luca 6, 20ss) è un ammonimento inserito nel capitolo in cui Luca espone le Beatitudini e le corrispondenti condanne (guai) che ad esse sono in antitesi. Esso riprova la falsa sicurezza di chi si agghinda di vanità e di ricchezze vacue, specialmente quando accanto a lui vi è chi è costretto l’inopia assoluta e la miseria e contiene anche una promessa: un giorno o l’altro le parti si invertiranno e il povero sarà innalzato e godrà di gloria e di pace nella misura in cui il ricco lo aveva costretto a soccombere alla fame. Ciò avverrà alla fine della nostra esperienza terrena, quando ci attenderà un giudizio che, commisto di giustizia e di misericordia, costerà l’inferno ai malvagi e agli indifferenti e il paradiso ai poveri, reietti eppure fedeli a Dio. Sebbene infatti assai raramente si è soliti prendere simili argomenti, occorre che consideriamo l’esistenza inevitabile di una dimensione finale di terna dannazione (l’inferno), più volte rappresentato da Gesù con immagini vivaci ed espressive quali la Geenna o il « pianto e lo stridore di denti », allusivo all’eterna condanna per chi avrà rifiutato la misericordia di Dio e avrà voluto vivere secondo la subdola passionalità del peccato. Una dimensione di eterna sofferenza spesso rappresentata anche dall’immagine del « fuoco » o delle « fiamme », che consiste tuttavia nell’eterna lontananza da quel Dio di cui in vita si credeva di poter fare a meno e che adesso risulterà invece indispensabile eppure ormai irraggiungibile. Chi ostinatamente rigetta l’amore di Dio con il peccato, firma la propria autocondanna all’inferno. E in questa pagina Gesù sembra delineare che tale procurata autocondanna raggiungerà in particolar modo coloro che, nel loro sfrenato egoismo, arroganti e pervasi da cupidigia e presunta potenza si rivolgono con aristocratica distanza a coloro che soffrono la fame, l’indigenza e l’abbandono. Il « ricco » propriamente detto è infatti non già chi possiede proprietà e tesori, ma chi ripone estrema sicurezza nelle proprie sostanze lesinando ad aprire il cuore alle necessità del bisognoso, soprattutto quando questi si trova a distanza ravvicinata da lui. Il « ricco » si fa forte delle proprie sicurezze materiali per assumere sempre più potere sugli altri e per oltraggiare i poveri e i bisognosi, verso i quali mostra assoluta distanza e indifferenza. Il « ricco » è colui presso il quale il povero è costretto a mendicare tante volte senza esito, colui al quale il povero chiede ottenendo al massimo le « briciole », cioè il superfluo e l’innecessario. Il profeta Amos di cui alla prima lettura condanna lo sfarzo e la sfrontatezza dei consumi, l’eccessiva ricercatezza e la vanità dei letti d’avorio (6, 2), divani damascati, residenze e sale lussuose (cap. 3), soprattutto quando queste siano scaturite da guadagni e traffici illeciti. Il profeta condanna gli abusi e le ingiustizie sociali ai danni dei più deboli e le discriminazioni in fatto di ricchezza e di povertà economica che colpiscono specialmente le classi meno abbienti. I successi commerciali dei potenti a discapito delle classi sociali medio basse; la ricchezza smodata di capitalisti a danno dei proletari sottopagati e spesso privati anche del loro salario, il divario fra il nord e il sud del mondo nel quale le grandi potenze nazionali si arricchiscono sulla pelle di interi popoli smunti ed emaciati dalla fame; in linea generale le ingiustizie dei ricchi ai danni dei più poveri sono fenomeni che rappresentano una piaga anche ai nostri giorni. E ribadiscono anche l’attualità della parabola lucana del « ricco epulone ». Gesù però invita a coltivare la speranza che determinate situazioni di ingiustizia e di prevaricazione dovranno avere pur fine. Il giudizio di Dio esalterà quanti sono stati costretti a subire le altrui prepotenze e malvagità, ma anche nel percorso stesso della vita presente avverrà che l’arma con cui gli ingiusti avranno colpito i più deboli diventerà lo strumento della loro autocondanna. La concupiscienza del guadagno e l’esasperata voglia di potere e di predominio rappresentano già esse stesse la ragione della tristezza fondamentale di chi ne è schiavo, perché illudono di sicurezze in realtà inesistenti e allontanano dalla vera realizzazione. La ricchezza sproporzionata è essa stessa una condanna, un’anticamera dell’inferno perché non può che arrecare infelicità e illusione di vivere. La logica di Dio comunque è davvero distante dai pensieri dell’uomo e in questo caso promette un capovolgimento a vantaggio dei più reietti e deprezzati. Dio « rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili »(Lc 1, 52) concedendo a questi ultimi quella giustizia che non è di questo mondo e ai primi la condanna presente che è pegno di quella futura.

 

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 24 septembre, 2016 |Pas de Commentaires »

Temptation and Expulsion from Eden (Genesis 3)

Temptation and Expulsion from Eden (Genesis 3) dans immagini sacre north_door_of_iconostasis_v-2

https://iconreader.wordpress.com/2011/03/06/forgiveness-sunday-in-icon-and-prayer/

Publié dans : immagini sacre | le 19 septembre, 2016 |Pas de Commentaires »
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