SAN PAOLO STUDI, MEDITAZIONI, PREGHIERE

 

ho un altro blog su San Paolo Apostolo, solo per testi scelti, i più belli per me, titolo: La (mia) pagina di San Paolo, link:http://unapaginapersanpaolo.blogspot.it/
 photo

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

ICorinzi 13,1-13;

williammorrisponsonbystpaul.jpg

commenti all’Inno alla carità: 

Mons Gianfranco Ravasi:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/2008/03/12/mons-gianfrano-ravasi-inno-alla-carita-1cor-13/

Publié dans : ANNO PAOLINO | le 9 mars, 2008 |30 Commentaires »

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI

1520angelico20eucharist.jpg

(Beato Angelico)

METTO IL LINK AL SITO « EAQ » TROVERETE LE LETTURE DEL GIORNO, IL COMMENTO ALLE LETTURE E, VOLENDO, POTETE SCORRERE E LEGGERE LE LETTURE DEI GIORNI PRECEDENTI E QUELLI SUCCESSIVI A QUELLO DEL GIORNO IN CORSO, TROVERETE LA VERSIONE FRANCESE, A DESTRA C’È IL COLLEGAMENTO ALLE VERSIONI IN ALTRE LINGUE COMPRESO L’ITALIANO:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

 CALENDARIO LITURGICO ANNUALE-MENSILE:

http://www.lachiesa.it/liturgia/

LETTURE DI, E SU, SAN PAOLO NELLA LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/leture-di-san-paolo-nella-oliturgia-del-giorno/

PER I SANTI, COLLEGAMENTO:

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI dans LITURGIA DEL GIORNO logosanti1

LITURGIA DELLE ORE, COLLEGAMENTO DIRETTO ALLA LITURGIA APPROPRIATA ALL’ORA NELLA QUALE SI APRE IL SITO « LA CHIESA IT »:

http://www.liturgiadelleore.it/ 

sanpaoloinmeditazione.bmp

San Paolo in meditazione (Rembrant)
LA PREGHIERA IN SAN PAOLO

scritti sulla preghiera, questo è il link a tutte e quattro le sottocategorie, come vedete in « categorie »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/

scritti sulla preghiera, questo è il link alla sola categoria « preghiere e meditazioni »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/preghiere-e-poemi-italiano-inglese-francese/

PREGHIERE A SAN PAOLO
del Beato Alberione (1884 1971) fondatore della Famiglia Paolina, PDF:

http://www.paoline.it/download/preghiere_san-paolo_alberione_paoline08.pdf

Publié dans : LITURGIA DEL GIORNO | le 9 mars, 2008 |1 Commentaire »

San Giuseppe

paolo

Publié dans : immagini sacre | le 18 mars, 2019 |Pas de Commentaires »

OMELIA DI PAOLO VI – FESTIVITÀ DI SAN GIUSEPPE (1965)

http://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/homilies/1965/documents/hf_p-vi_hom_19650319.html

OMELIA DI PAOLO VI – FESTIVITÀ DI SAN GIUSEPPE (1965)

Venerdì, 19 marzo 1965

Dopo il Vangelo, il Santo Padre desidera dire una parola in onore di San Giuseppe, Sposo purissimo di Maria Vergine, e Patrono della Chiesa Universale.
Non intende tessere il panegirico, come si suole in onore dei santi, e ricordare le cose grandi che si possono ammirare in questi uomini superiori, tante volte favoriti dalla natura e sempre favoriti dalla Grazia; ma piuttosto guardare a una fondamentale caratteristica, alla piccolezza, alla paradossale, minima statura che di San Giuseppe offre la narrazione evangelica.
Che cosa di più umile, di più semplice, di più silenzioso, di più nascosto ci poteva offrire il Vangelo da mettere accanto a Maria e a Gesù? La figura di Giuseppe è proprio delineata nei tratti della modestia la più popolare, la più comune, la più – si direbbe, usando il metro dei valori umani – insignificante, giacché non troviamo in lui alcun aspetto che ci possa dare ragione della sua reale grandezza e della straordinaria missione che la Provvidenza gli ha affidato, e che forma, a buon diritto, il tema di tante considerazioni, anzi di tanti panegirici in onore di San Giuseppe.
Guardandolo nello specchio del racconto evangelico, Giuseppe ci si presenta con i tratti più salienti di estrema umiltà: un modesto e povero, oscuro, piccolo, primitivo operaio che nulla ha di singolare, che non lascia, nel Vangelo stesso, verun accento della sua voce. Nessuna parola di lui ci è ricordata: vi si parla unicamente del suo contegno, della sua condotta, di quanto ha fatto: e tutto in silenzioso nascondimento e in obbedienza perfetta.
Era il Padre putativo di Cristo; lo Sposo della Vergine Immacolata; colui che ha dato stato civile in terra a Nostro Signore; che gli ha tributato l’assistenza più devota e necessaria, quella di cui hanno bisogno i pargoli, i fanciulli, gli adolescenti; quella di cui necessitano anche coloro che lavorano ed incominciano a sperimentare le angustie della vita e quel ch’è inerente alla grave fatica e al quotidiano sudore della fronte.
Giuseppe è stato, in ogni momento ed in maniera esemplare, insuperabile custode, assistente, maestro. È stato quindi, in tale sua completa, sommessa dedizione, di una grandezza sovrumana che incanta. Fermiamo, perciò, il nostro sguardo, nella odierna ricorrenza, su questa sua umiltà. Come ci pare fraterna, e, si direbbe, vicina a tante nostre stature fragili, mediocri, trascurabili, peccatrici! Come si fa presto a entrare in confidenza con un Santo che non sa dare soggezione, che non vanta nessuna distanza da noi; anzi, con una degnazione che ci confonde, quasi quasi si mette ai nostri piedi per dire: vedi il livello che è stato a me assegnato! Ebbene, proprio a tale livello, a questa inesprimibile sottomissione, il Signore del Cielo e della terra si è curvato, ed ha voluto rendere onore; facendone oggetto della sua scelta, e preferendola a tutti gli altri valori umani.
Gesù ha eletto Giuseppe. Ci chiediamo perché Cristo, che aveva libertà di scelta, e, più ancora, aveva possibilità di crearsi un piedistallo di grandezza, nobiltà, potenza, splendore per dominare il mondo e così predicare, e salvare l’umanità, ha invece voluto, come esempio e come tipo a Lui gradito, un santo così piccolo e così umile?
A noi sembra che ciò sia per due ragioni. La prima, che è documentabile con molte citazioni della Sacra Scrittura, potrebbe riferirsi, per così dire, a una certa gelosia di Dio. Il Signore è venuto decidendo la cooperazione umana. È venuto a salvarci mediante un sistema composto di due attività: la sua e la nostra. Ha quindi stabilito che la sua infinita potenza, la sua trascendente grandezza, la sua misericordia incommensurabile, venendo in contatto con l’attività umana, non fossero diminuite, o quasi confuse, o anche paragonate alla nostra capacità di bene, alla nostra potenzialità di salute. Ha voluto essere solo, pur accogliendo la nostra collaborazione; ha voluto far emergere tanto di più la sua maestà, la sua provvidenza, da farci ben comprendere che Egli solo è la causa della nostra salvezza. Perciò ha prescelto quale collaboratore lo strumento più umile e più semplice che dimostrava, in un certo senso, questa sua esclusiva onnipotenza di redenzione.
La seconda ragione sembra debba riconnettersi proprio ad un atto di affabile condiscendenza e gentilezza verso di noi; ad una cortesia verso la maggior parte, possiamo pur dire la totalità, del genere umano. Poiché Iddio scende dal Cielo e si fa uomo, noi, ancor prima di sentire l’attrattiva verso di Lui, se abbiamo fede, quasi avvertiamo un sentimento di fuga, un bisogno di ritirarci: «Exi a me, quia homo peccator sum»: Allontanati da me, o Signore, perché io sono uomo peccatore. Chi è consapevole della divina presenza, avverte l’impulso ad allontanarsi da Dio prima ancora che l’attrattiva di avvicinarsi a Lui. Come mai? Perché la trascendenza di Dio, resa vicina ed accessibile a noi, resta sempre infinita superiorità e annienta, si può dire, la nostra miseria e la nostra sproporzione. Il Signore, invece, per venire a colloquio con noi, ed essere davvero nostro fratello; per non intimorirci ma chiamarci; per darci confidenza ed aprire con noi il dialogo di tutte le più intime, profonde, salutari confidenze, si è fatto immensamente piccolo. «Humilis Deus», continua a ripetere S. Agostino. Il grande Dottore, tutte le volte che illustra il mistero dell’Incarnazione, non lascia di considerare tale aspetto dominante: un Dio che si abbassa, e lo fa per avvicinarsi e togliere quel senso di lontananza, di estraneità che sarebbe troppo naturale in noi, i quali riconosciamo chi Egli è, pur se desideroso di divenire nostro collega, socio, collocutore.
Il Signore è disceso all’ultimo gradino della scala sociale. Come divengono gioiosi gli umili, i poveri, i peccatori, i diseredati; quelli che hanno la piena coscienza della miseria umana – e dovremmo essere tutti -; come esultano d’essere introdotti a Cristo da un Custode, da un Patrocinatore qual è San Giuseppe!
Egli, proprio con la sua umiltà – che sembra un invito a noi rivolto nelle espressioni: venite, perché tutti vi chiamo; venite, ché il Signore vi aspetta -, documenta, nell’intera sua vita, il grido, che dovremmo sempre sentire come uno dei più forti ed espressivi del Santo Vangelo, e che riassume la tenerezza amorosa di Cristo per noi: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e addolorati, e io vi consolerò».

 

Publié dans : SAN GIIUSEPPE | le 18 mars, 2019 |Pas de Commentaires »

Trasfigurazione

paolo Andrey-Ivanovich-Ivanov-Trasfigurazione-1807 (1)

Publié dans : immagini sacre | le 15 mars, 2019 |Pas de Commentaires »

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C) (17/03/2019)

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=45389

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C) (17/03/2019)

Il volto « altro » di Dio
don Luciano Cantini

Salì sul monte a pregare
Il taglio liturgico della lettura del vangelo ha omesso una indicazione di Luca che, se facciamo il confronto con i testi paralleli di Matteo (17,1) e Marco (9,2), ci offe una chiave di lettura dell’intero episodio. Gli altri due sinottici, infatti, parlano di “sei” giorni facendo riferimento al giorno della creazione dell’uomo (Gen 1,26-31) che Dio fece a sua immagine; Luca, invece, parla di otto giorni dopo, facendo riferimento al primo giorno dopo il sabato, il giorno della resurrezione, anticipando così l’evento pasquale.
Pietro, Giovanni e Giacomo sono portati in disparte, mentre Gesù si ritira a pregare; anche questo fatto anticipa il Getsemani: ora come allora gli apostoli sono gravati dal sonno (Lc 22,45) che non riescono a vincere.
Nel vangelo di Luca, la preghiera di Gesù è tema ritornante, un mistero a cui l’evangelista si accosta nel tentativo di coglierne il senso; appare talmente particolare e alternativa rispetto alle abitudini religiose che i discepoli chiedono: « insegnaci a pregare » (Lc. 11,1-4).
Mentre pregava
Nella preghiera esprimiamo la “lode”, il “ringraziamento”, la “intercessione”, la “richiesta”, la “contemplazione”, ci mettiamo in “comunicazione” con Dio; quello che Gesù sembra esprimere nella preghiera è la profonda “comunione” col Padre. È nella comunione col Padre che il suo volto cambiò d’aspetto – letteralmente diventò “altro” [èteron] – cosa questo significhi è difficile immaginarlo ma possiamo intuirlo dalla veste di Gesù che divenne candida e sfolgorante; anche Mosè e Elìa apparsi nella gloria sono una indicazione preziosa.
Nella comunione con il Padre il volto di Gesù diventò “altro” così da mostrare l’alterità di Dio. Luca non parla come i sinottici di metamorfosi, ma sicuramente ha in mente la gloria di Dio che traspare dal volto di Cristo e non trova parola migliore che “altro”. Dio è “altro” e Gesù rivela così il volto “altro” di Dio.
È un invito semplice quello che questa espressione del vangelo rivolge a noi: scoprire oggi quel volto “altro” di cui parla Luca. Non per essere riduttivi, né per estraniarsi dall’evento pasquale, neppure dalla preghiera che ci permettono, allora come oggi, la rivelazione dell’alterità di Dio, ma non possiamo esimerci dal cercare nel volto “altro” dell’uomo, in quello che meno ci rassomiglia, nel diverso da me quel volto “altro” di Dio… non lo troveremo sul monte, non sarà contornato dalla gloria di Mosè e Elìa, non avrà una veste Zcandida e sfolgorante ma assomiglierà di più al volto del povero, del sofferente o dello straniero.
“Nel semplice incontro di un uomo con l’altro si gioca l’essenziale, l’assoluto: nella manifestazione, nell’«epifania» del volto dell’altro scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’altro. E l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto” (Emmanuel Lèvinas).
Erano oppressi dal sonno
Su questo monte, come nel Getsemani, Pietro, Giovanni e Giacomo sono invitati a pregare con il Signore ma erano oppressi dal sonno. Anche nel Getsemani i discepoli « dormivano per la tristezza » (Lc 22,45) e mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto: il suo sudore diventò come gocce di sangue (22,44).
Il sonno fa’ chiudere gli occhi; per vedere occorre fare la fatica del vegliare; nella loro fragilità umana Pietro e gli altri fanno fatica a condividere quella preghiera così coinvolgente, impegnativa e trasformante che solo Gesù affronta in pienezza così che davanti a lui l’orizzonte si allarga per entrare nella dimensione “altra” di Dio

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 15 mars, 2019 |Pas de Commentaires »

Conversione di San Paolo, frammento da graduale

Frammento-da-Graduale-1440-1450-Getty-Museum-654x1024

Publié dans : immagini sacre | le 14 mars, 2019 |Pas de Commentaires »

«CAMMINATE, NELLA CARITÀ!» (EF 5,2).

http://www.atma-o-jibon.org/italiano10/parola_ago15.htm

«CAMMINATE, NELLA CARITÀ!» (EF 5,2).

In questa “Parola”, è racchiusa tutta l’etica Cristiana! L’agire umano, se vuole essere come Dio l’ha pensato, quando ci ha creati, e, quindi, autenticamente umano, deve essere animato dall’amore… Il cammino – metafora, della vita – , per giungere alla sua meta, deve essere guidato dall’amore, compendio di tutta la legge!
L’Apostolo Paolo rivolge questa esortazione ai Cristiani di Efeso, come conclusione, e sintesi, di quanto ha appena scritto loro, sul modo di vivere Cristiano: passare, dall’uomo vecchio, all’uomo nuovo, essere veri, e sinceri, gli uni con gli altri, non rubare, sapersi perdonare, operare il bene…, in una parola: “Camminare, nella carità”!
Converrà leggere, per intero, la frase, da cui è tratta la “Parola” incisiva, che ci accompagnerà, per tutto il mese: «Fatevi, dunque, imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate, nella carità, nel modo in cui, anche Cristo, ci ha amato, e ha dato se stesso, per noi, offrendosi a Dio, in sacrificio di soave odore!».
Paolo è convinto che ogni nostro comportamento deve avere, come modello, quello di Dio… Se l’amore è il segno distintivo di Dio, deve esserlo anche dei suoi figli: in questo, essi devono imitarlo!
Ma, come possiamo conoscere, l’amore di Dio? Per Paolo, è chiarissimo: esso si rivela, in Gesù, che mostra come, e quanto, Dio ama! L’Apostolo lo ha sperimentato, in prima persona: «Mi ha amato, e ha consegnato se stesso, per me!» (“Gal 2,20”), ed, ora, lo rivela, a tutti, perché diventi l’esperienza, dell’intera comunità!

«Camminate, nella carità!».
Qual è, la misura, dell’amore di Gesù, sul quale va modellato il nostro amore?
Esso, lo sappiamo, non ha confini: non pone preclusioni, o preferenze di persone! Gesù è morto per tutti, anche per i suoi nemici, per chi lo stava crocifiggendo, proprio come il Padre che, nel suo amore universale, fa splendere il sole, e fa scendere la pioggia su tutti: buoni, e cattivi, peccatori, e giusti… Ha saputo prendersi cura, soprattutto, dei piccoli, e dei poveri, degli ammalati, e degli esclusi; ha amato, con intensità, gli amici; è stato, particolarmente vicino, ai Discepoli… Il suo amore non si è risparmiato, giungendo fino al punto estremo, di donare la vita!
Ed, ora, chiama tutti a condividere il suo stesso amore: ad amare, come lui ha amato!
Può farci paura, questa chiamata, perché troppo esigente… Come possiamo essere, imitatori di Dio, che ama tutti, sempre, per primo! Come amare, con la misura dell’amore, di Gesù? Come essere, “nella carità”, così come ci viene richiesto, dalla “Parola di Vita”?
È possibile, soltanto se, prima, abbiamo fatto, noi stessi, l’esperienza di essere amati… Nella frase: “Camminate, nella carità, nel modo, in cui, anche Cristo, ci ha amato!”, l’espressione: “Nel modo, in cui…”, può essere tradotta anche con: “Perché…”.

«Camminate, nella carità!».
Camminare, qui, equivale ad agire, a comportarsi: come a dire che, ogni nostra azione, deve essere ispirata, e mossa, dall’amore… Ma, forse, non a caso, Paolo impiega questa parola dinamica, per ricordarci che amare si impara, che c’è tutta una strada da percorrere, per raggiungere la larghezza, del cuore di Dio!
Egli usa anche altre immagini, per indicare la necessità del progresso costante, quale la crescita che, da neonati, conduce fino all’età adulta (cfr. “1 Cor 3,1-2”), lo sviluppo di una piantagione, la costruzione di un edificio: la corsa, nello stadio, per la conquista del premio (cfr. “1 Cor 9,24”)…
Non siamo, mai, degli arrivati! Ci vuole tempo, e costanza, per giungere alla meta, senza arrendersi, davanti alle difficoltà, senza mai lasciarci scoraggiare, dai fallimenti, e dagli sbagli: pronti, sempre, a ricominciare, senza rassegnarsi alla mediocrità!
Agostino d’Ippona, forse pensando al suo sofferto cammino, scriveva, in proposito: «Ti riesca sempre sgradito ciò, che sei, se vuoi giungere a ciò, che non sei, ancora! Infatti, là, dove ti senti bene, ti fermi; e dici, addirittura: “Basta, così!”, e, così, sprofondi… Aggiungi, continuamente, cammina, sempre, procedi, in avanti, di continuo: non fermarti, lungo il cammino, non voltarti, non deviare! Resta indietro, chi non avanza!».
«Camminate, nella carità!».
Come procedere, più celermente, nel cammino, dell’amore?
Poiché l’invito è rivolto, a tutta la comunità: – “Camminate!” – , sarà utile aiutarsi, reciprocamente… È, infatti, triste, e difficile, intraprendere un viaggio, da soli.
Potremmo iniziare, col trovare l’occasione, per ridirci, ancora una volta, tra noi – con gli amici, i famigliari, i membri della stessa Comunità Cristiana… – , la volontà di camminare, insieme!
Potremmo condividere le esperienze positive, su come abbiamo amato, in modo da imparare, gli uni dagli altri…
Possiamo confidare, a chi può comprenderci, gli sbagli commessi, e le deviazioni, dal cammino, in modo da correggerci!
Anche la preghiera, fatta insieme, potrà darci luce, e forza, per andare avanti…
Uniti, tra noi, e con Gesù, in mezzo a noi – la Via! – , percorreremo, fino in fondo, il nostro “Santo Viaggio”; semineremo amore, attorno a noi, e raggiungeremo la meta: l’Amore!

Fabio Ciardi

Publié dans : QUARESIMA 2019 | le 14 mars, 2019 |Pas de Commentaires »

quaresima 2019

imm fr

Publié dans : STUDI DI VARIO TIPO | le 13 mars, 2019 |Pas de Commentaires »
12345...1353

Une Paroisse virtuelle en F... |
VIENS ECOUTE ET VOIS |
A TOI DE VOIR ... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | De Heilige Koran ... makkel...
| L'IsLaM pOuR tOuS
| islam01