SAN PAOLO STUDI, MEDITAZIONI, PREGHIERE

 

ho un altro blog su San Paolo Apostolo: La (mia) pagina di San Paolo, link:

http://unapaginapersanpaolo.blogspot.it/

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Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

ICorinzi 13,1-13;

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Mons Gianfranco Ravasi:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/2008/03/12/mons-gianfrano-ravasi-inno-alla-carita-1cor-13/

Publié dans : ANNO PAOLINO | le 9 mars, 2008 |30 Commentaires »

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI

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(Beato Angelico)

METTO IL LINK AL SITO « EAQ » TROVERETE LE LETTURE DEL GIORNO, IL COMMENTO ALLE LETTURE E, VOLENDO, POTETE SCORRERE E LEGGERE LE LETTURE DEI GIORNI PRECEDENTI E QUELLI SUCCESSIVI A QUELLO DEL GIORNO IN CORSO, TROVERETE LA VERSIONE FRANCESE, A DESTRA C’È IL COLLEGAMENTO ALLE VERSIONI IN ALTRE LINGUE COMPRESO L’ITALIANO:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

 CALENDARIO LITURGICO ANNUALE-MENSILE:

http://www.lachiesa.it/liturgia/

LETTURE DI, E SU, SAN PAOLO NELLA LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/leture-di-san-paolo-nella-oliturgia-del-giorno/

PER I SANTI, COLLEGAMENTO:

LINK PER LE LETTURE DELLA MESSA DEL GIORNO; LINK A LITURGIA DELLE ORE E COMMENTI dans LITURGIA DEL GIORNO logosanti1

LITURGIA DELLE ORE, COLLEGAMENTO DIRETTO ALLA LITURGIA APPROPRIATA ALL’ORA NELLA QUALE SI APRE IL SITO « LA CHIESA IT »:

http://www.liturgiadelleore.it/ 

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San Paolo in meditazione (Rembrant)
LA PREGHIERA IN SAN PAOLO

scritti sulla preghiera, questo è il link a tutte e quattro le sottocategorie, come vedete in « categorie »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/

scritti sulla preghiera, questo è il link alla sola categoria « preghiere e meditazioni »:

http://lapaginadisanpaolo.unblog.fr/tag/la-preghiera-in-san-paolo/preghiere-e-poemi-italiano-inglese-francese/

PREGHIERE A SAN PAOLO
del Beato Alberione (1884 1971) fondatore della Famiglia Paolina, PDF:

http://www.paoline.it/download/preghiere_san-paolo_alberione_paoline08.pdf

Publié dans : LITURGIA DEL GIORNO | le 9 mars, 2008 |1 Commentaire »

« amatevi gli uni gli altri »

paolo

Publié dans : immagini sacre | le 17 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO C) (19/05/2019)

https://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=45874

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO C) (19/05/2019)

Come io ho amato voi
don Luciano Cantini

Un comandamento nuovo
Sul Sinai Mosè riceve le “dieci parole”, i comandamenti, come fondamento della Alleanza con Dio, meglio ancora come atto fondativo del popolo d’Israele; Gesù, nel cenacolo, dona un solo Comandamento come atto fondativo della sua Chiesa: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli.
Leggendo bene Gesù non ci lascia un comandamento nel senso di legge (in greco si direbbe nòmos), ma nel senso di patto (entolè). È una alleanza che Gesù ci sta offrendo: nuova, non perché segue un’altra più vecchia (in senso cronologico in greco si sarebbe detto neòs), piuttosto perché diversa, altra (come il termine kainòs suggerisce), porta cioè una novità rispetto al passato, la sua qualità è tale che supera e sostituisce i patti e le alleanze precedenti. Se Gesù chiama la sua affermazione comandamento è per contrapporlo a quelli di Mosè: “la legge fu data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù” (Gv 1,17).
Che vi amiate gli uni gli altri
Nella alleanza sinaitica le prime tre “parole” delle Tavole riguardano Dio e la relazione con lui; nell’unico nuovo comandamento che Gesù lascia come costitutivo per la comunità dei credenti non c’è nulla che riguardi Dio ma comanda l’unica cosa che non può essere comandata ad un uomo: l’impegno di amore per gli uomini e tra gli uomini. Si può comandare di tutto, di obbedire, di servire, ma non di amare. L’amore è talmente connaturale all’uomo che parlarne può sembrare facile, ma è una realtà così complessa che è difficile analizzarne motivazioni e conseguenze. Una coppia è in difficoltà se si domanda il perché del loro amore; potranno raccontare la loro storia, ricordare attimi, esprimere sentimenti ma non dire il perché!
L’essere umano è dominato da istinti primordiali come la sopravvivenza o la continuità della specie eppure è la forza dell’amore che dà il contenuto alla storia e lo spessore della vita, eleva gli istinti alla sublimità spirituale.
Come io ho amato voi
Gesù pone l’amore tra gli uomini in relazione al suo: come io ho amato voi; non usa il futuro “amerò”, quindi sembra non intendere il dono totale e supremo che poi manifesterà sulla croce, piuttosto richiamare l’esperienza di lui che i discepoli hanno già fatto. Nel contesto della cena come non fare riferimento a Gesù che, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv 13,1), si è spogliato e come un servo si è messo a lavare i piedi.
È l‘amore che si esprime nel servizio, che diventa visibile attraverso il servizio: per mezzo dell’amore siate a servizio gli uni agli altri (Gal 5,13).
Quel come (kathòs) può anche essere tradotto perché: Amatevi perché io vi ho amati. Si tratta di restituire l’amore che abbiamo ricevuto da Cristo facendolo passare attraverso la nostra vita, la nostra esperienza; è indispensabile permettere all’amore di circolare tra noi: amare Dio attraverso il nostro prossimo, nel nostro prossimo (cfr Mt 25,35).
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli
Il discepolo di Cristo è riconoscibile soltanto da come agisce verso gli altri: da questo tutti sapranno che siete miei discepoli.
L’amore è il segno distintivo, l’agàpe, l’amore fraterno, vicendevole, un amore accogliente, coinvolgente, contagioso! [Dall'inizio della cena troviamo usato il verbo agapaô (amare), e il sostantivo agapê (amore), che nel greco classico è piuttosto raro, nel NT, invece, è molto usato per esprimere l'amore gratuito e disinteressato di Dio, e conseguentemente la risposta dell'uomo].
Altro che sputarsi addosso, insultarsi con epiteti volgari, discriminare, additare chi è diverso, ferire, usare violenza, uccidere! Invece viviamo in una società intollerante, fatta di esclusione anziché di accoglienza, di odio anziché di amore: Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede (1Gv 4,20). Amare non è una astrazione, neppure contemplazione, ma la concretezza del sanare le ferite dell’anima di chi ci sta accanto, nel soccorre i deboli, confortare gli scoraggiati, a prescindere dalla condizione sociale, credo religioso, nazionalità, orientamento sessuale, amare incondizionatamente tutte e tutti perché siamo sorelle e fratelli fin quanto figlie e figli dello stesso Padre.

Publié dans : OMELIE, PREDICHE E ☻☻☻ | le 17 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

lotta di Giacobbe con l’angelo

paolo

Publié dans : immagini sacre | le 15 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO Nel piccolo e nel grande – 10 maggio 2019 (anche Paolo)

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2019/documents/papa-francesco-cotidie_20190510_nel-piccolo-enel-grande.html

PAPA FRANCESCO Nel piccolo e nel grande – 10 maggio 2019 (anche Paolo)

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Giovedì,

Il volto di una Chiesa dalle porte aperte, in ascolto di Dio e amorevolmente impegnata nel servizio per la dignità della persona, «perseverante» nel fare «cose grandi» anche attraverso l’impegno quotidiano nelle «cose piccole», ha caratterizzato la meditazione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta la mattina di venerdì 10 maggio. Il Pontefice, infatti, nell’omelia si è lasciato ispirare non solo dal racconto della vocazione di san Paolo — al centro della prima lettura del giorno (Atti degli apostoli, 9, 1-20) — ma anche dalla presenza, in cappella, di alcune suore della famiglia apostolica di San Giuseppe Cottolengo che festeggiano il loro cinquantesimo anniversario di vita religiosa.
Quello della conversione di Paolo, ha spiegato il Pontefice, è un racconto che segna una «svolta, un voltare una pagina nella storia della salvezza», tant’è che, ha sottolineato, ricorre più volte nel Nuovo Testamento. Di fatto, «è un aprire la porta ai pagani, ai gentili, a coloro che non erano israeliti». Una novità tanto grande, quella della «Chiesa dei pagani», che «sconvolse i discepoli», i quali «non sapevano cosa fare ed è dovuto intervenire lo Spirito Santo con segnali forti». A tale riguardo Francesco ha anche richiamato l’episodio della conversione del centurione Cornelio (capitolo 10 degli Atti degli apostoli). In definitiva, ha spiegato, «la conversione di Paolo è un po’ la porta aperta verso l’universalità della Chiesa».
Ma come devono incarnare i cristiani questa Chiesa dalle porte aperte? Il Papa ha fatto emergere due caratteristiche tratte proprio dal «modo di essere» di Paolo. «Noi sappiamo — ha detto — che Paolo era un uomo forte, un uomo innamorato della legge, di Dio, della purezza della legge, ma era onesto, era coerente». Anche il suo perseguitare i cristiani prima della conversione era frutto dello «zelo che aveva per la purezza della casa di Dio, per la gloria di Dio». Ma egli era «un uomo aperto a Dio», «aperto alla voce del Signore» e, per essa, capace di rischiare: «Rischiava, rischiava, andava avanti».
Una coerenza che, ha aggiunto il Pontefice, era arricchita da «un’altra traccia del suo comportamento»: Paolo «era un uomo docile», il suo «temperamento era da testardo», ma «la sua anima non era testarda, era aperto ai suggerimenti di Dio». E così, ha proseguito Francesco, quest’uomo che «con ardore» prima si impegnava «per uccidere i cristiani e portarli in carcere», dopo aver sentito la voce del Signore diviene «come un bambino» e «si lascia portare». Con brevi tratti il Papa ha quindi sintetizzato la trepidazione dei primi tempi dopo la conversione: Paolo «si lascia portare a Gerusalemme, digiuna tre giorni, aspetta che il Signore dica… Tutte quelle convinzioni che aveva rimangono zitte, aspettando la voce del Signore: “Cosa devo fare, Signore?”. E lui va e va all’incontro a Damasco, all’incontro di quell’altro uomo docile e si lascia catechizzare come un bambino, si lascia battezzare come un bambino». Docile, tanto che, una volta riprese le forze, Paolo continua a restare in silenzio: «Se ne va in Arabia a pregare, quanto tempo non sappiamo, forse anni, non sappiamo». Ecco le caratteristiche paoline proposte anche al cristiano di oggi: «Apertura alla voce di Dio e docilità».
Un passaggio alla contemporaneità che Papa Francesco ha illustrato proprio grazie alla presenza delle suore del Cottolengo, alle quali si è prima rivolto in maniera diretta — «Grazie per ascoltare la voce di Dio e grazie per la docilità. Forse non sempre siete state docili… Forse, avete sgridato la superiora o sparlato di un’altra… ma sono cose della vita…» — per poi sottolineare proprio la loro preziosa testimonianza di docilità al Signore: «Non è facile per noi capire cosa sia il Cottolengo… Io ricordo la prima volta che l’ho visitato nell’anno ’70, non dimentico, neppure la suorina che mi accompagnava, si chiamava Suor Felice, ancora ricordo il nome. E lei prima di aprire una porta mi diceva: “Se la sente di vedere cose brutte?”. E poi, prima di passare in un’altra stanza: “Se la sente di vedere cose più brutte ancora?”. Tutta la vita lì, fra gli scartati, disseminati proprio lì».
E di nuovo, rivolgendosi alle religiose, ha detto: «Perseveranza, cuore aperto per ascoltare la voce di Dio e docilità: senza questo, voi non avreste potuto fare quello che avete fatto». Un’attitudine che, ha sottolineato, «è un segnale della Chiesa». E ha aggiunto: «Io vorrei ringraziare oggi, in voi, tante uomini e donne, coraggiosi, che rischiano la vita, che vanno avanti, anche che cercano nuove strade nella vita della Chiesa. Cercano nuove strade! “Ma, padre, non è peccato?”. No, non è peccato! Cerchiamo nuove strade, questo ci farà bene a tutti! A patto che siano le strade del Signore. Ma andare avanti: avanti nella profondità della preghiera, nella profondità della docilità, del cuore aperto alla voce di Dio».
È questo, ha sottolineato Francesco, il modo in cui «si fanno i veri cambiamenti nella Chiesa, con persone che sanno lottare nel piccolo e nel grande». A tale riguardo, il Papa è entrato nel merito di quella «tensione» che a volte si avverte «tra il piccolo e il grande», per la quale c’è chi dice: «“No, queste cose piccole io non le faccio, io sono nato per cose grandi”. Sbagli», e, al contrario, chi afferma: «“Ah, io non riesco a fare cose grandi, faccio il piccolo”. Sei un pusillanime». Il piccolo e il grande, invece, «vanno insieme» e «un cristiano deve avere questo carisma, del piccolo e del grande». Come si legge, ha ricordato, «sulla tomba di un grande santo» dove si è scritto: «Non spaventarsi di fare cose grandi e allo stesso tempo tenere conto delle cose piccole». Quindi, rivolgendosi alle suore, ha detto: «Voi non avreste potuto mai fare quello che avete fatto nel Cottolengo, tutti i giorni, se non aveste avuto il coraggio di ascoltare il piccolo di ogni giorno, la docilità e il cuore aperto a Dio».
E ha concluso: «Io chiedo a Paolo oggi per tutti noi che stiamo qui, per i sacerdoti eritrei — e grazie per il vostro lavoro pastorale in Italia, grazie che fate un bel lavoro, sono tanti i vostri connazionali — per tutti che stiamo qui, la grazia della docilità alla voce del Signore e del cuore aperto al Signore; la grazia di non spaventarci di fare cose grandi, di andare avanti, a patto che abbiamo la delicatezza di curare le cose piccole».

La bellezza di Gesù

paolo

Publié dans : immagini sacre | le 13 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

IL FASCINO DI GESÙ CRISTO (AUGUSTINUS)

https://www.augustinus.it/vita/uomo/vpsa_2_05_testo.htm

IL FASCINO DI GESÙ CRISTO (AUGUSTINUS)

CAPITOLO QUINTO

È stato detto quale posto occupasse il nome di Gesù nel cuore di Agostino anche quando non ne conosceva con precisione il mistero. Quando poi, alla vigilia della conversione, comprese ciò che Gesù è veramente, l’Uomo-Dio, si strinse a lui con la passione del naufrago che afferra la tavola di salvezza: raccolse in Gesù tutto l’amore che portava a Dio, come aveva raccolto in Dio tutto l’amore che portava alla sapienza.
È inutile discutere se la pietà agostiniana sia teocentrica o cristocentrica (per usare parole in voga) o sapienziale, perché è tutte queste cose insieme e qualche cosa di più: è una pietà, come si vedrà, ecclesiologica, perché nel suo amore Agostino non separa la Chiesa da Gesù, come non separa Gesù da Dio e Dio dalla sapienza.
L’amore di Agostino per Gesù Cristo è tutto pervaso di gratitudine, di umiltà, di tenerezza. Dal mistero dell’Incarnazione, che il vescovo d’Ippona esprime con formule precise, preannunciatrici di quelle che saranno usate ad Efeso ed a Calcedonia – del resto egli ebbe modo di conoscere e di confutare un caso di nestorianismo ante litteram 1 – nasce la conseguenza che Gesù è tutto per noi. Nell’unità della Persona divina egli è uomo e Dio insieme (« Colui che è uomo è ugualmente Dio e colui che è Dio è ugualmente uomo, non a motivo di una stessa natura ma per l’unità della persona  » 2), e perciò via e patria: via come uomo, patria come Dio.  » Cristo Dio è la patria a cui tendiamo, Cristo uomo è la via per cui camminiamo  » 3. Anzi, distinguendo più sottilmente, Agostino vede in Gesù l’uomo che ci solleva dalle nostre miserie, l’uomo-Dio che (come Mediatore) ci guida verso la perfezione, Dio che ci dona la perfezione, cioè l’immortalità e la beatitudine. Il Verbo, infatti, aveva due beni: l’immortalità e la giustizia; noi, al contrario, due mali: la mortalità e la colpa; incarnandosi, prese uno dei nostri mali (la mortalità) per liberarci da tutt’e due 4.
Perciò Agostino aderisce innanzi tutto all’umanità di Gesù, per giungere, attraverso l’umanità, alla divinità. Nell’umanità, infatti, vi è il titolo di tutte le grazie per la nostra salvezza e vi sono i profondi tesori della scienza e della sapienza, che irrorano l’anima con la fede e la conducono alla contemplazione eterna della verità immutabile 5. La controversia antipelagiana altro non fu che un’appassionata difesa di questa dottrina, che comprende la redenzione, la giustificazione, la predestinazione. In essa si sente vibrare tutta l’anima del vescovo d’Ippona, traboccante d’amore per Gesù medico delle anime. I pelagiani insistevano sugli esempi di Gesù Cristo; Agostino non nega quest’aspetto dell’opera di redenzione, anzi lo sottolinea, ma non lo separa dal primo. Non v’è dubbio che, oltre esser fonte di grazia, l’umanità di Gesù è modello di virtù, è l’unico esemplare cui dobbiamo somigliare 6.  » Con le parole, con i fatti, con la vita, con la morte, col discendere (in terra), con l’ascendere (in cielo), ci grida di ritornare a Dio  » 7 e ci insegna ciò che è degno di essere amato e ciò che deve essere fuggito. Quest’insegnamento del Figlio di Dio per via di esempi è la medicina più efficace che pensar si possa per i nostri vizi. Quale superbia, infatti, potrà guarire, se non guarisce con l’umiltà del Figlio di Dio? Quale avarizia, quale iracondia, quale empietà, quale timidezza potranno guarire, se non guariscono con la povertà, la pazienza, la carità, la resurrezione del Figlio di Dio 8?
Tra tutte le virtù Agostino considera con più ammirata commozione l’umiltà. Gesù è chiamato con enfasi il  » dottore dell’umiltà  » 9, perché, quando ha voluto proporre se stesso per esempio, quasi dimentico di tutto il resto, non ha ricordato che questa virtù: Imparate da me che sono mite ed umile di cuore (Mt 11, 29). Queste parole di Gesù suggeriscono al santo dottore una stupenda preghiera, che nessuno, che lo possa, deve privarsi della gioia di leggere 10. Ma il vescovo d’Ippona parla anche con particolare predilezione dell’ » incredibile umiltà  » dell’Incarnazione 11, della  » umiltà di Dio  » 12 che in essa si manifesta. E insieme con l’umiltà l’amore, l’amore di Dio, che ci mostra nell’Incarnazione quanto ci ha amato e quali ci ha amato: quanto perché non disperassimo, quali perché non insuperbissimo 13.  » Come ci amasti, o Padre buono, – esclama Agostino – che non risparmiasti il Figliolo tuo, ma per noi lo consegnasti in mano agli empi! Come ci amasti!… per noi vincitore e vittima avanti a te, per questo vincitore, perché vittima: per noi sacerdote e sacrificio, e per questo sacerdote perché sacrificio; ci rese, da servi, figlioli tuoi, facendosi egli, Figliolo tuo, servo nostro. Ho ben ragione io di sperare fermamente in lui, perché per opera di lui tu guarirai tutte le mie infermità… se così non fosse, mi lascerei andare alla disperazione. Molte, infatti, e gravi sono le mie infermità, molte e gravi. Ma più potente è la tua medicina  » 14.
Confidenza, contemplazione, imitazione: ecco gli atteggiamenti abituali dell’amore di Agostino verso Gesù. Le sue opere sono ricche di preghiere, umili e fiduciose, rivolte a Dio  » per Gesù Cristo « , in cui ogni problema trova la soluzione, sia che il problema nasca dalla colpa, sia che nasca dalla debolezza nel fare il bene o dall’ignoranza. Evidente è pure, leggendo le sue opere, l’atteggiamento contemplativo di chi è invaghito della bellezza di Gesù e la vede espressa in ogni momento della vita di Lui, anche nel seno di Maria, anche sulla croce o nel sepolcro.  » Cristo ha trovato molte cose brutte in noi – dice Agostino ai fedeli di Cartagine -, eppure ci ha amati: se noi troveremo qualcosa di brutto in Lui, facciamo a meno di amarlo… Ma per chi capisce, anche il Verbo fatto carne è tutto bellezza… Bello come Dio… Bello nel seno della Vergine… Dunque, bello nel cielo, bello qui in terra, bello nel seno (di sua madre), bello nelle mani dei parenti, bello mentre fa miracoli, bello mentre subisce i flagelli, bello quando invita alla vita, bello quando disprezza la morte, bello quando depone l’anima, bello quando la riprende, bello nella croce, bello nel sepolcro, bello in cielo… L’infermità della sua carne non distolga i vostri occhi dallo splendore della sua bellezza  » 15. Ed ecco un’ardente esortazione alle vergini consacrate a Dio, perché contemplino la bellezza del loro Sposo:  » Contemplate la bellezza del vostro amante: contemplatelo uguale al Padre e suddito della Madre, dominatore nei cieli e servo in terra, Creatore di tutte le cose e creato tra le cose. Considerate quanto sia bello in Lui ciò che i superbi deridono: con gli occhi dello spirito contemplate le ferite di chi pende dalla croce, le cicatrici di chi risorge, il sangue di chi muore, il prezzo di chi si dona, lo scambio di chi ci redime  » 16. L’insistenza del vescovo d’Ippona sulla bellezza del Verbo Incarnato e sulla contemplazione dei misteri della sua umanità ci rivela un aspetto fecondo della pietà cristiana, che si crederebbe di trovare solo nei grandi mistici del medioevo.
Sull’imitazione degli esempi di Gesù, di cui si dirà subito parlando della purificazione, qui basterà ricordare soltanto un passo:  » Vi trafigga totalmente il cuore colui che per voi fu confitto in croce  » 17. Queste parole suggeriscono un programma di vita per le vergini; ma rivelano anche, non v’è dubbio, il programma proprio d’Agostino.

Publié dans : SANT'AGOSTINO | le 13 mai, 2019 |Pas de Commentaires »

il buon Pastore

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Publié dans : immagini sacre | le 10 mai, 2019 |Pas de Commentaires »
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